Medea da virgo a virago: contaminazioni elegiache, epiche e tragiche in Ov. Trist. 3.9
Abstract
Il contributo analizza l’elegia 3.9 dei Tristia di Ovidio come testo esplicativo della “retorica dell’esilio” del poeta, concentrandosi sulla riconfigurazione del personaggio di Medea, assassina di suo fratello Absirto. Attraverso un’indagine intertestuale, si mostra come Ovidio contamini modelli elegiaci, epici e tragici per costruire una figura radicalmente diversa dalla fanciulla innamorata o pentita per i delitti commessi presente in altre opere che la vedono protagonista. Nel carme esilico la Colchica diviene un personaggio quasi marziale, ferocemente consapevole delle proprie colpe, un’eroina fondatrice della barbarie di Tomi e un simbolo incarnato dell’efferatezza degli stranieri. Il passaggio da virgo a virago è letto come esito di una strategia poetica funzionale all’amplificazione dell’orrore dell’esilio, secondo i modi e le forme dell’arte allusiva tipica del dettato poetico ovidiano.
This paper analyzes Ovid’s Tristia 3.9 as a explanatory text of the poet’s “rhetoric of exile”, focusing on the reconfiguration of the character of Medea, the murderess of her brother, Absyrtus. Through an intertextual investigation, this study demonstrates how Ovid contaminates elegiac, epic, and tragic models to construct a figure radically distinct from the maiden in love or the penitent transgressor found in other works where she is the protagonist. In the exilic poem the Colchian heroine emerges as an almost martial character, fiercely conscious of her own guilt, the foundational heroine of Tomis’ barbarity and a living embodiment of foreign atrocity. The transition from virgo to virago is interpreted as the result of a deliberate poetic strategy aimed at amplifying the horror of exile, according to the modes and forms of allusive art, typical of Ovidian poetic diction.
Scarica l'articolo completo
Fai sul pulsante in basso per scaricare l'articolo completo in formato Acrobat PDF.





