Passa al contenuto principale
ClassicoContemporaneo.eu
ClassicoContemporaneo.eu

Pagina – n.4

A due anni di distanza da Classical Traditions in Science Fiction (recensito sul precedente numero di questa rivista da Domitilla Campanile e Rossana Valenti), gli stessi Brett M. Rogers e Benjamin Eldon Stevens hanno curato un sequel dedicato alla tradizione classica nella moderna letteratura fantasy. Ora, raramente i sequel sono migliori del primo episodio. Anche in questo secondo volume invano si cercherebbe una definizione esatta del genere che tratta. Riconosciamo volentieri che trovare una definizione comprensiva e al tempo stesso rigorosa del fantasy era e rimane una mission impossible, tuttavia una maggiore armonizzazione dei quattordici contributi da questo punto vista sarebbe stata auspicabile, e probabilmente possibile.

L’introduzione dei due curatori mette comunque le mani avanti e cerca di indicare una pista da battere. Lo fa a partire dalla seconda edizione (1765) di The Castle of Otranto, il capolavoro del genere gothic di Horace Walpole, la quale ha in epigrafe una citazione attribuita ad Orazio: vanae / fingentur species, tamen ut pes et caput uni / reddantur formae. In realtà, Orazio nell’Arte poetica aveva scritto altro, ovvero: vanae / fingentur species, ut nec pes nec caput uni / reddatur formae. Il senso dell’operazione walpoliana è chiaro: mentre il poeta romano condannava le immagini che sembrano nascere dai sogni di un febbricitante, dove né capo né piedi si accordano in una figura organica, lui stesso rivendica all’opposto la possibilità (e l’efficacia) di ricondurre le fantasie più disparate ad unità artistica. In effetti – lo dice nella prefazione – la sua ambizione era quella di miscelare… 

Scarica l'articolo completo

Fai sul pulsante in basso per scaricare l'articolo completo in formato Acrobat PDF.

Articolo completo

Partendo dall’archetipo del mito platonico della caverna, con il suo bagaglio di suggestioni filosofiche ma anche narrative e antropologiche, l’articolo proposto punta sulla funzione di “ipotesto” che il mito platonico assume nella scrittura-riscrittura letteraria che dall’antichità arriva ai giorni nostri. Vedremo, così, attraverso una comparazione tematica e linguistica (e con una nota cinematografica), come in apertura del terzo millennio Saramago si è confrontato con il mito platonico, per interpretarlo e adattarlo a una forma di scrittura che non è più meramente filosofica, ma testo narrativo (di realismo atemporale) che si interroga sul tema del rapporto finzione-realtà, sullo statuto della conoscenza e della libertà, sulla possibilità di autodeterminarsi in una società che rievoca la dimensione kafkiana. Il riferimento al mito platonico, implicito lungo tutta la narrazione, diventa esplicito nel colpo di scena finale, quando il protagonista “vedrà” realmente la caverna di Platone (visione prefigurata, a metà della narrazione, da un sogno), si immedesimerà nei cadaveri-prigionieri e attraverso una vera epifania fuggirà dalla “caverna-centro” e salverà, come avrebbe voluto fare il filosofo platonico che ridiscende nella caverna, la sua famiglia. Ma all’orizzonte si levano nubi di dubbi e perplessità: si può veramente uscire dalla caverna?

Starting from the archetype of Plato’s cave myth, with its load of philosophical, but also narrative and anthropological suggestions, the proposed work highlights the “hypo-text” function the Plato’s myth acquires throughout the ever-lasting endeavour of literary writing- rewriting that spans from the ancient times up to our days. By means of a thematic and linguistic comparison (and a cinematographic reference), we’ll see how – at the beginning of the third millennium – Saramago analyzes the Plato’s myth in order to re-forge and adapt it to a form of writing which is no longer purely philosophical, but rather becomes a narrative text (of atemporal realism). In this way, he wonders about themes like the relationship between fiction and reality, the charter of knowledge and freedom, the possibility to reach a status of self- determination in a society so much imbued with a Kafkian dimension. The reference to Plato’s myth, always present in the background throughout the narration, will explicitly come to the fore in the work’s final twist, when the main character will eventually “see” Plato’s cave (a vision already prefigured by a dream at an earlier stage of the narration), will identify himself with the corpses-prisoners, and through a real epiphany will escape from the “cave-center” and save his family – just as the platonic philosopher who gets back into the cave would have wished to do. But clouds of doubts and puzzlement loom large: is it really possible, in the end, to get out of the cave?

Scarica l'articolo completo

Fai sul pulsante in basso per scaricare l'articolo completo in formato Acrobat PDF.

Articolo completo

Interviste

Palumbo Editore
Segui la pagina Facebook ufficiale della casa editrice per essere aggiornato sulle novità e sulle nuove pubblicazioni.

La biblioteca di ClassicoContemporaneo

In questa sezione sono raccolti i volumi fuori serie che fanno riferimento a ClassicoContemporaneo.

Vi si trovano atti di convegni e monografie nonchè raccolte di saggi.

Tutti i volumi sono liberamente consultabili online ed è, inoltre, possibile scaricarli in formato PDF.

continua…

Colophon

rivista annuale
anno 12
numero 12
anno 2026

Editore
G.B. Palumbo e C. S.p.A.

Direttori
Giusto Picone
Valeria Viparelli


Immagine copertina
©Galleria Borghese / foto Luciano Romano