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Saperi umanistici e valutazione – VII. Saperi umanistici e valutazione
* Il testo di A. Pioletti è stato fatto proprio dalle Consulte scientifiche dell’Area 10 come documento conclusivo dei lavori svoltisi nel corso del Seminario nazionale su Saperi umanistici e valutazione.
La difficile definizione dei criteri e gli esiti da più parti contestati della valutazione della ricerca in ambito umanistico dimostrano come non sia stato ancora risolto il problema degli strumenti valutativi da adottare. La ricerca di indicatori quantitativi, analoghi a quelli adottati per le scienze dure, che possano sostituire o ridurre al minimo la valutazione tramite peer review, si è rivelata difficile e talvolta improduttiva. I settori umanistici, infatti, per la multiformità dei loro linguaggi, delle espressioni e dei metodi sono difficilmente riducibili a misurazioni univoche ma non sono impossibili da valutare. È auspicabile, al contrario, l’elaborazione di un modello che tenga conto della singolarità della ricerca umanistica, della varietà dei prodotti che la trasmettono e delle vie attraverso le quali gli studiosi ne riconoscono la qualità scientifica. Una valutazione che intenda premiare le ricerche migliori o che voglia indicare soluzioni al superamento delle criticità deve avvalersi di criteri confrontabili, ma non deve scadere nella fissità di parametri predefiniti che spingono inevitabilmente all’omologazione, alla mortificazione degli slanci innovativi e, molto spesso, all’adattamento opportunistico.
Saperi umanistici e valutazione – VI. Le lingue della ricerca e dell’internazionalizzazione
La scelta delle lingue in cui si fa ricerca e didattica assume rilevanza, ai fini della valutazione, per almeno due motivi: il peso differente attribuito in alcuni settori ai prodotti pubblicati in lingua straniera, ma preferibilmente in inglese, e l’impegno richiesto alle università italiane ed europee per favorire l’internazionalizzazione. Il primo dei due fattori può dunque entrare in gioco nella valutazione della ricerca dei singoli e delle strutture, mentre il secondo è uno dei parametri su cui si fonda la valutazione degli Atenei.
Saperi umanistici e valutazione – V. Il ruolo pubblico della scienza: quale lingua per la terza missione
La polemica sulla lingua, che investe in varia misura le università di tutti i paesi non anglofoni, dove l’inglese tende a sostituire le lingue locali, è nata nei settori scientifici ma sta estendendosi progressivamente a quelli delle discipline umane e sociali.
La scienza ha un lungo elenco di buone ragioni per adottare una lingua comune poiché è inerentemente internazionale. I lavori scientifici più prestigiosi sono scritti in inglese e archiviati in banche dati anglofone. L’inglese è indispensabile per rimanere aggiornati, accedere agli scambi, ottenere adeguati finanziamenti e raggiungere una visibilità internazionale. In tutto il mondo non anglofono i ricercatori accettano volentieri l’onere del monolinguismo perché sanno che la loro carriera dipende in parte uguale dalla loro abilità di scienziati e dal loro inglese (Villa 2013a).
Saperi umanistici e valutazione – IV. La ricerca e la valutazione. La classificazione delle riviste
Sono grato agli organizzatori della giornata di confronto su Saperi umanistici e valutazione, tenutasi a Roma, all’Università “La Sapienza”, il 16 maggio 2014, per avermi invitato a presentare alcune idee circa la questione della classificazione delle riviste, che è stata al centro dell’attenzione del mondo accademico già nel 2012, nelle fasi di preparazione della Valutazione della qualità della ricerca (VQR) prima e delle procedure di Abilitazione scientifica nazionale (ASN) dopo. Le idee che esporrò sono nate dall’esperienza di coordinamento delle quattro società di linguistica nella classificazione delle riviste: l’Associazione Italiana di Linguistica Applicata (AItLA), di cui sono presidente, l’associazione Didattica delle lingue e linguistica educativa (DILLE), la Società Italiana di Glottologia (SIG), la Società di Linguistica Italiana (SLI).
Saperi umanistici e valutazione – III. La valutazione delle riviste umanistiche
La valutazione delle riviste umanistiche è un’impresa forse impossibile ma probabilmente necessaria. Nel mio breve intervento vorrei prima prendere in rassegna alcune delle principali criticità emerse negli ultimi anni riguardo la valutazione delle riviste nelle scienze umane, anche da una prospettiva internazionale, per poi offrire qualche considerazione su ciò che a mio avviso si può salvare e forse anche promuovere in questo campo alquanto minato.
Saperi umanistici e valutazione – II. La ricerca: per una valutazione della qualità
Questo mio breve intervento non può che cominciare con una riflessione sulla parola che campeggia al centro della nostra comune riflessione: “valutazione”. Si tratta di un sostantivo astratto derivato da “valuta”, che propriamente designa “la determinazione del valore di un bene ragguagliato in moneta”. Abbiamo dunque a che fare con un termine che ci viene dalla sfera economico-finanziaria, così come dalla sfera economico-finanziaria derivano però anche molte altre parole chiave relative all’odierna prassi universitaria. Alla “valutazione” dell’ANVUR sottoponiamo non articoli o libri, ma “prodotti”; i nostri corsi non si dividono più in fondamentali e complementari ma hanno un “valore” che si misura in “crediti”, e tutti insieme non costituiscono più il programma degli insegnamenti, ma forniscono la “offerta” formativa dell’Ateneo. Un compatto manipolo di metafore tratte dal mercato ha dunque occupato l’immagine che ricerca e insegnamento universitari offrono di sé al mondo esterno. Sappiamo bene, però, che qualsiasi sistema di rappresentazione metaforica della realtà – specie se derivato da una sfera culturale dominante, qual è oggi quella del mercato – finisce per agire sulla sostanza stessa di questa realtà, rendendola sempre più simile a ciò che la rappresenta.
Saperi umanistici e valutazione – I. Introduzione
Oggi nel mondo si parla molto di valutazione: è un ‘problema’ di grande attualità. Ma perché è un problema? Se pensiamo alla valutazione intesa in senso lato, come valutazione del servizio pubblico (della sanità, della giustizia, delle forze armate, dei lavori pubblici etc.) pensiamo a un esercizio di controllo del corretto uso delle risorse finanziare al fine di migliorare i servizi: a un qualcosa cioè che può apportare cambiamenti benefici con importanti risvolti anche di ordine etico-politico, soprattutto se va a incidere sulla trasparenza della gestione statale delle risorse pubbliche.
Saperi umanistici e valutazione
Scienze dell’antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche
Saperi umanistici e valutazione
Seminario Nazionale delle Consulte Scientifiche dell’Area 10 (16 maggio 2014)
16 maggio 2014
Università di Roma La Sapienza Facoltà di Lettere e Filosofia – Aula Partenone
ISBN: 9788868891701
Per ulteriori dettagli scarica la locandina in formato pdf.
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Presentazione della sezione “Ricerca e sperimentazione didattica”
La sezione Ricerca e sperimentazione didattica ospita documenti, racconti, bilanci critici di esperienze didattiche, progetti laboratoriali, interventi pedagogici, pensati in riferimento al mondo antico. Propone uno spazio operativo di confronto fra contesti differenti (la scuola, l’università, il “sociale”) e approcci diversi all’antico, inteso nella sua accezione più ampia: in rapporto all’insegnamento delle lingue classiche, ma anche allo studio di testi e monumenti nei loro aspetti letterari, culturali, iconografici, come pure in relazione alla pratica teatrale, alla rilettura del mito, alle varie possibili forme di rivisitazione creativa dell’antico.
“Aletheia”. A scuola di satira (antica). Un esperimento sulla scena tra ricerca, didattica e comunicazione
La satira è critica del reale, della vita umana, della società e dei valori condivisi da tutti, come la ricchezza, il potere, la stirpe, la fama, il successo. È satira dei costumi, della politica, delle credenze, delle convenzioni sociali. Secondo le migliori regole della democrazia antica, è necessario avere il coraggio della parrhesia, la «libertà di parola», e dell’aletheia, la «verità», anche quando appaiono scomode o difficili. Senza dogmatismi e con un buon grado di autoironia, la verità è sempre una ricerca continua e infinita. La parola critica diviene allora un contributo fondamentale per la vita degli uomini e per la società dei cittadini. Da questa prospettiva l’esperimento di Aletheia. A scuola di satira (antica) ha proposto nell’autunno 2013, all’Università Ca’ Foscari di Venezia e sulla scena del settecentesco Teatro Arrigoni di San Vito al Tagliamento, un’ampia serie di interventi, seminari e discussioni dedicati alla satira e al pensiero critico dei grandi classici antichi a confronto col nostro mondo attuale. Con una prospettiva multidisciplinare e con un intreccio tra università e ricerca, scuola e didattica, istituzioni cittadine e rhesis civile.
Interviste
La biblioteca di ClassicoContemporaneo
In questa sezione sono raccolti i volumi fuori serie che fanno riferimento a ClassicoContemporaneo.
Vi si trovano atti di convegni e monografie nonchè raccolte di saggi.
Tutti i volumi sono liberamente consultabili online ed è, inoltre, possibile scaricarli in formato PDF.
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anno 12
numero 12
anno 2026
Editore
G.B. Palumbo e C. S.p.A.
Direttori
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Valeria Viparelli
Immagine copertina
©Galleria Borghese / foto Luciano Romano





