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Da molti anni si parla di una crisi del modello culturale e del sistema formativo a centralità umanistica, ma le strategie difensive comunemente adottate da noi umanisti sono molto spesso viziate da errori di prospettiva. Molti discorsi in difesa dei nostri studi sono infatti caratterizzati, innanzitutto, da una confusione terminologica e concettuale fra ‘studi classici’, ‘studi umanistici’, ‘scienze umane’, ‘humanities’; e inoltre da una ricorrente tendenza a individuare e proporre finalità e obiettivi degli studi umanistici, di dimostrare che essi ‘servono’ a qualcosa. Questo testo contiene una breve riflessione sui vari Umanesimi che si sono succeduti in età moderna, sul modo in cui essi hanno costruito rappresentazioni del passato funzionali alla propria identità, sulle varie forme di classicismo che hanno finito per dare un’immagine deformata del passato, in particolare dell’antichità greco-romana.

Negli Stati Uniti si dice che i giovani devono studiare le cosiddette materie STEM (scienza, tecnologia, ingegneria [“engineering”] e matematica) per contribuire alla crescita economica del paese. Martha Nussbaum ne fa la controbattuta col suo libro Not for Profit: Why Democracy Needs the Humanities (2010). Il titolo sembra una critica al profitto, ma finisce col sostenerlo col ragionamento che gli studi umanistici esercitano l’immaginazione, il pensiero critico, e la creatività, i quali servono il profitto meglio delle materie STEM.

L’aspetto del tempo è di fondamentale importanza nelle rappresentazioni di inventori: il rapporto tra passato, presente e futuro, tra cambiamento e continuità. Questo articolo esamina la particolare temporalità di una rappresentazione moderna e di una antica di inventori: quella di un documentario TV tedesco su Alexander Graham Bell, l’inventore del telefono, e quella dell’inno omerico a Hermes, che descrive l’invenzione della lira da parte del dio. In entrambi i casi, si possono osservare processi simili nella temporalità: il pubblico viene proiettato indietro in un passato ‘inconcepibile’ prima dell’invenzione, mentre l’inventore rompe i confini del proprio presente e porta in vita la sua ‘visione’ per il futuro. Attraverso i riferimenti al loro più ampio contesto temporale, le invenzioni incarnano il concetto di tempo dell’epoca da cui le rappresentazioni traggono origine: il tempo meticolosamente misurato dello sviluppo tecnologico nel caso di Bell, il tempo ‘senza tempo’ del mondo divino nel caso di Hermes.

La riflessione a tutto tondo sulle problematiche relative all’insegnamento delle lingue classiche pone in evidenza anche la distanza, in termini di conoscenza, delle civiltà antiche e di alcuni loro aspetti peculiari relativi a usi, costumi e istituzioni. Il livello di incomprensione dei testi scaturisce anche dall’oscurità o dalla inadeguata conoscenza di tali aspetti; perciò, sia per favorire l’orientamento degli studenti che per impostare l’insegnamento delle lingue classiche all’interno di una cornice culturale più definita, risulta utile aprire scenari sulla civiltà e sulla storia antiche in moduli dedicati proprio all’orientamento e all’accoglienza. Senz’altro è interessante e proficuo aprire un confronto su questi due momenti dell’insegnamento nella scuola secondaria. Di qui la proposta di aprire nel blog un confronto su questi due momenti dell’insegnamento nella scuola secondaria.

La satira è critica del reale, della vita umana, della società e dei valori condivisi da tutti, come la ricchezza, il potere, la stirpe, la fama, il successo. È satira dei costumi, della politica, delle credenze, delle convenzioni sociali. Secondo le migliori regole della democrazia antica, è necessario avere il coraggio della parrhesia, la «libertà di parola», e dell’aletheia, la «verità», anche quando appaiono scomode o difficili. Senza dogmatismi e con un buon grado di autoironia, la verità è sempre una ricerca continua e infinita. La parola critica diviene allora un contributo fondamentale per la vita degli uomini e per la società dei cittadini. Da questa prospettiva l’esperimento di Aletheia. A scuola di satira (antica) ha proposto nell’autunno 2013, all’Università Ca’ Foscari di Venezia e sulla scena del settecentesco Teatro Arrigoni di San Vito al Tagliamento, un’ampia serie di interventi, seminari e discussioni dedicati alla satira e al pensiero critico dei grandi classici antichi a confronto col nostro mondo attuale. Con una prospettiva multidisciplinare e con un intreccio tra università e ricerca, scuola e didattica, istituzioni cittadine e rhesis civile.

Il progetto di cui si rende conto in questo articolo è stato portato avanti in una classe quinta di un liceo scientifico palermitano nelle ore curriculari di latino dell’a.s. 2013-2014, e si è concluso con la traduzione cooperativa, condotta dagli studenti, del primo libro del De beneficiis di Seneca, che è stato pubblicato a puntate sul blog. La scelta del De beneficiis come testo di classico latino non è stata casuale. Il trattato senecano – che ha influenzato molta della riflessione occidentale sul dono – si è rivelato uno strumento adatto per interrogarsi comparatisticamente sui modelli culturali della società contemporanea e, soprattutto, sul latente economicismo che uniforma di sé i modelli educativi che si sono imposti negli ultimi anni nella scuola italiana.

L’articolo costituisce l’introduzione alla discussione del libro: Corrado Confalonieri, Satura – titoli di un titolo. Montale dal recto al verso nel segno dei classici, Uni.nova, Parma 2012.

Discussione intorno al capitolo del libro di Corrado Confalonieri dedicato a Montale e Lucilio.

Si esaminano le modalità del canto delle Sirene in Omero e come tale canto, e l’assenza di esso, siano stati interpretati da grandi autori della letteratura del Novecento, come Pascoli, Rilke, Eliot, Joyce, Kafka, Brecht, Blanchot.

Discussione intorno al capitolo del libro di Corrado Confalonieri dedicato a Montale e Orazio.

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