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Orizzonti – dossier – n.11

 Abstract 

Scelto dal padre divino come eromenos, catturato e portato tra le nuvole nelle terre immortali, Ganimede è ricompensato con la primavera eterna e con l’incarico di distillare nettare per sempre. Ci troviamo di fronte a un mito caro all’antichità, che ha offerto molti soggetti all’arte e alla letteratura classica. Il contributo indaga – in prospettiva comparatistica, simbolica e antropologica – la sua ripresa nei romanzi latini di Petronio e Apuleio. Opere che parimenti consentono al lettore di ricostruirne la struttura e recuperarne i due ‘capi’: quello omoerotico e quello ‘iniziatico-ascensionale’.

 Abstract 

L’articolo prende in esame gli ultimi versi dell’epillio Hylas di Draconzio. Dopo averne delineato i richiami intertestuali, si propone un confronto tra il distico conclusivo del componimento e la tradizione funeraria del mito di Ila: si analizzano dapprima le attestazioni epigrafiche che presentano la strategia consolatoria del rapimento divino, e specificamente delle ninfe, come mezzo di raggiungimento dell’immortalità da parte del defunto; poi, vengono esaminate le testimonianze iconografiche in cui si può rintracciare una simile funzione simbolica e consolatoria.

 Abstract 

Nell’ampia rivalutazione della produzione tragica senecana, si distingue la prospettiva dei Reception studies, che costituisce a tutti gli effetti uno dei filoni più notevoli di variazioni del mito. Entro questo ambito merita particolare considerazione il romanzo della scrittrice tedesca Christa Wolf Medea. Voci. In un più generale interesse per le fonti antiche ed in particolare pre-euripidee relative al mito di Medea, la Wolf ha ben presente la versione senecana del mito, di cui si serve in maniera esplicita, modellando su di essa alcuni segmenti significativi della sua brillante costruzione narrativa.

 Abstract 

Nessuna fonte antica testimonia un incontro tra Circe e Dedalo: esattamente questo è quello che immagina Madeline Miller nel suo secondo romanzo, Circe (2018). Non è impensabile che l’aiuto di Circe sia stato richiesto a Creta negli stessi anni in cui vi operò Dedalo. Non si tratta, però, solo di una verosimiglianza cronologica, ma del riconoscimento di una “affinità elettiva” tra i due personaggi. Intrecciando sapientemente riferimenti intertestuali puntuali all’Odissea e all’Eneide, dove Circe viene chiamata daedala (Aen. 7, 282), Miller costruisce la relazione tra Dedalo e Circe in modo speculare a quella tra Circe e Odisseo e tra Penelope e Odisseo, dando così vita al “potenziale mitico” racchiuso nella iunctura virgiliana.

 Abstract 

Il presente contributo ha per oggetto alcune attività didattiche e di ricerca sperimentate da chi scrive all’Università IULM di Milano, incentrate sulle varianti del mito (in ambito specificamente teatrale), e si colloca nel quadro più ampio della collaborazione tra accademia e teatro e della cosiddetta “ricezione classica” in Italia. Nei casi di studio considerati, i testi classici sono messi a confronto sistematicamente con la loro tradizione: traduzioni, riscritture e adattamenti, antichi e moderni, ma anche allestimenti contemporanei, dove le storie e i personaggi antichi subiscono inevitabili metamorfosi. Il percorso si completa, quando possibile, affiancando allo studio teorico-critico dei testi la visione diretta di spettacoli classici (o loro registrazioni video) e la pratica scenica – con gli studenti – di scrittura drammaturgica individuale o collettiva, finalizzata alla performance sotto varie forme nei laboratori teatrali universitari: quelli dedicati rispettivamente alla Pace aristofanea e alle riscritture Medea e le sue sorelle e Dialoghi di Persei e Meduse hanno coinvolto nell’arco di più anni studenti, docenti e ricercatori afferenti a vari progetti dipartimentali e al corso di Arti e Drammaturgia del Mondo Classico.

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