Arti Visive e Comunicazione – n.12
Vuoti di umanità. Il portico nel paesaggio urbano contemporaneo. Un caso studio: l’Eur e il quadrante sud-ovest di Roma
Abstract
Gabriella De Marco prosegue le sue riflessioni sulla città contemporanea e i suoi rapporti con l’Antico proponendo un contributo centrato sui “senza fissa dimora” nella società contemporanea. Spunto è, ancora una volta, il pensiero del filosofo francese Paul Ricoeur e le sue considerazioni sulla città come spazio abitabile dove s’intrecciano storie di vita.
L’autrice, dunque, concentra la sua attenzione su una particolare tipologia di spazio qual è quella del portico che diviene abitazione per quella parte di umanità definita un tempo come clochard.
Lo studio, tuttavia, è costruito sul punto di vista della storia dell’arte, e può ritenersi un caso studio centrato sull’eur e sul quadrante sud-ovest di Roma. In particolare, sulla porzione compresa tra il MUCIV – Museo delle Civiltà, Il Palazzo dei Ricevimenti e dei Congressi di Adalberto Libera e il Palazzo, oggi, della Civiltà del Lavoro.
A chiusura del saggio, sebbene possa considerarsi, paradossalmente, come un ‘apertura verso riflessioni sul metodo, la citazione da una frase di Carlo Ludovico Ragghianti sul fare storia e critica d’arte («Di quale storia dell’arte stiamo parlando? Fare Storia dell’arte è un concetto tutt’altro che pacifico»).
Tra Ovidio e Perrault, a proposito di un film: L’uomo di argilla di Anaïs Tellenne
Abstract
Il film, intitolato L’homme d’argille (Francia 2023), è stato presentato alla 80ma Mostra internazionale del Cinema di Venezia nel 2023, nella sezione «Orizzonti Extra», ed è comparso in programmazione sui nostri schermi, anche televisivi, nel 2025, doppiato in italiano: io l’ho visto a Venezia, e ne ho subito apprezzato diversi aspetti, che spero di riuscire a descrivere in una rapida sintesi.
La sceneggiatura, a firma della stessa giovane regista, Anaïs Tellenne, e dell’attore Raphaël Thiéry, straordinario protagonista del film, narra di Raphaël, un uomo dal corpo massiccio e sgraziato, con una vistosa benda che gli copre un occhio mancante. Prossimo ai sessant’anni, vive con sua madre in una piccola casa situata all’ingresso di una maestosa dimora disabitata, esercitandone la funzione di custode. Trascorre giornate monotone con la caccia alle talpe, la pratica della cornamusa e veloci incontri sessuali con una donna che fa la postina, consumati tra le fronde di un bosco. Raphaël cerca l’amore, che non ottiene né dalla madre, anziana ed egoista, né dal rapporto con la postina, fatto solo di piacere, privo di sentimenti; cerca il Bello, che trova solo nella musica, componendo con la cornamusa brani tristi e commossi, che esegue suonando di sera nella piscina vuota d’acqua, per fare meno rumore, per stare più solo. Una notte, durante un violento temporale, giunge inaspettata alla villa la sua nuova padrona, Garance, artista di fama che vive a Parigi, e che ha ereditato la dimora, nella quale decide di trasferirsi temporaneamente, per lavorare alle sue sculture in vista di una prossima mostra: il nome Garance, che in italiano significa “robbia”, la pianta che colora di rosso intenso, è anche il nome d’arte della protagonista del film di Marcel Carné Les enfants du paradis1.
Interviste
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rivista annuale
anno 12
numero 12
anno 2026
Editore
G.B. Palumbo e C. S.p.A.
Direttori
Giusto Picone
Valeria Viparelli
Immagine copertina
©Galleria Borghese / foto Luciano Romano





