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Exulta, genetrix. Il potere consolatorio del mito di Ila

 Abstract 

L’articolo prende in esame gli ultimi versi dell’epillio Hylas di Draconzio. Dopo averne delineato i richiami intertestuali, si propone un confronto tra il distico conclusivo del componimento e la tradizione funeraria del mito di Ila: si analizzano dapprima le attestazioni epigrafiche che presentano la strategia consolatoria del rapimento divino, e specificamente delle ninfe, come mezzo di raggiungimento dell’immortalità da parte del defunto; poi, vengono esaminate le testimonianze iconografiche in cui si può rintracciare una simile funzione simbolica e consolatoria.

 This paper focuses on the conclusion of Dracontius’ epyllion Hylas. After outlining its intertextuality, the study proposes a comparison between the poem’s final two lines and the funerary tradition associated with the myth of Hylas. First, the analysis addresses epigraphic evidence, namely inscriptions that convey consolation through immortality granted by the abduction by divine beings, specifically nymphs. Secondarily, it takes into account the iconographic evidence, in which similar symbolic and consolatory functions can be detected.

 

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