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ClassicoContemporaneo.eu
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Autore: Vincenzo Patricolo (a cura di)

Premessa

 

L’ottava edizione del «Seminario nazionale per dottorandi e dottori di ricerca in studi latini», promossa dalla Consulta Universitaria di Studi Latini (C.U.S.L.) e svoltasi il 12 dicembre 2025 presso l’Università Roma Tre, ha confermato il ruolo ormai consolidato di questa iniziativa quale luogo privilegiato di incontro e confronto per le nuove generazioni di studiosi del mondo latino; come già nelle passate edizioni, il numero e la qualità delle proposte pervenute hanno restituito l’immagine di una disciplina viva e articolata, capace di coniugare il rigore della tradizione filologica con l’apertura a nuove prospettive di ricerca.

Anche per questa edizione del Seminario è stata riproposta l’impostazione che da tempo ne caratterizza lo svolgimento, fondata sulla presentazione e sulla discussione condivisa delle ricerche; le sessioni sono state coordinate da membri della Consulta Universitaria di Studi Latini, il cui intervento ha contribuito a orientare il dibattito, favorendo il confronto tra prospettive, metodi e linee di indagine differenti; ne è scaturita una discussione vivace e partecipata, che ha offerto l’occasione di sottoporre a verifica critica ipotesi di lavoro e risultati della ricerca.

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Enone come Coridone.
Per una rilettura bucolica di Ovidio, Her. 5 (con un’appendice testuale)

 Abstract 

 La cospicua presenza di elementi bucolici nella quinta eroide (Enone a Paride) ha naturalmente sollecitato il confronto tra Ovidio e Virgilio. Le attenzioni degli studiosi si sono però rivolte in via esclusiva al Gallo della decima ecloga, riecheggiata da Ovidio in più di un passaggio. In questo contributo mi propongo di seguire una pista diversa e non ancora battuta: indagare i rapporti tra la quinta eroide e la seconda ecloga, sull’amore infelice del pastore Coridone per il giovane Alessi. L’obiettivo è cercare di dimostrare la rilevanza di questo testo nella caratterizzazione del personaggio ovidiano di Enone. Segue un’appendice testuale relativa al tormentato v. 85 dignaque sum et cupio fieri matrona potentis. 

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La traduzione latina dell’Etica Nicomachea di Giovanni Argiropulo e le sue fonti letterarie

 Abstract 


Questo contributo ha per oggetto la traduzione latina dell’Etica Nicomachea ad opera dell’umanista bizantino Giovanni Argiropulo (1415 ca. – 1487), versione che fu in grado di influenzare l’esegesi aristotelica europea dell’era moderna. Nello specifico, si analizzeranno le fonti latine di cui Argiropulo si è servito, allo scopo di approfondire il tema della ricezione dei classici nell’Umanesimo da una prospettiva peculiare, cioè quella di un greco che si confronta con il patrimonio letterario della Roma antica. Attraverso l’analisi di passi scelti della traduzione argiropulea e da altri suoi testi si dimostrerà che il ricorso ai classici non è solo un fatto stilistico, ma implica un’assimilazione del lessico specifico e dei nodi concettuali; così facendo, inoltre, si proporrà una lettura innovativa del rapporto tra Argiropulo e Cicerone rispetto all’interpretazione data finora dalla critica e si evidenzierà come la riappropriazione delle lingue e delle letterature antiche attraverso le traduzioni non fosse un fenomeno unidirezionale (la conoscenza del greco per mezzo delle versioni latine), ma procedesse anche all’inverso (la traduzione dal greco per riflettere sulla lingua latina). 

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Aretusa, il Mincio e l’Eufrate:
tre figure di continuità nell’opera virgiliana

 Abstract 


 Il contributo studia la presenza ricorsiva della ninfa Aretusa e dei fiumi Mincio ed Eufrate nell’opera di Virgilio, interpretandoli come figure di continuità che unificano lo spazio poetico delle Bucoliche, delle Georgiche e dell’Eneide. Le loro singole apparizioni – tre per ciascuna figura – possono essere lette come ‘fotogrammi’ di racconti unitari e progressivi. Nel passaggio dalle Bucoliche all’Eneide, Aretusa percorre la sua intera vicenda mitica, dalla condizione originaria di ninfa silvana alla metamorfosi finale in sorgente, attraverso una fase intermedia di transizione, rappresentata nelle Georgiche; al contempo, la sua presenza segnala snodi fondamentali di chiusura e insieme di continuità del testo. Le occorrenze del Mincio e il mutare dei suoi connotati accompagnano l’evoluzione del progetto poetico virgiliano: da fiume callimacheo, qual è nelle Bucoliche, diventa una figura ibrida nelle Georgiche, fino a trasformarsi, nell’Eneide, in una nave da guerra, che simboleggia la transizione al ‘mare’ dell’epica. L’Eufrate passa dall’essere un fiume bellicoso, all’inizio e alla fine delle Georgiche, a un nemico domato, nell’ottavo libro dell’Eneide, mentre in parallelo si sviluppa il racconto del trionfo e della progressiva ‘divinizzazione’ di Ottaviano. 

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Questioni de genere dubio nel De nomine di ‘Valerio Probo’ 

 Abstract 


Il presente contributo è incentrato sulle questioni de genere dubio presenti all’interno del De nomine attribuito a Valerio Probo. Obiettivo principale è far luce sulla natura delle osservazioni proposte dall’autore del nostro trattato in discussioni di tal genere, indagando in particolar modo le fonti di cui egli deve essersi verosimilmente avvalso nella composizione dell’opera. Confrontando le osservazioni in relazione ad alcuni lemmi dal genus incertum presi in esame nel De nomine e quanto si legge in altri passi della letteratura grammaticale, pare di poter ritenere che, in diversi casi, quanto confluito all’interno del nostro trattato derivi, in ultima analisi, da una tradizione grammaticale di ascendenza pliniano-caprina. 

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 Per una lettura di Quint. Decl. 357  

 Abstract 


 Il contributo intende fornire una presentazione della Declamatio minor 357, di cui si propone la revisione testuale a partire dall’edizione di Winterbottom (1984), la prima traduzione italiana e alcune riflessioni di commento: in particolare, si concentrerà l’attenzione sulle leges del caso e sul sermo del maestro, contenente il color per una delle partes, per poi discutere l’interpretazione del § 4, che è stato oggetto dell’attenzione di vari editori. 

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Quando Agostino tace.
Per un’analisi tipologica dei lemmi senza commento nelle Locutiones in Heptateuchum  

 Abstract 


 Questo studio prende in esame una particolare tipologia di lemmi presenti nelle Locutiones in Heptateuchum: alcune pericopi bibliche, infatti, vengono registrate ma non sono corredate di commento. Dopo una breve presentazione dell’opera e una descrizione statistica del fenomeno – che coinvolge 50 espressioni su un totale di oltre 730 lemmi – viene offerta una classificazione dei fenomeni linguistici identificabili e una discussione dei casi più controversi. Sono inoltre avanzate delle ipotesi circa le possibili ragioni dell’omissione di note esplicative da parte dell’autore, che talora ammette di non volersi soffermare su un costrutto particolarmente diffuso, e sulle possibili ricadute di questa scelta sugli scopi dell’opera. Inoltre, un approfondimento di critica testuale mette in luce il caso di un falso lemma senza commento, generatosi nel corso della tradizione editoriale dell’opera.  

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Il motivo della lontananza, dall’elegia classica alla poesia altomedievale: il caso di Venanzio Fortunato 

 Abstract 


Il presente contributo esamina la ricezione, la persistenza e la risemantizzazione del topos della lontananza e dell’absentia nel passaggio dall’elegia augustea alla poesia cristiana altomedievale. L’indagine si concentra sulla produzione di Venanzio Fortunato e, in particolare, sul carm. 3.16 indirizzato all’amico Ilario. Lo studio evidenzia come l’autore recuperi intenzionalmente il vocabolario, le strutture metrico-formali e gli stilemi patetici del codice erotico latino, e li spogli di ogni componente sensuale; i nuclei tematici del lamento elegiaco subiscono, così, una riconversione radicale e si trasformano negli strumenti espressivi di un honestus amor che si inserisce nell’orizzonte etico e spirituale cristiano. La transizione dal genere amoroso alla corrispondenza amicale permette a Fortunato di sfruttare la parola poetica e la flessibilità del genere epistolare come espedienti retorici: la distanza fisica viene aggirata e l’esperienza dell’assenza si tramuta in una dimensione di perenne presenza interiore.  

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 Servio etimologo greco: i paralleli eustaziani 

 Abstract 


Attraverso l’analisi di quattro casi di studio significativi (Serv. Aen. 1.22 ≅ Eust. Od. 1.702 Cullhed – Olson e GGM 2.247.25-29 [Λιβύη/Libya]; Serv. Aen. 1.144 ≅ Eust. Il. 4.133.14-15 van der Valk e 4.134.4-7 van der Valk [Κυμοθόη/Cymothoe]; Serv. Aen. 7.286 ≅ Eust. GGM 2.294.10-21 [(Ἄργος) δίψιον/(Argos) Dipsion]; Serv. Georg. 3.115 ≅ Eust. Il. 1.159.27-160.2 van der Valk [Κένταυροι/Centauri]), l’articolo mira a riconsiderare l’applicabilità del metodo noto come Quellenforschung per l’individuazione delle fonti delle spiegazioni etimologiche greche condivise da Servio ed Eustazio di Tessalonica nei rispettivi commenti. 

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Le annotazioni di Angelo Poliziano a Catullo: genesi e sviluppo di un metodo filologico 

 Abstract 

Nel presente contributo vengono analizzate alcune delle postille a Catullo vergate da Angelo Poliziano nei margini e negli interlinei di un suo personale esemplare dell’editio princeps del poeta veronese, oggi conservato presso la Biblioteca dell’Accademia Nazionale dei Lincei e Corsiniana di Roma (incunabolo corsiniano 50.F.37). Ci si concentra, in particolare, sulla stratificazione delle annotazioni, esito di un pluriennale processo di emendazione, cercando di delineare l’evoluzione del metodo filologico del Poliziano nell’arco di più di un decennio di attività (1472-1485 ca.), dall’età giovanile fino al periodo in cui l’umanista era già un affermato professore presso lo Studio Fiorentino.   

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