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ClassicoContemporaneo.eu
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Autore: Fabio Valentino

Il Plauto di Ruzante. Prime ricognizioni sulla contaminatio nella Piovana

This paper analyzes the particular approach to Plautus (and, more generally, to ancient theatre) adopted by Ruzante, focusing on the specific function of contaminatio in his Piovana – one of his “Plautine” comedies, in which he translates Plautus’ Rudens. After recognizing the presence of one scene of Terence’s Heautontimorumenos in Piovana 1, 4 and of two scenes of Plautus’ Mercator in Piovana 4, 9, the paper shows that contaminatio is only a part of a wider range of references to ancient theatre. These “contaminated” scenes belong indeed to a complex and coherent plot, modelled on Plautus’ Asinaria and developed thanks to an erudite and effective “mending” of Plautine and Terentian scenes, cues and images.

Questo contributo prende in esame il rapporto di Ruzante con Plauto e, più in generale, con il teatro antico, soffermandosi soprattutto sul modo in cui egli fa ricorso alla contaminatio nella Piovana – una delle due commedie “plautine”, che traduce in dialetto pavano la Rudens. Oltre a ravvisare la ripresa di una scena dell’Heautontimorumenos nel primo atto (Piovana 1, 4) e di due scene del Mercator nel quarto (Piovana 4, 9), il contributo mette in evidenza come il ricorso alla contaminatio non sia che l’aspetto più immediatamente percepibile di una fitta rete di riferimenti al teatro antico. Le scene contaminate, infatti, si rivelano parte di una trama più ampia e complessa, che Ruzante modella sull’Asinaria e costruisce “rammendando” sapientemente scene, battute ed immagini plautine e terenziane.

 

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Una nota a Maxim. Eleg. 1, 63

This paper is devoted to an overall analysis of the much-debated line 63 from Maximian’s Elegy I. After a brief presentation of the context of Elegy I, the author provides a re-examination of the different interpretations of the almost unanimously transmitted text (uenali corpore), as well as of all conjectures proposed so far by editors and scholars (uernali corpore; uernanti corpore; iuuenali corpore; geniali corpore). The article is concluded by a new attempt to defend the paradosis: Maximian does not allude to any supposed inclination to prostitution, but rather emphasises his attractiveness by means of the contrastive adoption of a distinctive feature of elegiac puellae (Prop. 2, 16, 19-22), in a city, Rome, where everything is up for sale (cf. Sall. Iug. 8, 1; 20, 1).

 

Il presente contributo è dedicato all’analisi complessiva del discusso verso 63 della prima Elegia di Massimiano. Dopo una presentazione del contesto del passo e del testo tràdito pressoché unanimemente (uenali corpore), si offre un riesame delle sue differenti interpretazioni, così come dei tentativi di congettura finora proposti (uernali corpore; uernanti corpore; iuuenali corpore; geniali corpore). Segue un nuovo tentativo di difesa della paradosi: con le parole uenali corpore Massimiano non intende alludere ad un proprio indulgere alla prostituzione, ma enfatizza la sua appetibilità giovanile attraverso l’adozione – rovesciata di segno – di uno dei tipici tratti delle puellae elegiache (Prop. 2, 16, 19-22), in una città, Roma, nella quale tutto è in vendita (cf. Sall. Iug. 8, 1; 20, 1).

 

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La tecnica del riuso in Massimiano

The text of Maximian’s Elegiae is in several places affected by critical-textual choices and conjectures not always persuasive. The editors accept mostly the lessons of antiquiores, even when they are clearly erroneous. Often the recentiores give lessons, which are right and older than those of antiquiores. The lessons of the Humanistic editions sometimes provide a satisfying sense also of the most tormented places. The review of lessons and the conjectural operations which consider the reuse technique could resolve some critical interpretations.

Il testo delle Elegiae di Massimiano è in più punti inficiato da scelte critico-testuali e congetture non sempre persuasive. Gli editori di Massimiano accolgono per lo più le lezioni degli antiquiores, anche quando sono chiaramente errate. Spesso i recentiores recano lezioni esatte e più antiche di quelle degli antiquiores. Nelle edizioni umanistiche spesso si trovano lezioni che forniscono un senso soddisfacente anche dei passi massimianei più tormentati. Il riesame delle lezioni e le proposte congetturali che tengono c nto della tecnica del riuso in Massimiano potrebbero risolvere alcuni problemi interpretativi.

 

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Testi prefatori e dinamiche di raccolta dell’ Anthologia Latina: qualche considerazione

Starting from the analysis of the prefatory poem juxtaposed to the Epistula Didonis, this paper aims to focus on some liminary texts in the Anthologia Latina connected to collections or well recognizable gatherings of poetries. These texts are characterized by a number of shared themes and elements, which reflect literary models already in use in Latin tradition. Nevertheless they may also provide primary clues concerning the arrangement of the anthology and the early stages of its circulation. Notably, prefatory compositions hint at the role played in the review and in the selection of poetries by the circle of poets and scholars involved in the editorial project of the Anthologia Latina, and this is particularly evident for the most recent writings of contemporary authors.

 

Il presente studio prende le mosse dall’esame del carme prefatorio dell’Epistula Didonis ed estende l’analisi ad altri testi liminari presenti nell’Anthologia Latina, associati a raccolte o blocchi ben identificabili di componimenti. Essi sono caratterizzati dal ricorrere di una serie di temi e contenuti che rimandano a modelli più o meno diffusi nella tradizione letteraria latina, ma sembrano conservare in ultima istanza anche indizi importanti relativi alle modalità di allestimento della silloge e alle più antiche fasi della sua circolazione. Emerge quindi nella revisione e selezione dei contenuti il ruolo assunto dalla cerchia erudita in seno alla quale ha preso forma il progetto editoriale dell’Anthologia Latina, soprattutto per quanto riguarda le opere più recenti degli autori contemporanei.

 

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La praefatio dell’Epistula Didonis ad Aeneam (AL 83 R2=71 Sh. B.). Retorica e costituzione del testo

The Epistula Didonis ad Aeneam is an exametric poem of uncertain date (the chronological terms plausible are clearly between IV and IVin. cent.), inserted in the so-called Anthologia Latina, by an anonymous poet probably African. In the praefatio to the Epistula Didonis ad Aeneam, in addition to the dense intertextual texture that this poem weaves with the classical patterns (Virgil, Ovid, Horace), the peculiar attention given by the anonymous author of the poem to the laws of the epistolary rhetoric and rhetoric prefatory becomes essential guide to modern editor of the text in his ecdotic choices. In a text rhetorically connoted, rhetoric itself becomes fundamental criterion for ecdosis.

 

L’Epistula Didonis ad Aeneam è un componimento esametrico d’incerta datazione (i termini cronologici plausibili si collocano ovviamente fra i secoli IV e VIin.), collocato nella c. d. Anthologia Latina e composto da un poeta anonimo con ogni probabilità di area africana. Nella praefatio all’Epistula Didonis ad Aeneam, oltre alla fitta trama intertestuale che il testo intreccia con i modelli classici di riferimento (Virgilio, Ovidio, Orazio), il particolare riguardo prestato dall’Anonimo autore del componimento alle leggi della retorica epistolare e della retorica prefatoria è guida fondamentale per l’editore moderno del testo nelle sue scelte ecdotiche. In un testo retoricamente connotato come questo, la retorica stessa diviene criterio irrinunciabile per l’ecdosis.

 

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Qualche appunto in risposta a «Chi, cosa resisterà mai a tempestas e a vetustas?» Cic. Arat. fr.2 (N. Ciano)

This paper aims to be an addition to Dr Ciano’s reading of fr. 2 of Cicero’s Aratea. Cicero’s philosophical background will be the starting point for a satisfactory interpretation of tempestas, in the meaning of ἐκπύρωσις: the young Cicero would be here rejecting it, employing the same scenario of fire and stars that we will encounter, one century later, in Seneca’s works. Lucretius’ employment of the word tempestas with the meaning of ‘violent motion’ at the origin of the cosmos would validate this hypothesis further. Moreover, we shall discuss how the mundus and the insignia caeli that Cicero regards unshakeable are nothing but the divine power of the whole cosmos, according to the very Aristotelian-Stoic doctrine.

 

Questo contributo si propone di completare la lettura, offertaci dalla dott.ssa Ciano, del fr. 2 degli Aratea ciceroniani. Il retroterra filosofico di Cicerone è il punto di partenza per una convincente lettura di tempestas nel significato di ἐκπύρωσις, che il giovane Arpinate, avvalendosi di uno scenario igneo e sidereo adottato ad un secolo di distanza anche da Seneca, confuterebbe nei versi del fr.2. L’impiego lucreziano di tempestas in riferimento ad un moto violento e turbinoso all’origine del cosmo contribuisce ad avvalorare questa ipotesi. Inoltre, vedremo come quel mundus e quegli insignia caeli che Cicerone definisce qui indistruttibili altro non sono, secondo la più genuina dottrina Aristotelico-Stoica, che la forza divina motrice del cosmo intero.

 

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Chi, cosa resisterà mai a tempestas e a vetustas? Su Cic. Arat. fr. 2

This paper maintains the hypothesis that is mundus the enigmatic reference of the initial quem of Cic. Arat. fr. 2, 1; on the whole, it is worth the support of various philosophical witnesses related to the indestructibility of the world. Among them two loci of the same Cicero (Ac. 2, 119 and Nat. deor. 1, 100), that are useful to detect the first the Aristotelian matrix of the theory of the immortality of the world, the second the controversy with Lucretius on this issue.

 

Questo articolo sostiene l’ipotesi che sia mundus l’enigmatico referente del quem iniziale di Cic. Arat. fr. 2, 1; su tutto, giova il supporto di vari testimoni filosofici relativi all’indistruttibilità del mondo, tra i quali due luoghi dello stesso Cicerone (Ac. 2, 119 e Nat. deor. 1, 100), utili a rilevare il primo la matrice aristotelica della teoria dell’immortalità del mondo, il secondo la polemica con Lucrezio su questa tematica.

 

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A proposito della scena di riconoscimento tra Eeta e Medea nel Medus di Pacuvio. Osservazioni marginali

In response to M. J. Falcone’s article on the recognition scene between Medea and Aeetes in Pacuvius’ Medus, the present contribution shares some basic points: among these, the highlighting of the poet’s innovative and creative spirit in the myth treatment, compared with other sources which are handing it down (scil. Hyginus) and the placement of the recognition scene between Medea and Aeetes right after the one between Medea and Medus. Differently, the inserting of the recognition scene between Medea and Aeetes is proposed to happen before the scene of the latter’s ousting. Observations of mainly linguistic character are following; they are helpful to the contextualization of some fragments (attribution of senex to Aeetes in l. 238 R.3 and detection of Pacuvian dictio in inc. inc. trag. 189-92 R.3).

 

In risposta all’articolo di M. J. Falcone sulla scena di riconoscimento tra Medea ed Eeta nel Medus di Pacuvio, il presente contributo ne condivide i punti essenziali: tra questi, l’evidenziazione dello spirito di innovazione e di creatività del poeta nella trattazione del mito rispetto alle altre fonti che lo tramandano (scil. Igino) e la collocazione della scena di riconoscimento tra Medea ed Eeta successivamente a quella del riconoscimento tra Medea e Medo. Si propone, diversamente, l’inserimento della scena di riconoscimento tra Medea ed Eeta precedentemente a quella dello spodestamento di quest’ultimo. Seguono osservazioni di carattere per lo più linguistico, utili alla contestualizzazione di alcuni frammenti (attribuzione di senex ad Eeta al v. 238 R.3 e individuazione di dictio pacuviana in inc. inc. trag. 189-92 R.3).

 

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La scena di riconoscimento tra Eeta e Medea nel Medus di Pacuvio

Around a third of the fragments surely or most likely belonging to Pacuvius’ Medus seems to come from a recognition scene between Medea and her father Aeetes, which has probably to be placed at the end of the tragedy. An analysis of the formal features of the verses highlights the pathetic character of this scene. On the other hand, a reading of the fontes provides evidence to the attribution of the uncertain fragments and to the dramaturgic structure of the scene. Particularly Cic. Tusc. 3, 25-26 explains Aeetes’ attitude towards Medea: namely, he seems to be driven by the desiderium regni and his hope to recover the power.

 

Circa un terzo dei frammenti tràditi del Medus di Pacuvio o attribuiti con verisimiglianza a questo dramma sembrano provenire da una scena di riconoscimento tra Medea e suo padre Eeta, da collocare probabilmente sul finale della tragedia. L’analisi formale dei versi permette di valorizzare un certo patetismo della scena; l’esame dei fontes aiuta ad argomentare l’attribuzione dei frammenti incerti e fornisce indicazioni di carattere drammaturgico. È soprattutto da Cic. Tusc. 3, 25-26 che si ricavano osservazioni interessanti sull’atteggiamento di Eeta, mosso dal desiderium regni e dalla speranza di rientrarne in possesso.

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Il bilinguismo del fragmentum de idiomatibus casuum

This contribution aims at affording an occasion for considerations on the idiomata casuum textual genre, proceeding from the analysis of the pars graeca of the list preserved in the manuscript of Montecassino Paris, Bibliothèque Nationale latinus 7530. This is the only case known so far of an idiomata casuum list containing latin and greek lemmata, systematically collated. By examining the list, marks of subsequence and disconformity of the greek part come out: hereby some examples will be given, consisting in mechanical translations in greek of errors occurred in the latin text, or in differences from similar texts.

 

Il contributo si propone di offrire degli spunti di riflessione sulla tipologia degli idiomata casuum, a partire dall’analisi della pars graeca dell’elenco conservato nel manoscritto cassinese Paris, Bibliothèque nationale de France, lat. 7530. Questo è l’unico caso noto di lista di idiomata casuum a raccogliere lemmi latini e greci, sistematicamente raffrontati. Dall’esame dell’elenco emergono indizi di recenziorità e disomogeneità della parte greca rispetto a quella latina: se ne forniscono qui alcuni esempi, che consistono in traduzioni meccaniche di corruttele del testo latino, o in divergenze rispetto a testi paralleli.

 

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