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Sofocle, Antigone 1261-1353

 Abstract 

Quando pensiamo alla tragedia greca rivolgiamo istintivamente l’attenzione ai valori astratti che in essa vengono discussi e rappresentati come l’amore, la guerra, la comunità, la religione. In particolare, il dramma discusso dallo scrittore Stefano Raimondi e dalla grecista Marta Lietti, Antigone di Sofocle, ha da sempre attirato le riflessioni dei filosofi: di Hegel, Nietzsche e, più recentemente, di Judith Butler e Bonnie Honig. Questa tragedia ha finito per rappresentare, per così dire, l’essenza stessa del tragico. I due autori delle pagine che seguono muovono invece il loro sguardo dai concetti astratti, così ampiamente discussi e dibattuti, sulla concretezza dei corpi di Antigone e degli altri personaggi. Il loro sguardo acuto ci aiuta pertanto a cogliere aspetti di questo testo così noto eppure sempre originalissimo, come è, probabilmente, ogni tragedia greca. Qui lo sguardo, il sangue, l’andatura e persino la postura del corpo diventano protagonisti di due analisi, che pur divergendo nell’approccio, si dipanano inaspettatamente su di un percorso concettuale analogo. 


When we think of Greek tragedy, we usually tend to turn our attention to the abstract values discussed and portrayed in it, such as love, war, community, and religion. In particular, the play discussed by author Stefano Raimondi and classical philologist Marta Lietti – Sophocles’s Antigone – has long been a subject of reflection for philosophers, including Hegel, Nietzsche, and, more recently, Judith Butler and Bonnie Honig. As a result, for many this play has come to represent the very essence of the tragic. The two authors of the following pages, however, shift their focus from the abstract concepts so widely discussed and debated to the concreteness of bodies – those of Antigone and the other characters. Their keen insights help us perceive aspects of this text, which is (perhaps like every Greek tragedy) so well-known yet always highly original. Here, the gaze, the blood, the gait, and even the posture of the body take center stage in two analyses which, while diverging in their approaches, unexpectedly unfold along a similar conceptual path. 

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