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ClassicoContemporaneo.eu
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The Hunt: un esempio di ricezione dell’antico in un brano dei Motorpsycho 

 Abstract 

L’articolo analizza un brano dei Motorpsycho, The Hunt (2021), come caso di ricezione ovidiana nella popular music contemporanea. Attraverso una lettura intertestuale e “diffrattiva”, il contributo mostra come il brano rielabori il mito di Diana e Atteone delle Metamorfosi (3.138-255), trasformando la punizione per lo sguardo proibito in una rappresentazione ciclica del desiderio. Nel testo dei Motorpsycho, infatti, i ruoli di cacciatore e preda si confondono continuamente: Diana non è più soltanto dea casta e vendicatrice, ma figura ambigua, insieme oggetto e agente di una sensualità ferina che coinvolge uomini e dèi in un processo di reciproca bestializzazione. Il saggio colloca questa riscrittura nella tradizione moderna della ricezione del mito, mostrando come l’immaginario ovidiano continui a espandersi in contesti apparentemente lontani dall’antichità classica. Parallelamente, il contributo evidenzia come la reinterpretazione dei Motorpsycho permetta di rileggere Ovidio stesso, riportando in superficie le ambiguità erotiche e voyeuristiche già presenti nel testo latino. 

The paper examines The Hunt (2021) by Motorpsycho as a case study in the reception of Ovid in contemporary popular music. Through an intertextual and diffractive reading, it argues that the song reworks the myth of Diana and Actaeon from Ovid’s Metamorphoses (3.138-255), transforming the punishment of the forbidden gaze into a cyclical exploration of desire. In the band’s reinterpretation, the distinction between hunter and prey repeatedly collapses: Diana is no longer simply a chaste and vengeful goddess, but an ambiguous figure embodying a feral sensuality that ensnares gods and mortals alike in a process of reciprocal bestialization. The paper situates this rewriting within the broader modern reception of the myth, showing how Ovidian imagery continues to permeate cultural forms seemingly far removed from classical antiquity. At the same time, it argues that Motorpsycho’s reinterpretation casts new light on the erotic and voyeuristic ambiguities already embedded in Ovid’s text. 

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