Il medico amico e la benigna voluntas: per una ri-lettura di Sen. Ben. 6.14-18
Abstract
Una parte consistente della bibliografia ha interpretato, in passato, i capitoli 6.14-18 del De beneficiis di Seneca come una riflessione sull’etica medica in sé, leggendo nell’exemplum senecano del medico amico un possibile modello alternativo di relazione terapeutica. L’analisi qui proposta suggerisce invece che l’interesse del filosofo non è primariamente “deontologico”. La relazione medico-paziente costituisce piuttosto un caso esemplare attraverso cui mettere alla prova e confermare la propria teoria del beneficium. Più nello specifico, ciò che Seneca intende dimostrare è che, finché la prestazione resta inscritta unicamente all’interno della logica della merces, essa appartiene all’ordine dello scambio, e non genera obblighi di gratitudine; solo quando la sua prestazione d’opera è accompagnata da una benigna voluntas che personalizza la relazione il medico – ma non solo il medico – si trasforma in amicus, e la cura può configurarsi come beneficio.





