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Frammenti di storia e di poesia: la fortuna di Marco Antonio nella poesia latina in frammenti

This paper aims to analyse the different phases of imperial propaganda against Mark Anthony, starting from Augustus’s only surviving epigram, written in the crucial years following the Battle of Philippi, and continuing until at least Tiberius’s era, thanks to a number of poetical fragments from Varius Rufus, Cornelius Severus and Rabirius. The study of minor poetry will prove to be particularly useful for our understanding of the cultural, social and literary context of this era. The fragments will allow us reconstruct the evolution of an enduring clash with a wide range of nuances, from indirect attacks to personal, ethical and political ones, which will lead to a progressive reduction of Mark Antony’s status to simple rhetorical topos, before finally resulting in a posthumous re-evaluation, even if only partial.


Il presente contributo si propone di ripercorrere le diverse fasi della propaganda imperiale contro Marco Antonio, a partire dall’unico epigramma superstite della produzione letteraria di Augusto, composto negli anni cruciali che seguirono la battaglia di Filippi, e proseguendo almeno fino all’età tiberiana, attraverso i frammenti poetici di Vario Rufo, Cornelio Severo e Rabirio. Lo studio della poesia minore si rivela in questo caso particolarmente significativo e capace di arricchire la nostra conoscenza del panorama culturale, storico e letterario di quest’epoca. I frammenti ci restituiscono, infatti, alcuni importanti momenti di un conflitto che si protrasse a lungo e attraversò fasi alterne, dall’attacco indiretto a quello personale, etico, politico, per giungere a una progressiva riduzione di Marco Antonio a puro topos retorico, e concludendo con una, almeno parziale, rivalutazione postuma.

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Ancora su Truc. 266: nuove riflessioni paleografiche

Il 266 è, tra i versi del Truculentus plautino, uno dei più vessati dalla critica antica e moderna: tramandato da entrambi i rami della tradizione, in uno (A) presenta problemi metrico-prosodici, nell’altro (P) stilistico-contenutistici. Una restitutio affidabile del verso non sembra perciò conseguibile e, dopo aver tentato di ricostruire i processi di corruttela nelle lezioni dei Palatini e di supportare, paleograficamente, una recente ipotesi di emendatio, in vista di una nuova edizione del testo plautino si ritiene più prudente individuare l’intero stichos come locus desperatus.


Pl. Truc. 266 is one of the most tormented verses of this comedy, both by ancient and modern scholarship. The verse, handed down by both branches of tradition, features metrical and prosodical issues in the former (A) and stylistic problems in the latter (P). After attempting at a reconstruction of the corrupting process in the Palatine manuscripts (mostly from a palaeographical point of view) in order to support a new emendation, the verse is concluded to be a locus desperatus.

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