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ClassicoContemporaneo.eu
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Quale Antonio? Analisi di un “ritratto paradossale” nei Facta et dicta memorabilia di Valerio Massimo

Abstract

L’articolo si concentra sulla rappresentazione ambigua di Marco Antonio nella raccolta di exempla Facta et dicta memorabilia di Valerio Massimo (ca 31 d.C.). La prima parte è incentrata sulla descrizione negativa di Antonio che raggiunge l’apice nel nono libro, dove egli è presentato come un tiranno. La seconda parte si sofferma invece sul ritratto sorprendentemente celebrativo che emerge dall’exemplum 5, 1, 11, nel capitolo intitolato de humanitate et clementia, in cui Antonio è descritto come portavoce delle virtù del capitolo. La disposizione strategica del materiale relativo ad Antonio, un personaggio che ha avuto un ruolo importante nel momento di transizione tra sistema repubblicano e autocratico, rivela la presenza di ansie e contraddizioni in un testo normalmente ritenuto inequivocabilmente in linea con l’ideologia augustea. Il contributo ipotizza che, attraverso il ritratto di Antonio, Valerio voglia invece far riflettere il lettore sulle fratture tra i due sistemi e su temi potenzialmente problematici come la perdita di alcuni valori durante gli anni di violenza delle guerre civili. 


The article is focused on Marcus Antonius’ ambiguous representation in the collection of exempla Facta et dicta memorabilia by Valerius Maximus (ca AD 31). The first part revolves around the negative portrayal of Antonius which reaches a climactic peak in book 9, where he is described as a tyrant. The second part investigates his surprisingly celebratory portrayal that emerges from exemplum 5.1.11 in the chapter titled de humanitate et clementia, where Antonius is the spokesman of the chapter’s virtues. Valerius’ strategic disposition of the material about Antonius, a key figure in the process of transition between Republic and Principate, reveals the presence of anxieties and contradictions in a text normally regarded as in alignment with Augustan ideology. The article argues that, through the portrayal of Antonius, Valerius interrogates the reader about the fractures between the two political systems and about potentially problematic topics, such as the loss of some values during the civil wars.

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Sulla ricezione di Virgilio bucolico: il caso dell’ Ecl. 4 di Calpurnio Siculo

Abstract

Lo studio della ricezione delle Bucoliche di Virgilio deve tenere conto di dinamiche complesse, determinate dall’eterogeneità che caratterizza il genere pastorale fin dalle sue origini. Questo intervento elabora una lettura della quarta ecloga di Calpurnio Siculo, proponendo di indagarne le linee di continuità, più che le deviazioni, rispetto al modello delle Bucoliche Il misterioso silenzio di Coridone nell’incipit dell’ecloga (vv.1-4), la dolcezza attribuita al suo canto (vv. 9), l’elogio del patrono Melibeo (vv. 29-42), i temi della succession e poetica (vv. 58-63) e del potere orfico del canto (vv. 64-69), il ricorso all’onomastica tradizionale dei pastori (con annessa allusione al “passato bucolico” dei personaggi) sono esaminati nella loro interazione con l’intertesto virgiliano. Lo scopo è d i mettere in luce le strategie con cui Calpurnio Siculo fa uso degli strumenti espressivi e tematici messi a disposizione dal modello di Virgilio per sviluppare un discorso politico, senza rinnegare l’appartenenza della propria poesia al genere pastorale. 


Reception studies on Virgil’s Eclogues must take into account complex dynamics, determined by the heterogeneity that characterizes the pastoral genre from its origins.
This paper offers a reading of Calpurnius Siculus’ 4th Eclogue, proposing an investigation of its lines of continuity, rather than deviations, from the model of Virgil’s Eclogues. The mysterious silence of Corydon in the Eclogue’s incipit (vv. 1-4), the sweetness attributed to his song (v. 9), the praise of his patron Meliboeus (vv. 29-42), the themes of poetic succession (vv. 58-63) and of the Orphic power of song (vv. 64-69), the use of the shepherds’ traditional names (with an allusion to the characters’ ‘bucolic past’) are examined in their interaction with the Virgilian intertext. This analysis aims to highlight Calpurnius Siculus’ ability to exploit the expressive and thematic tools provided by Virgil’s model and develop a political discourse without denying that his own poetry belongs to the pastoral genre.

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Imparare dai peggiori: il modello dei tiranni senecani nei Punica di Silio Italico

Abstract

L’obiettivo del presente lavoro è quella di indagare la fortuna del personaggio del tiranno, tipico della tragedia senecana, nei Punica di Silio Italico, con particolare attenzione al tema della consapevolezza dell’agire del tiranno. Come, infatti, personaggi quali Lico, Atreo ed Egisto mostrano, in Seneca, di essere intenzionalmente crudeli nei confronti dei loro avversari, e arrivano a teorizzare apertamente il principio per cui uccidere il proprio nemico sarebbe, paradossalmente, atto di clemenza – mentre il vero esercizio di potere consiste nel prolungare indefinitamente la sua sofferenza –, così anche Annibale nel poema siliano arriva a teorizzare che il massimo artificio della crudeltà consista nel risparmiare la vita del proprio oppositore per riservarlo a pene ancora maggiori, in una sorta di ‘condanna a vita’ che supera persino la condanna a morte. 


The purpose of the present paper is to investigate the reception of the ‘tyrant’ character, typical of Senecan tragedy, in Silius Italicus’ Punica, with particular attention to the theme of the tyrant’s self-awareness. In Seneca, characters such as Lycus, Atreus, and Aegisthus are intentionally cruel to their opponents, and go so far as to openly theorize the principle that killing one’s enemy would, paradoxically, be an act of mercy – while the real exercise of power consists in indefinitely prolonging their suffering; in the same way, Hannibal in the Punica decides to spare the life of his opponents in order to impose on them a greater punishment, in a kind of ‘life sentence’ that even exceeds the death sentence.

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