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Nuove ricerche sugli epigrammi e la poetica di Tito Pomponio Attico

Abstract 

Questo contributo ha l’obiettivo di delineare un aspetto quasi inesplorato negli studi su Tito Pomponio Attico, autore di cui sfortunatamente non ci sono pervenute opere integre, ma che era attivo nella Roma tardo-repubblicana nel campo della storiografia e delle opere erudite e antiquarie. Attraverso le testimonianze riguardanti i suoi epigrammi, si può ulteriormente arricchire il quadro della sua poetica e comprendere meglio i suoi interessi e la sua collocazione all’interno del canone di età repubblicana. Cicerone testimonia una dotta produzione dedicata alla ninfa Amaltea, consistente in epigrammata, poemata e historiae, probabilmente redatti in greco. Nepote e Plinio il Vecchio ci parlano invece di epigrammi celebrativi polimetrici per notabili romani (similmente alle Imagines di Varrone), raccolti successivamente in un volumen.


This paper aims to explore a relatively uncharted area in the study of Titus Pomponius Atticus, an author whose complete works have unfortunately not survived. Active in late Republican Rome, Atticus contributed to historiography, erudite writing, and antiquarian studies. The surviving testimonies regarding his epigrams offer valuable insights into his poetics, literary interests, and position within the late Republican literary canon. Cicero’s writings attest to an erudite body of work dedicated to Amalthea (epigrammata, poemata, and historiae, likely composed in Greek). Nepos and Pliny the Elder, on the other hand, mention celebratory polymetric epigrams for Roman notables, similar in theme and function to Varro’s Imagines, which were later collected into a volume.

 

 

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La ricezione dell’antico nel De apparatu Patauini hastiludii di Lodovico Lazzarelli

Abstract 

Il presente studio si prefigge l’obiettivo di avanzare un primo bilancio sulla ricezione dei modelli antichi nel De apparatu Patauini hastiludii di Lodovico Lazzarelli (San Severino Marche, 1447-1500), poema epico composto in occasione di un torneo a tema mitologico che l’Università dei giuristi di Padova organizzò nel 1467. Dopo una breve contestualizzazione dell’autore e dell’opera, l’analisi di alcuni passi significativi stimolerà la riflessione sull’attualizzazione umanistica del genere epico e sulla rielaborazione originale delle fonti, spesso contaminate, dissimulate e risemantizzate. Il poemetto esametrico si apre con un proemio in distici elegiaci, probabile imitazione di alcune praefationes tardoantiche, in particolare claudianee; l’uso del distico nell’epilogo, invece, è motivato dalla presenza del compianto funebre di un personaggio eminente e, verosimilmente, dal modello di Catull. 65. Altri versi presi in esame, infine, individuano quale ipotesto primario del De apparatu le Metamorfosi di Ovidio, spesso “frazionate” da Lazzarelli in loci diversi e contaminate con altre fonti, prima fra tutte l’Eneide di Virgilio.


The aim of this study is to provide an initial assessment of the reception of ancient models in De apparatu Patauini hastiludii, an epic poem written by Lodovico Lazzarelli (San Severino Marche, 1447-1500) for a mythological-themed tournament of armed riders organized by the University of Law of Padua in 1467. After a brief contextualization of the author and the work, the examination of some significant passages will clarify the humanistic adaptation of the epic genre and the original reworking of the sources, often contaminated, disguised, and used with a new meaning. This hexametric poem starts with a proem in elegiac couplets, probably an imitation of some Late Antique praefationes, particularly Claudian’s ones; the epilogue, instead, is written in elegiac couplets because of the presence of the funeral oration of a prominent character and, possibly, of Catull. 65 as model. Finally, the analysis of other verses confirms that the main hypotext of De apparatu was Ovid’s Metamorphoses, often “fragmented” by Lazzarelli into different loci and contaminated with other sources, especially Virgil’s Aeneid.

 

 

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Vel Platone dicente vel Tullio. Sulle citazioni tradotte da Platone nel corpus ciceroniano

Abstract 

Il contributo è dedicato alle citazioni dai dialoghi platonici rintracciabili nel corpus di Cicerone e ha lo scopo di illustrare con alcuni esempi le principali direttive in cui può svilupparsi l’analisi su questo oggetto di indagine. Dopo una breve sezione introduttiva, dedicata a inquadrare l’influenza di Platone sull’opera dell’Arpinate e le coordinate del progetto di creazione di una filosofia in lingua latina, sono presentati tre casi di studio: il ruolo della traduzione latina nel processo di constitutio textus dell’ipotesto greco; l’utilizzo dell’usus vertendi come criterio di selezione tra varianti adiafore; l’esistenza di duplici versioni di un medesimo brano inserite in luoghi diversi dallo stesso autore.


The paper examines direct quotations from Plato’s dialogues in Cicero’s corpus. It aims to illustrate, through selected examples, the main avenues of analysis for this subject. Following a brief introductory section that outlines Plato’s influence on Cicero’s work and situates his project to create a Latin-language philosophy, three case studies are presented. These include the role of Latin translation in constituting the Greek text, the use of “usus vertendi” as a criterion for selecting among textual variants, and the existence of multiple versions of the same passage placed in different contexts by the author himself.

 

 

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Genere bucolico e problemi di datazione: il caso di M. Valerio

Abstract 

L’articolo propone, recuperando e ampliando le osservazioni di Justin Stover sul tema, un’applicazione del concetto di window reference alle Bucoliche di M. Valerio, collezione di ecloghe in esametri latini di controversa collocazione cronologica, ma la cui plausibile interazione con il modello greco degli Idilli di Teocrito, molto complessa e forse sostanziata anche da giochi interlinguistici, suggerirebbe il VI secolo d.C. come epoca di composizione, una datazione considerevolmente più alta rispetto a quella comunemente acquisita finora (XII secolo). L’ipotesi risulta ulteriormente confortata da evidenze sia esterne (postilla che assegna all’autore il titolo di consul), sia interne all’opera, perlopiù consistenti in rilievi stilistici e contenutistici che evidenziano la vicinanza del testo esaminato a una tecnica compositiva e ad un contesto storico-culturale tardoantico piuttosto che medievale.


This article builds on and expands Justin Stover’s observations by applying the concept of window reference to the Bucolica of M. Valerius, a collection of Latin hexameter eclogues with a controversial chronology. The work’s complex and possibly interlinguistic engagement with the Greek model of Theocritus’ Idylls suggests a date of composition in the 6th century CE—several centuries earlier than the traditionally accepted dating (12th century). This hypothesis is further supported by both external and internal evidence. Externally, a marginal note attributes the title of consul to the author. Internally, stylistic and thematic features point to a compositional technique and cultural context more consistent with Late Antiquity than with the medieval period.

 

 

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Due note alla Vita Persi del Vind. 3094 (XV sec.)

Abstract 

Il presente articolo esamina una testimonianza finora trascurata della tradizione biografica su Persio, la Vita Persi conservata nel Wien, Österreichische Nationalbibliothek (ÖNB), Cod. 3094. Questo manoscritto di origine tedesca, redatto tra il 1493 e il 1496, contiene al f. 214v una Vita Persi di epoca umanistica, scritta a Worms l’1 novembre del 1494. Sebbene l’autore della biografia resti ignoto, il testo si colloca chiaramente nell’alveo della tradizione derivata dalla Vita attribuita al grammatico Valerio Probo di Beirut (I sec. d.C.), pur presentando innesti da fonti non sempre identificabili. Di tale Vita Persi Vindobonensis, della quale si fornisce una trascrizione integrale quanto più possibile rispettosa dell’ortografia del manoscritto e suddivisa in undici paragrafi per agevolarne la lettura, vengono presi in esame due specifici passi, estrapolati dalle sezioni relative alla narrazione degli anni di formazione di Persio (§ 3) e all’elenco delle sue opere giovanili (§ 8), dai quali è possibile ricavare elementi utili per tentare di dirimere due diverse problematiche di carattere esegetico – testuale (aliquatenus e vescio) presenti nell’antica Vita Persi attribuita a Valerio Probo.


This article examines a previously overlooked witness to the biographical tradition concerning Persius: the Vita Persi preserved in the Wien, Österreichische Nationalbibliothek (ÖNB), Cod. 3094. This German manuscript, produced between 1493 and 1496, contains on fol. 214v a humanistic Vita Persi composed in Worms on 1 November 1494. Although the author of the biography remains unknown, the text clearly belongs to the tradition deriving from the Vita attributed to the grammarian Valerius Probus of Berytus (1st century CE), while also incorporating elements from sources that are not always identifiable. A complete transcription of this Vita Persi Vindobonensis is provided here, with orthographic fidelity to the manuscript as far as possible and divided into eleven paragraphs to facilitate readability. Two specific passages from this Vita are examined in detail, drawn from the sections narrating Persius’s formative years (§ 3) and listing his youthful works (§ 8), as they offer valuable insights for addressing two distinct exegetical and textual issues (namely, aliquatenus and vescio) present in the ancient Vita Persi attributed to Valerius Probus.

 

 

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Introduzione (Mario De Nonno – Elisa Romano)

 La settima edizione del «Seminario nazionale per dottorandi e dottori di ricerca in studi latini», promossa e organizzata dalla Consulta Universitaria di Studi Latini (C.U.S.L.) secondo la consueta cadenza biennale, si è svolta – finalmente di nuovo in presenza – il 1° dicembre 2023. L’iniziativa, che costituisce un appuntamento ormai consolidato nel panorama nazionale degli studi di latino, ha suscitato nei giovani studiosi cui è rivolta un notevole interesse, testimoniato dal folto numero di proposte pervenute al Comitato scientifico del Seminario, costituito dalla “Commissione Università” della C.U.S.L., che dopo la fase di selezione si è fatta anche carico, come nelle precedenti edizioni, dell’impegnativo compito di revisionare in doppia lettura i testi presentati per gli atti. 

Anche in quest’edizione i contributi selezionati sono stati dodici, e li si è ripartiti in quattro sessioni, ciascuna coordinata da uno dei firmatari di quest’Introduzione o da un membro del Comitato Direttivo della Consulta, che ha anche svolto la funzione di avviare e stimolare, al termine di ogni sessione, la discussione, che ancora una volta è risultata particolarmente partecipata. Le dodici relazioni selezionate (su un numero di risposte alla call quasi triplo) sono state raggruppate – in un variegato panorama tematico – al mattino in una prima sessione (presieduta da Mario De Nonno), intitolata «Intorno a Virgilio» (relazioni di Nicolò Campodonico, Alberto Crotto e Vittorio Danovi), e in una seconda (presieduta da Elisa Romano), dedicata a «Forme brevi della poesia» (interventi di Irma Scaletti, Laura Giancola e Agnese D’Angelo); nel pomeriggio si sono poi svolte due ulteriori sessioni, dedicate l’una (sotto la presidenza di Alice Borgna) al tema «Esegesi e tradizione» (relatori Arianna Paltriccia, Giovanni Trovato e Rocco D. Vacca) e l’altra (presieduta da Maurizio M. Bianco) al tema «Trasmissione culturale e riuso» (qui hanno preso la parola Teresa Torcello, Giuseppe Iazzetta e Benedetta Scuteri). 

Il risultato – tanto più alla luce dei testi definitivi destinati alla pubblicazione in questi atti – conferma ancora una volta la ricchezza e la vivacità degli studi di letteratura e filologia latina nel nostro Paese; essi – ci sembra di poterlo dire con piena coscienza – restano all’avanguardia non solo nazionale per rigore di metodo e produttività di risultati. In una fase in cui si annunciano importanti interventi sulle linee guida e le direttive nazionali relative all’insegnamento delle discipline nella scuola secondaria di primo e secondo grado, la qualità e l’originalità della ricerca nel campo del latino appare pienamente in grado di offrire la più affidabile base per l’elaborazione di prospettive anche rinnovate di trasmissione del sapere, nonché di formazione di cittadini non abbandonati alle lusinghe della mercificazione della cultura e alla manipolazione dei confezionatori di fake news. 

La Biblioteca di ClassicoContemporaneo, che ha già accolto gli atti delle cinque precedenti edizioni dei Seminari, si conferma, per la sua natura e diffusione, come una sede ideale per incoraggiare alla ricerca i giovani studiosi. Il più fervido ringraziamento per la generosa ospitalità va dunque ai direttori Giusto Picone e Valeria Viparelli, nonché a Riccardo Maria Bonomo, che con puntuale attenzione ha curato la redazione del presente volume. 

Mario De Nonno – Elisa Romano

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Omero e Virgilio: vite parallele

Abstract 

 Il confronto tra Omero e Virgilio, come massimi autori della letteratura greca e latina, si estese, già nell’antichità, alle tradizioni aneddotiche e biografiche che circolavano su di loro, spesso costruite su interpretazioni autobiografiche delle loro opere o su schemi narrativi ricorrenti. In questo articolo, intendo suggerire che la tradizione aneddotica su Omero influenzò, sotto vari aspetti, quella su Virgilio, riflettendo sul piano biografico le loro analogie letterarie. In primo luogo, molti aneddoti sono attestati sia per Omero sia per Virgilio: entrambi si dedicarono alla poesia fin da giovani, scrissero epigrammi contro maestri di scuola, composero opere giovanili scherzose, donarono testi ad amici che li divulgarono a proprio nome, viaggiarono per documentarsi e scrissero i propri epitafi. Il fatto che queste analogie siano costruite per fare di Virgilio il corrispettivo latino di Omero è comprovato dalla frequente menzione di quest’ultimo nelle Vitae Vergilianae. Per esempio, Foca enfatizza la competizione tra Omero e Virgilio, campioni delle due letterature, mentre la Vita di Svetonio-Donato rileva che Virgilio ebbe critici come lo stesso Omero, a dimostrazione della sua abilità emulativa. In conclusione, la narrazione della vita di Virgilio secondo schemi attestati già per Omero contribuisce a rafforzare il suo ruolo al vertice del canone letterario latino, in linea con la vocazione eminentemente storico-letteraria delle antiche biografie dei poeti. 


 The comparison between Homer and Virgil, as the foremost authors of Greek and Latin literature, extended already in antiquity to the anecdotal and biographical traditions circulating about them, which were often built on autobiographical interpretations of their works or recurring narrative patterns. In this article, I intend to suggest that the anecdotal tradition around Homer influenced, in various ways, that concerning Virgil, thereby reflecting on a biographical level their literary relationships. Firstly, many anecdotes are attested for both Homer and Virgil: both devoted themselves to poetry from an early age, composed epigrams targeting schoolteachers, wrote playful juvenile poems, gifted works to friends who published them under their own names, travelled for research purposes, and composed their own epitaphs. These parallelisms were constructed to present Virgil as the Latin counterpart to Homer, given the frequent mention of the latter in the Vitae Vergilianae. For instance, Phocas emphasizes the rivalry between Homer and Virgil, as champions of their respective literatures, and the Vita by Suetonius-Donatus notes that Virgil had critics just like Homer, as proof of his emulative skills. In conclusion, the narration of Virgil’s life according to patterns already attested for Homer contributes to reinforcing his role at the summit of the Latin literary canon, in keeping with the explicitly historical-literary orientation of ancient poets’ biographies. 

 

 

 

 

 

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Urbs vs castra: luoghi e ‘nonluoghi’ in Eneide IX

Abstract 

L’articolo prova ad applicare il concetto antropologico del ‘nonluogo’ quale concepito da Marc Augé all’interpretazione del paesaggio descritto nel libro IX dell’Eneide.

Nel corso della narrazione bellica che vede opporsi tra loro Rutuli e Troiani, si osserva, infatti, un’opposizione nell’uso di due vocaboli riferiti all’insediamento teucro nel Lazio: da un lato castra, associato alla percezione che di quel luogo hanno gli Italici, dall’altro urbs, termine con cui i Dardanidi indicano il proprio sito. Nelle intenzioni autoriali, tale binomio sembra circoscrivere due prospettive distinte: castra rimanda alla concezione di un presidio di passaggio, facilmente conquistabile perché privo di una guida capace di difenderlo, un vero e proprio ‘nonluogo’, mentre urbs rappresenta la volontà della comunità troiana di costituire, almeno dal punto di vista ideologico e quindi sul piano della significazione lessicale, un’entità spaziale duratura, in cui gli esuli possono finalmente raccogliersi per gettare le basi di un imperium sine fine.


 This paper draws inspiration from the anthropological concept of the ‘non-place’, as theorized by Marc Augé and it seeks to apply this concept to Aeneid IX. In fact, concerning the siege of the Trojans’ camp, Virgil uses two different words to refer to the Teucrian settlement: on one hand castra, almost always associated with the Italian perception of that place and on the other urbs, which is used by the Dardanians to refer to their own city. This pair of words thus seems to define two divergent perspectives: castra is linked to the idea of a hotspot easily conquerable, as it lacks a guide keen on defending it, while urbs represents the will of the Trojan community to establish a long-lasting Empire.

 

 

 

 

 

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Nihil ingeniosius, nihil eruditius, nihil iucundius: Catullo nella biblioteca di Piero Vettori

Abstract 

Questo contributo propone una prima ricostruzione degli studi catulliani di Piero Vettori (1499-1585). Il filologo fiorentino non pubblicò mai un’edizione o un commento a Catullo, ma materiali inediti della sua biblioteca testimoniano un’intensa attività critica sul Liber da parte di Vettori. Gli inediti (tre stampe postillate e due manoscritti miscellanei) sono stati confrontati con i capitoli dedicati a Catullo nelle Variae lectiones, la miscellanea filologica di Vettori, in cui sono racchiusi gli unici contributi pubblicati dall’umanista del suo lungo lavoro sul testo catulliano.


This study offers a critical reconstruction of Piero Vettori’s philological work on Catullus. The Florentine humanist never realized an edition or a commentary on Catullus’ poems, but some unpublished materials from his library attest his philological interest in the poet over several decades. These autograph sources (three printed editions with marginalia and two miscellaneous manuscripts) are analysed in comparison with the Catullan chapters of the Variae lectiones, Vettori’s philological miscellany and the only published record of his work on Catullus.

 

 

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Contaminazioni inter-redazionali nella tradizione del commento di Servio a Virgilio: la classe α

Abstract 

In un articolo apparso sulla «RFIC» nel 1996, Ramires segnala l’esistenza di tre testimoni che preservano una versione del commento di Servio a Virgilio fino a quel momento ignota. Questi testimoni, ora conosciuti come la classe α, includono alcune centinaia di passaggi che dovevano mancare nell’archetipo serviano identificato da Murgia (Σ), ma trovano normalmente riscontro nel Seruius auctus. La questione dell’origine delle aggiunte risulta ancora aperta: esse sono state alternativamente qualificate da Ramires e da Murgia come derivate da un ramo della tradizione del Servio genuino indipendente da Σ e come derivate dalla tradizione del Seruius auctus. Questo contributo si propone di gettare nuova luce su tale questione, mostrando che gli argomenti addotti contro l’ipotesi di Murgia non risultano conclusivi e che essa è suffragata da argomenti più numerosi e cogenti di quanto lo stesso Murgia avesse rilevato.


In a 1996 «RFIC» article, Ramires called attention to three witnesses preserving a hitherto unknown version of Servius’ commentary on Vergil. These witnesses, now labelled as the α class, include a few hundreds of passages which could not be found in the Servian archetype identified by Murgia (Σ) but can normally be paralleled within the DS scholia. The question of the origin of these additions is still open: they have been alternatively qualified by Ramires and by Murgia as emanating from a branch of the tradition of the genuine Servius independent of Σ and as emanating from the tradition of the DS scholia. This paper aims to shed new light on the question at issue, showing that the arguments adduced against Murgia’s hypothesis are not decisive and that this hypothesis is corroborated by more numerous and cogent arguments than Murgia himself noticed.

 

 

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