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ClassicoContemporaneo.eu
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Latino a fumetti: una proposta

Abstract 

La mia proposta consiste nel ridurre a fumetto testi d’autore latini da proporre a scuola: è necessario presentare quanto prima testi originali per portare gli studenti a impadronirsi progressivamente dell’usus scribendi degli autori e acquisire familiarità con la cultura e il modo di pensare latini. In questa direzione non è da trascurare l’aiuto che, nella fase di comprensione, la riduzione a fumetto può portare alla lettura dei testi d’autore in lingua originale. Allo scopo ho progettato un tipo particolare di fumetto che sia in grado di semplificare visivamente la lettura, ovvero di cogliere e rappresentare l’essenzialità di ciò che il testo vuole comunicare. Non è scontato che un disegno di per sé semplifichi un testo narrativo: è necessario adottare inquadrature, tagli compositivi e stile grafico atti a perseguire l’obiettivo della semplificazione visiva. È su questa base che ho realizzato i fumetti di sei testi latini, ossia le egloghe 1 e 9 di Virgilio; le satire 1 e 9 del primo libro dei Sermones oraziani; le epistole 7, 27 e 9, 12 di Plinio il Giovane. Si tratta, come si vede, di testi molto dialogati, ma non teatrali, e di frequente fruizione nell’ambito della scuola.


My proposal is to turn original Latin texts into comic strips to be offered at school: it’s essential to present original texts as soon as possible in order to gradually help students learn the usus scribendi of the authors and become familiar with the culture and way of thinking of the ancient Romans. In this direction, the help that comic adaptation can offer in the comprehension phase should not be overlooked when reading original language texts. With this goal in mind, I have designed a particular type of comic strip that could visually simplify the reading, capture, and represent the essence of what the text wants to communicate. It is not obvious that a drawing by itself could simplify a narrative text: it is necessary to choose specific panel shots, compositional cuts, and graphic styles aimed at achieving the goal of visual simplification. Based on this concept, I have created comic strips for six Latin texts: Eclogues 1 and 9 by Virgil; Satires 1 and 9 from the first book of Horace’s Sermones; and Epistles 7, 27 and 9, 12 by Pliny the Younger. As can be noticed, these texts feature frequent dialogue, but they are not theatrical texts, and are commonly used in schools.

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Intelligenza artificiale e ricerca nell’antichistica: un cantiere aperto

Abstract 

Il contributo prende in esame alcune questioni legate al rapporto tra intelligenza artificiale generativa e ricerca in campo antichistico, soprattutto negli ambiti della filologia digitale, della traduzione, dell’analisi di testo e della storia dell’IA, operando soprattutto un’analisi di Chat GPT e di DALL-E. Da questa ricerca si deduce come l’IA richieda ancora un forte investimento in termini di addestramento specifico per risultare utile.


The contribution examines some issues related to the relationship between generative artificial intelligence and research in the domain of antiquity, especially in the fields of digital philology, translation, text analysis and the history of AI, mainly conducting an analysis of Chat GPT and DALL-E. This research shows how AI still requires a strong investment in terms of specific training in order to be useful.

 

 

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Dalla retorica alle neuroscienze: leggere le Catilinarie con gli strumenti delle scienze cognitive

Abstract 

Il contributo propone un’analisi interdisciplinare delle Catilinarie di Cicerone mediante l’impiego degli strumenti delle scienze cognitive e delle neuroscienze retoriche. L’indagine si concentra sull’identificazione e sull’interpretazione dei bias cognitivi – quali l’availability heuristic, l’attentional bias, la recency illusion e il mere exposure effect – utilizzati dall’oratore per modellare la percezione degli ascoltatori e orientare l’opinione contro la congiura di Catilina. La metodologia adottata prevede un’analisi testuale sistematica integrata con riferimenti a modelli teorici della psicologia cognitiva e dati neuroscientifici, al fine di evidenziare le strategie persuasive operanti in contesti retorici complessi. Le conclusioni indicano che le tecniche retoriche di Cicerone sono strutturate per attivare specifici meccanismi cognitivi, similmente ai processi identificati nelle ricerche moderne, e contribuiscono in maniera determinante alla formazione del consenso politico e alla mobilitazione emotiva dell’audience. In un’epoca in cui la comunicazione digitale sfrutta strategie persuasive analoghe a quelle antiche, il caso delle Catilinarie offre uno spaccato sulle basi cognitive della propaganda, utile anche per comprendere i nuovi media.


This article offers an interdisciplinary analysis of Cicero’s Catilinarian Orations through the lens of cognitive science and rhetorical neuroscience. The investigation focuses on identifying and interpreting various cognitive biases — such as the availability heuristic, attentional bias, recency illusion, and mere exposure effect — which Cicero employs to shape his audience’s perception and steer public opinion against Catiline’s conspiracy. The adopted methodology combines a systematic textual examination with references to theoretical models in cognitive psychology and neuroscientific data, aiming to highlight the persuasive strategies at play in these complex rhetorical contexts. The findings suggest that Cicero’s rhetorical techniques are designed to activate specific cognitive mechanisms, in close alignment with those identified in modern research, and play a decisive role in shaping political consensus and eliciting the audience’s emotional engagement. In an age when digital communication employs persuasive strategies akin to those of antiquity, the case of the Catilinarian Orations provides insight into the cognitive underpinnings of propaganda, which is invaluable for understanding modern media. 

 

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Res novae? Immo novissimae. Ultime evoluzioni degli archivi digitali di poesia latina (MQDQ Galaxy)

Abstract 

Il contributo si propone di presentare e commentare le proposte per lo sviluppo e il futuro degli archivi digitali di poesia latina che vanno sotto il nome di MQDQ Galaxy di fronte alle sfide poste dall’era postdigitale: res novae e novissimae che disegnano una precisa idea di “innovazione” applicata allo studio filologico dei testi latini, dove si compenetrino tradizione e avanguardie tecnologiche.


This paper aims to present and discuss proposals for the development and future of the digital archives of Latin poetry known as the MQDQ Galaxy, considering the challenges posed by the post-digital era. These res novae and novissimae outline a specific vision of “innovation” as applied to the philological study of Latin texts, where tradition and technological advancements are integrated. 

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Nuove prospettive sull’edizione dei testi frammentari (con particolare riguardo all’ars grammatica)

Abstract 

In questo contributo si affrontano i problemi teorici posti dall’edizione dei testi frammentari, alla luce delle più recenti acquisizioni della linguistica testuale e della filosofia del linguaggio in materia di citazioni e discorso riportato, senza trascurare l’apporto delle nuove tecnologie. L’esemplificazione è principalmente tratta da fonti di carattere grammaticale.


This paper addresses the theoretical issues involved in editing fragmentary texts, drawing on recent developments in textual linguistics and the philosophy of language – particularly regarding quotation and reported speech – while also considering the role of new technologies. The examples are primarily drawn from grammatical sources. 

 

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L’ecdotica digitale per il Lucullus ciceroniano

Abstract 

Il capitolo illustra le fasi della redazione di un’edizione critica digitale evidenziando il ruolo cruciale degli strumenti digitali. Si parte da un nuovo approccio alla collazione dei manoscritti, che integra un database per archiviare le lezioni e analizzarle preliminarmente. Grazie alle formule e ai filtri del foglio di calcolo, è possibile elaborare grandi quantità di dati per ottenere rapporti di filiazione tra i manoscritti per mezzo di calcoli statistici e orientare l’analisi filologica, finalizzata alla definizione dello stemma codicum. Questo metodo offre uno strumento accessibile, integrabile e potente per gestire e analizzare dati complessi. Successivamente, si approfondisce l’organizzazione dei dati per l’edizione critica digitale, illustrando il progetto PRIN RETI (Rendering TExts and Images). Si descrivono le modalità di marcatura in XML/TEI e l’uso di EVT, un software dedicato per la visualizzazione delle edizioni. Si illustrano le scelte fatte per classificare le varianti testuali, evidenziando le potenzialità e che gli strumenti digitali pongono alla filologia, con esempi pratici, al fine di mostrare come questi approcci innovativi possano contribuire alla ricerca filologica, fornendo soluzioni avanzate e flessibili.


This chapter illustrates the stages of the production of a digital critical edition, highlighting the crucial role of digital tools. We begin with a new approach to manuscript collation, integrating a database to collect, store, and analyse variants. Using the formulae and filters of a spreadsheet allows to process a substantial quantity of data and obtain the relationships between manuscripts by means of statistical calculations, which helps to target the philological study in order to define the stemma codicum. This method provides an accessible, powerful, and augmentable tool for handling and processing complex data. Subsequently, we expand on how data can be organized to produce a digital critical edition and illustrate the PRIN project RETI (REndering Texts and Images). We explain the use of markup with XML/TEI and EVT, a software for visualizing editions. We discuss the chosen methods to classify textual variants and underscore the potential that digital tools represent for philology, with practical examples, with the aim of showing how these innovative approaches may contribute to philological research, offering advanced and flexible solutions. 

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Ercole: mito e forme artistiche di un supereroe

Abstract 

Nei secoli la figura di Eracle o Ercole conosce grande fortuna, perché incarna i concetti di forza, coraggio e astuzia, che hanno travalicato l’ambito mitologico. Detti aspetti diventano chiavi interpretative impiegate dagli artisti della classicità, accolte e rilette nel medioevo e celebrate in età moderna fino a tornare, in forme rinnovate, nella contemporaneità. Ciò è stato possibile perché il figlio di Zeus porta su di sé le attese dell’umanità e la volontà di riscatto dei limiti imposti dalla natura e dagli dèi. Il rimando biblico a Sansone, alla forza come virtù cardinale nell’etica cristiana o alle fatiche come momenti del cammino di ascesi spirituale – riscontrabile nelle costruzioni agiografiche medievali e moderne – restituisce aspetti di un modello ideale che, per la sua trasversale universalità, si rinnova nel tempo, identificando figure di spicco, famiglie nobiliari e città. Ripercorrerne i momenti salienti attraverso le forme artistiche, dall’antichità a oggi, dà conto di un mito che regge l’usura del tempo.


Over the centuries, the figure of Heracles or Hercules has enjoyed great fortune because it embodies the concepts of strength, courage and cunning, which have transcended the realm of mythology. These aspects become interpretative keys used by classical artists, welcomed and reinterpreted in the Middle Ages and celebrated in the modern age until they return, in renewed forms, to the contemporary age. This was possible because the son of Zeus carries upon himself the expectations of humanity and the desire to redeem the limits imposed by nature. The biblical reference to Samson, to strength as a cardinal virtue in Christian ethics or to hardships as moments in the path of spiritual asceticism – found in medieval and modern hagiographic constructions – returns aspects of an ideal model that, due to its transversal universality, is renewed over time, identifying prominent figures, noble families and cities. Retracing its salient moments through artistic forms, from antiquity to today, gives an account of a myth that withstands the wear and tear of time.

 

 

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Premessa (Fabio Gasti)

Per i romani res novae è un’espressione forte e inquietante: in particolare negli storiografi, o comunque nelle descrizioni storiche, come sappiamo, la cupiditas o lo studium rerum novarum connota il volgo sedizioso e incostante, spesso preda di capi approfittatori, che convincono a sovvertire l’ordine costituito per un’idea, spesso illusoria, di assetto migliore e più conveniente ai propri tornaconti. Anche quando il senso dell’espressione è sprovvisto di tale portata negativa, l’attrazione per i cambiamenti e per così dire il fascino del nuovo si accompagna alla paura di perdere i punti di riferimento e all’ansia di vivere le novità da protagonisti, o perlomeno cercando di non esserne sconfitti.

La Commissione Società costituita in seno alla Consulta universitaria di Studi Latini ha ravvisato la consonanza di questi atteggiamenti, variamente descritti nella produzione letteraria, con il particolare rapporto della società di oggi con le res novae rappresentate dalle tecnologie digitali, un ambito che sollecita l’attenzione generale, perfino quella di chi non si rivolge con particolare interesse o competenza a queste risorse. In effetti nel mondo in cui ci muoviamo quotidianamente constatiamo come si sia del tutto attuata la “profezia” dell’informatico statunitense Nicholas Negroponte, che esattamente trent’anni fa (Being Digital, New York 1995: opera subito tradotta anche in italiano, Essere digitali), nel momento in cui presentava la rivoluzione digitale, ha immaginato una società in cui il digitale davvero sarebbe entrato a far parte della vita quotidiana, condizionando pervasivamente e a vari livelli il comportamento e per così dire lo stile di vita.

Così, le cosiddette “nuove tecnologie”, ormai di fatto vecchie di decenni, fanno parte già della nostra identità al punto da averci introdotto in un’età senz’altro post-digitale a tutti i livelli che ci impone di conoscere e utilizzare tecnologie sempre più nuove. Dal nostro particolare punto di vista, esse facilmente hanno finito per comprendere classico e moderno in termini quasi inestricabili; nasce pertanto da qui l’idea di presentare e discutere il molteplice rapporto tra questi mondi forzatamente interagenti – il digitale, la nostra società e i nostri studi – e l’immaginario che essi creano, in termini sia tecnici, sia di ricerca, sia didattici, sia sociologici, fra media tradizionali, social network, intelligenza artificiale.

Queste riflessioni hanno costituito la base per l’organizzazione di un convegno nell’ambito del quale alcuni qualificati relatori hanno condiviso i propri studi a riguardo, con l’attenzione rivolta all’approfondimento metodologico, alla possibile applicazione di quelle metodologie nei vari campi dello studio dell’antico, alla divulgazione controllata e appropriata di esse. Pavia, con la sua rete di collegi universitari, è stata individuata come sede dell’incontro e le sessioni, ospitate in successione nella storica Aula Volta dell’Università, nell’Aula Goldoniana del Collegio Ghislieri e nella Sala Convegni del Collegio Santa Caterina da Siena, hanno assistito a un articolato dibattito che di per sé documenta la varietà del tema generale. Proprio per la rilevanza delle tematiche trattate e per la trasversalità di esse, il presente volume di atti intende condividere l’esito di tale dibattito con l’intera comunità scientifica, non soltanto fra latinisti.

Nel dettaglio, un primo gruppo di contributi riguarda la persistenza della lingua e anche, più in generale, della cultura letteraria latina in ambiti diversi della nostra società. Stefano Grazzini ragiona sui principali tratti linguistici e sintattici del latino che la nostra lingua in vari modi e ambiti perpetua per via letteraria e scolastica, Renato Oniga, sul terreno della linguistica, dimostra come la lingua latina abbia rappresentato nel Novecento un campo di confronto sui piani teorico e pratico per vari modelli linguistici, Guido Milanese esamina la prospettiva di quello che nel 1978 Francesco Della Corte aveva chiamato “approccio globale” al latino per dimostrarne l’attuale potenzialità a comprendere le basi della cultura europea, Alice Borgna rileva la contraddizione fra il forte interesse che la società attuale mostra per l’antica Roma e lo statuto riconosciuto agli operatori scientifici e i ricercatori del settore umanistico, Angelo Luceri propone un ricchissimo dossier per categorie relativo alla comunicazione pubblicitaria, laddove la lingua latina, variamente presente, viene adottata a scopo enfatico e sensazionalistico.

Un campo privilegiato di intervento è senz’altro rappresentato dalla scuola. Maria Antonietta Paladini propone alcune linee direttrici per valorizzare letture di autori latini nella didattica scolastica in Italia – in particolare al liceo scientifico – volte a dimostrare il ruolo del latino come lingua della comunicazione scientifica e quindi della cultura, mentre Ilaria Torzi propone alcune mirate strategie didattiche per il liceo linguistico, con obbiettivi ridotti ma misurabili sul livello della lingua e, per questo tramite, su quello della letteratura e della civiltà. Dal canto suo, Virginia Elia mette la propria competenza di disegnatrice al servizio di un esempio di didattica innovativa che utilizza il fumetto per presentare a scuola alcuni testi classici (qui Hor. serm. 1, 9, 14-30) come interessante integrazione alla lettura consueta.

Le nuove e nuovissime risorse ricevono impulso e sollecitano applicazione anche in campi attinenti la ricerca e la più generale conoscenza dell’antico, e pertanto anche questo ambito è stato oggetto di riflessione. Andrea Balbo interviene con esempi concreti sul rapporto tra intelligenza artificiale e ricerca (filologia digitale, traduzione, analisi testuale) per auspicare un opportuno addestramento specifico perché tali tecnologie risultino davvero utili, mentre Massimo Manca specificamente procede a un’analisi interdisciplinare delle Catilinarie ciceroniane mediante l’impiego degli strumenti delle scienze cognitive e delle neuroscienze retoriche, evidenziando le strategie persuasive operative nei contesti retorici complessi. Martina Venuti commenta le proposte per il futuro di quegli archivi digitali di poesia latina che vanno sotto il nome di MQDQ Galaxy nell’era postdigitale, dove si compenetrino tradizione e avanguardie tecnologiche. Nel campo specifico dell’ecdotica digitale, Alessandro Garcea problematizza l’edizione dei testi frammentari e fa dialogare fruttuosamente le nuove tecnologie con le più recenti acquisizioni della linguistica testuale e della filosofia del linguaggio, Stefano Rozzi e Federica Lazzerini dal canto loro presentano le peculiarità dell’edizione critica digitale illustrandone i diversi passaggi redazionali ed esemplificando concretamente come un approccio innovativo possa contribuire alla ricerca filologica con soluzioni avanzate e flessibili.

Infine, in tema di persistenza e multimedialità dei contenuti classici, Francesca Stroppa presenta una rassegna dedicata alla figura di Ercole, indagandone gli elementi potentemente trasversali nell’immaginario letterario e artistico, che dalla letteratura e dalle arti figurative arriva fino al cinema e ai cartoons.

Interrogarsi sulla presenza e sul ruolo del latino nella cultura contemporanea e valutare le risorse che la società d’oggi può assicurare agli operatori del settore costituisce ormai una cura ineludibile per ricercatori e docenti. Il confronto con i media e soprattutto con i destinatari, a livelli diversi, del nostro lavoro (studenti, lettori, colleghi, appassionati) per adeguare l’approccio e scoprire nuove vie anima il dibattito e può affinare le metodologie. In questo senso e con consapevole motivazione i contributi qui raccolti costituiscono uno stimolante specimen e nello stesso tempo documentano una viva disponibilità e un deciso orientamento a valorizzare quanto le res novae in continua evoluzione offrano in costante e positiva dialettica con i dati dell’esperienza maturata e con l’evidenza della personale interpretazione.

 

Fabio Gasti

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Il latino nell’italiano d’oggi

Abstract 

 Nel saggio si passano in rassegna i principali tratti sintattici e lessicali che la lingua italiana ha ereditato dal latino e che si conservano grazie alla tradizione letteraria e alla scuola. Per quanto riguarda le costruzioni sintattiche e l’ordine delle parole, si distingue fra i latinismi della lingua letteraria e i tratti sintattici assimilati dalla lingua d’uso e non più riconosciuti come tali. Per quanto riguarda il lessico, si analizzano tratti caratteristici dei vari ambiti della vita quotidiana, compreso il cinema e la pubblicità.


The essay reviews the main syntactic and lexical features that the Italian language has inherited from Latin and that are preserved through literary tradition and the education system. Regarding syntactic constructions and word order, a distinction is made between the Latinisms of literary language and the syntactic features assimilated into the spoken language and no longer recognized as Latinisms. Regarding the lexicon, characteristic features of various aspects of daily life, including youth language, cinema, and advertising, are analysed.

 

 

 

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Il latino e la linguistica moderna: un dialogo possibile

Abstract 

La tradizione degli studi filologici e grammaticali sul latino può entrare in un fruttuoso dialogo con la linguistica generale. In particolare, i paradigmi teorici dello strutturalismo, del funzionalismo e della grammatica generativa hanno stimolato, a partire dalla seconda metà del Novecento, numerosi tentativi di applicazione all’analisi di fenomeni linguistici peculiari della lingua latina. Nonostante l’epoca postdigitale rischi di travolgere le discipline tradizionali con il trionfo dell’approssimazione statistica, il latino e la linguistica rimangono importanti strumenti per la formazione del pensiero umanistico.


The tradition of philological and grammatical studies on Latin can enter into a fruitful dialogue with general linguistics. In particular, the theoretical paradigms of structuralism, functionalism and generative grammar have stimulated, starting from the second half of the twentieth century, numerous attempts to apply them to the analysis of linguistic phenomena peculiar to the Latin language. Although the post-digital era risks overwhelming traditional disciplines with the triumph of statistical approximation, Latin and linguistics remain important tools for the formation of humanistic thought. 

 

 

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