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Autore: Gian Mauro

Saperi umanistici e valutazione – III. La valutazione delle riviste umanistiche

La valutazione delle riviste umanistiche è un’impresa forse impossibile ma probabilmente necessaria. Nel mio breve intervento vorrei prima prendere in rassegna alcune delle principali criticità emerse negli ultimi anni riguardo la valutazione delle riviste nelle scienze umane, anche da una prospettiva internazionale, per poi offrire qualche considerazione su ciò che a mio avviso si può salvare e forse anche promuovere in questo campo alquanto minato.

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Saperi umanistici e valutazione – II. La ricerca: per una valutazione della qualità

Questo mio breve intervento non può che cominciare con una riflessione sulla parola che campeggia al centro della nostra comune riflessione: “valutazione”. Si tratta di un sostantivo astratto derivato da “valuta”, che propriamente designa “la determinazione del valore di un bene ragguagliato in moneta”. Abbiamo dunque a che fare con un termine che ci viene dalla sfera economico-finanziaria, così come dalla sfera economico-finanziaria derivano però anche molte altre parole chiave relative all’odierna prassi universitaria. Alla “valutazione” dell’ANVUR sottoponiamo non articoli o libri, ma “prodotti”; i nostri corsi non si dividono più in fondamentali e complementari ma hanno un “valore” che si misura in “crediti”, e tutti insieme non costituiscono più il programma degli insegnamenti, ma forniscono la “offerta” formativa dell’Ateneo. Un compatto manipolo di metafore tratte dal mercato ha dunque occupato l’immagine che ricerca e insegnamento universitari offrono di sé al mondo esterno. Sappiamo bene, però, che qualsiasi sistema di rappresentazione metaforica della realtà – specie se derivato da una sfera culturale dominante, qual è oggi quella del mercato – finisce per agire sulla sostanza stessa di questa realtà, rendendola sempre più simile a ciò che la rappresenta.

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Saperi umanistici e valutazione – I. Introduzione

Oggi nel mondo si parla molto di valutazione: è un ‘problema’ di grande attualità. Ma perché è un problema? Se pensiamo alla valutazione intesa in senso lato, come valutazione del servizio pubblico (della sanità, della giustizia, delle forze armate, dei lavori pubblici etc.) pensiamo a un esercizio di controllo del corretto uso delle risorse finanziare al fine di migliorare i servizi: a un qualcosa cioè che può apportare cambiamenti benefici con importanti risvolti anche di ordine etico-politico, soprattutto se va a incidere sulla trasparenza della gestione statale delle risorse pubbliche.

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Saperi umanistici e valutazione

Scienze dell’antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche

Saperi umanistici e valutazione

Seminario Nazionale delle Consulte Scientifiche dell’Area 10 (16 maggio 2014)

16 maggio 2014
Università di Roma La Sapienza Facoltà di Lettere e Filosofia – Aula Partenone

ISBN: 9788868891701

Per ulteriori dettagli scarica la locandina in formato pdf.

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“Vitae praecepta beatae”. Dialogo e voci in Hor. “Sat.” II 3, II 4 e II 7

All’interno del II libro delle Satire, il significato di II 3, II 4 e II 7 presenta speciali difficoltà, che riguardano il complesso rapporto tra le diverse voci che vi prendono parte: il personaggio di Orazio, i suoi interlocutori, gli autori dei monologhi che occupano il centro di ciascuna satira, Orazio l’autore e, naturalmente, il lettore. Questo articolo vuole mettere in rilievo l’autonomia e l’autorità che, come già altri hanno notato, questi monologhi assumono nelle rispettive satire. L’ironia dell’autore si può percepire piuttosto nella cornice dialogica dei componimenti, dove la voce di Orazio agisce come una sorta di specchio deformante rispetto a quella dell’interlocutore. Dunque serietà e parodia, elaborazioni filosofiche e negazione di ogni dogmatismo filosofico, sono strettamente congiunte in satire che costituiscono variazioni sul tema nullius iurare in verba magistri. La difficoltà di lettura dipende appunto dalla raffinata ambiguità di questi componimenti.

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Alcune riflessioni sul concetto di spazio a partire dal XII libro degli epigrammi di Marziale

Il concetto di spazio in Marziale è stato spesso esaminato sotto numerosi punti di vista. In questo breve contributo si cerca di dimostrare come esso sia dinamico e sfugga perciò a rigide classificazioni o facili dicotomie, quali campagna/città e Roma/Spagna. Sulla scia delle riflessioni scaturite dalla lettura di alcuni epigrammi del XII libro, si tenterà al contrario di mettere in luce che per Marziale lo spazio è relativo: il luogo in cui egli è a proprio agio è infatti uno spazio sociale, che si può trovare a tutte le longitudini.

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Il XII libro di Marziale e la metapoetica dei luoghi

Il XII libro di Marziale è un testo complesso e problematico per molteplici ragioni filologiche e storiche. Tradizionalmente visto dagli studiosi come una raccolta di componimenti costituita da un librarius nella sua edizione lunga, questo libro rivela, ad una lettura più attenta, alcuni indizi di unitarietà. Il contrasto fra i tempi e gli spazi (principalmente la Roma del passato e la Spagna del presente) è un buon modo per evidenziare la volontà autoriale e la sua selezione di poemi. Studiare le reti semantiche con un rilevante significato metapoetico può aiutare a mettere a fuoco questa prospettiva interpretativa.

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La mitologia che parliamo

INNOCENZO MAZZINI, La mitologia che parliamo. Personaggi ed episodi mitologici nell’italiano corrente (con illustrazioni di Faliero Tamburi), EUM-Edizioni Università di Macerata, Macerata 2014, E. 16 (ISBN 978-88-6056-385-9).

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