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ClassicoContemporaneo.eu
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Autore: Gian Mauro

Antigone today: a time to die

Di recente in Italia un caso di eutanasia che ha fatto molto scalpore (il caso di Eluana Englaro, nel 2009) ha inspirato un nuova ‘versione’ dell’Antigone di Sofocle, differente dalle altre e particolarmente provocatoria: l’Antigone di Valeria Parrella (2012). Basandosi sull’opera della Parrella, e facendo propria la sua lettura, il presente articolo esamina e discute il caso americano di Brittany Maynard (2014) che presenta alcuni aspetti simili e paralleli al caso italiano che ha inspirato la Parrella, cioè il diritto di optare per l’eutanasia quando non si ha più alcuna possibilità di condurre una vita autonoma, ‘una vita dignitosa e decente’. In entrambe le vicende, quella italiana e quella americana, pur a distanza di 2500 anni circa, Antigone e la sua lotta dimostrano di essere rilevanti per la nostra società contemporanea in quanto capaci di fornire un forum per dibattiti e riflessioni su questioni esistenziali ed essenziali per il genere umano.

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Il concetto di copia dall’antichità ai tempi moderni (Milano)

25/03/ 2015, Biblioteca Ambrosiana, Milano

La Pinacoteca Ambrosiana di Milano ha ospitato, a cura di Federica Spadotto, il sesto appuntamento relativo alle Letture d’arte dedicato all’identità della copia nell’arte, partendo dal mondo classico sino ai nostri giorni, attraverso l’indagine storica e sociologica di un segmento figurativo dai risvolti del tutto ‘originali’.

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Dialoghi a distanza (Omegna)

15/03/2015 – 04/04/2015, Spazio Aglaia Arts and Crafts, Omegna

A unire la pittura di Fabrizio Molinario alle sculture di Silvana Marra, come afferma il titolo “Dialoghi a distanza” a cura di Giovanni Crippa, se pur nelle rispettive differenti tecniche, è l’idea di percorrenza, di viaggio, di migrazione, con suggestioni legate al mondo della Grecia classica. Sullo sfondo bianco della tela, Molinario dipinge una capiente barca, quasi un ventre materno stipato di migranti, ma con una tecnica dai tratti infantili, fiabeschi, come presagio, dopo drammatiche violenze e paure, di una dignitosa accoglienza.

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Sculture in dialogo con i Mercati di Traiano (Roma)

14/12/2014 – 12/04/2015, Mercati di Traiano, Roma

I rapporti conflittuali, ma sempre affascinanti, tra uomo e ambiente sono rappresentati attraverso le forme e i volumi, innovativi e lontani dalla plastica figurativa, di Bruno Liberatore, una delle personalità più originali sulla scena della scultura italiana contemporanea. Composizioni astratte che evocano associazioni con la natura viva, immaginata non come sfondo di un evento ma come stessa “sostanza di scultura”. Tutte le opere di Liberatore, che è stato allievo prediletto e collaboratore di Pericle Fazzini, siano esse realizzate in bronzo, ferro e terracotta, testimoniano una perentoria originaria vocazione plastica e un loro radicamento in un immaginario di archetipi.

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La macchina del dire

Retorica. La macchina del dire nella comunicazione pubblica e privata, a cura di Marcello Di Bella, pubblicato da Bononia University Press (Bologna 2014, pp. 85, € 15,00).

Nel 2010 si è tenuta a Pesaro una manifestazione, ideata e organizzata da Marcello Di Bella, direttore della Biblioteca e dei Musei Oliveriani, intitolata “Salone della parola. Festival della filologia”; si voleva così dare ragione della forza e dell’importanza di un’idea di filologia intesa come esercizio critico applicato a ogni testo, per restituirlo nella sua autenticità, per coglierne la pienezza di senso, per comprenderlo meglio, traendone spunti di riflessione e occasioni di piacere.

Nell’anno successivo, il festival si è aperto con un convegno, dedicato alla retorica, i cui atti sono raccolti in questo agile volume, che documenta, nell’alternarsi delle voci e dei punti di vista, quanto l’antica disciplina sia oggi posta all’intersezione di differenti ambiti di ricerca. Si sono peraltro definitivamente aperti già da tempo i confini tra le discipline liberali, oggi identificate con il termine di humanities, ed è ormai impossibile tracciare con nettezza le linee di separazione tra teoria della comunicazione, retorica, semiotica e letteratura.

 

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In viaggio con Rutilio

Pareva un destino, di Roberto Todisco, pubblicato da Nuvole di Ardesia nella collana Diversa…mente (Napoli 2013, pp. 172, € 9,99).

Che ci fa Rutilio Namaziano in un libro da poco pubblicato? Il protagonista. O meglio, il protagonista non è quel Rutilio Namaziano, autore di V secolo d.C. di origine gallica trasferitosi a Roma che, nel De reditu suo (che ci è giunto incompleto), raccontò il suo viaggio per mare da Ostia verso la Gallia, dove aveva mantenuto dei possedimenti, lambendo le coste di una penisola italica ormai devastata dai barbari. Protagonista del romanzo Pareva un destino, di Roberto Todisco, è un suo omonimo e nostro contemporaneo, un ferroviere sulla cinquantina che, nell’aprile del 2008, percorre l’Italia in treno, da Roma a Santo Stefano Belbo, paesino delle Langhe nel quale è nato, per votare alle elezioni politiche.

Tutta la prima parte del romanzo è il racconto di questo viaggio, intervallato da flashback che ci fanno conoscere qualcosa in più della storia di Rutilio, e dei motivi per i quali ha lasciato il suo paese natale per trasferirsi a Roma, seguendo Marina, primo grande amore. Ma, in fondo, anche la seconda parte tratta di un viaggio, o meglio – ancora una volta – di un viaggio all’indietro, un ‘ritorno’, un reditus, appunto.

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Da Norden a Horsfall, un secolo di inferi virgiliani

Virgil, ‘Aeneid’ 6. A Commentary, a cura di Nicholas Horsfall, pubblicato in inglese dall’editore tedesco De Gruyter in due volumi (Berlino 2013, pp. XL-706, € 169,95).

Per Virgilio le cose sono radicalmente cambiate all’inizio del Novecento grazie soprattutto al contributo di uno studioso tedesco, Richard Heinze, che con un colpo di fucile liberò l’Eneide dall’incantesimo a cui l’avevano sottoposta i romantici. Le quotazioni del massimo poeta latino erano scivolate molto in basso in Germania, sino a quando – come ha sintetizzato Franco Serpa – «la critica virgiliana moderna, non più né accademica, né romantica, né sentimentale e cristiana, dette di sé la prima prova, che segnò un’epoca»: la Virgils epische Technik – questo il titolo della monografia di Heinze uscita nel 1903 – «è forse il più bel libro (bello nel senso di rigoroso, autorevole, completo, chiaro) che sia stato scritto su Virgilio; ma è anche, in sé, uno dei saggi più perfetti di critica letteraria, per sapienza teorica e solidità di lettura.

Si tratta, insomma – conclude Serpa –, di uno di quei libri che avvertono, accolgono e rendono evidenti e necessarie le idee maggiori del loro tempo; e con ciò senza enfasi, senza arroganza, cambiano il corso degli studi».

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Carta da riciclo, carta da bruciare: tecniche antiche per nuovi prodotti commerciali

L’insolito nome “Papiro” dato dalla Buitoni a una carta speziata per la cottura del pollo sembra motivato da una sorta di operazione di ‘archeologia’ culinaria: richiama infatti un sistema di cottura noto da millenni nell’area mediterranea alla quale alludono Catullo (95, 8), Marziale (3, 2, 3 e 4, 86, 8) e una ricetta di Apicio (9, 10, 1).

The name ‘Papiro’ chosen by Buitoni for a special paper to cook the chicken refers not only to the fine writing material but also to an old way of cooking food to which Catullus (95, 8), Martial (3, 2, 3 e 4, 86, 8) and a recipe of Apicius (9, 10, 1) allude.

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Orazio in commercio: variazioni sul “carpe diem”

Il sintagma oraziano carpe diem, utilizzato spesso come denominazione di negozi e attività commerciali non solo in Italia, si presta bene alle necessità comunicative della pubblicità: chi lo adotta, per lo più per prodotti di tendenza se non di lusso, mostra l’intento di promuovere non solo l’acquisto ma anche il piacere dell’acquisto.

Carpe diem is a name often used for shops and businesses of various types. It always advertises trendy and sometimes luxurious products. It encourages you not only to buy but also enjoy the shopping experience.

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