Il contributo presenta in breve i principali problemi ecdotici riguardanti la Medea di Osidio Geta: ci si sofferma in particolare sui possibili rapporti tra il testo del centone quale è riportato dal Codex Salmasianus (Par. lat.10318) e la tradizione manoscritta dell’opera virgiliana. Al termine dell’articolo sono illustrate alcune questioni che si ritengono esemplificative dello stato testuale della Medea e delle difficoltà da esso poste.
I centoni sono componimenti che ruotano attorno ad una sfida singolare: utilizzare esclusivamente versi (o segmenti di versi) di un grande poeta del passato per dare vita a testi nuovi, aventi un argomento non trattato nel testo preso a modello. Il lusus su cui essi si basano è estremamente sottile e presuppone da parte del centonatore non solo erudizione, ma anche capacità tecnica e combinatoria. Nel presente intervento mi propongo di analizzare alcuni dei mille ‘equilibrismi’ che il compositore centonario escogita per raggirare i numerosi ostacoli che trova via via sul proprio percorso. Il discorso sarà condotto attraverso una serie di esempi tratti ora dalla Medea di Osidio Geta, oggetto della mia tesi di Perfezionamento, ora dai Vergiliocentones minores, altri centoni del codice Salmasiano di cui mi sto attualmente occupando nel contesto del progetto CALCOS finanziato dalla Provincia Autonoma di Trento (Bando ‘post-doc 2011’, determinazione del Dirigente n. 2 del 27 gennaio 2012). Attraverso un’analisi condotta in parallelo su più esemplari centonari di epoche e di autori differenti si vedrà come l’esame delle ‘astuzie’ compositive e di alcuni errori tecnici comuni a più testi possa essere d’aiuto all’editore, che a sua volta è chiamato a trovare un equilibrio tra uniformazione al testo virgiliano del testo tràdito e conservazione delle ‘stravaganze’ centonarie.
Il passo di August. Civ. 4, 6 costituisce – a un’attenta analisi terminologica – un importante (e finora piuttosto trascurata) testimonianza sull’Epitoma giustinea. Agostino è il primo a sottolineare natura e contenuti dell’opera di Trogo-Giustino (Graecam vel potius peregrinam… historiam) e la metodologia di lavoro di Giustino. Affermando che egli “seguì” (secutus) Trogo Pompeo, Agostino enfatizza l’originalità della rielaborazione delle Historiae Philippicae, contraddistinta dall’imitatio, secondo la tipica, secolare attitudine ideologica degli scrittori latini. La testimonianza agostiniana termina con breviter scripsithistoriam, espressione che suggerisce come il vescovo di Ippona condividesse la percezione giustinea dell’autonomia della propria opera rispetto al modello. Ciò sembra trovare conferma e contrario nelle parole di Orosio (Hist. 1, 8, 1), che definisce Giustino “breviator”, negandogli lo status di historicus attribuito invece a Trogo. Agostino è dunque un testimone di rilievo, poiché sottrae Giustino da quell’opinione riduttiva che, dalla tarda antichità, sarebbe approdata alla critica moderna, condensandosi nella celebre definizione di Ronald Syme «a text rather than a personality».
La statura artistica di Pompeo Trogo non ha sempre trovato unanime riconoscimento: da molte voci, infatti, le Historiae Philippicae sono state derubricate a semplice traduzione latina di fonti greche, soprattutto di Timagene di Alessandria. Ancora più severo è poi stato il giudizio riservato a Giustino, la cui Epitoma non di rado viene ridotta al rango di mera antologia. Scopo di questo contributo è mostrare, al contrario, come entrambe le opere mostrino indiscutibili caratteri di originalità e innovazione. Delle Historiae Philippicae di Pompeo Trogo si porrà in evidenza la frequente contaminazione tra fonti orali e scritte, particolarmente rilevante negli ultimi quattro libri (XL-XLIV). Questa sezione, infatti, presenta una cospicua serie di notizie non riportate da altre fonti e che possono essere ricondotte a quel patrimonio di testimonianze oculari e memorie locali a cui Trogo poteva attingere per provenienza geografica e tradizione familiare. Dall’analisi, invece, della tecnica escertoria di Giustino sarà possibile notare come lo stesso criterio di selezione del materiale, a cui spesso si accompagnano veri interventi sul testo, abbia prodotto un’opera nuova per taglio e stile, caratteristiche che permetteranno di formulare nuove ipotesi sulla cronologia e sulle possibili finalità del breviario.
L’intervento prende spunto dall’analisi filosofico-letteraria di Sen. Ep. 119 condotta da Barbara Del Giovane e sottolinea le singolarità strutturali e contenutistiche dell’exemplum senecano costituito dalla citazione di Hor. Sat. I 2, 114-16.
Il contributo propone una lettura dell’epistola 119 di Seneca come testo da considerare alla stregua di un vero e proprio “manifesto” della vocazione ascetica, che caratterizza gli ultimi anni di vita del filosofo. L’analisi intende mettere in luce il complesso intreccio tra la rielaborazione senecana di topoi diatribici e la presenza di un filtro poetico oraziano relativamente al genus bioneum. La citazione oraziana dalle Satire (Sat. I 2, 27) è infatti sapientemente inserita in un tessuto retorico in cui pare emergere anche un tentativo senecano di “mimesi” stilistica satirica.
* Il testo di A. Pioletti è stato fatto proprio dalle Consulte scientifiche dell’Area 10 come documento conclusivo dei lavori svoltisi nel corso del Seminario nazionale su Saperi umanistici e valutazione.
La difficile definizione dei criteri e gli esiti da più parti contestati della valutazione della ricerca in ambito umanistico dimostrano come non sia stato ancora risolto il problema degli strumenti valutativi da adottare. La ricerca di indicatori quantitativi, analoghi a quelli adottati per le scienze dure, che possano sostituire o ridurre al minimo la valutazione tramite peer review, si è rivelata difficile e talvolta improduttiva. I settori umanistici, infatti, per la multiformità dei loro linguaggi, delle espressioni e dei metodi sono difficilmente riducibili a misurazioni univoche ma non sono impossibili da valutare. È auspicabile, al contrario, l’elaborazione di un modello che tenga conto della singolarità della ricerca umanistica, della varietà dei prodotti che la trasmettono e delle vie attraverso le quali gli studiosi ne riconoscono la qualità scientifica. Una valutazione che intenda premiare le ricerche migliori o che voglia indicare soluzioni al superamento delle criticità deve avvalersi di criteri confrontabili, ma non deve scadere nella fissità di parametri predefiniti che spingono inevitabilmente all’omologazione, alla mortificazione degli slanci innovativi e, molto spesso, all’adattamento opportunistico.
La scelta delle lingue in cui si fa ricerca e didattica assume rilevanza, ai fini della valutazione, per almeno due motivi: il peso differente attribuito in alcuni settori ai prodotti pubblicati in lingua straniera, ma preferibilmente in inglese, e l’impegno richiesto alle università italiane ed europee per favorire l’internazionalizzazione. Il primo dei due fattori può dunque entrare in gioco nella valutazione della ricerca dei singoli e delle strutture, mentre il secondo è uno dei parametri su cui si fonda la valutazione degli Atenei.
La polemica sulla lingua, che investe in varia misura le università di tutti i paesi non anglofoni, dove l’inglese tende a sostituire le lingue locali, è nata nei settori scientifici ma sta estendendosi progressivamente a quelli delle discipline umane e sociali. La scienza ha un lungo elenco di buone ragioni per adottare una lingua comune poiché è inerentemente internazionale. I lavori scientifici più prestigiosi sono scritti in inglese e archiviati in banche dati anglofone. L’inglese è indispensabile per rimanere aggiornati, accedere agli scambi, ottenere adeguati finanziamenti e raggiungere una visibilità internazionale. In tutto il mondo non anglofono i ricercatori accettano volentieri l’onere del monolinguismo perché sanno che la loro carriera dipende in parte uguale dalla loro abilità di scienziati e dal loro inglese (Villa 2013a).
Sono grato agli organizzatori della giornata di confronto su Saperi umanistici e valutazione, tenutasi a Roma, all’Università “La Sapienza”, il 16 maggio 2014, per avermi invitato a presentare alcune idee circa la questione della classificazione delle riviste, che è stata al centro dell’attenzione del mondo accademico già nel 2012, nelle fasi di preparazione della Valutazione della qualità della ricerca (VQR) prima e delle procedure di Abilitazione scientifica nazionale (ASN) dopo. Le idee che esporrò sono nate dall’esperienza di coordinamento delle quattro società di linguistica nella classificazione delle riviste: l’Associazione Italiana di Linguistica Applicata (AItLA), di cui sono presidente, l’associazione Didattica delle lingue e linguistica educativa (DILLE), la Società Italiana di Glottologia (SIG), la Società di Linguistica Italiana (SLI).
Per fornire le migliori esperienze, utilizziamo tecnologie come i cookie per memorizzare e/o accedere alle informazioni del dispositivo. Il consenso a queste tecnologie ci permetterà di elaborare dati come il comportamento di navigazione o ID unici su questo sito. Non acconsentire o ritirare il consenso può influire negativamente su alcune caratteristiche e funzioni.
Funzionale
Sempre attivo
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono strettamente necessari al fine legittimo di consentire l'uso di un servizio specifico esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente, o al solo scopo di effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica.
Preferenze
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per lo scopo legittimo di memorizzare le preferenze che non sono richieste dall'abbonato o dall'utente.
Statistiche
L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici.L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici anonimi. Senza un mandato di comparizione, una conformità volontaria da parte del vostro Fornitore di Servizi Internet, o ulteriori registrazioni da parte di terzi, le informazioni memorizzate o recuperate per questo scopo da sole non possono di solito essere utilizzate per l'identificazione.
Marketing
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per creare profili di utenti per inviare pubblicità, o per tracciare l'utente su un sito web o su diversi siti web per scopi di marketing simili.