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ClassicoContemporaneo.eu
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Autore: Vincenzo Patricolo (a cura di)

Eschilo, Goethe, Shelley, Gide, Pavese, “Prometeo. Variazioni sul mito” – a cura di Federico Condello

Venezia, Marsilio, 2011

«Chissà se la rupe c’era, e chissà che aspetto aveva, nel teatro che ospitò – non sappiamo dove né quando – la prima rappresentazione del Prometeo incatenato.» (p.7): un bell’inizio, ad effetto, per il dotto e corposo saggio introduttivo di Condello, curatore oltre che traduttore del dramma eschileo, nel recente volume che arricchisce la collana Variazioni sul Mito. E sin dalle prime pagine l’introduzione affronta vari aspetti della scenografia e della messinscena, antica e moderna, in modo personale, mai prevedibile e a tratti sorprendente, con una rara sensibilità teatrale oltre che con grande attenzione alla valenza simbolica degli oggetti scenici. Solo in un secondo tempo tratta il problema della discussa paternità del dramma attribuito a Eschilo, e ne sintetizza i termini e gli argomenti con equilibrio e chiarezza; e se dall’analisi appare evidente che il dibattito sulla reale identità dell’autore tragico non inficia l’interesse per il personaggio e non ne preclude affatto la fortuna scenica, anzi, è quest’ultimo aspetto a meritare la trattazione più dettagliata e complessa, ricca di spunti originali, brillante e ironica nella scrittura.

L’introduzione passa in rassegna le principali attestazioni (nell’antica Grecia, in Mesopotamia e nell’era moderna) di un mito che – va sottolineato – gode di grande popolarità anche nel periodo di oblio che affligge la versione eschilea: «È anzi uno dei tratti distintivi di tale “mito”, fra i tanti altri del repertorio classico, quello di sopravvivere così a lungo proprio in quanto “mito”, senza il sostegno saldo di una precisa riscrittura antica.» (p.31). Così Prometeo fa storia a sé tra i ‘classici della modernità’, e il dramma eschileo riscoperto diventa una fonte tra le tante versioni, parallele e sincroniche, che si intrecciano fino ai giorni nostri. E se l’onda lunga del mito arriva a lambire anche Giorni Felici di Beckett – come ricorda giustamente Condello – possiamo aggiungere, a titolo personale, un corto circuito teatrale di epoca recente: nell’allestimento siracusano del Prometeo datato 1994 (attribuito a un anonimo ‘Maestro del Prometeo’ dal traduttore Marzullo e ambientato dal regista Calenda negli anni Trenta del Novecento), il protagonista Roberto Herlitzka è vestito di nero e con la bombetta, sprofondato nella buca dell’orchestra come i personaggi beckettiani (http://www.indafondazione.org/la-stagione/2012-2/prometeo/indaretro/).

Di questo tormentato percorso storico sono tappe essenziali le opere selezionate per la presente edizione e ben illustrate nell’introduzione, che chiude in bellezza citando il prezioso Prometeo di Franz Kafka (1918) e concludendo “Il seguito si vedrà”: degna premessa alla traduzione di Eschilo dello stesso Condello, eccellente e particolarmente encomiabile per la resa efficace dei non pochi nodi testuali senza l’ausilio di note. Di seguito l’Inno a Prometeo di Goethe (nell’intensa versione di Maria Grazia Ciani), la selezione del Prometeo Liberato di Shelley e i testi di Gide e Pavese, che nel complesso forniscono al lettore un campione valido e variegato delle metamorfosi del mito prometeico, di solido impianto e di piacevole lettura. Completano il volume le schede biografiche degli autori e un’utile bibliografia ragionata, sintetica ma ben ponderata, a conferma del lungo e paziente lavoro di ricerca che sorregge questa pregevole pubblicazione.

Un Edipo al femminile – Ti voglio bene più di Dio di Mimmo Sorrentino

1. Chi ha avuto occasione di conoscere il lavoro di Mimmo Sorrentino, o di incontrarlo, sa che una sua drammaturgia ispirata all’Edipo re di Sofocle non può che essere una discesa negli inferi dell’animo umano.
I testi di Sorrentino – tra cui Fratello Clandestino e Ave Maria per una gatta morta – prendono vita da una ricerca accurata svolta per decenni con ‘soggetti a rischio’ e in luoghi di disagio sociale; tale percorso di osservazione porta inevitabilmente il drammaturgo e regista ad addentrarsi nei ‘buchi neri’ della società occidentale (si veda Francesca Serrazanetti, Dall’osservazione al testo. Intervista a Mimmo Sorrentino, «Stratagemmi. Prospettive teatrali» VIII, dicembre 2008, 179-187).

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“Le eroine del mito” – Elisabetta Vergani a Milano

– 16-28 novembre 2010
Verso Cassandra
da Christa Wolf – traduzione di Anita Raja – drammaturgia e regia Maurizio Schmidt – con Elisabetta Vergani        percussioni dal vivo Danila Massimi – luci Loredana Oddone – costumi Stefania Basile – suoni Ramberto Ciammarughi

– 30 novembre – 12 dicembre 2010
Antigone. Storia della perduta città di Tebe
da Sofocle, Eschilo, Euripide e Maria Zambrano – drammaturgia e regia Maurizio Schmidt – con Elisabetta Vergani
percussioni Danila Massimi

Teatro Verdi, Milano
www.teatrodelburatto.it

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Giorgio Ieranò. La tragedia greca. Origini, storia, rinascite

Roma, Salerno editrice, 2010 – € 14, 50,

ISBN 978-88-8402-695-8 – € 14, 50

 

 

[…] Il libro introduce ai diversi aspetti dell’evento teatrale nell’antica Grecia: illumina l’oscuro paesaggio delle origini e descrive l’eccezionalità della pratica teatrale nell’Atene del V secolo, la sua radicale differenza rispetto al testo modernamente inteso, il suo carattere di testo multimediale, in cui parola, danza e musica convivevano con pari dignità. La sopravvivenza della tragedia, le sue riscritture e rinascite, dalla fine del mondo antico fino ai giorni nostri, testimoniano di una tradizione che continuamente si riplasma e si trasforma.

(dalla quarta di copertina)

Bernhard Zimmermann, La commedia greca. Dalle origini all’età ellenistica

Edizione italiana a cura di Sotera Fornaro, Roma, Carocci, 2010 – € 21

Il libro è un’agile storia della commedia greca, dei suoi autori, delle sue occasioni rappresentative e dei suoi contesti politici e sociali, dalle origini sino al III secolo a.C. La sua prima edizione ebbe un successo mondiale: questa traduzione è condotta sulla nuova edizione del 2006, completamente rielaborata e aggiornata, ed è arricchita da un’appendice originale sulle testimonianze epigrafiche della commedia greca, a cura di Daniela Summa […] Il volume si conclude con un panorama, in parte inedito, di storia della ricezione.

(dai risvolti di copertina) 

 

 

Ricordi del futuro da Tucidide

Ricordi del futuro, tratto da Tucidide (La trattativa tra gli Ateniesi e gli abitanti di Milos) ha debuttato al teatro Paravento di Locarno nel marzo 2010 ed è stato replicato venerdì 23 luglio alle ore 20:30 al Teatro Paravento di Locarno (via dei Cappuccini, accanto alla Biblioteca Cantonale) e sabato 21 agosto 2010, nel chiostro dell’antico Convento a Monte Carasso (vicino a Bellinzona). Si prevedono future repliche in Svizzera e in Italia.

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La festosa invasione dei Satiri in Sicilia

I Satiri hanno invaso pacificamente la Sicilia, e ancora vi dimorano, a differenza dei celebri Orsi del capolavoro buzzatiano (Buzzati [1945]): la loro presenza sull’isola non è solo una tradizione mitica, ma anche una pratica scenica moderna – sin dal primo Novecento – che vale la pena di rievocare. Fra i drammi satireschi l’unico integro, il Ciclope di Euripide, spicca naturalmente per adattamenti e allestimenti ed è il più amato dai siciliani, forse anche per la tradizionale ambientazione etnea. Non a caso è il solo dramma antico che abbia ispirato a Pirandello una riscrittura, e proprio in dialetto siciliano, pubblicata per la prima volta nel 1918 (Pagliaro [1967]).

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