Les persécutions antichrétiennes et l’émergence d’un discours chrétien sur l’expérience carcérale (fin IIe s.-IIIe s.)
Abstract
All’epoca delle persecuzioni contro i cristiani, nel II e III secolo d.C., l’assistenza delle comunità era rivolta in primo luogo al soccorso dei cristiani imprigionati. L’articolo si propone di descrivere le condizioni di detenzione e le modalità di assistenza fornita ai prigionieri, così come ci appaiono nelle fonti, in particolare quelle provenienti dall’Africa romana. Tale assistenza mobilitava l’intera comunità cristiana, che rispondeva così al precetto evangelico di Mt 25, 36 e sosteneva la trasformazione di un uomo o una donna comune in santo. Ma le ricadute di questo sostegno non erano solo individuali: tale assistenza, oltre a servire alla propaganda a favore del cristianesimo, aveva soprattutto il vantaggio di estendere i frutti spirituali del martirio a tutti i membri della comunità. Si creavano così le condizioni per l’emergere di un discorso cristiano sulla prigione. Mentre gli antichi vedevano nella detenzione soprattutto un’umiliazione difficile da evocare, i cristiani, seguendo Paolo, svilupparono una letteratura carceraria, certamente inventata da Platone ma rimasta senza seguito, e costruirono un discorso sulla detenzione. Questo era certamente orientato e propriamente cristiano, ma, lungi dall’essere solo retorica, era anche portatore di una visione dell’uomo e del suo rapporto con il mondo. Era soprattutto la prima volta che la prigione veniva elevata al livello del discorso pubblico.
During the persecutions of Christians in the 2nd and 3rd centuries AD, the communities’ assistance was primarily directed towards helping imprisoned Christians. This article aims to describe the conditions of detention and the methods of assistance provided to prisoners, as they appear in the sources, particularly those from Roman Africa. This assistance mobilised the entire Christian community, which thus responded to the Gospel precept of Matthew 25:36 and supported the transformation of an ordinary man or woman into a saint. But the benefits of this support were not only individual: in addition to serving as propaganda in favour of Christianity, this assistance had the particular advantage of extending the spiritual fruits of martyrdom to all members of the community. The conditions were then ripe for the emergence of a Christian discourse on prison. While the Ancients saw incarceration primarily as a humiliation that was difficult to talk about, Christians, following Paul, developed a prison literature, invented by Plato but never really followed up on, and constructed a discourse on incarceration. This discourse was certainly biased and distinctly Christian, but far from being mere rhetoric, it also conveyed a vision of man and his relationship to the world. Above all, it was the first time that prison had been raised to the level of public discourse.
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