Nel Thyestes di Seneca, l’elemento astronomico rappresenta un vero e proprio Leitmotiv, che si concretizza in modo particolare nell’inversione del corso del Sole e nell’improvviso oscurarsi della luce del giorno. Il valore simbolico associato a questo doppio fenomeno è perfettamente coerente con la poetica senecana del nefas, tanto da divenire un vero e proprio topos nel corpus delle tragedie. Il contributo, attraverso un’indagine sistematica delle fonti, ricostruisce l’origine del motivo, indagandone da un lato la scarsa rispondenza rispetto alla teorizzazione scientifica antica, dall’altro i precedenti letterari: il mutamento dell’orbita solare è un tratto identificativo del mito di Atreo e Tieste fin dalle sue origini, ma nella letteratura greca assume caratteri e funzioni peculiari, diversi da quelli che, a partire dall’età augustea, si cristallizzano nelle forme a cui Seneca darà pieno sviluppo.
One of the most famous episodes of the Aeneid is when, in Book 2, Aeneas escapes from Troy with his father on his shoulders and with his son by the hand. This episode, which has had an impressive afterlife in all periods of art history, in contemporary world literature and even in cinema and TV series (to be briefly mentioned in this paper), inspired many reflections in Italy, between March 2020 and March 2021, when Covid was first at its worst. Beginning with the excruciatingly difficult question for doctors of choosing between the old and the young, this paper looks at the importance of taking care of the elderly (Marchetti) and analyses some reactions (Camon, Berruto) to the English Prime Minister’s statement in which he said “many more families are going to lose loved ones before their time”. Pope Francis and Liliana Segre respectively addressed their words to the elderly and the young facing the pandemic. The need to consider the future of the young was also sometimes emphasised (Renzi, Scurati). Almost all the texts cited are from mass media and all refer to Aeneas, drawing on the lesson of pietas towards loved ones or a bond between three generations.
Questo articolo propone una riflessione critica su una serie di spunti teorici emersi negli ultimi anni in alcuni testi che analizzano pratiche di ascolto, immaginari e ambienti sonori nell’antichità classica. A partire dai contributi offerti da Maurizio Bettini, Sean Gurd, Shane Butler e Sarah Nooter, il testo presentato in questa sede si propone di analizzare la dimensione culturale e sensoriale legata all’ascolto nel mondo antico, servendosi della prospettiva metodologica sviluppata recentemente dai sound studies, che riconosce il suono come dispositivo critico che può indagare ambienti, geografie e spazi attraverso la pratica e la riflessione del “sonic thinking”. Tale prospettiva mette in discussione la nozione di suono come “oggetto” esterno considerato solo per il suo significato culturale, introducendo la possibilità di pensare con e attraverso il suono stesso. Dalle voces animalium all’immersività acustica in Saffo, dal dionisismo sonoro alle vocalizzazioni non verbali eschilee, dal soundscape oracolare ai corpi sonori lucreziani, il mondo antico rivela la sua dimensione sonora attraverso la prospettiva di una storicizzazione sensoriale in chiave (post-)fenomenologica, in cui processi materiali e culturali si articolano nella tensione tra disordine e controllo, dissonanze e consonanze.
Uscito come supplemento gratuito del quotidiano La Repubblica (14 febbraio 2021), il testo di Eco affronta il tema della costruzione del nemico come gesto indispensabile a definire la nostra identità, nel momento in cui ci procura un ostacolo rispetto al quale misurare il nostro sistema di valori: in questa ottica, non interessa tanto il fenomeno quasi naturale di individuazione di un antagonista che ci minaccia, quanto il processo di produzione e demonizzazione del nemico.
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Nel I libro del De republica di Cicerone, Gallo descrive il planetario di Archimede, uno strumento scientifico che, pur rappresentando un universo geocentrico, si è ipotizzato fosse mosso da un meccanismo sostanzialmente eliocentrico, in cui era il Sole a regolare il movimento degli altri corpi celesti. Alla luce di questa ipotesi si propone di interpretare la relazione analogica che lega, nel corso del dialogo, cosmo, anima e Stato, al fine di meglio comprendere quale sia il ruolo del moderator rei publicae all’interno della riflessione politica ciceroniana.
L’articolo intende proporre un’analisi del film di Atom Egoyan Remember (2015) per apprezzare la vitalità e l’importanza della tradizione classica nella cinematografia contemporanea; si offre qui, infatti, un’interpretazione che identifica e valorizza il rapporto tra Remember e il dramma antico. La storia di Zev Guttman, un anziano reduce dal campo di concentramento di Auschwitz, inviato dall’amico Max Rosenbaum a trovare ed eliminare il loro antico carnefice nazista sembra particolarmente adatta per una tale indagine.
In Ovid’s Metamorphoses, the boundaries between species are loose and unstable. Consequently, animals and humans are contiguous, and living beings are thought of as mere ‘garments’ worn by the underlying Chaos into which the world repeatedly falls. In this connection, Ovid’s poem might be a valuable text to reflect on some aspects of the proposed geological epoch of ‘Anthropocene’ and the consequences of human protagonism on Earth’s ecosystems.
L’articolo analizza la dossografia esposta da Seneca a proposito del diluvio universale alla fine del terzo libro delle Naturales Quaestiones. Delle sei teorie proposte, ciascuna delle quali valorizza una causa specifica per il disastro naturale, solo due ricevono una certa attenzione: quella dello stesso Seneca, citata per ultima, e quella del suo maestro Papirio Fabiano, citata per prima. Fabiano, filosofo e già retore compagno di Ovidio alla scuola di Arellio Fusco, fu autore fra l’altro di un trattato scientifico che rappresenta una fonte di quello di Seneca. La sua ipotesi riportata nelle Quaestiones si caratterizza per l’afflato patetico e gli spunti mitologici, e contiene fra l’altro una celebre polemica letteraria diretta contro Ovidio e la sua narrazione del diluvio nel primo libro delle Metamorfosi, bollata come superficiale e inadatta al tema apocalittico. L’ipotesi di Seneca, ricca di riferimenti filosofici, si sostanzia di similitudini ispirate alla teoria organicistica e propone un concorso di tutti gli elementi alla distruzione del mondo. Dall’analisi emerge un intento emulativo di Seneca nei confronti del maestro, sia sul piano letterario che su quello scientifico: intento di cui la critica ad Ovidio costituisce una sorta di anticipazione.
La Freccia e il Cerchio è un Annuale internazionale, giunto nel 2021 all’VIII annata di una serie cominciata nel 2010. Edito da “La scuola di Pitagora” e promosso dall’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici e dalla Società di Studi Politici, è un annuale bilingue (italiano/inglese) di filosofia, letteratura, linguaggi, fondato e diretto da Edoardo Sant’Elia, saggista, poeta e fondatore della rivista di Letteratura italiana contemporanea “Il Rosso e il Nero” (1991-99).
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A partire dalla lettura e dall’analisi della figura di Persefone così come trattata da Louise Glück, recente premio Nobel per la letteratura, il contributo si propone di ampliare l’indagine a quattro forme antiche di narrazione dello stesso mito: l’inno omerico a Demetra; le due formulazioni ovidiane, rispettivamente in Fasti e Metamorfosi; il poema latino tardo-antico de raptu Proserpinae di Claudio Claudiano. Attraverso l’interpretazione di alcuni passi selezionati, si cerca di mettere in luce come di volta in volta la vicenda stessa e la caratterizzazione dei suoi personaggi muti in funzione del contesto e della volontà dell’autore: dal valore “collettivo” che il mito assume all’interno dell’inno, fino ad arrivare a un potenziamento progressivo della componente emotiva e dell’approfondimento “psicologico” dei personaggi coinvolti. L’intenzione è quella di far risaltare da un lato l’originalità della rielaborazione moderna di Louise Glück, dall’altro invece il recupero di alcuni aspetti della tradizione che arricchiscono l’esperienza del lettore e ne ampliano le possibilità di lettura.
The paper is based on the analysis of the figure of Persephone made by Louise Glück – recently awarned with the Nobel prize for the literature. It also suggests four other narravites of the same myth: the homeric hymn to Demeter; two reworkings by Ovid, in Fasti and Metamorphoses; the latin late-antique poem de raptu Proserpinae by Claudian. Through the reading of some selected passages, an attempt is made to make clear how the story and its characters change according to the context and the author’s will: from the “collective” view the myth employs in the hymn to the progressive expansion of the emotive component and to the “psychological” deepening that involves the characters. The aim of this paper is to emphasize Louise Glück modern reworking’s originality, but also the fact that the reworking itself regains some elements from the ancient tradition that make richer the reader’s experience and expand the possibilities of interpretation.
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