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ClassicoContemporaneo.eu
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Autore: Vincenzo Patricolo (a cura di)

Regnorum numen commune duorum: alcune variazioni del mito di Persefone da Omero a Louise Glück

Abstract

A partire dalla lettura e dall’analisi della figura di Persefone così come trattata da Louise Glück, recente premio Nobel per la letteratura, il contributo si propone di ampliare l’indagine a quattro forme antiche di narrazione dello stesso mito: l’inno omerico a Demetra; le due formulazioni ovidiane, rispettivamente in Fasti e Metamorfosi; il poema latino tardo-antico de raptu Proserpinae di Claudio Claudiano. Attraverso l’interpretazione di alcuni passi selezionati, si cerca di mettere in luce come di volta in volta la vicenda stessa e la caratterizzazione dei suoi personaggi muti in funzione del contesto e della volontà dell’autore: dal valore “collettivo” che il mito assume all’interno dell’inno, fino ad arrivare a un potenziamento progressivo della componente emotiva e dell’approfondimento “psicologico” dei personaggi coinvolti. L’intenzione è quella di far risaltare da un lato l’originalità della rielaborazione moderna di Louise Glück, dall’altro invece il recupero di alcuni aspetti della tradizione che arricchiscono l’esperienza del lettore e ne ampliano le possibilità di lettura.

The paper is based on the analysis of the figure of Persephone made by Louise Glück – recently awarned with the Nobel prize for the literature. It also suggests four other narravites of the same myth: the homeric hymn to Demeter; two reworkings by Ovid, in Fasti and Metamorphoses; the latin late-antique poem de raptu Proserpinae by Claudian. Through the reading of some selected passages, an attempt is made to make clear how the story and its characters change according to the context and the author’s will: from the “collective” view the myth employs in the hymn to the progressive expansion of the emotive component and to the “psychological” deepening that involves the characters. The aim of this paper is to emphasize Louise Glück modern reworking’s originality, but also the fact that the reworking itself regains some elements from the ancient tradition that make richer the reader’s experience and expand the possibilities of interpretation.

 

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Prefazione a F. Maiullari, L’interpretazione anamorfica dell’Edipo Re. Una nuova lettura della tragedia sofoclea

[Nota introduttiva]

La mia opera del 1999 sulla tragedia sofoclea fu resa possibile grazie alla disponibilità di Oddone Longo che, come un prezioso maestro, percepito il valore e la coerenza della mia intuizione, mi accompagnò nello svolgimento di tutto il lavoro, durato cinque anni, fino a scriverne la Prefazione, quando Bruno Gentili accettò di pubblicare il saggio in una Collana da lui diretta.

Conobbi Longo tramite Luciano Canfora che, negli anni Novanta del secolo scorso, era frequente ospite delle attività culturali organizzate dalla Biblioteca cantonale di Locarno. Come medico, specialista in Neuropsichiatria infantile e analista di orientamento adleriano, dirigevo il Servizio medico-psicologico di quella città. Mi ero sempre interessato di mitologia classica e il 26.3.1993 avevo organizzato, in collaborazione con la suddetta Biblioteca, una giornata di studio su “Mito, Psiche e Clinica”. Il convegno nacque come naturale conseguenza del mio libro, fresco di stampa, Edipo e Teseo. Storia di un doppio mimetico, in cui confrontavo la storia lunare/notturna di Edipo con quella solare/splendente di Teseo.

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Minerali, piante, animali e uomini: indagine lessicale sul rapporto tra i regni naturali e l’ambiente nella Grecia antica

Abstract

L’articolo indaga il rapporto che sussiste nella Grecia antica tra la terra e i cosiddetti regni naturali (minerale, vegetale, animale, umano) alla luce del lessico utilizzato per indicarlo e mostra che, a differenza di quanto avviene presso di noi, esso   spesso analogo per tutti e quattro gli ambiti. L’azione della terra (o altri elementi eco-sistemici) nei confronti degli elementi che appartengono ai diversi regni, infatti, tendenzialmente designata dagli stessi verbi (vengono presi in considerazione phýein, ghennán, bóskein, tréphein, phérein, anadidónai): la terra phýein (e ugualmente possono essere usati anche gli altri verbi) sia uomini, sia animali, sia piante, sia minerali.

 

The paper investigates the relationship existing in ancient Greece between the earth and the so-called kingdoms of nature (mineral, vegetable, animal, human) in the light of the vocabulary used to indicate this relationship, and shows that, unlike what happens today, this is often similar for all four kingdoms. The action of the earth (or other eco-systemic elements) towards the elements belonging to the different kingdoms, is designated, tendentially, by the same verbs (phýein, ghennán, bóskein, tréphein, phérein, anadidónai are considered): the earth phýein (the other verbs can also be used as well) men, animals, plants, and minerals alike.

 

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Intervista a Domenico Starnone

Domenico Starnone (Napoli, 1943) è scrittore e saggista. Nel 2001 ha vinto il premio Strega con il romanzo Via Gemito, ripubblicato nel 2020 da Einaudi. Da alcuni suoi libri sono stati tratti film di successo: La scuola e Lacci, entrambi per la regia di Daniele Luchetti, Auguri professore, regia di Riccardo Milani, e Denti, regia di Gabriele Salvatores. Domenico Starnone ha gentilmente accettato di rispondere via mail ad alcune domande per ClassicoContemporaneo.

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Tra teofanie e filologia. A colloquio con Daria Gigli

“Una visita a Hölderlin” (Moretti&Vitali, Bergamo 2019) è la prima raccolta poetica edita di Daria Gigli, già Prof.ssa associata di Letteratura greca presso l’Università di Firenze. La prima sezione del libro è dedicata alle teofanie di Deò, Artemide, Eos, Notte, Atena, Selene, Eros, Himeros, Pan, Apollo, Eco, Hermes, Plutone, Estia. Abbiamo intervistato la collega classicista e poetessa Daria, per gettare luce sulla raccolta poetica e sul background di riferimenti ai classici che presenta.

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La ‘guerra’ contro il virus e il topos della guerra giusta contro gli animali: una riflessione eco-critica attraverso il pensiero filosofico dei Greci

As many eco-critics are pointing out over the last few days, there is an intimate link between the SARS CoV-2 epidemic and the state of the human-animal relationship within the global order imposed by 20th and 21st Century Neoliberalism. In this connection, this paper will explore the topos of the ‘just war against animals’ in a comparatist perspective, to show how ancient philosophical thought, far from stressing the idea of the supremacy of the human species, is instead used to underline our in-born frailty as well as our interconnectedness with other living beings.

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Il tardo antico come contemporaneo? Identificazione e alterità di un’età non classica

Molto spesso lo studio del passato, in particolare dell’antichità classica, viene implicitamente giustificato dal bisogno di identificarsi con esso non solo per trarne insegnamento ma soprattutto al fine di conferire profondità storica al nostro tempo. Un tale approccio prevede quindi che la ricerca si orienti verso quegli aspetti o quelle epoche con cui si crede di avere un’affinità. Ciò è stato fatto anche per la tarda antichità che sin dalla fine del XVIII secolo è stata percepita come l’epoca di crisi per eccellenza in cui rispecchiare le ansie attuali. Ma è possibile percepire il passato senza sentire il bisogno di identificarvisi, cioè come irrimediabilmente altro da noi? Ma non si tratta soltanto dell’alterità del passato rispetto al presente. L’età tardoantica, anche a causa della sua definizione ex negativo che indica la sua sempre irrisolta inattualità, può offrire un punto d’appoggio alla contemporaneità ma a patto che si definisca il contemporaneo come età che mai si appartiene e che esiste solo come sfasatura con il proprio tempo.

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I Classici da Sainte-Beuve a Eliot

L’articolo esamina il discorso What is a classic?, che Eliot tenne nel 1944 quale primo presidente della Virgil Society di Londra, affermando che il poeta augusteo era da considerare il solo vero classico europeo perché autore pienamente maturo. Il discorso di Eliot aveva lo stesso titolo che un secolo prima Sainte-Beuve aveva attribuito ad uno dei suoi celebri “Lundis” (Qu’est-ce qu’un classique?, 21 ottobre 1850) e molto probabilmente la nozione eliotiana di maturità si basava proprio sul saggio di Sainte-Beuve. Altra questione è quella del tono imperialistico alla base del discorso eliotiano, il cui modello è da ricercare invece nel famoso libro di Theodor Haecker Vergil. Vater des Abendlandes (1931). L’articolo accenna inoltre a vari giudizi sull’address eliotiano, considerato tuttora un autorevole intervento per la stessa scelta di Virgilio, mentre dimenticato appare oggi in generale il pur elegante saggio di Sainte- Beuve.

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La psicoanalisi ai tempi di Artemidoro. Freud, la cultura degli antichi, l’inventiva dei suoi predecessori

Ne L’interpretazione dei sogni come anche in altri scritti simili, Sigmund Freud cita numerosi autori classici, tra i quali l’interprete di sogni greco Artemidoro di Daldi, nato nel II secolo d.C. e autore di un’opera completa in cinque volumi conosciuta come Oneirokritikà. Lo psicoanalista ritiene Artemidoro la più grande autorità nelle antiche interpretazioni dei sogni. Nell’articolo, i miei obiettivi sono quelli di discutere tutti i riferimenti all’opera di Artemidoro negli scritti di Freud in ordine cronologico, e di spiegare le fonti e le traduzioni che Freud utilizzò per conoscere Artemidoro, tentando anche di ricostruire lo sviluppo dell’opinione di Freud sull’autore greco e sul metodo di interpretazione simbolico. In conclusione, discuterò in breve la possibilità che Freud avesse letto il testo greco originale di Artemidoro e non soltanto studi e traduzioni di esso.

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Il virus, i classici, il corpo, le bussole

How to read the classics in the age of the pandemic? Over the last few days, many scholars in the field of humanities have seemed engaged in highlighting the similarities between the present emergency and the literary descriptions of the plague in authors such as Thucydides, Boccaccio, Manzoni. Are we sure that these similarities can be used as reliable compasses to direct us along the right road in our globally infected world? This paper will address these and other questions.

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