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ClassicoContemporaneo.eu
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Autore: Vincenzo Patricolo (a cura di)

La freccia e il cerchio. The arrow and the circle. Annuale internazionale bilingue di filosofia, letteratura, linguaggi 2021. Otto

Recensione

 La Freccia e il Cerchio è un Annuale internazionale, giunto nel 2021 all’VIII annata di una serie cominciata nel 2010. Edito da “La scuola di Pitagora” e promosso dall’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici e dalla Società di Studi Politici, è un annuale bilingue (italiano/inglese) di filosofia, letteratura, linguaggi, fondato e diretto da Edoardo Sant’Elia, saggista, poeta e fondatore della rivista di Letteratura italiana contemporanea “Il Rosso e il Nero” (1991-99). 

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Il padre sulle spalle (e il figlio per mano): l’Eneide in Italia ai tempi del Covid-19

Abstract

 One of the most famous episodes of the Aeneid is when, in Book 2, Aeneas escapes from Troy with his father on his shoulders and with his son by the hand. This episode, which has had an impressive afterlife in all periods of art history, in contemporary world literature and even in cinema and TV series (to be briefly mentioned in this paper), inspired many reflections in Italy, between March 2020 and March 2021, when Covid was first at its worst. Beginning with the excruciatingly difficult question for doctors of choosing between the old and the young, this paper looks at the importance of taking care of the elderly (Marchetti) and analyses some reactions (Camon, Berruto) to the English Prime Minister’s statement in which he said “many more families are going to lose loved ones before their time”. Pope Francis and Liliana Segre respectively addressed their words to the elderly and the young facing the pandemic. The need to consider the future of the young was also sometimes emphasised (Renzi, Scurati). Almost all the texts cited are from mass media and all refer to Aeneas, drawing on the lesson of pietas towards loved ones or a bond between three generations. 

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Nox missa ab ortu. Variazioni del motivo astronomico nel mito di Tieste e Atreo

 Abstract 

Nel Thyestes di Seneca, l’elemento astronomico rappresenta un vero e proprio Leitmotiv, che si concretizza in modo particolare nell’inversione del corso del Sole e nell’improvviso oscurarsi della luce del giorno. Il valore simbolico associato a questo doppio fenomeno è perfettamente coerente con la poetica senecana del nefas, tanto da divenire un vero e proprio topos nel corpus delle tragedie. Il contributo, attraverso un’indagine sistematica delle fonti, ricostruisce l’origine del motivo, indagandone da un lato la scarsa rispondenza rispetto alla teorizzazione scientifica antica, dall’altro i precedenti letterari: il mutamento dell’orbita solare è un tratto identificativo del mito di Atreo e Tieste fin dalle sue origini, ma nella letteratura greca assume caratteri e funzioni peculiari, diversi da quelli che, a partire dall’età augustea, si cristallizzano nelle forme a cui Seneca darà pieno sviluppo.

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Dossier – Introduzione

 

La XXXV edizione di Latina Didaxis, concepita e organizzata alla fine del 2019, doveva svolgersi nella primavera del 2020: ma l’arrivo della pandemia, un cataclisma apocalittico che ci ha inesorabilmente travolti, ha costretto a rimandare due volte il convegno, e a decidere prudenzialmente di svolgerlo ancora a distanza. 

Il tema dell’intreccio fra scienza e letteratura nella cultura latina era stato scelto, più di tre anni fa, in connessione con l’impianto interdisciplinare dell’esame di Stato: alcuni aspetti organizzativi dell’esame sono dovuti mutare nel frattempo, ma rimane sempre attuale l’approccio interdisciplinare che ha caratterizzato le relazioni di queste due giornate, secondo punti di osservazione diversi e attraverso una stimolante pluralità di ambiti scientifici, intellettuali e letterari. 

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Il cosmo, l’anima, lo Stato. La descrizione del planetario di Archimede nel De republica di Cicerone

 Abstract 

Nel I libro del De republica di Cicerone, Gallo descrive il planetario di Archimede, uno strumento scientifico che, pur rappresentando un universo geocentrico, si è ipotizzato fosse mosso da un meccanismo sostanzialmente eliocentrico, in cui era il Sole a regolare il movimento degli altri corpi celesti. Alla luce di questa ipotesi si propone di interpretare la relazione analogica che lega, nel corso del dialogo, cosmo, anima e Stato, al fine di meglio comprendere quale sia il ruolo del moderator rei publicae all’interno della riflessione politica ciceroniana.

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“I nipoti non nati”: la nascita e il fantasma dell’assenza. Riscritture dell’identità come anticipazione narrativa della storia del Novecento – Lebedev, Stepanova

 Abstract 

 Il lavoro si interroga sulla tematica dell’identità e sulla configurazione del tempo storico a partire da due fra i più significativi autori della letteratura contemporanea di lingua russa, Sergej Lebedev e Marija Stepanova.

Il romanzo d’esordio di Sergej Lebedev, Il confine dell’oblio, si fonda per intero sull’elaborazione della post-memory, delle dinamiche della memoria e dell’oblio delle generazioni che ereditano le vicende più traumatiche del Novecento, affidata a uno stile ed un lavoro formale che conducono a una inusuale icasticità e splendore della parola nello scandagliare i recessi più bui della storia come le torsioni più dolorose dell’identità e del riconoscimento di sé e nel soffermarsi su immagini di sconvolgente plasticità.

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Das ἀκούειν ist die eigentliche αἴσθησις: immaginari e mondi sonori nell’antichità classica

 Abstract 

Questo articolo propone una riflessione critica su una serie di spunti teorici emersi negli ultimi anni in alcuni testi che analizzano pratiche di ascolto, immaginari e ambienti sonori nell’antichità classica. A partire dai contributi offerti da Maurizio Bettini, Sean Gurd, Shane Butler e Sarah Nooter, il testo presentato in questa sede si propone di analizzare la dimensione culturale e sensoriale legata all’ascolto nel mondo antico, servendosi della prospettiva metodologica sviluppata recentemente dai sound studies, che riconosce il suono come dispositivo critico che può indagare ambienti, geografie e spazi attraverso la pratica e la riflessione del “sonic thinking”. Tale prospettiva mette in discussione la nozione di suono come “oggetto” esterno considerato solo per il suo significato culturale, introducendo la possibilità di pensare con e attraverso il suono stesso. Dalle voces animalium all’immersività acustica in Saffo, dal dionisismo sonoro alle vocalizzazioni non verbali eschilee, dal soundscape oracolare ai corpi sonori lucreziani, il mondo antico rivela la sua dimensione sonora attraverso la prospettiva di una storicizzazione sensoriale in chiave (post-)fenomenologica, in cui processi materiali e culturali si articolano nella tensione tra disordine e controllo, dissonanze e consonanze.

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Vivere nell’inganno: Remember (Atom Egoyan, 2015) e la tragedia greca

 Abstract 

 L’articolo intende proporre un’analisi del film di Atom Egoyan Remember (2015) per apprezzare la vitalità e l’importanza della tradizione classica nella cinematografia contemporanea; si offre qui, infatti, un’interpretazione che identifica e valorizza il rapporto tra Remember e il dramma antico. La storia di Zev Guttman, un anziano reduce dal campo di concentramento di Auschwitz, inviato dall’amico Max Rosenbaum a trovare ed eliminare il loro antico carnefice nazista sembra particolarmente adatta per una tale indagine.  

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Dell’impossibilità di andare oltre (e dell’Antropocene): fragilità dei corpi e dei limiti nelle Metamorfosi di Ovidio

 Abstract 

 In Ovid’s Metamorphoses, the boundaries between species are loose and unstable. Consequently, animals and humans are contiguous, and living beings are thought of as mere ‘garments’ worn by the underlying Chaos into which the world repeatedly falls. In this connection, Ovid’s poem might be a valuable text to reflect on some aspects of the proposed geological epoch of ‘Anthropocene’ and the consequences of human protagonism on Earth’s ecosystems. 

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Ai margini della cultura, ai margini della letteratura: architettura e medicina, “arti non liberali”

 Abstract 

L’articolo affronta la questione dello statuto dell’architettura e della medicina nella cultura antica. Queste due artes non furono mai riconosciute nel numero delle artes liberales, soprattutto a causa del loro legame con attività professionali retribuite, testimoniato dalle fonti giuridiche. Tuttavia nella cultura romana tardorepubblicana e imperiale troviamo qualche tentativo di valorizzare l’architettura e la medicina, collocandole in una posizione intermedia nella scala sociale e culturale, al di sotto delle arti liberali, ma al di sopra di quelle banausiche. La marginalità sociale e culturale si riflette anche nella letteratura tecnica, determinando un vero e proprio “complesso di inferiorità”. L’analisi di alcuni passi significativi di Vitruvio (De architectura) e di Celso (De medicina) rivela una continua ricerca di legittimazione. Al culmine di questo processo, almeno per la medicina, si trova il primato assegnato da Galeno alla medicina nella sua gerarchia delle τέχναι.

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