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ClassicoContemporaneo.eu
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Autore: Vincenzo Patricolo (a cura di)

Per Virgilio Savona, musicista e latinista

Abstract …

The paper reconstructs, thanks to unpublished documents, the birth of the LP Sexus et politica (1970), in which Giorgio Gaber interprets songs composed by Virgilio Savona and based on Latin texts.

L’articolo ricostruisce, grazie a documenti inediti, la nascita del LP Sexus et politica (1970), in cui Giorgio Gaber interpreta canzoni composte da Virgilio Savona e basate su testi latini.

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Medioevo scostumato

Abstract

In questo articolo si discute un recentissimo libro dedicato al regesto e all’analisi di una serie di pellicole comico-grottesche di argomento medievale prodotte tra gli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso. Si tratta, questa, della prima ricerca che indaga un genere cinematografico sinora trascurato e l’autore del volume utilizza qui strumenti adeguati alla comprensione del pubblico di questi film ricuperando criteri propri delle discipline storico-sociologiche. Attraverso una serrata indagine di tutta la documentazione l’autore riesce a proporre una nuova ampiezza cronologica contestualizzare un significativo fenomeno culturale, sociale e storico.

This article discusses a recently published book that delves into a collection of comic-grotesque films with a medieval theme produced between the 1960s and 1970s. It represents the first research effort to explore a previously overlooked film genre. The author of the book employs appropriate tools to comprehend the audience’s reception of these films, recovering criteria inherent to historical-sociological disciplines; through meticulous examination of all available documentation, the author successfully introduces a new chronological perspective, contextualizing a significant cultural, social, and historical phenomenon.

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Colori dei Romani. I mosaici dalle Collezioni Capitoline. Riflessioni a partire da una mostra romana alla Centrale Montemartini, la città contemporanea e un testo di Paul Ricoeur

«Una città, nello stesso spazio», ha scritto il filosofo francese Paul Ricoeur, «mette a confronto epoche differenti che offrono allo sguardo una storia sedimentata dei gusti e delle forme culturali. La città si dà a vedere e a leggere, a un tempo. Il tempo raccontato e lo spazio abitato vi sono più strettamente associati che nell’edificio isolato (…)»1. Il tempo raccontato e lo spazio abitato, la città e lo spazio non solo misurabile di cui scrive Ricoeur, mi sono tornati in mente in occasione dell’esposizione romana Colori dei romani. I mosaici dalle Collezioni Capitoline per le cure di Claudio Parisi Presicce, Nadia Agnoli, Serena Guglielmi2

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Contenuti e forme di una mitologia latina: due casi

 Abstract 

L’articolo riflette su alcune modalità di narrazione letteraria di temi mitologici di ambiente latino o comunque adattati a esso. In particolare sono esaminati due racconti: quello di Evandro, che le fonti variamente vedono attivo in ambiente italico non soltanto come alleato di Enea nella guerra contro i Latini, ma anche come mediatore per la costruzione di un alfabeto latino, e quello di Cura, protagonista di un mito antropogonico che raccoglie una serie di motivi favolistici presenti in diverse culture.

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Alcesti e la situazione drammatica della fine

 Abstract 

Il contributo indaga le rappresentazioni dell’atto devozionale di Alcesti mettendo a confronto alcune formalizzazioni del mito nello spazio culturale greco e latino. A partire da una rilettura di un frammento di Frinico, si propone di tornare a riflettere sul soggetto dell’azione di logoramento, tradizionalmente interpretato in relazione al finale eracleo del dramma di Euripide. Alla luce delle ulteriori varianti dello scioglimento, in Platone, nel Carmen de Alcestide e nell’iconografia funeraria, si osserva che è la situazione poetica della morte dell’eroina a essere connotata attraverso la semantica del “logorio”, mostrandosi come invariante del racconto mitico al di là del suo esito pessimistico o salvifico.

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Il mito di Perseo in schol. Ap. Rh. 4, 1515a: la filologia e lo studio delle varianti del mito

 Abstract 

La pluralità di varianti caratterizza i miti greci sin dalle loro più antiche attestazioni. Di fronte a tale pluralità, l’erudizione antica ha spesso adottato una postura dossografica, mentre la filologia moderna ha cercato di porre ordine comparando i diversi testimoni al fine di riconoscerne le possibili fonti. I limiti della tradizionale Quellenforschung sono evidenti, eppure l’attenzione filologica alle fonti resta fondamentale per una comprensione adeguata della mitologia antica. Negli ultimi decenni l’attenzione si è spostata dalle possibili fonti perdute dei testimoni che trasmettono il mito all’attenta analisi filologica di tali testimoni. Al fine di mostrare i risultati che questo approccio può apportare, questo articolo prende in esame uno scolio ad Apollonio di Rodi (4, 1515) che riporta il racconto di Ferecide dell’uccisione di Medusa da parte di Perseo. Lo scolio esaminato non viene considerato come un frammento isolato ed estrapolato dal suo contesto, ma come una nota a un determinato passaggio delle Argonautiche, e questo permette di spiegare l’omissione da parte dello scoliasta dell’episodio di Andromeda. Inoltre, una riconsiderazione della complessa tradizione testuale degli scoli ad Apollonio di Rodi permette di attribuire a Ferecide l’uso di uno specchio da parte di Perseo.

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Riscritture al femminile. Variazioni sul mito nelle Heroides di Ovidio

 Abstract 

Orchestrate come lettere scritte da personaggi femminili della mitologia ai loro partner, le Heroides di Ovidio combinano la voce (maschile) del poeta con quella (femminile) delle personae fittizie, producendo così un discorso polifonico, ambiguo e stratificato. Mentre la fusione di generi letterari (tra cui elegia, tragedia ed epistolografia) rende le Heroides un esempio evidente della tecnica intergenerica di Ovidio, la prospettiva in qualche modo femminile – spesso non normativa e non allineata – delle epistole può offrire una nuova visione su versioni consolidate del mito. La sovrapposizione di schemi elegiaci ed epici nella lettera di Penelope (Epist. 1), il gioco ironico di Fedra con il suo passato euripideo (Epist. 4) e i riferimenti di Didone alla possibilità di essere incinta di un figlio di Enea (Epist. 7) sono tutti esempi di come le eroine reinterpretano e, in certa misura, sfidano la tradizione mitologica. Sviluppando la fortunata osservazione di Barchiesi (1987) riguardo alla capacità delle Heroides di aprire «nuove finestre» su esiti alternativi della trama mitologica tradizionale, questo articolo getta nuova luce sulla natura ironica della riscrittura delle eroine ovidiane, che fa confluire diverse narrazioni preesistenti.

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Il mito, tra varianti e variazioni. Introduzione

 

La presenza del mito è uno degli elementi che maggiormente caratterizzano la produzione letteraria dell’antichità greco-romana: esso non solo fornisce gran parte del materiale narrativo ai suoi due generi più impegnati e influenti, l’epica e la tragedia, ma rappresenta anche un bacino inesauribile di riferimenti paradigmatici e forme di pensiero per molti altri generi, dalla lirica all’elegia, dalla storiografia all’oratoria e alla filosofia, per tacere dei riusi parodici in commedia, nella satira e nel romanzo. Tale pervasività del mito, che ne fa una sorta di codice universale del mondo antico, è al tempo stesso causa ed effetto della sua complessità: ciò che lo contraddistingue è infatti la sua natura dinamica, in virtù della quale esso non giunge mai a una forma univoca, ma è costantemente caratterizzato da ri-narrazioni, adattamenti, reinvenzioni, che dipendono dalla trasformazione dei contesti antropologici e socioculturali – si pensi al fenomeno della invention of tradition – ma anche dalle esigenze espressive dei diversi codici comunicativi e generi letterari. Come ha scritto Jean-Pierre Vernant, «il racconto mitico comporta sempre varianti, versioni multiple che il narratore trova a sua disposizione, che sceglie a seconda delle circostanze, del suo pubblico o delle sue preferenze personali, e dove lui stesso può sottrarre, aggiungere e modificare ciò che gli sembra necessario».

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Christopher Nolan, Prometeo e la vecchietta: divagazioni tra Oppenheimer, la Rhetorica ad Herennium, Leopardi e Pirandello

 Abstract 

1. Qualche premessa

Il recentissimo film di Christopher Nolan dedicato a Robert Oppenheimer e uscito nell’agosto 2023 nelle sale italiane ha richiamato – se mai ce ne fosse ancora bisogno – la centralità del mito prometeico nella tradizione occidentale1. Il film deriva da un volume di K. Bird e M. J. Sherwin del 2006 dal titolo American Prometheus e associa il fisico americano con il titano che sottrae il fuoco a Zeus e lo porta agli uomini, ponendo da una parte i presupposti per creare una nuova civiltà, dall’altra votandosi alla sofferenza e a un destino tragico. Se il secondo aspetto di Prometeo è chiaramente presente nella figura descritta dall’intensissimo C. Murphy, il primo si presenta come connotato da un’ulteriore ambivalenza, dato che, per lo più, mentre la fiamma sprigionata dall’esplosione della bomba è chiaramente distruttrice e non benefica, il dono del fuoco all’uomo presenta per lo più connotazioni positive nella storiografia prometeica, anche se non sono escluse già nell’antichità considerazioni di tipo negativo2. In questo senso, Nolan e gli autori del biopic fonte del film si sono parzialmente distaccati da una tradizione antica che possiede una ricchezza straordinaria e che ancora oggi ci interroga.

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Valerius Flaccus and Vergil’s Argonautic Aeneid: Myth and Intertextuality

 Abstract 

Attraverso la dettagliata analisi intertestuale di una piccola sezione degli Argonautica, il contributo si propone di approfondire le modalità con cui Valerio Flacco riscrive gli Argonautica di Apollonio Rodio manifestando la consapevolezza dell’enorme influenza che Apollonio aveva esercitato sull’Eneide di Virgilio. Si ipotizza che Valerio Flacco considerasse l’Eneide un poema profondamente argonautico e vedesse in Enea e nei Troiani una nuova versione di Giasone e degli Argonauti. In che modo, quindi, Valerio ha imitato sia Apollonio, sia l’Eneide, che considerava una variazione sul mito di Argo?

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