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ClassicoContemporaneo.eu
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Autore: Vincenzo Patricolo (a cura di)

Prima sonat quartae, respondet quinta secundae; tertia cum sexta nomen habebit avis. Giocare con le parole negli indovinelli latini

 Abstract 

Se si eccettuano le raccolte altomedievali di Simposio e dei poeti anglici (Aldelmo, Tatuino, Eusebio), il genere dell’indovinello appare assai poco testimoniato nella letteratura latina. In questo contributo vengono analizzati e discussi alcuni esempi di indovinelli anonimi, con una particolare attenzione a quelli dove la soluzione (o le soluzioni) può essere trovata solo attraverso un gioco di parole molto simile a quelli dell’enigmistica moderna.

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Introduzione

Introduzione

La trentaseiesima edizione di Latina Didaxis si è tenuta il 14 e 15 aprile 2023 presso il Dipartimento di Antichità, Filosofia e Storia (Dafist) dell’Università di Genova e il Liceo classico ‘Andrea D’Oria’, a testimonianza dell’integrazione tra ricerca accademica e insegnamento nella scuola secondaria che tradizionalmente anima questa iniziativa, grazie anche al costante sostegno dell’Ufficio Scolastico Regionale. Questa edizione è stata dedicata a un tema centrale nella didattica del latino: il lessico.

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Il gioco dei composti Petronio e Marziale

 Abstract 

Il fenomeno linguistico delle parole composte non ha attirato soltanto l’interesse dei grammatici, dato che le potenzialità insite nell’incontro e nella saldatura in un unicum fra parole diverse sono state esplorate anche letterariamente: giocando sull’ambiguità e per così dire sulla doppiezza congenita di queste forme, capaci quindi di andare nella direzione dell’enigma, del doppio senso e dell’effetto-sorpresa. Si esamineranno qui dei casi emblematici nel passo petroniano degli apophoreta a Sat. 56, e in diversi epigrammi di Marziale: in entrambi i casi, anche se in modo diverso, l’uso letterario dei composti e i giochi di parole che vi sono collegati non sembrano estranei a un influsso diretto della tradizione grammaticale.

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Contenuti e forme di una mitologia latina: due casi

 Abstract 

L’articolo riflette su alcune modalità di narrazione letteraria di temi mitologici di ambiente latino o comunque adattati a esso. In particolare sono esaminati due racconti: quello di Evandro, che le fonti variamente vedono attivo in ambiente italico non soltanto come alleato di Enea nella guerra contro i Latini, ma anche come mediatore per la costruzione di un alfabeto latino, e quello di Cura, protagonista di un mito antropogonico che raccoglie una serie di motivi favolistici presenti in diverse culture.

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Al di là del comune sentimento del pudore. Il lessico dell’osceno tra aischrón e obscenum

 Abstract 

On the basis of a historically fluid definition, this paper focuses on terms, forms, rituals and poetics of the obscene, an incoercible dimension of the human, which entails a continuous, non-conformist solicitation of the ‘common sense of decency’. In this way, historical connections and entanglements emerge between the obscene ritual, its dramatisation on the stage of Old Comedy, and the desecrating and cathartic function of laughter. In short, dealing with the obscene to represent its complex functions – anthropological, aesthetic, social, and above all political – that have traditionally found expression in the biting and denigrating tones of invective and obscene language, of public ridicule of the powerful and the supreme authority. From the archaic iambic poets and Aristophanes, via Dante, de Sade, Belli, Bataille, Bianciardi and many others, to the new frontiers of the obscene: the word has now been replaced by the image, the verbal by the digital, the obscene by the pornographically voyeuristic, the ancient rhapsody by the contemporary rap, in a tourbillon of true and false poets competing in overcoming the limit of what, on stage and above all off it, is sayable and representable.

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Un libro per ricominciare: il racconto di un’esperienza didattica

 Abstract 

L’articolo propone il resoconto un’attività progettuale messa in atto durante i due anni in cui le misure restrittive imposte dalla gestione della pandemia hanno profondamente modificato la didattica delle lingue classiche. Presso il Liceo Classico Jacopo Sannazaro di Napoli, la creazione di una collana editoriale ha contribuito a mantenere vivo il rapporto di alcuni alunni con la propria scuola, pur nella distanza imposta dal lockdown. Sono stati pubblicati due volumi, il primo incentrato sul concetto di follia nel mondo antico e moderno, e il secondo sulla disobbedienza civile. La prospettiva pluridisciplinare e la valorizzazione del lavoro cooperativo hanno rappresentato due linee guida nella realizzazione del progetto.

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Gift Objects in Virgil’s Aeneid

 Abstract 

According to the anthropology of things, gifts are special objects with their own history and memory. They are able to promote, create and maintain social ties between people because of their role of cultural and personal meaning bearers (Gregory 1982b; Kopytoff 1986; von Reden 1995: esp. 60 f.). To some extent, this was also true in ancient Rome, where gift-giving was a widespread practice of reciprocity that allowed to weave a complex net of relationships. Such complexity is reflected in the most representative poem of Roman culture: Virgil’s Aeneid.

My paper aims to investigate the representation of the gift-objects in the Aeneid, having regard to the narrative devices and the cultural and mythical categories involved.

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Il mito, tra varianti e variazioni. Introduzione

 

La presenza del mito è uno degli elementi che maggiormente caratterizzano la produzione letteraria dell’antichità greco-romana: esso non solo fornisce gran parte del materiale narrativo ai suoi due generi più impegnati e influenti, l’epica e la tragedia, ma rappresenta anche un bacino inesauribile di riferimenti paradigmatici e forme di pensiero per molti altri generi, dalla lirica all’elegia, dalla storiografia all’oratoria e alla filosofia, per tacere dei riusi parodici in commedia, nella satira e nel romanzo. Tale pervasività del mito, che ne fa una sorta di codice universale del mondo antico, è al tempo stesso causa ed effetto della sua complessità: ciò che lo contraddistingue è infatti la sua natura dinamica, in virtù della quale esso non giunge mai a una forma univoca, ma è costantemente caratterizzato da ri-narrazioni, adattamenti, reinvenzioni, che dipendono dalla trasformazione dei contesti antropologici e socioculturali – si pensi al fenomeno della invention of tradition – ma anche dalle esigenze espressive dei diversi codici comunicativi e generi letterari. Come ha scritto Jean-Pierre Vernant, «il racconto mitico comporta sempre varianti, versioni multiple che il narratore trova a sua disposizione, che sceglie a seconda delle circostanze, del suo pubblico o delle sue preferenze personali, e dove lui stesso può sottrarre, aggiungere e modificare ciò che gli sembra necessario».

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«Al fine di tutt’i disii»: osservazioni su Dante (Pupi Avati, 2022)

 Abstract 

Questo articolo intende proporre un’analisi del film Dante (2022) di Pupi Avati. In primo luogo, si discutono le caratteristiche dei film ambientati nel Medioevo e si considerano le strutture narrative solitamente adottate in questo genere cinematografico. Sono poi riconosciuti nel film i temi principali tipici della filmografia di Avati: amicizia, tradimento, passione per l’avventura, fascinazione per la magia e la morte, ecc. In seguito, si esamina la struttura del film e il significato nella trama del viaggio, sia reale sia metaforico, che Boccaccio compie da Firenze a Ravenna per incontrare la figlia di Dante. Il regista cerca di recuperare il vero Dante e a tale fine sceglie di mettere in scena soprattutto la giovinezza del poeta e il suo amore per Beatrice, perché Dante, a suo parere, è concepibile solo come un ragazzo eternamente giovane e innamorato.

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Perimetrare il molteplice: la fabbricazione dell’umano nel VII libro della Naturalis historia di Plinio il Vecchio

 Abstract 

Whereas in the past, Book VII of The Natural History was read as a chaotic accumulation of data, this contribution seeks instead to identify an underlying logic in Elder Pliny’s “fabrication” of the human. In this context, the aim of the Roman author seems not so much to define an ousia as to outline an anti-essentialist anthropology, far removed from the dictates of Aristotelian finalism and defined by the perimeter delineated by the primates, excesses, and exceptions that show Nature’s prodigious creativity and multiplicity.

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