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ClassicoContemporaneo.eu
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Autore: Vincenzo Patricolo (a cura di)

Al di là del comune sentimento del pudore. Il lessico dell’osceno tra aischrón e obscenum

 Abstract 

On the basis of a historically fluid definition, this paper focuses on terms, forms, rituals and poetics of the obscene, an incoercible dimension of the human, which entails a continuous, non-conformist solicitation of the ‘common sense of decency’. In this way, historical connections and entanglements emerge between the obscene ritual, its dramatisation on the stage of Old Comedy, and the desecrating and cathartic function of laughter. In short, dealing with the obscene to represent its complex functions – anthropological, aesthetic, social, and above all political – that have traditionally found expression in the biting and denigrating tones of invective and obscene language, of public ridicule of the powerful and the supreme authority. From the archaic iambic poets and Aristophanes, via Dante, de Sade, Belli, Bataille, Bianciardi and many others, to the new frontiers of the obscene: the word has now been replaced by the image, the verbal by the digital, the obscene by the pornographically voyeuristic, the ancient rhapsody by the contemporary rap, in a tourbillon of true and false poets competing in overcoming the limit of what, on stage and above all off it, is sayable and representable.

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Alcesti e la situazione drammatica della fine

 Abstract 

Il contributo indaga le rappresentazioni dell’atto devozionale di Alcesti mettendo a confronto alcune formalizzazioni del mito nello spazio culturale greco e latino. A partire da una rilettura di un frammento di Frinico, si propone di tornare a riflettere sul soggetto dell’azione di logoramento, tradizionalmente interpretato in relazione al finale eracleo del dramma di Euripide. Alla luce delle ulteriori varianti dello scioglimento, in Platone, nel Carmen de Alcestide e nell’iconografia funeraria, si osserva che è la situazione poetica della morte dell’eroina a essere connotata attraverso la semantica del “logorio”, mostrandosi come invariante del racconto mitico al di là del suo esito pessimistico o salvifico.

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Riscritture al femminile. Variazioni sul mito nelle Heroides di Ovidio

 Abstract 

Orchestrate come lettere scritte da personaggi femminili della mitologia ai loro partner, le Heroides di Ovidio combinano la voce (maschile) del poeta con quella (femminile) delle personae fittizie, producendo così un discorso polifonico, ambiguo e stratificato. Mentre la fusione di generi letterari (tra cui elegia, tragedia ed epistolografia) rende le Heroides un esempio evidente della tecnica intergenerica di Ovidio, la prospettiva in qualche modo femminile – spesso non normativa e non allineata – delle epistole può offrire una nuova visione su versioni consolidate del mito. La sovrapposizione di schemi elegiaci ed epici nella lettera di Penelope (Epist. 1), il gioco ironico di Fedra con il suo passato euripideo (Epist. 4) e i riferimenti di Didone alla possibilità di essere incinta di un figlio di Enea (Epist. 7) sono tutti esempi di come le eroine reinterpretano e, in certa misura, sfidano la tradizione mitologica. Sviluppando la fortunata osservazione di Barchiesi (1987) riguardo alla capacità delle Heroides di aprire «nuove finestre» su esiti alternativi della trama mitologica tradizionale, questo articolo getta nuova luce sulla natura ironica della riscrittura delle eroine ovidiane, che fa confluire diverse narrazioni preesistenti.

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Epic Catalogues and the Poetics of Mythmaking: Ovid’s Metamorphoses and Dracontius’ Hylas

 Abstract 

L’articolo prende in esame la funzione dei cataloghi epici come strumenti di mitopoiesi, concentrandosi sulle Metamorfosi di Ovidio e l’Hylas di Draconzio. Lungi dal rappresentare meri elenchi, i cataloghi si dimostrano strumenti narrativi che consentono al poeta di sperimentare con la tradizione mitologica. Nell’episodio ovidiano della caccia al cinghiale di Calidonia (Met. 8), l’esteso catalogo di eroi rappresenta un intervento consapevole sulle tradizioni epiche precedenti. Inserendo in posizioni chiave figure che hanno ruoli specifici nel mito epico, come Fenice, Acasto, Ceneo e Mopso, Ovidio si serve del catalogo per sottolineare la fluidità del mito e la sua apertura a riscritture autoriali. Il catalogo diviene quindi sede di dialogo intertestuale e di innovazione mitografica, e consente a Ovidio di esplorare, riorganizzare e anche correggere i suoi predecessori.

In età tardo-antica, Draconzio prosegue questa pratica mitopoietica nel suo Hylas, dove un catalogo delle trasformazioni di Giove – adattato dall’arazzo di Aracne di Ov. Met. 6 – è contenuto nel discorso di Venere a Cupido. Il riuso di materiale ovidiano sottolinea la persistente malleabilità del mito all’interno della struttura catalogica.

I cataloghi epici non sono strutture formali statiche, ma strumenti di creatività letteraria e di autorialità mitica attraverso i quali i poeti affermano la propria autorità, negoziano la tradizione, si fanno parte attiva nella continua costruzione della memoria culturale.

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Valerius Flaccus and Vergil’s Argonautic Aeneid: Myth and Intertextuality

 Abstract 

Attraverso la dettagliata analisi intertestuale di una piccola sezione degli Argonautica, il contributo si propone di approfondire le modalità con cui Valerio Flacco riscrive gli Argonautica di Apollonio Rodio manifestando la consapevolezza dell’enorme influenza che Apollonio aveva esercitato sull’Eneide di Virgilio. Si ipotizza che Valerio Flacco considerasse l’Eneide un poema profondamente argonautico e vedesse in Enea e nei Troiani una nuova versione di Giasone e degli Argonauti. In che modo, quindi, Valerio ha imitato sia Apollonio, sia l’Eneide, che considerava una variazione sul mito di Argo?

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Exulta, genetrix. Il potere consolatorio del mito di Ila

 Abstract 

L’articolo prende in esame gli ultimi versi dell’epillio Hylas di Draconzio. Dopo averne delineato i richiami intertestuali, si propone un confronto tra il distico conclusivo del componimento e la tradizione funeraria del mito di Ila: si analizzano dapprima le attestazioni epigrafiche che presentano la strategia consolatoria del rapimento divino, e specificamente delle ninfe, come mezzo di raggiungimento dell’immortalità da parte del defunto; poi, vengono esaminate le testimonianze iconografiche in cui si può rintracciare una simile funzione simbolica e consolatoria.

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Il teatro di Seneca alla prova del tempo. La Medea di Christa Wolf

 Abstract 

Nell’ampia rivalutazione della produzione tragica senecana, si distingue la prospettiva dei Reception studies, che costituisce a tutti gli effetti uno dei filoni più notevoli di variazioni del mito. Entro questo ambito merita particolare considerazione il romanzo della scrittrice tedesca Christa Wolf Medea. Voci. In un più generale interesse per le fonti antiche ed in particolare pre-euripidee relative al mito di Medea, la Wolf ha ben presente la versione senecana del mito, di cui si serve in maniera esplicita, modellando su di essa alcuni segmenti significativi della sua brillante costruzione narrativa.

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Dedalo e Circe: un incontro impossibile? Variazioni sul mito da Virgilio a Madeline Miller

 Abstract 

Nessuna fonte antica testimonia un incontro tra Circe e Dedalo: esattamente questo è quello che immagina Madeline Miller nel suo secondo romanzo, Circe (2018). Non è impensabile che l’aiuto di Circe sia stato richiesto a Creta negli stessi anni in cui vi operò Dedalo. Non si tratta, però, solo di una verosimiglianza cronologica, ma del riconoscimento di una “affinità elettiva” tra i due personaggi. Intrecciando sapientemente riferimenti intertestuali puntuali all’Odissea e all’Eneide, dove Circe viene chiamata daedala (Aen. 7, 282), Miller costruisce la relazione tra Dedalo e Circe in modo speculare a quella tra Circe e Odisseo e tra Penelope e Odisseo, dando così vita al “potenziale mitico” racchiuso nella iunctura virgiliana.

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L’eroe azzurro. Ganimede nel romanzo latino

 Abstract 

Scelto dal padre divino come eromenos, catturato e portato tra le nuvole nelle terre immortali, Ganimede è ricompensato con la primavera eterna e con l’incarico di distillare nettare per sempre. Ci troviamo di fronte a un mito caro all’antichità, che ha offerto molti soggetti all’arte e alla letteratura classica. Il contributo indaga – in prospettiva comparatistica, simbolica e antropologica – la sua ripresa nei romanzi latini di Petronio e Apuleio. Opere che parimenti consentono al lettore di ricostruirne la struttura e recuperarne i due ‘capi’: quello omoerotico e quello ‘iniziatico-ascensionale’.

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The Furor of the Mother-Wife. The Monstrous Metamorphosis of Jocasta in Seneca’s Oedipus and The Phoenician Women

 Abstract 

Questo articolo esamina le variazioni sul mito di Edipo nell’Oedipus e nelle Phoenissae di Seneca, analizzando i cambiamenti nella rappresentazione di Giocasta rispetto ai modelli attici. Le tragedie di Seneca presentano i protagonisti come mostri, secondo una sequenza di tre categorie tragiche: dolor, furor, nefas. Questa rappresentazione non riguarda solo Edipo, ma anche Giocasta, il cui corpo incestuoso in queste riscritture viene esibito. La sua furiosa follia è visibile nei riferimenti a figure mostruose e nell’ambiguità di alcuni suoi interventi. La pericolosità di Giocasta è più che mai associata alla sua sessualità, un tema che diventa centrale nella rielaborazione di Seneca del mito di Edipo.

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