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ClassicoContemporaneo.eu
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Autore: Vincenzo Patricolo (a cura di)

Sull’avvio del canone negli studi di storia dell’arte contemporanea nell’era della globalizzazione digitale. Spunti da uno scritto di Cesare Segre

Il saggio propone un ragionamento sull’interazione, sempre più diffusa nella pratica artistica attuale, tra l’autore e il fruitore nella realizzazione dell’opera d’arte. Interazione, coinvolgimento da parte di un pubblico più o meno consapevole, che, certamente, può ritenersi per le arti visive ormai una pratica acquisita ma che, tuttavia, può aprire, se non nuove prospettive, nuovi interrogativi. Secondo l’autrice, infatti, lo storico dell’arte, intervenendo sulla contemporaneità, non può ignorare, nell’epoca dell’intermedialità, nei tempi dell’abbattimento delle frontiere tra i vari generi artistici, nella realtà di una comunità culturale che deve confrontarsi, inevitabilmente, con il web e particolarmente con il web 2.0, espressione delle reti sociali, quella che Segre ha definito come «paternità frazionata» dell’opera d’arte. Ha senso parlare ancora, quindi, alla luce di questi cambiamenti, di fronte a questa nuova tipologia di proposte e in un’età definita ormai come interattiva, di autore e di opera? E, infine, proprio sulla scia di questi cambiamenti, le parole e le modalità d’intervento della critica militante devono darsi un nuovo statuto?

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Latino e informatica: una proposta di et … et nella società dell’aut … aut

L’intervento prende in considerazione vari aspetti della biblioteca digitale DigilibLT (Digital Library of late antique Latin Text), illustrando non solo le sue funzioni, ma anche le problematiche incontrate nelle fasi di progettazione, al fine di mostrare come l’arricchimento scientifico di un prodotto digitale non si limiti alle sue possibilità di utilizzo, ma si sviluppi anche a partire dalle riflessioni necessarie alla sua realizzazione. 

Ulteriore approfondimento sarà poi dedicato alla valenza formativa di un progetto che combina un forte contenuto disciplinare ai più recenti approcci delle Digital Humanities. In un panorama globale in cui gli studi umanistici attraversano una fase di seria crisi, sempre più spesso il mercato del lavoro richiede anche al curriculum accademico di un classicista la presenza di competenze digitali, un’esigenza che, tuttavia, non di rado si scontra con il legittimo desiderio di non vedere snaturata la propria formazione. Tra le varie soluzioni possibili si propone la positiva esperienza maturata dal progetto, derivata dalla ferma volontà di mantenere all’interno del gruppo ogni passaggio della lavorazione dei testi. La conseguente necessità di costituire una squadra ampia e composita ha così reso DigilibLT un vero e proprio investimento sui giovani, protagonisti di un progetto formativo ad ampio raggio che ha coinvolto dagli assegnisti post-dottorato fino ai liceali dei progetti di alternanza scuola-lavoro. 

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«Quid est sanctius?» Domus: figura dell’identità del civis Romanus in Cicerone

La riflessione che la cultura romana ha sviluppato attorno all’idea di casa mostra che la domus è una singolare chiave di lettura dell’identità sociale e morale del civis. Questo contributo si propone di indagare i significati culturali della casa romana attraverso la rappresentazione di Cicerone: partendo dall’analisi dei paragrafi 138 e 139 del primo libro del De officiis, si affronterà il motivo del rapporto fra ethos e locus che, insieme al tema del destino della domus dominis mutatis, presente in Cicerone (off. 1, 139) e in Plinio il Vecchio (nat. hist. 35, 7), consentirà di enucleare il valore della domus quale “luogo di memoria” dei mores e delle virtutes dei boni cives. Passando alle orazioni d’invettiva politica, vedremo delinearsi un modello negativo che annulla le funzioni culturali della domus ed è rappresentato dall’habitare magnifice di Clodio, nonché dalle case di Catilina e Antonio. L’indagine sui significati culturali della domus proseguirà adottando quale chiave di lettura il motivo della sua distruzione: l’analisi della descrizione delle domus captae di Pompeo (Phil. 2, 68) e di Cicerone (dom. 62-63) sarà volta a rilevare le peculiari modalità attraverso le quali l’oratore rappresenta la violenza alle case dei boni cives come espressione della natura empia del bellum civile.

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Il pensiero politico antico alla prova della società multiculturale: alcune riflessioni sulla trasmissione della cultura greca e romana nell’era globale

Il fenomeno chiamato globalizzazione ha creato uno spazio aperto a livello mondiale nel quale milioni di esseri umani che appartengono a etnie e tradizioni culturali diverse entrano in contatto tra loro spesso in tempo reale grazie a Internet e alle nuove tecnologie digitali dell’informazione e della comunicazione. Nel nuovo spazio globale e multiculturale che si è creato molte persone, soprattutto i giovani, si possono chiedere quale sia il senso di studiare i testi classici della storia del pensiero politico antico greco e romano. Innanzitutto pensiamo che sia importante studiare i testi classici del pensiero politico greco e romano perché le democrazie moderne sono debitrici nei confronti della cultura greca e romana per l’elaborazione di alcuni concetti fondamentali per la cultura politica occidentale quali ad esempio quello di democrazia, di libertà di parola, di equità, di bilanciamento e di separazione dei poteri, di limite del potere politico. Inoltre oggi in Occidente e in Europa assistiamo alla diffusione di idee estremiste, integraliste e xenofobe che rifiutano qualsiasi forma di alterità, per questo è importante studiare i testi classici del pensiero politico antico greco e romano perché in questi testi sono espresse e comparate molte e differenti idee politiche; in questo modo la lettura e lo studio dei classici del pensiero politico greco e romano può essere un esercizio di pluralismo culturale. 

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Le nuove risorse della e-philology per l’edizione dei testi classici

Il contributo mette in luce i vantaggi del connubio fra competenze della e-philology e dei metodi di scrittura XML (eXtensible Markup Language) – TEI (Text Encoding Initiative) con la formazione filologica ai fini di nuove e più soddisfacenti edizioni critiche dei testi antichi. Si verifica difatti sovente, per quei testi che presentano secolari stratificazioni, che le edizioni a stampa non risultino soddisfacenti, mentre l’edizione XML consente di presentare un testo molto più aderente alla realtà testuale dei manoscritti. Al fine di valutare le potenzialità degli strumenti elettronici si considerano esemplificativamente alcuni progetti attualmente in corso. 

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Ovidio a scuola: una proposta didattica e una provocazione

The successful experience of young Ovid in the school of the rhetorician Arellius Fuscus, told by Seneca (Contr. 2, 2, 8-12), can offer us two possibilities of experimental teaching: high school students can try reading and translating Latin texts in order to obtain useful information to rewrite chapters of the history of Latin literature; taking a lead from ancient rhetoric teachers can promote rhetorical education to teach students to structure their thinking and writing.

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Burning for Rome. The fortunes of Mucius Scaevola

In my paper I pursue the reception of Mucius Scaevola, famous for his courageous behavior in front of the Etruscan king, Porsenna. Mucius displays extraordinary patience (patientia) when he holds his hand in the flame burning on the altar. Once established as a specimen of Roman virtue – this already occurs when Mucius Scaevola’s deed becomes a rhetorical example – the interpretation of his heroic act gains a life of its own. Virtue and decoration, allegory and exemplarity form an amalgam that is characteristic for each period’s, and each context’s, interpretation of Romanness. A specifically telling case is the decorative frieze in Schwerin castle – a remake of the decorations in the Neues Museum in Berlin. In this case, we observe the re-functionalization of a moral example as a piece of decoration.

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