Gli sconvolgenti eccidi di Parigi e di Bruxelles, che fanno seguito a una ininterrotta teoria di massacri in tutto il mondo, e particolarmente nel continente africano, impongono una riflessione non di maniera sulle cause di quanto accade, tanto più doverosa per un Ateneo quale quello di Palermo che aspira a essere, sul piano culturale e scientifico, punto d’incontro e cerniera tra le terre bagnate dal Mediterraneo. In questo quadro drammatico i saperi umanistici, da tante parti giudicati residuali a fronte delle abilità tecnico-scientifiche, sono chiamati a svolgere un ruolo di comprensione e orientamento che può essere fondamentale: perciò il Dipartimento di Scienze Umanistiche dell’Università di Palermo ha deciso di organizzare un Convegno dal titolo “Le parole della pace, le parole della guerra” che costituisca un momento di dibattito, scientifico ma non accademico, su quanto di terribile avviene e sulle ragioni che sono all’origine di questi eventi.
Tolleranza e cittadinanza nell’antichità classica e nel mondo contemporaneo
Tavola Rotonda
in occasione del numero 2 della rivista CLASSICOCONTEMPORANEO.EU
Palermo, 29 gennaio 2016 Liceo Classico “Umberto I” – Palermo
introduzione Vito Lo Scrudato dirigente scolastico del liceo “Umberto I”
coordinamento Mariella Rinaudo Liceo “Umberto I”
discussione Maurizio Bettini Università di Siena
Alessandro Barchiesi Università di Siena
interventi Valentina Chinnici CIDI Palermo
Paolo De Paolis Università di Cassino e del Lazio meridionale – Consulta Universitaria Studi Latini Elisa Romano Università di Pavia Mario Palumbo G.B. Palumbo Editore
Conclusioni Giusto Picone Università di Palermo
condiirettore di ClassicoContemporaneo.eu
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Di seguito è possibile visionare l’intera registrazione dell’evento
Osservazioni sulla ricezione, diffusione e trasformazione dell’immagine antica nel mondo moderno e contemporaneo
L’Ercole Farnese è una delle sculture più note dell’antichità. Dal momento della sua scoperta fino ai nostri giorni la sua fortuna non ha trovato sosta. Fonte di ispirazione e studio per artisti, storici dell’arte, archeologi, ma anche immagine esemplare della forza e della potenza muscolare per l’immaginario europeo. Nel corso dell’età contemporanea repliche, copie, riproduzioni di ogni tipo hanno reso l’Ercole Farnese un “pasto quotidiano” capace di rispecchiare le trasformazioni del gusto estetico e di veicolare i nuovi significati che la statuaria antica assume nel mondo contemporaneo. Che senso ha l’Ercole Farnese nel mondo contemporaneo? Da questa domanda parte la ricerca.
Il contributo prende in esame gli sforzi compiuti dai moderni per decifrare il codice gestuale della danza antica: dai primi tentativi eruditi del XVII secolo, all’opera del musicista e archeologo Maurice Emmanuel, fino al revival di cui furono protagonisti Isadora Duncan e altri danzatori ai primi del Novecento.
Con le performances artistiche di Graziana Cifarelli e Vincenzo Vescera
La longevità e la produttività di un classico si misura sia dal succedersi delle sue riscritture, sia dai diversi linguaggi nei quali esso si ambienta, rivelandosi pur sempre recens: nella circostanza, il testo dell’ovidiana Epistula heroidum scritta da Arianna a Teseo è stato sottoposto dapprima a una traduzione performativa e poi, sull’abbrivio di una sua disponibilità ad ‘entrare in scena’, è stato adattato alle note e alle parole di una moderna canzone, nonché alla retorica dei gesti implicita nel linguaggio della danza. Con questo esperimento si è inteso riprodurre un piccolo spaccato della fortuna teatrale, che, come sappiamo, arrise, già ai tempi di Ovidio, a buona parte della produzione del poeta di Sulmona.
La tavola rotonda su “Gli studi classici nel terzo millennio” (Roma, 16 marzo 2015) ha offerto l’opportunità di un confronto sulla crisi degli studi umanistici e del modello educativo fondato su di essi. Tre sono i principali spunti di riflessione emersi dalla discussione: le cause della crisi, che alcuni attribuiscono ad attacchi esterni, altri a una sorta di esaurimento interno; le prospettive future, per molti tutt’altro che incoraggianti, per altri viceversa ricche di opportunità grazie soprattutto alle tecnologie digitali; le possibili risposte sul piano didattico: un tema, quest’ultimo, che ha visto i relatori divisi tra coloro che sostengono la necessità di continuare a insegnare il greco e il latino con rigore in tutti i loro aspetti e coloro che propongono al contrario di adottare nuovi metodi e di rinunciare contestualmente a quanto può apparire troppo complesso per l’attuale livello degli studenti.
L’articolo presenta l’iniziativa delle Olimpiadi delle lingue e civiltà classiche avviata dal Miur per la promozione delle discipline classiche nell’insegnamento liceale e discute sul significato della traduzione dal greco e dal latino nelle odierne pratiche scolastiche e su possibili innovazioni che ne rafforzino il significato e l’efficacia didattica.
“Intrecci: la ricerca in classe” is a project promoted by AICC Venezia and by the Humanities Department (Dipartimento di Studi Umanistici) of Ca’ Foscari University in Venice: every year, young philologists, archaeologists and historians who study ancient cultures explain their research to highschool students, presenting the outcomes of their research in an informal and interactive way. This paper gives an overview of the project from various perspectives.
La scuola di teatro che vorrei descrive, nella forma aperta di una lettera al mondo del teatro, spunti e prospettive provocatoriamente radicali sul tema della formazione artistica. Il divario tra l’idea positivistica della scuola come luogo di insegnamento programmatico per tanti e la natura del teatro come tempo di apprendimento per pochi costituisce – da oltre un secolo – il cuore di un irrisolto dibattito sulla natura e sul destino delle scuole di formazione per attori. La trasmissione dell’esperienza teatrale, l’apprendimento delle sue regole e delle sue eccezioni, le diverse, eppure convergenti tradizioni attoriche sono temi qui accennati con la leggerezza di una visione fantastica, che pure guarda concretamente alla perdita progressiva di senso e valore dell’identità artistica del teatro.
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