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ClassicoContemporaneo.eu
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Autore: Vincenzo Patricolo (a cura di)

Tra micro e macro aree: Elementi linguistici ed extra-linguistici nel case study Avigliano alla luce dei dati dell’Atlante Linguistico della Basilicata (A.L.Ba)

La Basilicata, con 9.992 km. di estensione, 577.000 abitanti e 131 comuni, rappresenta certamente un’area circoscritta, che ben si presta alla realizzazione di un atlante esaustivo come l’A.L.Ba. (Atlante Linguistico della Basilicata). A questi piccoli numeri, però, fa da contraltare una situazione linguistica estremamente frammentata, in cui i dialetti non si globalizzano, ma anzi tendono a conservare le loro caratteristiche. Il contributo mostra l’incidenza di alcuni elementi extra-linguistici, soprattutto storici, e il modo in cui questi hanno condizionato lo sviluppo linguistico in un particolare punto di rilievo, Avigliano. 

 

Basilicata, with an extension of 9.992 square kilometers, 577.000 inhabitants, 131 municipalities, certainly represents a circumscribed area which can appropriately be dealt with the implementation of an exhaustive atlas like the A.L.Ba. (Atlante Linguistico della Basilicata). This low numbers of municipalities is accompanied by an extremely fragmented linguistic situation, since dialects do not become globalised, but rather they tend to preserve their properties. This study shows the incidence of some especially historical extra-linguistic elements, and the way in which the latter have conditioned the linguistic development in a place of particular concern, i.e. Avigliano. 

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Il successo è nel nome? Il ruolo dei marchionimi nel marketing

Lo scopo principale dell’analisi è quello di presentare i marchionimi, strumenti linguistici fondamentali nella creazione di un’immagine favorevole e positiva dei prodotti. Per di più, ci si vuole porre la domanda: il successo può dipendere anche dalla scelta del nome del prodotto? Prima di tutto, si cercherà di mettere in evidenza in che cosa precisamente consista il processo del naming e che ruolo svolga all’interno del marketing, inoltre, si tenterà di dimostrare in quale misura i marchionimi possano contribuire alla notorietà e alla popolarità di un dato prodotto, illustrando ciò attraverso esempi di marchionimi italiani di fama internazionale. Avremo in questo modo l’opportunità di osservare le tecniche e le strategie onomastiche più utilizzate dei prodotti di successo. L’esame può servirci come un’altra prova tesa a sottolineare il rapporto biunivoco tra linguistica e marketing, evidenziando così l’importanza della multidisciplinarità e del sapere interdisciplinare. 

The main purpose of the present study is to present the brand names, essential linguistic instruments in the creation of a favourable and positive image of the products. In addition, I would like to pose the question: can success depend also on the choosing of the name of the product? In the study, in the first place, I will try to show in what consist the process of naming and what its role in the marketing, moreover, to demonstrate in which measure brand names can contribute to the notoriety and popularity of a given product by illustrating it across world-famous Italian brand names. In this way we will have the opportunity to osservate the most utilized onomastic techniques and strategies of the successful products. This paper can serve us as a further attempt to underline the biunivocal relationship between linguistics and marketing, thus higlighting the importance of multidisciplinary and interdisciplinal knowledge. 

 

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La parola ai mestieri. Alcune considerazioni dall’esperienza dell’Atlante Linguistico della Sicilia (ALS)

In questo contributo viene affrontato il delicato tema della posizione che la dialettologia può assumere in un contesto di saperi umanistici contemporanei. Si tratta di una disciplina che si muove in un ambito spaziale che non sempre coincide con la modernità, quindi difficile da coniugare al presente. L’unica possibile soluzione è inserire gli studi di tale settore in un’ottica non soltanto di recupero del dato linguistico ma di modalità di restituzione dello stesso. Così, analizzando l’esperienza dell’ALS, mi soffermo sui lavori di carattere ergologico della produzione siciliana e su come, partendo da uno strumento di indagine classico (il questionario), si possa arricchire e ricreare il momento della trattazione del dato con formule miste di etnotesti, lessico e carte linguistiche. 

 

In this paper we deal with the delicate issue of the position that the dialectology can take in a context of contemporary humanistic knowledge. It is a discipline that moves in spatial area which does not always coincide with the modern age, therefore difficult to conjugate in the present. The only possible solution is to enter the studies of this sector in a perspective not only of the linguistic data recovery but also of the data return mode. Thus, analyzing the experience of the ALS, we dwell on the ergological character work of the Sicilian linguistic school and how, starting from a classic investigative tool (the questionary), we can enrich and recreate the time of the handling of data with mixed formulas of etnotexts, lexicon and linguistic maps. 

 

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La monografia traduttiva e la ricerca traduttologica

La ricerca di tipo monografico è stata lungamente adoperata in ambito etnografico, antropologico e degli studi letterari. Il nostro intento è quello di estendere questo tipo di indagine al campo della traduttologia. La scelta del termine monografia, inteso nella sua accezione comune, è stata dettata dal carattere interdisciplinare della ricerca sulla traduzione, collocabile all’incrocio di varie discipline: storia della lingua, teoria della ricezione, storia della letteratura, critica della traduzione, storia culturale etc., pur nella consapevolezza della perdita di interesse per questo tipo di indagine scientifica registrata nel panorama attuale degli studi letterari. Nella parte iniziale del nostro contributo abbiamo preso in discussione il termine ‘traduttologia’ e abbiamo collocato la storia della traduzione in quanto disciplina nel quadro della ricerca traduttologica, mentre la parte finale si concentra sull’utilità della monografia traduttiva in ambito scientifico e didattico e fornisce un esempio di futuro progetto di ricerca, una sintesi di tipo storico e critico-interpretativo dell’attività traduttiva in romeno relativa al Cuore di De Amicis. Si tratta di una ricerca che mira a rilevare, tramite lo studio della traduzione dell’opera di un autore europeo estremamente popolare in Romania, una parte significativa della pratica traduttiva romena, col proposito di tracciare la mappa di un argomento ancora poco studiato relativo alla storia della traduzione romena. 

 

The monographic research was frequently used in the ethnographic, anthropological and literary field. Our paper aims to extend this typology of study to the field of translation studies. The term monography, used in its ordinary meaning, was chosen because it refers to an interdisciplinary research, how that on translation should be, situated at a junction of different domains: history of language, reception theory, literary studies, translation criticism, cultural history etc., even though there isn’t in the present much interest for this type of scientific research in the literary studies field. The first part of the paper discusses the term of translathology and illustrates the relation between it and the history of translation, while in the second part we aim to point out the benefits that a monographical research could provide from a scientific and a didactical point of view and bring up an example of a future project, a historical an analytical synthesis of the translational Romanian activity concerning De Amici’s Cuore. It will be, in fact, a research that, by taking in consideration a very popular work of a European author, focuses on underlying an important part of the Romanian translational practice by mapping a subject that until now didn’t catch that much attention. 

 

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Un piccolo “enigma” tra le carte italiane di Jan Brueghel il Vecchio: una ricetta per la doratura delle cornici

Nel presente contributo si porta una testimonianza concreta d’uso di strumenti nati dalla collaborazione fra le cosiddette “scienze esatte” e il sapere umanistico, che si sono rivelati di grande aiuto durante il lavoro di ricerca di dottorato in Storia della lingua e della letteratura italiana sull’epistolario italiano del pittore fiammingo Jan Brueghel il Vecchio. I data base on line dedicati agli scritti di Vasari e di Leonardo (l’Archivio Scritti Vasariani e E-LEO) e i relativi lemmari di riferimento sono stati infatti molto utili nell’analisi e contestualizzazione del lessico tecnico impiegato da Brueghel. Tuttavia, la ricerca negli archivi digitali non ha sempre dato buon esito: resta aperto, infatti un enigma lessicale da cui si è scelto di prendere le mosse. Questo non per dare un tono pessimistico alla riflessione, ma al contrario per ribadire l’importanza di iniziative di digitalizzazione del patrimonio testuale dei secoli passati che stanno prendendo piede negli ultimi tempi e che interessano sia corpora letterari, che scritture meno sorvegliate come gli epistolari. 

 

This study presents a concrete example of use of instruments created thanks to the collaboration between “exact sciences” and humanities. These instruments have been really precious during the PhD research in History of Italian Literature and Language focused on the flemish painter Jan Brueghel the Elder’s Italian letters. The databases of Vasari and Leonardo’s writings (Archivio Scritti Vasariani and E-LEO) and their glossaries have been useful for the analysis of technical words Brueghel used. However, the quests in these archives sometimes failed. In fact, a lexical enigma, which is presented at the beginning of the paper is still unsolved, but this doesn’t mean a pessimistic point of view. Contrariwise, it’s a way to affirm the importance of recent digitization projects concerning literary works and correspondences, which could make the past textual heritage more accessible. 

 

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Introduzione

 

Nel panorama dell’odierna globalizzazione, “dell’industria culturale” e dell’“uomo-robot”, gli studi umanistici vivono, di fatto, una crisi assai profonda, parendo ormai condannati senza scampo a rivestire un ruolo del tutto marginale nella società contemporanea, destinato a una subalternità ancor più netta nei decenni a venire. La sensazione che essi rappresentino una sorta di retaggio “parassitario” di un passato abbondantemente superato trova, peraltro, precisi riscontri nelle politiche nazionali e sovranazionali, ormai del tutto assorbite dalle logiche del mercato e da un pragmatismo estremo ed estraniante, che ad oggi appaiono per nulla interessate a invertire questa tendenza. Già da parecchi anni, tale condizione sembra essere stata ampiamente avvertita dagli addetti ai lavori, determinando reazioni diverse e spesso complementari. Che si sia voluto sottolineare la specificità e la potenziale alterità delle humanities rispetto all’unidimensionale sistema assiologico predominante, al fine di valorizzarne l’intrinseca “inattualità” in chiave civico-democratica; che si sia cercato, quasi in una sorta di “riscossa”, di individuare in esse la capacità di favorire l’acquisizione di competenze “esclusive”, spendibili proficuamente nel mondo della produzione e del lavoro; o ancora, che ci si sia rifugiati in una rigida e isolata difesa di prerogative e conoscenze specifiche; in ogni caso, è egualmente emersa l’urgenza di ripensare a una nuova dimensione per lo studioso umanista, per quanto spesso, purtroppo, queste riflessioni siano sostanzialmente rimaste estranee ai principali canali socioculturali, operando in definitiva, con pochissime eccezioni, come una flebile voce “fuori campo” in un contesto di pura autoreferenzialità.

Inserendosi a pieno nella temperie storicosociale appena richiamata, il dottorato di ricerca in Studi letterari, filologico-linguistici e storico-culturali, attivo dal 2013 presso l’ateneo palermitano, non nasce solamente come un percorso di formazione avanzata nell’ambito delle discipline umanistiche, ma soprattutto come spazio di confronto e dialogo tra saperi umanistici, contemporaneità e territorio, con una specifica attenzione all’inter- e multiculturalismo, all’analisi critica dei modelli identitari, ai processi culturali di inclusione e alla cittadinanza democratica in prospettiva sovranazionale e antidiscriminatoria.

Il convegno internazionale Saperi umanistici nella contemporaneità (Palermo 17-18 settembre 2015), organizzato dai dottorandi della stessa scuola di dottorato (XXIX e XXX ciclo), in collaborazione con il Dipartimento di Scienze umanistiche dell’Università degli Studi di Palermo e il Centro di studi filologici e linguistici siciliani, rappresenta un momento importante di questo percorso formativo, una sorta di “sfida” lanciata a noi dottorandi e organizzatori per confrontarci, al di fuori e al di là dei nostri studi individuali, con le complesse dinamiche che si consumano tra ricerca umanistica e mondo odierno. In tal senso, il convegno ha inteso innanzitutto offrire uno spazio di discussione sul tema della possibile inte(g)razione tra discipline umanistiche e società coeva. Se un elemento comune può essere indicato nei diversificati interventi di quanti, tra dottorandi, ricercatori, docenti universitari e di scuola secondaria, hanno preso parte all’evento, questo va infatti rintracciato nella volontà di oltrepassare i limiti della sempre più indotta ipersettorializzazione di compagini disciplinari contigue per natura, in favore di un dialogo costruttivo e di interscambio; ovvero nella ricerca di soluzioni sperimentali, sostanziata in molti casi da una curiosità sempre più viva nei confronti delle nuove tecnologie, utile a un rinnovamento dei vari ambiti di studio. Dunque, seppur secondo prospettive, finalità e metodi assolutamente differenti (dall’analisi interdisciplinare alle ricerche intertestuali, passando per le modalità di una necessaria ed efficace restituzione e divulgazione dei dati, fino a giungere alle digital humanities e alle riformulazioni teoriche in materia didattica) si è attraversato il settore delle scienze umanistiche con l’obiettivo principale di restituire a queste ultime una collocazione centrale nonché un senso pregnante e una validità operativa nella complessa architettura socioculturale odierna.

I contributi selezionati e qui raccolti – e a tal proposito, ringraziamo la prof.ssa Valeria Viparelli e il prof. Giusto Picone, insieme al comitato scientifico e redazionale di ClassicoContemporaneo, per lo spazio che sin da subito ci è stato offerto – costituiscono una buona sintesi delle diverse “voci” ed esperienze che si sono via via confrontate durante le due giornate di lavoro le cui tematiche hanno spaziato dalla linguistica alla dialettologia italiana, dalla letteratura classica a quella contemporanea, dalla storiografia antica agli archivi e database museali ed epigrafici online, dalla filologia romanza a quella digitale. Ciò che risulta più evidente dalla visione globale della raccolta, ma anche dalla lettura dei singoli contributi, è di certo uno sguardo “caleidoscopico”, variegato e innovativo che cerca di riconsiderare secondo approcci e soluzioni diversi la questione relativa alla complessa e a volte inconciliabile dialettica tra saperi umanistici e contemporaneità, con un rigore in termini epistemologici e metodologici quanto mai necessario per (tentare di) ottenere una certa incidenza e un chiaro riconoscimento nella civiltà contemporanea.

 

Palermo, 24 aprile 2018

Giovanni Sampino e Francesco Scaglione

 

 

“Lavorare” il dato linguistico: prospettive e limiti. Alcune considerazioni dall’esperienza dell’Atlante Linguistico della Sicilia (ALS)

 

Il presente contributo si propone di riflettere sul rapporto sempre più stretto e interdipendente tra ricerca linguistica e nuove tecnologie per la processazione e analisi del dato. Partendo dall’esperienza dell’Atlante Linguistico della Sicilia, verrà presentato un sistema di annotazione in XML, formalizzato secondo il modello della trasferenza elaborato da Regis (2013), per il recupero e l’analisi dei dati tratti dal quesito onomasiologico (domanda I) del questionario linguistico della sezione sociovariazionale dell’ALS, quesito volto a indagare specifiche conoscenze lessicali e il contatto tra italiano e dialetto in Sicilia. Ciò permetterà, inoltre, di riflettere sui vantaggi e i limiti dell’ausilio di strumenti informatici con cui la ricerca linguistica deve sempre più confrontarsi. 

The present work focuses on the relationship between linguistic research and the use of new technologies for linguistic data processing and analysis. Starting from the experience of the Atlante Linguistico della Sicilia (ALS), this paper describes a XML schema, based on the theory of trasferenza (transference) by Regis (2013), for the annotation and analysis of the data from the onomasiological questions of the ALS sociovariational questionnaire. Moreover, this modest case study tries to make clear the pros and cons of technological devices in linguistic research. 

 

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On ethics in language testing for adult migrants. Storytelling as an evaluatee-centered assessment technique?

A partire dalle prime teorie sul testing linguistico (Carroll, 1961; Lado, 1961) ai più recenti approcci critici nei confronti dell’introduzione di requisiti linguistici, e dell’uso di test formali, ad esempio, per l’ottenimento dei permessi di soggiorno e/o della cittadinanza nel flusso migratorio, in pieno aumento in molti paesi occidentali, in particolare nell’area dell’Unione Europea (Kunnan 2004; McNamara – Shohamy 2008; Shohamy 2009; Van Avermaet 2010), si evidenzia come una lingua, uno straordinario strumento di relazioni umane e di integrazione, può diventare un mezzo di esclusione sociale (McNamara 2005; Shohamy 2001, 2009; Blommaert 2006; Avermaet 2010). I risultati dei test, infatti, possono avere un impatto importante sulla vita privata e professionale dei candidati nonché sulla società nel suo complesso. In particolare, negli ultimi anni la questione dell’eticità dei test linguistici sta emergendo a gran voce. Gli aspetti etici connessi all’uso che si fa dei test nella società sono venuti alla ribalta poiché le conseguenze dei test riguardano sempre più spesso i diritti umani e civili dei candidati. Il contributo approfondisce anche lo stretto legame tra la professionalità e l’etica ed esamina il ruolo delle comunità di pratica nella condivisione di un Codice Etico. L’articolo si conclude con alcune proposte alternative al testing linguistico formale tra le quali lo storytelling che ha come sfondo teorico l’approccio etno-poetico di Hymes (1996; 2003). 

Ethical issues have come to the forefront of language testing because of the powerful impact they have on individuals’ private and professional lives. Not the less, in recent years, notwithstanding the trust in tests, alternative forms of assessment, which help value individuals’ language repertoire, their cultural and affective dimension, have been introduced as opposed to testing mainly in the critical areas of long-term residence permit, access to citizenship and family reunification in the migration flow to the European Union. The ethno-poetic approach of Hymes (1996; 2003) is the theoretical background that led to the reflection presented in this paper according to which a standard test used in the context of migration could at least partially be substituted by storytelling. This paper discusses the close link between professionalism and ethics, which can be identified as the standards of a profession. Davies (2007) states that moral professionalism provides a contract for the profession and the individual with the public, thereby safeguarding all three. This type of contract normally takes the form of a Code of Ethics, a Code of Practice, or a Standards document, introduced by a professional association such as the Association of Language Testers in Europe (ALTE) or the International Language Testing Association (ILTA). The importance of being a member of a community of practice will be also examined (Fulcher & Davidson, 2013). 

 

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La ‘curiosità’ degli antichi e il fanatismo dei moderni. – Una nota sull’universo religioso erodoteo

 

In “Chi non traduce rinuncia a pensare” (Corriere della sera 11/11/2013) L. Canfora pone in rilievo l’importanza della traduzione, come metodo conoscitivo per comprendere “l’altro”. Nell’incipit del suo contributo, Canfora si sofferma in particolare su una suggestiva teoria avanzata da Erodoto nel II libro delle Storie. Lo storico di Alicarnasso, colpito dall’antichità della cultura egizia, ritiene che l’universo religioso greco sia stato fortemente influenzato dai contatti instauratisi con popolazioni ‘barbare’ e in particolare con l’Egitto. Erodoto non si limita a sostenere la discendenza dei nomi degli dèi greci da quelli egizi, ma nella sua opera utilizza più volte i nomi dei theoi ellenici per descrivere l’universo divino di popoli lontani e diversi fra loro, certo della possibilità di tradurre credenze religiose differenti. Prendendo spunto da Elogio del Politeismo (Bologna 2014) di M. Bettini, mi soffermo sull’ampiezza di orizzonti che la riflessione erodotea sul politeismo greco implica, a confronto con il fanatismo religioso che contraddistingue l’epoca moderna. I Greci, che erano un popolo molto bellicoso, non avrebbero mai pensato d’imporre militarmente il proprio dio ad altri. Le motivazioni religiose sembrano alcune fra le tante ragioni addotte, in dati periodi storici, per suscitare e giustificare il conflitto con altri, che nascondono però (anche) questioni di tutt’altra natura. 

 

 

In the article “Chi non traduce rinuncia a pensare” (Corriere della sera 11/11/2013), L. Canfora stresses the importance of translation as cognitive method of understanding ‘the other’. At the beginning of his essay, Canfora focuses on a very interesting theory that Herodotus proposes in the II book of the Histories. The historian of Halicarnassus, astonished for the antiquity of the Egyptian culture, asserts that Greek religion was strongly influenced by the contacts between Greek and ‘barbarian’ populations and, in particular, by the Egyptians. Herodotus not only argues that most of the Greek gods’ names are of Egyptian origin, but he also uses the names of the Greek theoi to describe the religious world of people that were very far and different from each other. He is actually sure that it is possible to ‘translate’ the religious beliefs and rituals of ‘foreign’ people. Following the path of M. Bettini’s book Elogio del Politeismo (Bologna 2014), I try to highlight the open-mindedness of Herodotus in contrast with the fanaticism of the modern times. The Greeks, that were very bellicose, would never have thought to impose their gods to other people by force of arms. Religious motivations seem to be only some of the many reasons given in some historical periods to justify the conflict with ‘the others’, whereas these very conflicts actually conceal also causes that have nothing to do with religion. 

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Leopardi revisited – Il poeta personaggio tra biografie narrative e invenzioni romanzesche

 

Il saggio prende in esame alcuni testi che vedono protagonista la figura di Giacomo Leopardi e che trasformano il poeta in un personaggio letterario, ai confini tra vero storico e invenzione romanzesca. Le rivisitazioni affondano le proprie radici nella vita e nell’opera leopardiana, che diventano punto di partenza di biografie narrative e fiction letterarie. La figura di Leopardi si rivela dunque permeabile alle più svariate possibilità di ricezione che fanno del poeta un personaggio da cui biografi e scrittori possono attingere di volta in volta spunti per rielaborazioni sempre nuove, in base alle proprie scelte di interpretazione e di metodo. Leopardi si offre così all’immaginario contemporaneo, facendosi terreno di riscrittura e sperimentazione. 

 

 

This paper analyses works in which Giacomo Leopardi is transformed into a literary character on the border of history and fiction. The interpretation of the life and work of Leopardi becomes the starting point of literary fiction and narrative biography. The reception of the figure of Leopardi is susceptible to subjectivity; biographers and writers can draw inspiration for novel manifestations of the poet, based on the way they choose to represent him and tell his story. Therefore, Leopardi becomes a rewriting and testing ground for the contemporary literary imagination. 

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