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ClassicoContemporaneo.eu
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Autore: Vincenzo Patricolo (a cura di)

L’Epigrafia latina e i database online

Il contributo si propone di cogliere la continua interazione tra antichità e contemporaneità data dal collegamento tra una disciplina come l’Epigrafia latina e le più moderne risorse tecnologiche disponibili in rete. I database epigrafici online, infatti, rappresentano uno strumento molto utile per l’epigrafista, in quanto permettono di ottenere tutte le informazioni necessarie all’analisi delle iscrizioni, dalle descrizioni e dalle riproduzioni – fotografiche e non – dei monumenti su cui esse sono scolpite, al commento dei testi, ai rimandi bibliografici, agevolando ed accelerando la ricerca. Nel corso del contributo, dunque, si passeranno in rassegna tre tra i database epigrafici utilizzati più frequentemente, EDH – Epigraphische Datenbank Heidelberg, EDR – Epigraphic Database Roma e l’Epigraphik-Datenbank Clauss – Slaby, descrivendone la struttura, le aree d’interesse e le tipologie di iscrizioni reperibili in essi. Dopo la presentazione dei singoli database si procederà, quindi, ad un confronto tra essi, in modo tale da coglierne analogie e differenze, punti di forza e di debolezza, e da individuare quale sia il più adatto a seconda del tipo di ricerca che si desidera svolgere. 

 

 

The paper has the aim to catch the continuous interaction between antiquity and contemporaneity given by the link between a discipline such as Latin Epigraphy and the latest technological resources available online. Epigraphic online databases, indeed, are a very useful instrument for the epigraphist, because they allow to obtain all the information necessary to the analysis of the inscriptions, from the descriptions and the reproductions – both photographic and not – of the monuments on which they are engraved, to the analysis of the texts, to the bibliographical references, making the research easier and faster. So, this paper will deal with three of the most frequently used epigraphic databases, EDH – Epigraphische Datenbank Heidelberg, EDR – Epigraphic Database Roma and Epigraphik-Datenbank Clauss – Slaby, by describing their structure, areas of interest and the kind of inscriptions that can be found in them. After the presentation of each single database, a comparison between them will be done, so that it will be possible to find similarities and differences, strengths and weaknesses, and to identify which of them is the most suitable to the piece of research that we want to carry out. 

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Verso un’interazione dei saperi. Problemi e prospettive transdisciplinari

 

A partire dalle soglie della Modernità una serie di rotture nel tradizionale assetto dei saperi occidentali ha avuto come conseguenza la parcellizzazione di tali saperi in una molteplicità di discipline accademiche specializzate. È possibile considerare tale diversificazione come il prodotto di un cambiamento epistemologico e di un mutamento nella divisione del lavoro intellettuale. Di qui l’interdisciplinarità, unitamente al più recente concetto di transdisciplinarità, può risultare un coerente tentativo non tanto di reinstaurare un ordine scomparso, quanto di produrre una proficua collaborazione ed integrazione tra le diverse discipline che tenga conto della loro specificità. Una simile possibilità emergeva già fra le righe del maggiore studio foucaultiano sull’organizzazione del sapere, Le parole e le cose, nel quale si apriva uno spazio di indefinizione tra le griglie dei saperi, e dunque un possibile luogo di connessione tra di essi. Ma, quali nuovi orizzonti di senso dischiude questo nuovo approccio e su quali sfondi teorici è possibile produrre un dialogo tra i saperi? A questo proposito, la cresciuta attenzione verso la problematica della comunicazione tra aree della conoscenza è testimoniata dalla nascita, negli ultimi decenni, di riflessioni orientate alla problematizzazione del dialogo tra i diversi campi di ricerca. 

 At the threshold of Modern Age a series of paradigm shifts in Western thought caused its fragmentation into a variety of academic subdisciplines. It is possible to consider this diversification in terms of epistemological shifts, as well as changes in the division of intellectual labor. It will be argued that interdisciplinarity, together with the more recent concept of transdisciplinarity, can be seen as a coherent attempt not so much to reassemble the fragmented structure into a whole, as to create a fruitful collaboration and integration among different disciplines that takes into account their individual characters. This possibility finds its purchase in M. Foucault’s seminal work on the organization of knowledge, The Order of Things, which hinted at the existence of gaps in the grid of knowledge, leading, as a result, to the possibility of building transdisciplinary connections. Which semantic horizons can this new approach open and on which theoretical foundations could a dialogue between disciplines be produced? The growing importance of this problem is evidenced by the emergence, during the last decades, of philosophical reflections on the interactions among different research fields.

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La ‘curiosità’ degli antichi e il fanatismo dei moderni. – Una nota sull’universo religioso erodoteo

 

In “Chi non traduce rinuncia a pensare” (Corriere della sera 11/11/2013) L. Canfora pone in rilievo l’importanza della traduzione, come metodo conoscitivo per comprendere “l’altro”. Nell’incipit del suo contributo, Canfora si sofferma in particolare su una suggestiva teoria avanzata da Erodoto nel II libro delle Storie. Lo storico di Alicarnasso, colpito dall’antichità della cultura egizia, ritiene che l’universo religioso greco sia stato fortemente influenzato dai contatti instauratisi con popolazioni ‘barbare’ e in particolare con l’Egitto. Erodoto non si limita a sostenere la discendenza dei nomi degli dèi greci da quelli egizi, ma nella sua opera utilizza più volte i nomi dei theoi ellenici per descrivere l’universo divino di popoli lontani e diversi fra loro, certo della possibilità di tradurre credenze religiose differenti. Prendendo spunto da Elogio del Politeismo (Bologna 2014) di M. Bettini, mi soffermo sull’ampiezza di orizzonti che la riflessione erodotea sul politeismo greco implica, a confronto con il fanatismo religioso che contraddistingue l’epoca moderna. I Greci, che erano un popolo molto bellicoso, non avrebbero mai pensato d’imporre militarmente il proprio dio ad altri. Le motivazioni religiose sembrano alcune fra le tante ragioni addotte, in dati periodi storici, per suscitare e giustificare il conflitto con altri, che nascondono però (anche) questioni di tutt’altra natura. 

 

 

In the article “Chi non traduce rinuncia a pensare” (Corriere della sera 11/11/2013), L. Canfora stresses the importance of translation as cognitive method of understanding ‘the other’. At the beginning of his essay, Canfora focuses on a very interesting theory that Herodotus proposes in the II book of the Histories. The historian of Halicarnassus, astonished for the antiquity of the Egyptian culture, asserts that Greek religion was strongly influenced by the contacts between Greek and ‘barbarian’ populations and, in particular, by the Egyptians. Herodotus not only argues that most of the Greek gods’ names are of Egyptian origin, but he also uses the names of the Greek theoi to describe the religious world of people that were very far and different from each other. He is actually sure that it is possible to ‘translate’ the religious beliefs and rituals of ‘foreign’ people. Following the path of M. Bettini’s book Elogio del Politeismo (Bologna 2014), I try to highlight the open-mindedness of Herodotus in contrast with the fanaticism of the modern times. The Greeks, that were very bellicose, would never have thought to impose their gods to other people by force of arms. Religious motivations seem to be only some of the many reasons given in some historical periods to justify the conflict with ‘the others’, whereas these very conflicts actually conceal also causes that have nothing to do with religion. 

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«Dall’Antologia palatina» di Salvatore Quasimodo: tra labor limae e affinità poetica

 

L’articolo propone uno studio sulle traduzioni di Salvatore Quasimodo dall’Antologia Palatina, a partire dall’analisi delle carte inedite dell’autore conservate al “Centro di ricerca della tradizione manoscritta di autori moderni e contemporanei” dell’Università di Pavia. Annotate le differenze tra le due edizioni quasimodiane della silloge alessandrina, e tenuto conto della cospicua documentazione conservata al Fondo pavese, ci si sofferma su alcune varianti manoscritte e dattiloscritte delle carte di lavoro che testimoniano un profondo lavorio sui testi della selezione quasimodiana, in vista anche di una efficace resa metrica degli epigrammi. Infine, esemplificati alcuni stilemi tipici di tali versioni di Quasimodo, si tenta di far luce sul modus operandi del poeta di Modica, concentrandosi sul raffinato gioco letterario di rimandi interni ed esterni tra queste traduzioni e la sua produzione poetica originale. 

 

 

The article proposes a study of the translations of Salvatore Quasimodo by the Palatine Anthology, starting from the analysis of the author’s unpublished papers held at the “Centro di ricerca della tradizione manoscritta di autori moderni e contemporanei” of the University of Pavia. Having highlighted the differences between the two editions of the Alexandrian anthology by Quasimodo, and considering the rich documentation preserved at Pavia Fund, we focus on some handwritten and typewritten versions of the working papers that prove a deep crafting the texts of Quasimodo’s selection, aiming at an effective rendering of the metric epigrams. Finally, after exemplifying some typical stylistic features of these versions of Quasimodo, we try to shed light on the modus operandi of the Sicilian poet, focusing on the sophisticated literary game of internal and external references between these translations and his original poetry. 

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Nella merce fino al collo: una lettura di «Superwoobinda»

 

In questo articolo tenterò di mostrare che in Superwoobinda Aldo Nove impiega la comicità surreale e l’umorismo nero per farci guardare alla mercificazione del mondo in un’ottica ambivalente. In particolare, l’autore dà voce all’ideologia consumistica in modo iperbolico, così da presentarcela in maniera insolita e straniata e da trarne le conclusioni più impensate e assurde. Ciò da un lato scredita il consumismo e dall’altro ci induce ad abbandonarci alla sua logica, lasciandoci intravedere quanto piacere vi sia – nello spazio protetto della finzione letteraria – a usarla per scandalizzare sia i fautori sia i detrattori della mercificazione di massa. 

 

In this paper, I will try to show that Aldo Nove’s use of surreal comedy and black humour in Superwoobinda makes us look at mass commercialization from an ambiguous point of view. Particularly, the author gives voice to the consumerist ideology in an hyperbolical way, to present it in an unusual and alienated manner: thus, we are led to draw the most unpredictable and absurd conclusions. On one hand, this discredits consumerism, while on the other hand it induces us to give in to its logic: so that safely protected by literary fiction, we get a glimpse of how enjoyable it might be to use consumerist logic to shock both supporters and detractors of mass commercialization. 

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Sbarbaro in Pavese: le parole della poesia

Rilevata la mancanza di bibliografia critica sul tema, l’Autore esplora la presenza di Sbarbaro nella poesia di Pavese. Dal generico influsso decadente delle liriche giovanili all’esordio di Lavorare stanca, l’indagine – condotta con l’ausilio di strumenti di lessicografia e critica testuale – rintraccia un cambiamento ed un ispessimento qualitativo nella ricezione pavesiana di Pianissimo. 

 

Given the lack of studies on this subject, the Author proves the presence of Sbarbaro in Pavese’s poetry throughout the iuvenilia and his first published work, Lavorare stanca. In this investigation – carried out via lexicografical and critical tools – the Author identifies a change and a deepening in Pavese’s reception of Pianissimo. 

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While (humanities && technology) {learn(); research(); work();}. Ripensare le scienze umane attraverso le tecnologie digitali

Questo articolo si propone di presentare una panoramica di alcuni progetti sviluppati presso l’Università di Catania nel campo dell’Informatica Umanistica, su tre differenti livelli: didattica universitaria, ricerca accademica e possibilità professionali. La ricerca descriverà alcuni aspetti metodologici e tecnici di attività di insegnamento come il laboratorio Umanisti Digitali e progetti di ricerca come Artesia (Archivio Testuale del Siciliano Antico), il Vocabolario del Siciliano Medievale (VSM), Neuro Humanities Studies, Scholars in Arms e l’Atlante Grammaticale della Lingua Italiana delle Origini. Questi casi di studio forniranno una possibile interpretazione del rapporto tra il modo di affrontare le esigenze tecnologiche nelle scienze umane e la definizione stessa di Informatica Umanistica. 

 

This article provides an overview of several project developed at the University of Catania in the field of Digital Humanities, regarding three different levels: undergraduate education, academic research and professional activity. This research will describe some methodological and technical aspects of educational projects as Umanisti Digitali laboratory and research projects as Artesia (Archivio Testuale del Siciliano Antico), the Vocabolario del Siciliano Medievale (VSM), Neuro Humanities Studies, Scholars in Arms and the Atlante Grammaticale della Lingua Italiana delle Origini. These case studies will provide a possible interpretation of the relationship between the way in which we respond to technological needs in the humanities and the definition of digital humanities itself. 

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Tra micro e macro aree: Elementi linguistici ed extra-linguistici nel case study Avigliano alla luce dei dati dell’Atlante Linguistico della Basilicata (A.L.Ba)

La Basilicata, con 9.992 km. di estensione, 577.000 abitanti e 131 comuni, rappresenta certamente un’area circoscritta, che ben si presta alla realizzazione di un atlante esaustivo come l’A.L.Ba. (Atlante Linguistico della Basilicata). A questi piccoli numeri, però, fa da contraltare una situazione linguistica estremamente frammentata, in cui i dialetti non si globalizzano, ma anzi tendono a conservare le loro caratteristiche. Il contributo mostra l’incidenza di alcuni elementi extra-linguistici, soprattutto storici, e il modo in cui questi hanno condizionato lo sviluppo linguistico in un particolare punto di rilievo, Avigliano. 

 

Basilicata, with an extension of 9.992 square kilometers, 577.000 inhabitants, 131 municipalities, certainly represents a circumscribed area which can appropriately be dealt with the implementation of an exhaustive atlas like the A.L.Ba. (Atlante Linguistico della Basilicata). This low numbers of municipalities is accompanied by an extremely fragmented linguistic situation, since dialects do not become globalised, but rather they tend to preserve their properties. This study shows the incidence of some especially historical extra-linguistic elements, and the way in which the latter have conditioned the linguistic development in a place of particular concern, i.e. Avigliano. 

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Il successo è nel nome? Il ruolo dei marchionimi nel marketing

Lo scopo principale dell’analisi è quello di presentare i marchionimi, strumenti linguistici fondamentali nella creazione di un’immagine favorevole e positiva dei prodotti. Per di più, ci si vuole porre la domanda: il successo può dipendere anche dalla scelta del nome del prodotto? Prima di tutto, si cercherà di mettere in evidenza in che cosa precisamente consista il processo del naming e che ruolo svolga all’interno del marketing, inoltre, si tenterà di dimostrare in quale misura i marchionimi possano contribuire alla notorietà e alla popolarità di un dato prodotto, illustrando ciò attraverso esempi di marchionimi italiani di fama internazionale. Avremo in questo modo l’opportunità di osservare le tecniche e le strategie onomastiche più utilizzate dei prodotti di successo. L’esame può servirci come un’altra prova tesa a sottolineare il rapporto biunivoco tra linguistica e marketing, evidenziando così l’importanza della multidisciplinarità e del sapere interdisciplinare. 

The main purpose of the present study is to present the brand names, essential linguistic instruments in the creation of a favourable and positive image of the products. In addition, I would like to pose the question: can success depend also on the choosing of the name of the product? In the study, in the first place, I will try to show in what consist the process of naming and what its role in the marketing, moreover, to demonstrate in which measure brand names can contribute to the notoriety and popularity of a given product by illustrating it across world-famous Italian brand names. In this way we will have the opportunity to osservate the most utilized onomastic techniques and strategies of the successful products. This paper can serve us as a further attempt to underline the biunivocal relationship between linguistics and marketing, thus higlighting the importance of multidisciplinary and interdisciplinal knowledge. 

 

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Oratio cohaereat sibi (Quint. Inst. Orat. 7 pr. 3) – Alcune riflessioni su linguistica testuale e didattica delle lingue antiche

 

Apprendere le lingue classiche permette di comprendere come funziona un testo, sul piano semantico (coerenza) e morfosintattico (coesione). Questo apprendimento mira alla formazione della competenza testuale, che è una procedura per leggere, interpretare e riformulare i fenomeni. In tal senso, è possibile per esempio studiare induttivamente le lingue antiche attraverso un percorso traduttivo ispirato alla linguistica testuale. Oltre la competenza testuale, si colloca la competenza interpretativa, che riguarda soprattutto i testi letterari. Per favorire la motivazione degli allievi, l’insegnamento delle lingue classiche andrebbe sempre affiancato a quello della letteratura, così che la comprensione dei testi non ne perda di vista lo spessore concettuale ed artistico. Al Latino e al Greco Antico spetta la finalità di rafforzare la competenza metalinguistica e testuale, oltre che di arricchire le competenze lessicali e la consapevolezza dell’eredità classica nella moderna cultura europea. In tale direzione guardano oggi le diverse forme (italiane ed europee) per certificare le competenze in lingua latina. 

 

 

Textual competences are central in modern teaching/learning processes, aimed to read, understand and re-express phenomena. Ancient Greek and Latin may enhance these competences, by showing how a text works both on a semantic (coherence) and on a morphosyntactical (cohaesion) level: textual rules help us to see the structure and the meaning of texts and direct the translation procedure. Beyond the textual competence, the interpretative competence (regarding especially literary texts) is a way to mold adult and well-integrated personalities. These aims can be reached if linguistic remarks are never separated from cultural remarks: grammar and literature have rather to converge and encourage pupils’ motivation. Ancient Greek and Latin can reinforce metalinguistic and textual competences, expand lexical background and highlight the classical heritage in modern European culture. Modern forms to certificate the competence level in Latin (both in Italian and in European Schools) focus on these issues. 

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