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ClassicoContemporaneo.eu
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Autore: Vincenzo Patricolo (a cura di)

“BIBLIOTECA DI CLASSICOCONTEMPORANEO”: La Grecia nel patrimonio letterario, artistico e ambientale italiano ed europeo

GIUSEPPE ZANETTO – LUCIA FLORIDI (curr.), Atti del Convegno dottorale “La Grecia nel patrimonio letterario, artistico e ambientale italiano ed europeo” (19-20 ottobre 2016, Università degli Studi di Milano), «La Biblioteca di ClassicoContemporaneo» 8, G.B. Palumbo Editore, Palermo 2019.

 

GIUSEPPE ZANETTO – LUCIA FLORIDI

Introduzione

ELENA LANGELLA

I Posthomerica di Quinto Smirneo nelle traduzioni italiane tra Cinquecento e Ottocento

MATTEO ROSSETTI

Keplero e la luna degli antichi. Alcune osservazioni sulla rielaborazione di Plutarco nel Somnium

GLORIA VANNUCCI

Wasteland: la Lemno sofoclea e le nevi di Gide

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“BIBLIOTECA DI CLASSICOCONTEMPORANEO”: Saperi umanistici nella contemporaneità

 GIOVANNI SAMPINO – FRANCESCO SCAGLIONE (curr.), Saperi Umanistici nella Contemporaneità, Atti del Convegno Internazionale dei dottorandi (17-18 settembre 2015 – Università degli Studi di Palermo), La Biblioteca di ClassicoContemporaneo 6, Palermo 2018

  

GIOVANNI SAMPINO – FRANCESCO SCAGLIONE

 Introduzione

 ROSA ARGENZIANO

Un piccolo “enigma” tra le carte italiane di Jan Brueghel il Vecchio: una ricetta per la doratura delle cornici

 IULIA COSMA

 La monografia traduttiva e la ricerca traduttologica

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WINCKELMANN e l’imitazione

GIAN FRANCO GIANOTTI (cur.), Pensieri sull’imitazione. Johann Joachim Winckelmann tra storia dell’arte, ideali politici e Altertumswissenschaft, Accademia delle Scienze di Torino (Quaderni 31, 2019), Torino 2019, E. 11 (ISBN 978-88-99471-18-7).

Premessa, p. 3

Imitazione e cultura letteraria nel mondo antico, di Gian Franco Gianotti, p. 5

La mimesi in Winckelmann, di Mario Torelli, p. 27

Winckelmann e la bella politica greca, di Giuseppe Cambiano, p. 41

Dopo Winckelmann: il filellenismo tedesco tra scienza dell’antichità e invenzione

della tradizione, di Gian Franco Gianotti, p. 57

Indice dei nomi, p. 89

Gli Autori, p. 97

In open access al link: https://www.accademiadellescienze.it/attivita/editoria/periodici-e-collane/quaderni/quaderni-n-31-2019 

Dionysus ex Machina 9, 2018

Gli articoli si possono visionare e scaricare gratuitamente dal sito http://www.dionysusexmachina.it/ 

INDICE

Anna Beltrametti, Tre incontri lungo un sentiero mai interrotto. Diego Lanza e il teatro (non solo) antico

Giovanni Fanfani, Craftsmanship and technology as chorality: the case of weaving imagery in archaic and classical choral lyric

Renzo Tosi, Osservazioni sull’uso di espressioni proverbiali nella tragedia

Enrico Medda, Cassandra in a Shard from Post-Classical Tragedy (TrGF adesp.649)

Virgilio Irmici, A proposito dei Menandrea di Antonio Martina

Luigi Spina, Vacanze romane, con obbligo di mito greco

Francesco Puccio, Dieci domande a Simone Beta, a proposito della traduzione dell’Antigone di Sofocle

Giuseppe Liotta, Edipo, oggi. La memoria e il desiderio

Alice Bonandini, Tieste sbarca in Laguna: la rielaborazione contemporanea del teatro latino. Cicatrici, una riscrittura di Seneca alla 46ma Biennale Teatro

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P.Butti de Lima: Democrazia. L’invenzione degli antichi e gli usi dei moderni

PAULO BUTTI DE LIMA, Democrazia. L’invenzione degli antichi e gli usi dei moderni, Le Monnier Università – Mondadori Education, Firenze 2019, E. 33 (ISBN 978-88-00-74909-1).

 

Con la traduzione dei testi di Aristotele nel Duecento, il termine greco «democrazia» è stato introdotto nella lingua latina ed è diventato un elemento centrale nella comprensione dei fenomeni politici moderni. L’introduzione di «democrazia» nel latino medievale e nelle lingue volgari ha permesso di designare con questo termine realtà del tutto diverse da quelle pensate in origine. Non solo si è cominciato a parlare di «democrazia» e di «democratico» per fenomeni e personaggi del mondo contemporaneo, ma si è denominato così il momento iniziale di vita politica, o certe realtà primitive, assai lontane da quelle della Grecia antica. Con l’età delle rivoluzioni e il mondo del socialismo, il termine ha assunto un ruolo polemico, prima di consolidarsi nell’ambito della riflessione politica tra Otto e Novecento. I continui tentativi di conferire nuovi significati al concetto di democrazia, fino al giorno d’oggi, mettono in evidenza il singolare percorso seguito da questo termine tra i vocaboli politici di origine antica, in un processo ininterrotto di ‘invenzione degli antichi’ – di costruzione della tradizione e di definizione dell’eredità politica. Questo volume permette di capire la costruzione ideologica di una continuità democratica pensata come europea o occidentale.

 

 

Il primo re. Impressioni

Essendo archeologa e lavorando proprio sul Palatino, il colle simbolo delle origini di Roma, l’uscita del film Il primo re e le sue numerose recensioni positive (cito, tra le molte, l’intervista del giornale TPI news) non solo in Italia, ma anche all’estero, mi hanno piacevolmente colpito e molto incuriosito. Che un film, e per di più di produzione italiana, porti sul grande schermo un simile argomento, in un momento in cui gli studi storici rischiano di essere espulsi dalla scuola e sono in forte declino nel mondo accademico, mi è sembrata un’iniziativa lodevole e quasi commovente. Lodevole è certamente anche, agli occhi di uno studioso dell’antichità, il rigore scientifico cercato da regista e sceneggiatori, che si sono avvalsi di consulenze universitarie, in particolare di supporto filologico per la ricostruzione del latino arcaico, ed hanno profuso un notevole impegno nel cercare di ricostruire le caratteristiche umane ed ambientali dell’epoca arcaica. Interessante è anche il tentativo, molto curato, di sottolineare l’importanza nel mondo antico del numinoso e del rituale, parte centrale nella cultura e nella politica dell’antica Roma, come illustrano le ricerche di John Scheid sull’argomento, in contrasto col pensiero corrente, spesso ispirato nelle sue varie sfumature ad un semplicistico positivismo….

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Strutture narrative nel Primo re

Intenderei esordire con un testo che, con ritocchi minimi, potrebbe costituire una tra le migliori presentazioni del Primo re e del suo regista; cercherò, poi, di identificare alcune strutture narrative presenti nel film1.

Questo è il testo: «Le leggende che corrono circa l’età anteriore alla fondazione di Roma o circa la fondazione stessa, più convenienti a racconti di poeti che a una fedele e documentata opera di storia, non mi sento né di accettarle né di respingerle. Alle antiche età si suole fare questa concessione, di rendere più venerabili i primordi delle città mescolando l’umano col divino; se mai a un popolo deve essere lecito il fare sacre le sue origini e il riportarne agli dei la fondazione, tanta è la gloria di guerra del popolo romano, che se esso ama vantare Marte come padre suo e del suo fondatore, le umane genti dovrebbero sopportare ciò altrettanto di buon animo come ne sopportano l’impero…

…

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Come sono anticlassiche le origini di Roma

Di fronte a un nuovo film sulla nascita di Roma scatta sùbito in noi il riflesso “scolastico” delle fonti storiche e letterarie: a chi si è attenuto Matteo Rovere nello stendere la sceneggiatura de Il primo re? Plutarco? Dionigi di Alicarnasso? Tito Livio? Con quale grado di “fedeltà”? E che razza di “latinorum” è quello – laconico, arcaizzante ma per forza di cose anacronistico – proferito o spesso biascicato dagli attori? (per fortuna di tutti, non solo dei meno avvezzi alla lingua di Cicerone, ci sono i sottotitoli).

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Un primo re pieno di contraddizioni

Ho visto Il primo re, il film che Matteo Rovere ha dedicato a Romolo e Remo. E ho immediatamente pensato al mito. Cioè a quel tipo di storia che non viene raccontata una volta per sempre, ma muta e si rinnova da una versione all’altra. Soprattutto, però, a ogni variante il mito viene rielaborato secondo le categorie e i gusti della cultura che lo accoglie: la Medea di Euripide non è certo quella di Pasolini, così come non era neppure quella di Seneca. Quanto a Edipo, c’è una bella differenza fra il bambino abbandonato sul Citerone, con i piedi legati o inchiodati, in attesa di diventare l’omicida (involontario) del padre non che il marito (altrettanto involontario) di sua madre, e il bambino “edipico” di Freud, che desidera sbarazzarsi del padre per unirsi alla madre. Nella variante edipica di Freud, infatti, quell’antico bambino era entrato a far parte di una cultura che temeva (e bramava) il sesso tanto quanto aveva (ufficialmente) orrore della violenza. Ma è inutile continuare con gli esempi, si sa che i racconti mitologici, quelli che gli antichi ci hanno lasciato in eredità, vivono della loro continua metamorfosi. Che ne è dunque dei gemelli romani, Romolo e Remo, nell’ultima versione del loro mito? A quali categorie si conformano?

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