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ClassicoContemporaneo.eu
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Autore: Vincenzo Patricolo (a cura di)

L’editio princeps del De verborum significatione di Festo:
per una collocazione stemmatica 

 Abstract 

L’articolo ripercorre la storia degli studi sull’editio princeps del De verborum significatione, riassumendo in particolare la notizia della sua scoperta, i tentativi di interpretazione filologica del testo da essa tramandato e i suoi criteri di ordinamento delle glosse. Le conclusioni mostrano che essa merita a pieno diritto di essere inserita negli stemmi dell’opera come discendente del subarchetipo a, rivelando lo stesso ramo a come bifido e ricostruibile per il testo derivante dai fascicoli IX e XI-XVI di F e aggiungendo un testimone sicuro per il testo proveniente dai fascicoli VIII e X di F. Tutto ciò permette di riconsiderare molte lezioni singolari di W e di fissare il momento di copia di a al terminus ante quem del 1485.  

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Disce tu vindicare templa.
Ruoli e rappresentazioni dei sacerdotes publici nella declamazione latina 

 Abstract 

Il contributo analizza i ruoli e le rappresentazioni della figura del sacerdos nella declamazione latina, con particolare attenzione alle Declamationes minores e alla raccolta di excerpta attribuita a Calpurnio Flacco. Attraverso l’esame di alcuni casi esemplari, lo studio mostra come la figura sacerdotale venga costruita secondo configurazioni differenti e talora antitetiche: da un lato garante della religione, interprete della volontà divina e custode dell’equilibrio tra uomini e dèi; dall’altro personaggio corrotto o negligente, incapace di svolgere i propri officia sacra. L’analisi mette inoltre in luce come la declamazione latina costituisca uno spazio formativo in cui la religione diviene oggetto di elaborazione retorica e ideologica: gli scholastici imparano non solo a parlare dei sacerdoti, ma anche ad assumere la loro voce, riproducendone ethos, linguaggio e responsabilità civili e religiose. In questa prospettiva, la rappresentazione del sacerdos contribuisce a definire il ruolo della declamazione nella formazione della futura classe dirigente romana e nella trasmissione dei valori del mos maiorum.   

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Medea da virgo a virago: contaminazioni elegiache, epiche e tragiche in Ov. Trist. 3.9 

 Abstract 

Il contributo analizza l’elegia 3.9 dei Tristia di Ovidio come testo esplicativo della “retorica dell’esilio” del poeta, concentrandosi sulla riconfigurazione del personaggio di Medea, assassina di suo fratello Absirto. Attraverso un’indagine intertestuale, si mostra come Ovidio contamini modelli elegiaci, epici e tragici per costruire una figura radicalmente diversa dalla fanciulla innamorata o pentita per i delitti commessi presente in altre opere che la vedono protagonista. Nel carme esilico la Colchica diviene un personaggio quasi marziale, ferocemente consapevole delle proprie colpe, un’eroina fondatrice della barbarie di Tomi e un simbolo incarnato dell’efferatezza degli stranieri. Il passaggio da virgo a virago è letto come esito di una strategia poetica funzionale all’amplificazione dell’orrore dell’esilio, secondo i modi e le forme dell’arte allusiva tipica del dettato poetico ovidiano.  

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Michele Coniata, Epigramma su Atene

 Abstract 

Quali sono i pensieri e i sentimenti che accompagnano un visitatore allorquando questi si appresta ad entrare in un luogo simbolicamente carico di cultura, storia, memoria e proiezioni che non corrisponde all’idea che egli si era fatto? Il carme di Michele Coniata, autore bizantino vissuto a cavallo del XII e XIII secolo, descrive in modo esemplare questa esperienza. La città che egli visita non è una qualsiasi, ma Atene, cioè a dire il luogo che egli doveva recepire come il luogo d’origine di tutto: del pensiero, della letteratura e delle arti. Le sue aspettative sono ovviamente molto alte, come quelle di un innamorato colpito dalle frecce di Eros. Ma l’Atene attuale lo delude fortemente: il contrario sarebbe impossibile. L’epigramma meriterebbe pertanto una discussione dal punto di vista dei tourism studies. La proposta fatta dal bizantinista Ugo Mondini è stata accolta per la sezione “Titubanti Testi” dal francesista Francesco Paolo Alexandre Madonia. I due contributi affrontano il testo in modo brillante da due prospettive molto diverse tra di loro. Mondini centra in pieno il nodo della questione e lo inquadra nel contesto storico in cui il testo venne concepito, mentre Madonia mobilizza un’ermeneutica lacaniana diretta a svelare con grande finezza la complessa trama che il carme nasconde.

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Sofocle, Antigone 1261-1353

 Abstract 

Quando pensiamo alla tragedia greca rivolgiamo istintivamente l’attenzione ai valori astratti che in essa vengono discussi e rappresentati come l’amore, la guerra, la comunità, la religione. In particolare, il dramma discusso dallo scrittore Stefano Raimondi e dalla grecista Marta Lietti, Antigone di Sofocle, ha da sempre attirato le riflessioni dei filosofi: di Hegel, Nietzsche e, più recentemente, di Judith Butler e Bonnie Honig. Questa tragedia ha finito per rappresentare, per così dire, l’essenza stessa del tragico. I due autori delle pagine che seguono muovono invece il loro sguardo dai concetti astratti, così ampiamente discussi e dibattuti, sulla concretezza dei corpi di Antigone e degli altri personaggi. Il loro sguardo acuto ci aiuta pertanto a cogliere aspetti di questo testo così noto eppure sempre originalissimo, come è, probabilmente, ogni tragedia greca. Qui lo sguardo, il sangue, l’andatura e persino la postura del corpo diventano protagonisti di due analisi, che pur divergendo nell’approccio, si dipanano inaspettatamente su di un percorso concettuale analogo. 

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Ambrogio, de excessu fratris 1.8 

 Abstract 

Nel passo di Ambrogio dal quale si dipanano le considerazioni di Daniele Di Rienzo, che lo ha proposto, e di Rita Marchese, viene messa al centro una forma di lutto familiare che si tende a considerare secondario rispetto a quello vissuto dai figli per i genitori, dai genitori per i figli o per la sposa o lo sposo. Eppure, il vescovo milanese riesce nella sua orazione non solo a fare vibrare emozioni potenti ma anche a dispiegare una serie di riferimenti al quadro culturale romano e, più specificatamente, cristiano. Rita Marchese, che ha accolto la proposta di Daniele di Rienzo, insiste sul ruolo assolutamente centrale della relazione tra fratelli nella cultura romana facendola dialogare, su di un piano metodologico, con la psicanalisi, accostamento che apre lo sguardo su possibili implicazioni profonde per entrambi i campi. Daniele Di Rienzo legge il passo di Ambrogio all’interno del contesto cristiano tardoantico ma anche dell’esperienza personale dell’autore, mettendo così in evidenza il rapporto strettissimo tra discorso sul lutto e autobiografia. Due letture del passo, quindi, che pur provenendo da approcci differenti, si completano mirabilmente a tutto profitto dei lettori. 

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Diventare pietra. Una rilettura delle litomorfosi ovidiane attraverso gli scritti di Italo Calvino

 Abstract 

Le trasformazioni in/da pietra che ricorrono nelle Metamorfosi di Ovidio presentano l’elemento litico come carico di significato: la pietra, configurandosi come ponte tra gli esseri viventi e la materia inorganica, è una figura liminale che rappresenta quella “contiguità universale”, in cui lo scrittore Italo Calvino riconosce la vera essenza del poema augusteo. Attraverso un approccio comparatistico che mette in dialogo gli episodi ovidiani con gli scritti di Calvino dedicati al mondo litico, questo contributo cerca di esplorare le multiformi sfaccettature della pietra, corpo materiale e strumento letterario, restituendole l’energia e vitalità che le vengono spesso negate. 

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L’oracolo di Delfi: considerazioni sulle procedure, i rischi e le modalità di consultazione

 Abstract 

In questa ricerca le procedure di consultazione dell’oracolo delfico sono state analizzate attraverso una tassonomia moderna, che ha indotto a interrogare le fonti antiche sulla base di parametri anche inconsueti, o perlomeno non suggeriti dalle fonti stesse. Ciò ha permesso di evidenziare ulteriormente tanto le lacune quanto la probabile discrezionalità di buona parte della nostra documentazione (in particolare letteraria), ma ha consentito anche di sollevare nuovi e originali spunti di problematizzazione delle azioni oracolari. 

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Andromaca esule a Butroto: l’alterità assente

 Abstract 

 La presente ricerca si propone di indagare, attraverso l’analisi lessicale e antropologica dei versi virgiliani e con particolare attenzione al contesto simbolico e culturale di Butroto, gli effetti dell’esilio e del lutto su Andromaca. Questo contributo esplora come, nell’esperienza di esilio, la persistenza della memoria possa fungere da forza di resistenza all’incontro con l’altro, inteso non solo come “altro da sé”, ma anche come “altro in sé”, impedendo processi di sintesi o trasformazione identitaria. 

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The Hunt: Diana, Atteone e i Motorpsycho nella galassia di Ovidio 

 Abstract 

L’articolo analizza un brano dei Motorpsycho, The Hunt (2021), come caso di ricezione ovidiana nella popular music contemporanea. Attraverso una lettura intertestuale e “diffrattiva”, il contributo mostra come il brano rielabori il mito di Diana e Atteone delle Metamorfosi (3.138-255), trasformando la punizione per lo sguardo proibito in una rappresentazione ciclica del desiderio. Nel testo dei Motorpsycho, infatti, i ruoli di cacciatore e preda si confondono continuamente: Diana non è più soltanto dea casta e vendicatrice, ma figura ambigua, insieme oggetto e agente di una sensualità ferina che coinvolge uomini e dèi in un processo di reciproca bestializzazione. Il saggio colloca questa riscrittura nella tradizione moderna della ricezione del mito, mostrando come l’immaginario ovidiano continui a espandersi in contesti apparentemente lontani dall’antichità classica. Parallelamente, il contributo evidenzia come la reinterpretazione dei Motorpsycho permetta di rileggere Ovidio stesso, riportando in superficie le ambiguità erotiche e voyeuristiche già presenti nel testo latino. 

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