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ClassicoContemporaneo.eu
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Autore: Vincenzo Patricolo (a cura di)

L’IA e l’insegnamento del latino a scuola. Un’intervista a ChatGPT sul futuro della didattica delle lingue antiche 

 Abstract 

Questo articolo è il frutto di un esperimento didattico condotto presso l’Università di Siena, in cui un docente e i suoi studenti hanno intervistato ChatGPT sul futuro dell’insegnamento del latino. L’obiettivo è verificare la fattibilità di una “alleanza dialogica” tra mente umana e intelligenza artificiale (IA). Dalle risposte dell’IA emerge la necessità di superare il modello nozionistico tradizionale a favore di una didattica del processo, laboratoriale e incentrata sullo sviluppo del giudizio critico. Ciononostante, i ricercatori evidenziano i limiti strutturali della macchina: il suo stile assertivo, asettico e polare rischia di appiattire il pensiero critico e di eliminare le sfumature linguistiche e concettuali. L’articolo conclude che l’IA non minaccia la scuola, ma impone un profondo ripensamento dei metodi di valutazione e apprendimento delle lingue classiche. 

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Forme di dislocazione. Testi classici e fotografia come dispositivi di mediazione critica 

 Abstract 


 In che modo i testi classici possono funzionare come dispositivi critici per riflettere sulle migrazioni e le forme contemporanee di dislocazione? Attraverso la lettura di Lucrezio, Virgilio, Ovidio e Seneca, e l’impiego di strumenti visuali come la photo-elicitation e il photovoice, il progetto, svolto presso il Liceo classico “Umberto I” di Palermo, esplora le categorie di movimento, orientamento e smarrimento come dimensioni costitutive dell’esperienza umana. Si propone un approccio interdisciplinare che valorizza il disorientamento come soglia epistemologica e generativa. 

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Vuoti di umanità. Il portico nel paesaggio urbano contemporaneo. Un caso studio: l’Eur e il quadrante sud-ovest di Roma 

 Abstract 

 Gabriella De Marco prosegue le sue riflessioni sulla città contemporanea e i suoi rapporti con l’Antico proponendo un contributo centrato sui “senza fissa dimora” nella società contemporanea. Spunto è, ancora una volta, il pensiero del filosofo francese Paul Ricoeur e le sue considerazioni sulla città come spazio abitabile dove s’intrecciano storie di vita. 
L’autrice, dunque, concentra la sua attenzione su una particolare tipologia di spazio qual è quella del portico che diviene abitazione per quella parte di umanità definita un tempo come clochard. 
Lo studio, tuttavia, è costruito sul punto di vista della storia dell’arte, e può ritenersi un caso studio centrato sull’Eur e sul quadrante sud-ovest di Roma. In particolare, sulla porzione compresa tra il MUCIV – Museo delle Civiltà, Il Palazzo dei Ricevimenti e dei Congressi di Adalberto Libera e il Palazzo, oggi, della Civiltà del Lavoro. 
A chiusura del saggio, sebbene possa considerarsi, paradossalmente, come un’apertura verso riflessioni sul metodo, la citazione da una frase di Carlo Ludovico Ragghianti sul fare storia e critica d’arte («Di quale storia dell’arte stiamo parlando? Fare Storia dell’arte è un concetto tutt’altro che pacifico»). 

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Tra Ovidio e Perrault, a proposito di un film: L’uomo di argilla di Anaïs Tellenne 

 Abstract 

 Il film, intitolato L’homme d’argille (Francia 2023), è stato presentato alla 80ma Mostra internazionale del Cinema di Venezia nel 2023, nella sezione «Orizzonti Extra», ed è comparso in programmazione sui nostri schermi, anche televisivi, nel 2025, doppiato in italiano: io l’ho visto a Venezia, e ne ho subito apprezzato diversi aspetti, che spero di riuscire a descrivere in una rapida sintesi. 

La sceneggiatura, a firma della stessa giovane regista, Anaïs Tellenne, e dell’attore Raphaël Thiéry, straordinario protagonista del film, narra di Raphaël, un uomo dal corpo massiccio e sgraziato, con una vistosa benda che gli copre un occhio mancante. Prossimo ai sessant’anni, vive con sua madre in una piccola casa situata all’ingresso di una maestosa dimora disabitata, esercitandone la funzione di custode. Trascorre giornate monotone con la caccia alle talpe, la pratica della cornamusa e veloci incontri sessuali con una donna che fa la postina, consumati tra le fronde di un bosco. Raphaël cerca l’amore, che non ottiene né dalla madre, anziana ed egoista, né dal rapporto con la postina, fatto solo di piacere, privo di sentimenti; cerca il Bello, che trova solo nella musica, componendo con la cornamusa brani tristi e commossi, che esegue suonando di sera nella piscina vuota d’acqua, per fare meno rumore, per stare più solo. Una notte, durante un violento temporale, giunge inaspettata alla villa la sua nuova padrona, Garance, artista di fama che vive a Parigi, e che ha ereditato la dimora, nella quale decide di trasferirsi temporaneamente, per lavorare alle sue sculture in vista di una prossima mostra: il nome Garance, che in italiano significa “robbia”, la pianta che colora di rosso intenso, è anche il nome d’arte della protagonista del film di Marcel Carné Les enfants du paradis1. 

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Per Mario

Venerdì 13 febbraio, stroncato nel giro di pochi mesi da un male crudele, ci ha lasciato il nostro editore Mario Palumbo, intellettuale di grande cultura e sensibilità, raffinato, curioso, sempre aperto all’innovazione, gentiluomo dal tratto signorile ma, se necessario, fermissimo nella difesa dei valori di solidarietà, uguaglianza, autonomia di pensiero e libertà di espressione in cui si riconosceva, capace come pochi di prese di posizione coraggiose e, all’occorrenza, controcorrente.

Con la Casa Editrice, guidata con il fratello Giorgio in una sintonia che era quasi simbiosi, Mario ha inteso in primo luogo preservare e valorizzare, in una realtà in tumultuoso cambiamento, il ruolo della cultura, e segnatamente della cultura classica, nella scuola, nell’università, nella società e a questo compito si è dedicato con vera passione civile.

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Interprete egent: linguaggio del dono e figure del ricordo nel De beneficiis di Seneca

 Abstract 

Il dono – come è stato osservato [Godbout 1996; Raccanelli – Beltrami 2014; Ricottilli 2011] – è un linguaggio, una forma di comunicazione. Come tale, necessita di essere tradotto o interpretato. Questo era chiaro già a Seneca (alia … interprete egent, Ben. 4.16.3), che riconosce il ruolo discriminante di una interpretatio benigna o maligna del beneficio (Ben. 2.28; 3.7; 4.21). Per facilitarne la decodifica, Seneca suggerisce di aggiungere alla res bona del dono bona verba, evitando ammonimenti, parole offensive, asperitas verborum (Ben. 2.4.1) o tarditas loquendi (Ben. 2.3.1), che rischiano di tradurre il dono in un insulto (maledictum) o di renderlo odioso, trasformando l’interagente in un nemico (Ben. 5.22). Se dunque talvolta sarà opportuno tacere e lasciare che sia la res a parlare (Ben. 2.11.6), in genere una praedicatio humana benignaque favorirà una interpretatio positiva del beneficio. Seneca fornisce così un quadro prescrittivo delle parole da dire e non dire quando si dona – o da evitare che l’altro dica (come rogo, molestum verbum) – ma anche di quelle da usare o evitare quando si riceve, si contraccambia o si chiede. Anche silenzio e forme mimico-gestuali sono comportamenti comunicativi che agiscono sul legame (e.g. aggrottare le ciglia, abbassare lo sguardo, etc.). Il contributo intende esaminare questo galateo senecano della comunicazione in rapporto alla prassi del dono, alla luce delle metafore culturali riconducibili alla sfera dell’interpretatio [Bettini 2012] e in dialogo con gli studi di pragmatica della comunicazione applicata alla letteratura latina [Ricottilli 2009; Raccanelli 2010; 2011], per mostrare da un lato la forza performativa e perlocutoria di tale linguaggio [Austin 1962; Beta 2004], verbale e non, dall’altro come Seneca offra, come direbbe Geertz, non solo un modello per ma anche un modello di: la rappresentazione descrittiva oltre che precettistica di una buona prassi romana.

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Falsi e pie frodi: Ennio nel XX secolo

 Abstract 

Il contributo si inserisce nel dibattito storico-filologico sui falsi letterari e documentari, proponendo come caso di studio esemplare la vicenda del presunto recupero da parte di padre Pellegrino Ernetti del Thyestes di Ennio. Dopo una rassegna comparativa di celebri falsificazioni dall’antichità all’età contemporanea – dal Constitutum Constantini ai Canti di Ossian, dal de situ Britanniae alle Carte d’Arborea – l’articolo analizza i meccanismi culturali, ideologici e psicologici che favoriscono la nascita e la temporanea credibilità dei falsi. Il cuore del saggio è dedicato alla discussione dell’attenta indagine di Alessandro Russo sul Thyestes di Ennio ricuperato da padre Pellegrino Ernetti. L’analisi di Russo dimostra che i versi “inediti” della tragedia derivano in larga parte da traduzioni e retroversioni di testi poetico-musicali greci, mediati da sillogi novecentesche, non da un autentico recupero di un testo latino arcaico. Il saggio indaga inoltre le motivazioni personali e culturali che spinsero Ernetti alla costruzione del falso, collegandole alla più ampia mitologia del cronovisore e ai rapporti tra filologia, immaginario fantascientifico e cultura mediatica del Novecento. Ne emerge una riflessione sul falso come prodotto storico, capace di rivelare tanto le fragilità quanto le aspettative della comunità scientifica che lo accoglie.

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L’Umanesimo di fronte alla schiavitù. I capitoli de servitute del De obedientia di Giovanni Pontano. Saggio di edizione con commento.

Abstract

Nel Quattrocento europeo, alla vigilia della scoperta delle Americhe, il commercio di schiavi era tra i più redditizi e diffusi, e Napoli, uno dei porti più dinamici del Mediterraneo, non faceva eccezione. In questo contesto si sviluppa una riflessione intellettuale riguardante la condizione dello schiavo e il dibattito sulla liceità della schiavitù, sia a livello filosofico e teologico che nell’ambito della trattatistica umanistica. Il De obedientia di Giovanni Pontano (1470) dedica a questo dibattito i capitoli finale del III libro. Questo contributo offre un saggio di edizione e commento di questi passi.


In fifteenth-century Europe, on the eve of the discovery of the Americas, the slave trade was among the most profitable and widespread forms of commerce, and Naples—one of the most dynamic ports of the Mediterranean—was no exception. Within this context, an intellectual reflection on the condition of the slave emerged, along with a debate on the legitimacy of slavery, conducted at both the philosophical and theological levels as well as within humanist treatise literature. Giovanni Pontano’s De obedientia (1470) devotes the final chapters of Book III to this debate. This article offers a critical edition and commentary of these passages.

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Protezione dei perseguitati e dei deboli nella cultura occidentale – Premessa

Premessa

Si è tenuto a Villa Vigoni, nei giorni 26 e 27 novembre 2024, il secondo incontro nell’ambito della conferenza trilaterale dedicata alla Protezione dei perseguitati e dei deboli nella cultura occidentale. Interrelazioni tra pratica storica e letteratura di modelli antico-pagani e cristiani.

Il programma del seminario – a cura di Michele Cutino, Stefan Freund e Giuseppe Germano – i tre coordinatori del progetto, rispettivamente dell’Université de Strasbourg, della Bergische Universität Wuppertal e della Università “Federico II” di Napoli – prevedeva in apertura la consueta presentazione dei partecipanti, e a seguire il riassunto degli interventi dell’anno precedente (raccolti nel I volume degli Atti, vol. 15 della “Biblioteca” di Classicocontemporaneo).

Le relazioni previste erano le seguenti:

Das Schutzgewähren des patronus in lateinischen Texten: Fälle, Formen und Funktionen aus der römischen Antike, di Nina Mindt;

Soulager et encourager: les formes du soutien aux martyrs et confesseurs d’après la littérature latine chrétienne (fin IIe s. – début du IVe s.), di Frédéric Chapot;

Nulla pretiosa ratio: la protezione della donna fra modelli sociali, diritto e tradizioni in Roma antica, di Francesca Galgano;

Regards néoplatoniciens sur un monde en mutation: entre persécution et idéal platonicien de justice, di Philippe Hoffmann ;

Schutz und Abweisung von Schiffbrüchigen in der Aeneis: die Fälle der trojanischen Flüchtlinge (1,538-543 und 1, 731-735) und des Palinurus (6,358-362) und ihre rechtlichen Implikationen, di Elia Angelo Corsini;

Problematiche dell’esilio e dell’esclusione nelle rappresentazioni letterarie dell’Italia medievale, di Andrea Mazzucchi;

La teoria della condizione degli schiavi nel XV secolo come emerge dal III libro del De obedientia di Giovanni Pontano, di Guido Cappelli.

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Nulla pretiosa ratio. La protezione della donna fra modelli sociali, diritto e tradizioni in Roma antica

Abstract

La tutela delle donne nell’evoluzione dell’esperienza giuridica romana si inserisce nel contesto di una società patriarcale, in cui il pieno controllo sul patrimonio e sulla linea di successione ereditaria si garantiva solo al pater familias. Pur sfumando nella sua effettività sul piano pratico già dalla Repubblica, questo istituto arcaico rimane a lungo simbolo della subordinazione giuridica femminile, soprattutto all’interno del diritto pubblico.

Le limitazioni imposte alle donne si scontrano ben presto con la progressiva emancipazione sociale ed economica femminile, senza tuttavia essere accompagnate da una coscienza di genere: le donne romane conquistarono autonomia patrimoniale e sociale, ma mai potere politico e decisionale sulla scena pubblica.

La tutela mulierum appare ancora oggi un emblema di come le dinamiche sociali si confrontino con l’esperienza giuridica in un equilibrio instabile tra tradizione e innovazione.


The guardianship of women during evolution of Roman legal experience is set in the context of a patriarchal society, in which pater familias was guaranteed full control over assets and the line of inheritance. Although fading in its effectiveness on a practical level as early as the Republic, this archaic institution remains a symbol of female juridical subordination, especially within public law.

The limitations imposed on women soon clashed with their progressive social and economic emancipation, without however being accompanied by a gender consciousness: Roman women gained patrimonial and social autonomy, but not political and decision-making power on the public scene. The tutela mulierum still appears an emblem of how social dynamics face legal experience in an unstable balance between tradition and innovation.

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