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ClassicoContemporaneo.eu
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Autore: Vincenzo Patricolo (a cura di)

Echi catulliani negli Epigrammi di Beppe Fenoglio

 Abstract 

Nel corpus di Beppe Fenoglio, gli Epigrammi (1978, postumo) spiccano sia in quanto unica opera poetica originale d’autore e sia per l’instaurazione di un dialogo con la tradizione classica più esplicito e strutturante, a differenza del resto delle opere fenogliane in cui i riferimenti alla classicità grecolatina sono volutamente sporadici o dissimulati. L’indagine sulle fonti degli Epigrammi si è concentrata principalmente sull’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters e sugli Epigrammaton libri di Marziale; questo studio, pur riconoscendo il peso di tali modelli, intende ampliare il quadro delle influenze integrando tra le fonti anche il Liber di Catullo. In particolare, la presenza catulliana non si limita a un recupero stilistico e tematico, ma si intreccia in modo peculiare con la riduzione epigrammatica di temi fondamentali da Una questione privata (1964, postumo).

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Correggere il mito: Gianni Rodari e i classici ne Il Libro degli errori

 Abstract 

L’opera di Gianni Rodari affronta spesso la sfida della riscrittura di fiabe tradizionali, di cui si vuole mettere alla prova la tenuta nel mondo contemporaneo. L’autore, infatti, si concentra spesso sui finali, che modifica per proporre conclusioni alternative, in linea con i modelli educativi che vuole suggerire e con la convinzione che gli stereotipi siano fatti per essere messi in discussione e rovesciati. Ne Il libro degli errori Rodari attinge per due volte al patrimonio culturale classico: i racconti Pigmalione e Il filo di Admeto costituiscono, rispettivamente, un rifacimento del racconto contenuto nelle Metamorfosi ovidiane e dell’Alcesti euripidea. La riscrittura rodariana è, in entrambi i casi, ironica: i finali dei due racconti sembrano rispondere alla necessità di correggere il mito, il cui ‘errore’ consiste nella mancata verosimiglianza della sua conclusione. L’autore riflette su due storie d’amore e, a un secondo livello di lettura adatto anche agli adulti, indica nella razionalizzazione delle vicende la strada corretta per inserirle all’interno del contesto sociale e culturale degli anni Sessanta: il mito viene così aggiornato e accolto nel mondo contemporaneo nella speranza di indicare la strada per aggiustarne qualche stortura.

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ACHERUNTICA VENATORIA. Caccia e dimensione ctonia: dal mito antico a Il Cacciatore di Michael Cimino (e ritorno)

 Abstract 

Il contributo prende spunto dagli atti di un convegno, svoltosi a Urbino nel 2019, che indaga il tema della discesa infera nella letteratura, nell’arte e nelle ricerche archeologiche. Nel testo si prova a declinare questo stesso tema nell’ambito di studio dei miti di argomento venatorio: la caccia, per gli antichi, era infatti un’attività connessa alla dimensione ctonia, come dimostra una serie di miti che riguardano creature demoniache comparse sulla terra, storie luttuose di giovani cacciatori (uccisi non di rado dalla stessa Artemide, patrona della cacia) e anche episodi che si svolgono direttamente nel regno di Ade (com’è il caso dei cacciatori Orione e Meleagro). Un punto di confronto con la cultura contemporanea viene rintracciato nel film “The Deer Hunter” di Michael Cimino (1977), nel quale la caccia è correlata al passaggio attraverso gli orrori della guerra in Vietnam e l’evoluzione psicologica (e, in un certo modo, patologica) dei personaggi presenta alcuni tratti in comune con le antiche iniziazioni venatorie: in entrambi i casi si tratta di entrare ritualmente in contatto con la morte.

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Angebatur ferox Tullia. Lo spettro della figlia parricida a Roma

 Abstract 

Può una figlia romana essere parricida e come tale venir rappresentata? Nel presente contributo, si prova a rispondere attraverso la lettura dell’inquietante ritratto di Tullia Minore tracciato da Livio nel primo libro delle sue Storie. Dall’analisi lessicale, filologica e antropologica, si tenterà di dimostrare che, nonostante la rappresentazione di Tullia rimanga ancorata al suo ruolo di genere e venga edulcorata attraverso vari espedienti, l’episodio di cui è protagonista intercetta un’ansia culturale scaturita dal momento liminale, marcato individualmente e socialmente, in cui la donna da figlia diventa moglie: in tale passaggio obbligato, risulta pericoloso per l’ordine patriarcale stabilito l’emergere di istanze femminili di autoaffermazione.

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Nihil ingeniosius, nihil eruditius, nihil iucundius: Catullo nella biblioteca di Piero Vettori

Abstract 

Questo contributo propone una prima ricostruzione degli studi catulliani di Piero Vettori (1499-1585). Il filologo fiorentino non pubblicò mai un’edizione o un commento a Catullo, ma materiali inediti della sua biblioteca testimoniano un’intensa attività critica sul Liber da parte di Vettori. Gli inediti (tre stampe postillate e due manoscritti miscellanei) sono stati confrontati con i capitoli dedicati a Catullo nelle Variae lectiones, la miscellanea filologica di Vettori, in cui sono racchiusi gli unici contributi pubblicati dall’umanista del suo lungo lavoro sul testo catulliano.


This study offers a critical reconstruction of Piero Vettori’s philological work on Catullus. The Florentine humanist never realized an edition or a commentary on Catullus’ poems, but some unpublished materials from his library attest his philological interest in the poet over several decades. These autograph sources (three printed editions with marginalia and two miscellaneous manuscripts) are analysed in comparison with the Catullan chapters of the Variae lectiones, Vettori’s philological miscellany and the only published record of his work on Catullus.

 

 

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La ricezione dell’antico nel De apparatu Patauini hastiludii di Lodovico Lazzarelli

Abstract 

Il presente studio si prefigge l’obiettivo di avanzare un primo bilancio sulla ricezione dei modelli antichi nel De apparatu Patauini hastiludii di Lodovico Lazzarelli (San Severino Marche, 1447-1500), poema epico composto in occasione di un torneo a tema mitologico che l’Università dei giuristi di Padova organizzò nel 1467. Dopo una breve contestualizzazione dell’autore e dell’opera, l’analisi di alcuni passi significativi stimolerà la riflessione sull’attualizzazione umanistica del genere epico e sulla rielaborazione originale delle fonti, spesso contaminate, dissimulate e risemantizzate. Il poemetto esametrico si apre con un proemio in distici elegiaci, probabile imitazione di alcune praefationes tardoantiche, in particolare claudianee; l’uso del distico nell’epilogo, invece, è motivato dalla presenza del compianto funebre di un personaggio eminente e, verosimilmente, dal modello di Catull. 65. Altri versi presi in esame, infine, individuano quale ipotesto primario del De apparatu le Metamorfosi di Ovidio, spesso “frazionate” da Lazzarelli in loci diversi e contaminate con altre fonti, prima fra tutte l’Eneide di Virgilio.


The aim of this study is to provide an initial assessment of the reception of ancient models in De apparatu Patauini hastiludii, an epic poem written by Lodovico Lazzarelli (San Severino Marche, 1447-1500) for a mythological-themed tournament of armed riders organized by the University of Law of Padua in 1467. After a brief contextualization of the author and the work, the examination of some significant passages will clarify the humanistic adaptation of the epic genre and the original reworking of the sources, often contaminated, disguised, and used with a new meaning. This hexametric poem starts with a proem in elegiac couplets, probably an imitation of some Late Antique praefationes, particularly Claudian’s ones; the epilogue, instead, is written in elegiac couplets because of the presence of the funeral oration of a prominent character and, possibly, of Catull. 65 as model. Finally, the analysis of other verses confirms that the main hypotext of De apparatu was Ovid’s Metamorphoses, often “fragmented” by Lazzarelli into different loci and contaminated with other sources, especially Virgil’s Aeneid.

 

 

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Introduzione (Mario De Nonno – Elisa Romano)

 La settima edizione del «Seminario nazionale per dottorandi e dottori di ricerca in studi latini», promossa e organizzata dalla Consulta Universitaria di Studi Latini (C.U.S.L.) secondo la consueta cadenza biennale, si è svolta – finalmente di nuovo in presenza – il 1° dicembre 2023. L’iniziativa, che costituisce un appuntamento ormai consolidato nel panorama nazionale degli studi di latino, ha suscitato nei giovani studiosi cui è rivolta un notevole interesse, testimoniato dal folto numero di proposte pervenute al Comitato scientifico del Seminario, costituito dalla “Commissione Università” della C.U.S.L., che dopo la fase di selezione si è fatta anche carico, come nelle precedenti edizioni, dell’impegnativo compito di revisionare in doppia lettura i testi presentati per gli atti. 

Anche in quest’edizione i contributi selezionati sono stati dodici, e li si è ripartiti in quattro sessioni, ciascuna coordinata da uno dei firmatari di quest’Introduzione o da un membro del Comitato Direttivo della Consulta, che ha anche svolto la funzione di avviare e stimolare, al termine di ogni sessione, la discussione, che ancora una volta è risultata particolarmente partecipata. Le dodici relazioni selezionate (su un numero di risposte alla call quasi triplo) sono state raggruppate – in un variegato panorama tematico – al mattino in una prima sessione (presieduta da Mario De Nonno), intitolata «Intorno a Virgilio» (relazioni di Nicolò Campodonico, Alberto Crotto e Vittorio Danovi), e in una seconda (presieduta da Elisa Romano), dedicata a «Forme brevi della poesia» (interventi di Irma Scaletti, Laura Giancola e Agnese D’Angelo); nel pomeriggio si sono poi svolte due ulteriori sessioni, dedicate l’una (sotto la presidenza di Alice Borgna) al tema «Esegesi e tradizione» (relatori Arianna Paltriccia, Giovanni Trovato e Rocco D. Vacca) e l’altra (presieduta da Maurizio M. Bianco) al tema «Trasmissione culturale e riuso» (qui hanno preso la parola Teresa Torcello, Giuseppe Iazzetta e Benedetta Scuteri). 

Il risultato – tanto più alla luce dei testi definitivi destinati alla pubblicazione in questi atti – conferma ancora una volta la ricchezza e la vivacità degli studi di letteratura e filologia latina nel nostro Paese; essi – ci sembra di poterlo dire con piena coscienza – restano all’avanguardia non solo nazionale per rigore di metodo e produttività di risultati. In una fase in cui si annunciano importanti interventi sulle linee guida e le direttive nazionali relative all’insegnamento delle discipline nella scuola secondaria di primo e secondo grado, la qualità e l’originalità della ricerca nel campo del latino appare pienamente in grado di offrire la più affidabile base per l’elaborazione di prospettive anche rinnovate di trasmissione del sapere, nonché di formazione di cittadini non abbandonati alle lusinghe della mercificazione della cultura e alla manipolazione dei confezionatori di fake news. 

La Biblioteca di ClassicoContemporaneo, che ha già accolto gli atti delle cinque precedenti edizioni dei Seminari, si conferma, per la sua natura e diffusione, come una sede ideale per incoraggiare alla ricerca i giovani studiosi. Il più fervido ringraziamento per la generosa ospitalità va dunque ai direttori Giusto Picone e Valeria Viparelli, nonché a Riccardo Maria Bonomo, che con puntuale attenzione ha curato la redazione del presente volume. 

Mario De Nonno – Elisa Romano

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Due note alla Vita Persi del Vind. 3094 (XV sec.)

Abstract 

Il presente articolo esamina una testimonianza finora trascurata della tradizione biografica su Persio, la Vita Persi conservata nel Wien, Österreichische Nationalbibliothek (ÖNB), Cod. 3094. Questo manoscritto di origine tedesca, redatto tra il 1493 e il 1496, contiene al f. 214v una Vita Persi di epoca umanistica, scritta a Worms l’1 novembre del 1494. Sebbene l’autore della biografia resti ignoto, il testo si colloca chiaramente nell’alveo della tradizione derivata dalla Vita attribuita al grammatico Valerio Probo di Beirut (I sec. d.C.), pur presentando innesti da fonti non sempre identificabili. Di tale Vita Persi Vindobonensis, della quale si fornisce una trascrizione integrale quanto più possibile rispettosa dell’ortografia del manoscritto e suddivisa in undici paragrafi per agevolarne la lettura, vengono presi in esame due specifici passi, estrapolati dalle sezioni relative alla narrazione degli anni di formazione di Persio (§ 3) e all’elenco delle sue opere giovanili (§ 8), dai quali è possibile ricavare elementi utili per tentare di dirimere due diverse problematiche di carattere esegetico – testuale (aliquatenus e vescio) presenti nell’antica Vita Persi attribuita a Valerio Probo.


This article examines a previously overlooked witness to the biographical tradition concerning Persius: the Vita Persi preserved in the Wien, Österreichische Nationalbibliothek (ÖNB), Cod. 3094. This German manuscript, produced between 1493 and 1496, contains on fol. 214v a humanistic Vita Persi composed in Worms on 1 November 1494. Although the author of the biography remains unknown, the text clearly belongs to the tradition deriving from the Vita attributed to the grammarian Valerius Probus of Berytus (1st century CE), while also incorporating elements from sources that are not always identifiable. A complete transcription of this Vita Persi Vindobonensis is provided here, with orthographic fidelity to the manuscript as far as possible and divided into eleven paragraphs to facilitate readability. Two specific passages from this Vita are examined in detail, drawn from the sections narrating Persius’s formative years (§ 3) and listing his youthful works (§ 8), as they offer valuable insights for addressing two distinct exegetical and textual issues (namely, aliquatenus and vescio) present in the ancient Vita Persi attributed to Valerius Probus.

 

 

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Urbs vs castra: luoghi e ‘nonluoghi’ in Eneide IX

Abstract 

L’articolo prova ad applicare il concetto antropologico del ‘nonluogo’ quale concepito da Marc Augé all’interpretazione del paesaggio descritto nel libro IX dell’Eneide.

Nel corso della narrazione bellica che vede opporsi tra loro Rutuli e Troiani, si osserva, infatti, un’opposizione nell’uso di due vocaboli riferiti all’insediamento teucro nel Lazio: da un lato castra, associato alla percezione che di quel luogo hanno gli Italici, dall’altro urbs, termine con cui i Dardanidi indicano il proprio sito. Nelle intenzioni autoriali, tale binomio sembra circoscrivere due prospettive distinte: castra rimanda alla concezione di un presidio di passaggio, facilmente conquistabile perché privo di una guida capace di difenderlo, un vero e proprio ‘nonluogo’, mentre urbs rappresenta la volontà della comunità troiana di costituire, almeno dal punto di vista ideologico e quindi sul piano della significazione lessicale, un’entità spaziale duratura, in cui gli esuli possono finalmente raccogliersi per gettare le basi di un imperium sine fine.


 This paper draws inspiration from the anthropological concept of the ‘non-place’, as theorized by Marc Augé and it seeks to apply this concept to Aeneid IX. In fact, concerning the siege of the Trojans’ camp, Virgil uses two different words to refer to the Teucrian settlement: on one hand castra, almost always associated with the Italian perception of that place and on the other urbs, which is used by the Dardanians to refer to their own city. This pair of words thus seems to define two divergent perspectives: castra is linked to the idea of a hotspot easily conquerable, as it lacks a guide keen on defending it, while urbs represents the will of the Trojan community to establish a long-lasting Empire.

 

 

 

 

 

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Omero e Virgilio: vite parallele

Abstract 

 Il confronto tra Omero e Virgilio, come massimi autori della letteratura greca e latina, si estese, già nell’antichità, alle tradizioni aneddotiche e biografiche che circolavano su di loro, spesso costruite su interpretazioni autobiografiche delle loro opere o su schemi narrativi ricorrenti. In questo articolo, intendo suggerire che la tradizione aneddotica su Omero influenzò, sotto vari aspetti, quella su Virgilio, riflettendo sul piano biografico le loro analogie letterarie. In primo luogo, molti aneddoti sono attestati sia per Omero sia per Virgilio: entrambi si dedicarono alla poesia fin da giovani, scrissero epigrammi contro maestri di scuola, composero opere giovanili scherzose, donarono testi ad amici che li divulgarono a proprio nome, viaggiarono per documentarsi e scrissero i propri epitafi. Il fatto che queste analogie siano costruite per fare di Virgilio il corrispettivo latino di Omero è comprovato dalla frequente menzione di quest’ultimo nelle Vitae Vergilianae. Per esempio, Foca enfatizza la competizione tra Omero e Virgilio, campioni delle due letterature, mentre la Vita di Svetonio-Donato rileva che Virgilio ebbe critici come lo stesso Omero, a dimostrazione della sua abilità emulativa. In conclusione, la narrazione della vita di Virgilio secondo schemi attestati già per Omero contribuisce a rafforzare il suo ruolo al vertice del canone letterario latino, in linea con la vocazione eminentemente storico-letteraria delle antiche biografie dei poeti. 


 The comparison between Homer and Virgil, as the foremost authors of Greek and Latin literature, extended already in antiquity to the anecdotal and biographical traditions circulating about them, which were often built on autobiographical interpretations of their works or recurring narrative patterns. In this article, I intend to suggest that the anecdotal tradition around Homer influenced, in various ways, that concerning Virgil, thereby reflecting on a biographical level their literary relationships. Firstly, many anecdotes are attested for both Homer and Virgil: both devoted themselves to poetry from an early age, composed epigrams targeting schoolteachers, wrote playful juvenile poems, gifted works to friends who published them under their own names, travelled for research purposes, and composed their own epitaphs. These parallelisms were constructed to present Virgil as the Latin counterpart to Homer, given the frequent mention of the latter in the Vitae Vergilianae. For instance, Phocas emphasizes the rivalry between Homer and Virgil, as champions of their respective literatures, and the Vita by Suetonius-Donatus notes that Virgil had critics just like Homer, as proof of his emulative skills. In conclusion, the narration of Virgil’s life according to patterns already attested for Homer contributes to reinforcing his role at the summit of the Latin literary canon, in keeping with the explicitly historical-literary orientation of ancient poets’ biographies. 

 

 

 

 

 

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