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ClassicoContemporaneo.eu
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Autore: Vincenzo Patricolo (a cura di)

Insegnare il mito. Per un rilancio della cultura classica

Insegnare il mito. Per un rilancio della cultura classica

seminario di aggiornamento e formazione. Esperienze e proposte di didattica delle materie classiche

Palermo – Cantieri culturali alla Zisa dal 29 settembre 2016 al 1 ottobre 2016

“Servono” ancora i Greci e i Romani? Come costruire percorsi curriculari signi cativi intorno all’antichità (senza dimenticare la modernità)? Il seminario si articola in cinque sessioni, nelle quali i contributi di autorevoli studiosi del mondo classico si alternano al lavoro di ricerca nei laboratori, attraverso il dialogo costante tra relatori e docenti dei diversi indirizzi scolastici. L’obiettivo, ambizioso ma necessario, è quello di rilanciare lo studio della civiltà classica a scuola a partire dal mito, riserva di signicati e categoria interpretativa degli antichi, avvalendosi anche delle più aggiornate risorse digitali.

 

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giovedì 29 settembre 2016

Roberto Danese UNIVERSITÀ DI URBINO, CENTRO E ASSOCIAZIONE AMA
Il mito fra noi. Dalla letteratura al cinema

 

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venerdì 30 settembre 2016

Saluti e presentazione delle attività a cura di
Donatella Puliga UNIVERSITÀ DI SIENA, CENTRO E ASSOCIAZIONE AMA 
Valentina Chinnici PRESIDENTE CIDI PALERMO
Mario Palumbo G.B. PALUMBO & C. EDITORE 

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Maurizio Bettini UNIVERSITÀ DI SIENA, CENTRO E ASSOCIAZIONE AMA
Il mito tra autorità e discredito

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Giusto Picone UNIVERSITÀ DI PALERMO
Il mito sulla scena di Roma: la drammaturgia di Seneca

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Donatella Puliga UNIVERSITÀ DI SIENA, CENTRO E ASSOCIAZIONE AMA
Miti del desiderio/desiderio di miti
Apre i lavori Mariella Rinaudo LICEO UMBERTO I

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Una Alcesti di IV secolo d.C. al Teatro Arsenale di Milano

di Sotera Fornaro

Una Alcesti di IV secolo d.C. al Teatro Arsenale di Milano

1. Luciano (II sec. d.C.) fu un brillante scrittore greco il cui nome è familiare agli studenti del ginnasio, dato che usò esemplarmente la lingua greca attica pur essendo originario di una città orientale, Samosata, sulle sponde dell’Eufrate (oggi in Turchia): nei suoi numerosi scritti si mostra curioso, attento e assai spesso satirico della inquieta epoca in cui si trovò a vivere. Della oscura vita di Luciano, che non vuole dire nulla di sé, possiamo supporre che fu piuttosto raminga e che lo portò, in difficoltosi viaggi, dall’Asia ad Atene a Roma. 

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Tre talenti a Siracusa

di Martina Treu

IL TEATRO E LA CITTÀ – 53° ciclo di rappresentazioni classiche, Teatro greco di Siracusa

Sette Contro Tebe di Eschilo, regia di Marco Baliani, 6 maggio-24 giugno 2017

Fenicie di Euripide, regia di Valerio Binasco, 7 maggio-25 giugno 2017

Rane di Aristofane, regia di Giorgio Barberio Corsetti, 29 giugno-9 luglio 2017 

La scorsa stagione siracusana di spettacoli classici ha segnato un nuovo record di presenze e di incassi, stando al comunicato ufficiale della Fondazione INDA (14 luglio 2017), per il secondo anno consecutivo e con un miglioramento ulteriore rispetto ai risultati già lusinghieri del 2016: oltre 140 mila spettatori, di cui 38 mila giovani, e un incremento del 18% dei ricavi (1). Nei giorni precedenti la stessa Fondazione aveva già emesso un trionfale comunicato relativo al bilancio 2016 (7 giugno 2017) e annunciato anche un’altra ambiziosa trilogia in programma per il 2018: Edipo a Colono di Sofocle, Eracle di Euripide, Cavalieri di Aristofane. Queste notizie, e gli spettacoli visti a Siracusa, offrono vari spunti per fare un bilancio di altro genere, artistico più che economico, sulla base dei dati forniti dalla Fondazione.

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«Incredibile davvero che le fosse capitato durante un congresso di antichisti»: sui classici greci e latini in Bianca Pitzorno

Una giovane grecista, la dea Diana, un congresso internazionale di antichisti, preadolescenti che “giocano” alla guerra di Troia: nella ricca e stimata produzione in prosa di Bianca Pitzorno (Sassari 1942-), classicista di formazione, il mondo greco e il mondo latino diventano corpo vivo del testo sia a un livello tematico (in maniera pervasiva e differente nelle diverse opere) che attraverso conii di epiteti paraformulari, citazioni dirette, allusività e altri aspetti.

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Mito e romanzo negli anni Zero: Roth, Vollmann, Littell

La narrativa degli anni Zero recupera il mito classico come elemento strutturante del racconto, ma in maniera distante tanto dal modello modernista quanto dal postmodernismo: pur rinunciando all’ironia tipica della postmodernità, il mito non riveste nemmeno la funzione, che aveva nelle grandi opere del modernismo, di detonatore di significati latenti e di illustratore dell’inautenticità del contemporaneo e della persistenza di una struttura archetipica. Questo è tanto più vero se si considera che la fonte privilegiata di accesso al contenuto mitico non è più l’antropologia, come per i modernisti, bensì la tragedia. In questo senso, partendo da The Human Stain di Philip Roth (2000), Europe Central di William T. Vollmann (2005) e Les Bienveillantes di Jonathan Littell (2007), intendo illustrare come nel romanzo contemporaneo l’uso del mito non faccia più parte di una strategia simbolica, bensì abbia una funzione eminentemente logico-argomentativa.

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Impiego del mito e paradigmi epici in Julio Cortázar: Circe (1951)

Il contributo esamina l’influsso, a vari livelli, dei testi epici arcaici sulla composizione del racconto Circe di Julio Cortázar, evidenziando come il tema della femme fatale, ovviamente presente, non debba per forza essere considerato il punto centrale o predominante nell’analisi del racconto. Oltre all’individuazione di possibili ipotesti, il contributo evidenzia da un punto di vista più generale le modalità formali di ripresa dell’episodio odissiaco, dando attenzione ai valori contestuali dei singoli elementi di caratterizzazione e all’importanza degli aspetti metadiegetici. In base a ciò, si chiarisce come la lettura cortazariana si rivolga al senso profondo dell’episodio omerico, cercando di esprimere il valore esperienziale del contatto, attraverso il femminile, con una realtà essenzialmente inconoscibile, e valorizzando lo sguardo del protagonista come anelito all’impossibile raggiungimento di una diversa dimensione spirituale.

 

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Cyborg Invasion al Museo Archeologico Nazionale di Napoli

Il Museo Archeologico Nazionale di Napoli nel 2017 ha ospitato la mostra «Cyborg Invasion». Quindici noti fumettisti hanno reinterpretato in chiave cyborg altrettanti capolavori della scultura antica. All’Artemide Efesia, al c.d. Doriforo e all’Ercole Farnese sono trapiantati graficamente membra o organi sintetici e sono divenuti così personaggi della letteratura fantascientifica. Il breve scritto passa in rassegna le opere valutando il significato della mostra.

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La fantascienza fra mito antico e mito moderno

 

Il genere fantascienza rappresenta un perfetto laboratorio per l’elaborazione di un’idea a livello di cultura di massa del rapporto fra uomo e scienza, fra società e progressi scientifici, oscillando fra i due poli di un rassicurante ottimismo e di una cupa sfiducia. In questo saggio presento alcune considerazioni su questo tema, elaborandolo sulla base di due categorie ideali dei movimenti di pensiero del novecento, il modernismo dell’inizio del secolo decimo nono e l’atteggiamento disilluso postmodernista. In particolare discuto come queste due categorie vengano declinate nel genere fantascientifico in termini di un uso del mito moderno alla Ulisse di Joyce o del recupero di miti antichi che riconducono alla visione “religiosa” del rapporto fra uomo e natura.

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Fantascienza e mondo classico. Introduzione a un dibattito

Seguire lo sviluppo di un’idea, di una moda o di un genere letterario è sempre un’impresa suggestiva: da una prima intuizione si sviluppano linee di pensiero e procedure narrative che crescono e si ramificano. A volte le cose procedono in parallelo, magari in diverse tradizioni culturali e su diversi registri espressivi, a volte si susseguono nello stesso ambiente; e i diversi rami di un pensiero e di una pratica possono divergere per poi tornare a incontrarsi. Sembra questa, contorta e affascinante, la linea che ha portato all’incontro tra mondo classico e fantascienza: un connubio a prima vista insolito, che però si afferma fin dall’apparizione del libro con il quale, nel 1818, ha inizio, secondo gli studiosi, il genere narrativo oggi identificato come “fantascienza”: Frankenstein or the modern Prometheus di Mary Shelley, che già nel sottotitolo inseriva con decisione il suo personaggio nell’ambito della tradizione classica, pur qualificando con l’aggettivo ‘moderno’ la figura letteraria che poi si insedierà nell’immaginario collettivo identificando sia lo scienziato che la sua mostruosa creatura.

Fin dai suoi inizi, dunque, la fantascienza (o Science Fiction, nella terminologia inglese, con una significativa inversione dei due vocaboli) descrive il futuro valendosi di figure, concetti e miti che pertengono al passato e al mondo greco-romano, e rinegoziando valori e pratiche consolidati da un’antica tradizione.

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Classical Traditions in Science Fiction, Brett M. Rogers and Benjamin Eldon Stevens (eds.), coll. «Classical Presences», Oxford University Press, New York 2015.

Recensione a cura di Domitilla Campanile e Rossana Valenti

Il tema del volume, e la circostanza che si tratta della prima ampia pubblicazione dedicata al rapporto tra fantascienza e tradizione classica, danno ragione della estesa Introduzione (pp. 1-24): vi compaiono interessanti questioni metodologiche, come quelle relative alla definizione stessa di Science Fiction, abbreviata in SF: i curatori comprendono, in maniera un po’ ambigua, sotto questa dizione anche concetti come science fable, scientific fantasy o speculative fiction, non definendone quindi con chiarezza statuto e caratteristiche formali. Questa incertezza, peraltro, è probabilmente ineludibile nell’esame di un ‘genere’ che conosce molte ramificazioni e incroci, se non vere e proprie ‘invasioni di campo’.

 

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