Passa al contenuto principale
ClassicoContemporaneo.eu
ClassicoContemporaneo.eu

Autore: Vincenzo Patricolo (a cura di)

Il latino nell’italiano d’oggi

Abstract 

 Nel saggio si passano in rassegna i principali tratti sintattici e lessicali che la lingua italiana ha ereditato dal latino e che si conservano grazie alla tradizione letteraria e alla scuola. Per quanto riguarda le costruzioni sintattiche e l’ordine delle parole, si distingue fra i latinismi della lingua letteraria e i tratti sintattici assimilati dalla lingua d’uso e non più riconosciuti come tali. Per quanto riguarda il lessico, si analizzano tratti caratteristici dei vari ambiti della vita quotidiana, compreso il cinema e la pubblicità.


The essay reviews the main syntactic and lexical features that the Italian language has inherited from Latin and that are preserved through literary tradition and the education system. Regarding syntactic constructions and word order, a distinction is made between the Latinisms of literary language and the syntactic features assimilated into the spoken language and no longer recognized as Latinisms. Regarding the lexicon, characteristic features of various aspects of daily life, including youth language, cinema, and advertising, are analysed.

 

 

 

Scarica l'articolo completo

Fai sul pulsante in basso per scaricare l'articolo completo in formato Acrobat PDF.

Articolo completo

How often do you think about the Roman Empire? Se i social network pensano all’Impero Romano più degli antichisti.

Abstract 

La società post-digitale è caratterizzata da un forte interesse per l’antica Roma che ha ormai invaso anche i social network. Tuttavia, questa esplosione di attenzione lascia gli antichisti ai margini: Roma è ovunque, ma difficilmente la società riconosce ai professionisti del settore un ruolo di guida o un’autorevolezza particolare. Questo accade anche perché il divario tra il pubblico – persino quello colto o para-professionale, come gli insegnanti della scuola secondaria – e la ricerca accademica è diventato enorme. Tale distanza è stata accentuata dall’iper-specializzazione, che a sua volta è stata determinata anche dalla riduzione quantitativa e qualitativa del tempo dedicato alla ricerca.

Ma c’è di più: l’eccessiva frammentazione in nicchie ha portato gli stessi studiosi a smettere di leggere il lavoro dei colleghi. Parallelamente, le candidature per i bandi più prestigiosi non richiedono più la presentazione delle pubblicazioni, ma solo una sorta di bibliografia commentata, in cui l’autore elenca i titoli dei propri lavori e ne descrive rilevanza e impatto. In questo contesto, la diffusione di sistemi di intelligenza artificiale capaci di leggere centinaia di PDF e riassumerli in modo già oggi abbastanza soddisfacente potrebbe dare il colpo di grazia alla pratica della lettura della bibliografia. Di conseguenza, la domanda fondamentale è: perché e per chi si scrive la ricerca umanistica nella società post-digitale?


The post-digital society is marked by a strong fascination with ancient Rome, which has now permeated even social media. Yet this surge of interest has largely left professional classicists on the margins: Rome is everywhere, but society seldom acknowledges scholars in the field as guides or authoritative voices. This disconnect stems in part from the widening gap between the public – including educated or para-professional audiences such as secondary school teachers – and academic research. The divide has been exacerbated by increasing specialization, itself a consequence of both the quantitative and qualitative erosion of time available for research. More than that, excessive fragmentation into scholarly micro-niches has led researchers to stop reading one another’s work.

At the same time, applications for prestigious research grants no longer require submission of full publications, but merely annotated bibliographies in which applicants list their outputs and describe their significance and impact. Within this landscape, the rise of AI tools capable of scanning hundreds of PDFs and generating reasonably accurate summaries may deliver the final blow to the already weakened practice of reading scholarly literature.

Against this backdrop, the fundamental question emerges: why – and for whom – is humanities research written in the post-digital age? 

Scarica l'articolo completo

Fai sul pulsante in basso per scaricare l'articolo completo in formato Acrobat PDF.

Articolo completo

Nuovi OSA per il Liceo Linguistico: multidisciplinarità e interculturalità alla luce della raccomandazione Europea del 28.11.22

Abstract 

È inevitabile rimettere mano agli OSA del 2010 dei differenti licei, come giustamente sta facendo il ministro dell’Istruzione Valditara, in una società in continuo mutamento socio-culturale, dopo il grave colpo inferto alle competenze dalla pandemia e dopo l’esperienza della DaD. Per riformarli è necessario tenere in considerazione le differenti raccomandazioni europee apparse negli ultimi anni, sia quella relativa alle competenze di base per il lifelong learning (22.05.2018), sia quella da cui è emersa la cosiddetta “didattica orientativa” (28.11.2022). Nell’articolo si ipotizzano alcune strategie per ottimizzare lo studio del latino in un liceo linguistico, prevedendo obiettivi linguistici ridotti ma misurabili e competenze sulla letteratura e sulla civiltà che passino attraverso lo studio accurato e razionale del lessico ed un approccio multidisciplinare.

Parole chiave: didattica del latino; competenze di lingua latina, obiettivi specifici di apprendimento; multidisciplinarità.


It is inevitable to revise the 2010 specific learning targets of the different high schools, as Education Minister Valditara is rightly doing in his efforts, in a society undergoing constant socio-cultural change, following the serious blow to skills caused by the pandemic and the experience of distance teaching. To reform these targets, it is necessary to take into account the various European recommendations that have emerged in recent years, both the one on promoting common values, inclusive education, and the European dimension of teaching of 22 May 2018 and the one on Pathway to School Success and replacing the Council Recommendation of 28 June 2011 on policies to reduce early school leaving. In this article, some proposed strategies are outlined to optimize the study of Latin in a high school focused on languages, aiming for reduced but measurable linguistic objectives and competencies in literature and civilization through an accurate and rational study of vocabulary and a multidisciplinary approach.

Keyword: Teaching of Latin; Latin language skills; specific learning targets; multidisciplinarity. 

Scarica l'articolo completo

Fai sul pulsante in basso per scaricare l'articolo completo in formato Acrobat PDF.

Articolo completo

Premessa (Fabio Gasti)

Per i romani res novae è un’espressione forte e inquietante: in particolare negli storiografi, o comunque nelle descrizioni storiche, come sappiamo, la cupiditas o lo studium rerum novarum connota il volgo sedizioso e incostante, spesso preda di capi approfittatori, che convincono a sovvertire l’ordine costituito per un’idea, spesso illusoria, di assetto migliore e più conveniente ai propri tornaconti. Anche quando il senso dell’espressione è sprovvisto di tale portata negativa, l’attrazione per i cambiamenti e per così dire il fascino del nuovo si accompagna alla paura di perdere i punti di riferimento e all’ansia di vivere le novità da protagonisti, o perlomeno cercando di non esserne sconfitti.

La Commissione Società costituita in seno alla Consulta universitaria di Studi Latini ha ravvisato la consonanza di questi atteggiamenti, variamente descritti nella produzione letteraria, con il particolare rapporto della società di oggi con le res novae rappresentate dalle tecnologie digitali, un ambito che sollecita l’attenzione generale, perfino quella di chi non si rivolge con particolare interesse o competenza a queste risorse. In effetti nel mondo in cui ci muoviamo quotidianamente constatiamo come si sia del tutto attuata la “profezia” dell’informatico statunitense Nicholas Negroponte, che esattamente trent’anni fa (Being Digital, New York 1995: opera subito tradotta anche in italiano, Essere digitali), nel momento in cui presentava la rivoluzione digitale, ha immaginato una società in cui il digitale davvero sarebbe entrato a far parte della vita quotidiana, condizionando pervasivamente e a vari livelli il comportamento e per così dire lo stile di vita.

Così, le cosiddette “nuove tecnologie”, ormai di fatto vecchie di decenni, fanno parte già della nostra identità al punto da averci introdotto in un’età senz’altro post-digitale a tutti i livelli che ci impone di conoscere e utilizzare tecnologie sempre più nuove. Dal nostro particolare punto di vista, esse facilmente hanno finito per comprendere classico e moderno in termini quasi inestricabili; nasce pertanto da qui l’idea di presentare e discutere il molteplice rapporto tra questi mondi forzatamente interagenti – il digitale, la nostra società e i nostri studi – e l’immaginario che essi creano, in termini sia tecnici, sia di ricerca, sia didattici, sia sociologici, fra media tradizionali, social network, intelligenza artificiale.

Queste riflessioni hanno costituito la base per l’organizzazione di un convegno nell’ambito del quale alcuni qualificati relatori hanno condiviso i propri studi a riguardo, con l’attenzione rivolta all’approfondimento metodologico, alla possibile applicazione di quelle metodologie nei vari campi dello studio dell’antico, alla divulgazione controllata e appropriata di esse. Pavia, con la sua rete di collegi universitari, è stata individuata come sede dell’incontro e le sessioni, ospitate in successione nella storica Aula Volta dell’Università, nell’Aula Goldoniana del Collegio Ghislieri e nella Sala Convegni del Collegio Santa Caterina da Siena, hanno assistito a un articolato dibattito che di per sé documenta la varietà del tema generale. Proprio per la rilevanza delle tematiche trattate e per la trasversalità di esse, il presente volume di atti intende condividere l’esito di tale dibattito con l’intera comunità scientifica, non soltanto fra latinisti.

Nel dettaglio, un primo gruppo di contributi riguarda la persistenza della lingua e anche, più in generale, della cultura letteraria latina in ambiti diversi della nostra società. Stefano Grazzini ragiona sui principali tratti linguistici e sintattici del latino che la nostra lingua in vari modi e ambiti perpetua per via letteraria e scolastica, Renato Oniga, sul terreno della linguistica, dimostra come la lingua latina abbia rappresentato nel Novecento un campo di confronto sui piani teorico e pratico per vari modelli linguistici, Guido Milanese esamina la prospettiva di quello che nel 1978 Francesco Della Corte aveva chiamato “approccio globale” al latino per dimostrarne l’attuale potenzialità a comprendere le basi della cultura europea, Alice Borgna rileva la contraddizione fra il forte interesse che la società attuale mostra per l’antica Roma e lo statuto riconosciuto agli operatori scientifici e i ricercatori del settore umanistico, Angelo Luceri propone un ricchissimo dossier per categorie relativo alla comunicazione pubblicitaria, laddove la lingua latina, variamente presente, viene adottata a scopo enfatico e sensazionalistico.

Un campo privilegiato di intervento è senz’altro rappresentato dalla scuola. Maria Antonietta Paladini propone alcune linee direttrici per valorizzare letture di autori latini nella didattica scolastica in Italia – in particolare al liceo scientifico – volte a dimostrare il ruolo del latino come lingua della comunicazione scientifica e quindi della cultura, mentre Ilaria Torzi propone alcune mirate strategie didattiche per il liceo linguistico, con obbiettivi ridotti ma misurabili sul livello della lingua e, per questo tramite, su quello della letteratura e della civiltà. Dal canto suo, Virginia Elia mette la propria competenza di disegnatrice al servizio di un esempio di didattica innovativa che utilizza il fumetto per presentare a scuola alcuni testi classici (qui Hor. serm. 1, 9, 14-30) come interessante integrazione alla lettura consueta.

Le nuove e nuovissime risorse ricevono impulso e sollecitano applicazione anche in campi attinenti la ricerca e la più generale conoscenza dell’antico, e pertanto anche questo ambito è stato oggetto di riflessione. Andrea Balbo interviene con esempi concreti sul rapporto tra intelligenza artificiale e ricerca (filologia digitale, traduzione, analisi testuale) per auspicare un opportuno addestramento specifico perché tali tecnologie risultino davvero utili, mentre Massimo Manca specificamente procede a un’analisi interdisciplinare delle Catilinarie ciceroniane mediante l’impiego degli strumenti delle scienze cognitive e delle neuroscienze retoriche, evidenziando le strategie persuasive operative nei contesti retorici complessi. Martina Venuti commenta le proposte per il futuro di quegli archivi digitali di poesia latina che vanno sotto il nome di MQDQ Galaxy nell’era postdigitale, dove si compenetrino tradizione e avanguardie tecnologiche. Nel campo specifico dell’ecdotica digitale, Alessandro Garcea problematizza l’edizione dei testi frammentari e fa dialogare fruttuosamente le nuove tecnologie con le più recenti acquisizioni della linguistica testuale e della filosofia del linguaggio, Stefano Rozzi e Federica Lazzerini dal canto loro presentano le peculiarità dell’edizione critica digitale illustrandone i diversi passaggi redazionali ed esemplificando concretamente come un approccio innovativo possa contribuire alla ricerca filologica con soluzioni avanzate e flessibili.

Infine, in tema di persistenza e multimedialità dei contenuti classici, Francesca Stroppa presenta una rassegna dedicata alla figura di Ercole, indagandone gli elementi potentemente trasversali nell’immaginario letterario e artistico, che dalla letteratura e dalle arti figurative arriva fino al cinema e ai cartoons.

Interrogarsi sulla presenza e sul ruolo del latino nella cultura contemporanea e valutare le risorse che la società d’oggi può assicurare agli operatori del settore costituisce ormai una cura ineludibile per ricercatori e docenti. Il confronto con i media e soprattutto con i destinatari, a livelli diversi, del nostro lavoro (studenti, lettori, colleghi, appassionati) per adeguare l’approccio e scoprire nuove vie anima il dibattito e può affinare le metodologie. In questo senso e con consapevole motivazione i contributi qui raccolti costituiscono uno stimolante specimen e nello stesso tempo documentano una viva disponibilità e un deciso orientamento a valorizzare quanto le res novae in continua evoluzione offrano in costante e positiva dialettica con i dati dell’esperienza maturata e con l’evidenza della personale interpretazione.

 

Fabio Gasti

Scarica l'articolo completo

Fai sul pulsante in basso per scaricare l'articolo completo in formato Acrobat PDF.

Articolo completo

Echi catulliani negli Epigrammi di Beppe Fenoglio

 Abstract 

Nel corpus di Beppe Fenoglio, gli Epigrammi (1978, postumo) spiccano sia in quanto unica opera poetica originale d’autore e sia per l’instaurazione di un dialogo con la tradizione classica più esplicito e strutturante, a differenza del resto delle opere fenogliane in cui i riferimenti alla classicità grecolatina sono volutamente sporadici o dissimulati. L’indagine sulle fonti degli Epigrammi si è concentrata principalmente sull’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters e sugli Epigrammaton libri di Marziale; questo studio, pur riconoscendo il peso di tali modelli, intende ampliare il quadro delle influenze integrando tra le fonti anche il Liber di Catullo. In particolare, la presenza catulliana non si limita a un recupero stilistico e tematico, ma si intreccia in modo peculiare con la riduzione epigrammatica di temi fondamentali da Una questione privata (1964, postumo).

Continua a leggere

Correggere il mito: Gianni Rodari e i classici ne Il Libro degli errori

 Abstract 

L’opera di Gianni Rodari affronta spesso la sfida della riscrittura di fiabe tradizionali, di cui si vuole mettere alla prova la tenuta nel mondo contemporaneo. L’autore, infatti, si concentra spesso sui finali, che modifica per proporre conclusioni alternative, in linea con i modelli educativi che vuole suggerire e con la convinzione che gli stereotipi siano fatti per essere messi in discussione e rovesciati. Ne Il libro degli errori Rodari attinge per due volte al patrimonio culturale classico: i racconti Pigmalione e Il filo di Admeto costituiscono, rispettivamente, un rifacimento del racconto contenuto nelle Metamorfosi ovidiane e dell’Alcesti euripidea. La riscrittura rodariana è, in entrambi i casi, ironica: i finali dei due racconti sembrano rispondere alla necessità di correggere il mito, il cui ‘errore’ consiste nella mancata verosimiglianza della sua conclusione. L’autore riflette su due storie d’amore e, a un secondo livello di lettura adatto anche agli adulti, indica nella razionalizzazione delle vicende la strada corretta per inserirle all’interno del contesto sociale e culturale degli anni Sessanta: il mito viene così aggiornato e accolto nel mondo contemporaneo nella speranza di indicare la strada per aggiustarne qualche stortura.

Continua a leggere

Angebatur ferox Tullia. Lo spettro della figlia parricida a Roma

 Abstract 

Può una figlia romana essere parricida e come tale venir rappresentata? Nel presente contributo, si prova a rispondere attraverso la lettura dell’inquietante ritratto di Tullia Minore tracciato da Livio nel primo libro delle sue Storie. Dall’analisi lessicale, filologica e antropologica, si tenterà di dimostrare che, nonostante la rappresentazione di Tullia rimanga ancorata al suo ruolo di genere e venga edulcorata attraverso vari espedienti, l’episodio di cui è protagonista intercetta un’ansia culturale scaturita dal momento liminale, marcato individualmente e socialmente, in cui la donna da figlia diventa moglie: in tale passaggio obbligato, risulta pericoloso per l’ordine patriarcale stabilito l’emergere di istanze femminili di autoaffermazione.

Continua a leggere

ACHERUNTICA VENATORIA. Caccia e dimensione ctonia: dal mito antico a Il Cacciatore di Michael Cimino (e ritorno)

 Abstract 

Il contributo prende spunto dagli atti di un convegno, svoltosi a Urbino nel 2019, che indaga il tema della discesa infera nella letteratura, nell’arte e nelle ricerche archeologiche. Nel testo si prova a declinare questo stesso tema nell’ambito di studio dei miti di argomento venatorio: la caccia, per gli antichi, era infatti un’attività connessa alla dimensione ctonia, come dimostra una serie di miti che riguardano creature demoniache comparse sulla terra, storie luttuose di giovani cacciatori (uccisi non di rado dalla stessa Artemide, patrona della cacia) e anche episodi che si svolgono direttamente nel regno di Ade (com’è il caso dei cacciatori Orione e Meleagro). Un punto di confronto con la cultura contemporanea viene rintracciato nel film “The Deer Hunter” di Michael Cimino (1977), nel quale la caccia è correlata al passaggio attraverso gli orrori della guerra in Vietnam e l’evoluzione psicologica (e, in un certo modo, patologica) dei personaggi presenta alcuni tratti in comune con le antiche iniziazioni venatorie: in entrambi i casi si tratta di entrare ritualmente in contatto con la morte.

Continua a leggere

The Decameron: una serie Netflix

 Abstract 

Rilasciata nel 2024 sulla piattaforma televisiva Netflix, The Decameron è una serie in otto episodi della sceneggiatrice americana Kathleen Jordan. Non diversamente da altre opere filmiche realizzate nel XXI secolo, tutte a sostanziale target “giovanilistico”, si è qui al cospetto di un lavoro che esibisce, soprattutto sul piano promozionale, l’intento preciso di richiamarsi alla celebre opera boccacciana, e alla sua più immediata e conosciuta dimensione comico-erotica; per poi selezionare, tuttavia, un numero davvero limitato delle sue componenti (quasi tutte riprese dalla cosiddetta “cornice”) e piegarle a un riuso radicalmente deformante, sia in chiave narrativa, che sociale e politica. Il presente articolo analizza il film, e indaga il risultato di una tale riscrittura alla luce della mission del suo medium, e in ragione del suo pubblico di riferimento.

Continua a leggere

Problemi testuali ed esegetici nei carmi dell’Anthologia latina attribuiti a Petronio

Abstract 

I frammenti poetici attribuiti a Petronio a partire dalla metà del ‘500 (frr. 26-51 M. = AL 464-79; 650-651; 690-697 R.) si contraddistinguono per difficoltà interpretative notevoli e corruttele testuali spesso molto profonde. L’interesse discontinuo da parte degli studiosi non ha agevolato la loro risoluzione e i testi si rivelano tutt’oggi meritevoli di una revisione critica attenta. Nell’articolo vengono discussi due problemi testuali ed esegetici relativi a Petr. frr. 32 e 33 M., nell’intento di mettere in luce i limiti del testo vulgato e suggerire possibili alternative. A fr. 32, 6 M., viene proposto di accogliere contemptu di Dousa in accordo con la più parte degli editori, ma ipotizzando una lacuna prima del v. 4; a fr. 33, 8 M., si consiglia di rivalutare si vero e opertam di Scaliger, congetture scomparse invece dagli apparati.


The poetic fragments attributed to Petronius since the mid-1500s (frr. 26-51 M. = AL 464-79; 650-651; 690-697 R.) are characterized by significant interpretative challenges and often very deep textual corruptions. The intermittent interest from scholars has hindered their resolution, and the texts still warrant a careful critical revision today. The article discusses two textual and exegetical issues related to Petr. frr. 32 and 33 M., aiming to highlight the limits of the established text and suggest possible alternatives. At fr. 32, 6 M., it is suggested to adopt Dousa’s contemptu, in agreement with most editors, but postulating a lacuna before v. 4; at fr. 33, 8 M., it is recommended to re-evaluate Scaliger’s si vero and opertam, conjectures that have otherwise disappeared from the apparatus.

 

 

Scarica l'articolo completo

Fai sul pulsante in basso per scaricare l'articolo completo in formato Acrobat PDF.

Articolo completo