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ClassicoContemporaneo.eu
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Autore: Vincenzo Patricolo (a cura di)

Da Duchamp a Cattelan, 100 opere in mostra tra i resti romani del Palatino (Roma)

28/06/2017 – 29/10/2017

Area archeologica del Foro romano

L’arte contemporanea torna a confrontarsi con l’archeologia. La mostra presenta 100 opere tra grandi installazioni, sculture, dipinti, fotografie e opere su carta di artisti provenienti da 25 diverse nazioni.

Accanto a maestri riconosciuti come Marina Abramovich, Gino De Dominicis, Marcel Duchamp, Gilbert & George, Joseph Kosuth, Barbara Kruger, Richard Long, Allan McCollum, Vettor Pisani, Michelangelo Pistoletto, Remo Salvadori, Mario Schifano, Mauro Staccioli, sono proposti i lavori realizzati da alcuni tra i più significativi esponenti delle ultime generazioni quali Mario Airò, Maurizio Cattelan, Anya Gallaccio, Cai Guo-Qiang, Claudia Losi, Paul McCarthy, Sisley Xhafa, Vedovamazzei e Luca Vitone. Non manca, poi, una serie di lavori realizzata da designer e architetti come Ugo La Pietra, Gianni Pettena e Denis Santachiara.

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Il passo sospeso. Esplorazioni del limite (Lucca)

24/06/2017 – 03/09/2017

Fondazione Ragghianti (complesso di S. Micheletto) – Lucca

In occasione del trentesimo anniversario della scomparsa di Carlo Ludovico Ragghianti, la Fondazione a lui intitolata promuove una mostra dedicata all’esplorazione del concetto di limite. Limiti, confini, frontiere, da molto tempo alla ribalta della cronaca mediatica, sono indagati nelle loro declinazioni culturali, geopolitiche e storico-identitarie in una serie di opere di artisti internazionali all’interno della mostra “Il passo sospeso. Esplorazioni del limite”, a partire dall’antichità classica fino a oggi. L’iniziativa oltrepassa i confini del complesso monumentale di San Micheletto, sede della Fondazione Ragghianti, per estendersi nel centro storico e sulle mura di Lucca.

Ulteriori informazioni al sito: http://www.fondazioneragghianti.it/2017/06/13/passo-sospeso-esplorazioni-del-limite/

Euripide e Seneca (non) si incontrano a Tindari

di Martina Treu

Il promontorio montuoso di Tindari (sulla costa nordorientale della Sicilia, tra Milazzo e Capo d’Orlando) viene associato solitamente al santuario omonimo che svetta sulla sua sommità, o semmai a un noto giallo di Andrea Camilleri (La gita a Tindari, Palermo, 2000). Ma alla presenza ingombrante del santuario, che domina prepotentemente il panorama, si contrappone all’estremità opposta del monte quella più discreta, anzi ‘segreta’, del teatro greco: affacciato sul mare e sulle isole Eolie, completamente nascosto alla vista da ogni altro angolo di visuale, si rivela a chi lo visita un altro ‘santuario’, dedicato ai Misteri di Dioniso. 

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Verso un’interazione dei saperi. Problemi e prospettive transdisciplinari

 

A partire dalle soglie della Modernità una serie di rotture nel tradizionale assetto dei saperi occidentali ha avuto come conseguenza la parcellizzazione di tali saperi in una molteplicità di discipline accademiche specializzate. È possibile considerare tale diversificazione come il prodotto di un cambiamento epistemologico e di un mutamento nella divisione del lavoro intellettuale. Di qui l’interdisciplinarità, unitamente al più recente concetto di transdisciplinarità, può risultare un coerente tentativo non tanto di reinstaurare un ordine scomparso, quanto di produrre una proficua collaborazione ed integrazione tra le diverse discipline che tenga conto della loro specificità. Una simile possibilità emergeva già fra le righe del maggiore studio foucaultiano sull’organizzazione del sapere, Le parole e le cose, nel quale si apriva uno spazio di indefinizione tra le griglie dei saperi, e dunque un possibile luogo di connessione tra di essi. Ma, quali nuovi orizzonti di senso dischiude questo nuovo approccio e su quali sfondi teorici è possibile produrre un dialogo tra i saperi? A questo proposito, la cresciuta attenzione verso la problematica della comunicazione tra aree della conoscenza è testimoniata dalla nascita, negli ultimi decenni, di riflessioni orientate alla problematizzazione del dialogo tra i diversi campi di ricerca. 

 At the threshold of Modern Age a series of paradigm shifts in Western thought caused its fragmentation into a variety of academic subdisciplines. It is possible to consider this diversification in terms of epistemological shifts, as well as changes in the division of intellectual labor. It will be argued that interdisciplinarity, together with the more recent concept of transdisciplinarity, can be seen as a coherent attempt not so much to reassemble the fragmented structure into a whole, as to create a fruitful collaboration and integration among different disciplines that takes into account their individual characters. This possibility finds its purchase in M. Foucault’s seminal work on the organization of knowledge, The Order of Things, which hinted at the existence of gaps in the grid of knowledge, leading, as a result, to the possibility of building transdisciplinary connections. Which semantic horizons can this new approach open and on which theoretical foundations could a dialogue between disciplines be produced? The growing importance of this problem is evidenced by the emergence, during the last decades, of philosophical reflections on the interactions among different research fields.

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Filologia d’autore digitale e multidiscipinare. Dall’Authorship alla Fotonica

 

L’articolo prende in esame le trasformazioni della filologia d’autore occorse con il passaggio al digitale, e presenta alcuni progetti multidisciplinare in cui lo studio delle varianti d’autore è stato trattato con l’ausilio di discipline scientifiche e di nuove tecnologie, dall’uso delle piattaforme WIKI, adottate per edizioni critiche partecipative e scientificamente condivise, alle analisi matematiche che hanno portato a nuove acquisizioni sulla autorialità dei testi, all’applicazione di strumenti di imaging della spettrometria e del terahertz a manoscritti e postillati antichi e moderni. 

 

 

Authorial philology has passed through deep trasformations during the passage to digital environment. This paper deals with some of them, and shows some multidisciplinary projects in which the study of authors corrections has been studied with the aid of scientific disciplines and new technologies. Some case-studies can offer a panorama of these changes, from WIKI platforms, adopted for scholarly collaborative and crowdsourced editions, to algorithms that led to a new acquisitions on authorship, to the application of spectroscopic imaging and terahertz to ancient and modern manuscripts and marginalia

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La ‘curiosità’ degli antichi e il fanatismo dei moderni. – Una nota sull’universo religioso erodoteo

 

In “Chi non traduce rinuncia a pensare” (Corriere della sera 11/11/2013) L. Canfora pone in rilievo l’importanza della traduzione, come metodo conoscitivo per comprendere “l’altro”. Nell’incipit del suo contributo, Canfora si sofferma in particolare su una suggestiva teoria avanzata da Erodoto nel II libro delle Storie. Lo storico di Alicarnasso, colpito dall’antichità della cultura egizia, ritiene che l’universo religioso greco sia stato fortemente influenzato dai contatti instauratisi con popolazioni ‘barbare’ e in particolare con l’Egitto. Erodoto non si limita a sostenere la discendenza dei nomi degli dèi greci da quelli egizi, ma nella sua opera utilizza più volte i nomi dei theoi ellenici per descrivere l’universo divino di popoli lontani e diversi fra loro, certo della possibilità di tradurre credenze religiose differenti. Prendendo spunto da Elogio del Politeismo (Bologna 2014) di M. Bettini, mi soffermo sull’ampiezza di orizzonti che la riflessione erodotea sul politeismo greco implica, a confronto con il fanatismo religioso che contraddistingue l’epoca moderna. I Greci, che erano un popolo molto bellicoso, non avrebbero mai pensato d’imporre militarmente il proprio dio ad altri. Le motivazioni religiose sembrano alcune fra le tante ragioni addotte, in dati periodi storici, per suscitare e giustificare il conflitto con altri, che nascondono però (anche) questioni di tutt’altra natura. 

 

 

In the article “Chi non traduce rinuncia a pensare” (Corriere della sera 11/11/2013), L. Canfora stresses the importance of translation as cognitive method of understanding ‘the other’. At the beginning of his essay, Canfora focuses on a very interesting theory that Herodotus proposes in the II book of the Histories. The historian of Halicarnassus, astonished for the antiquity of the Egyptian culture, asserts that Greek religion was strongly influenced by the contacts between Greek and ‘barbarian’ populations and, in particular, by the Egyptians. Herodotus not only argues that most of the Greek gods’ names are of Egyptian origin, but he also uses the names of the Greek theoi to describe the religious world of people that were very far and different from each other. He is actually sure that it is possible to ‘translate’ the religious beliefs and rituals of ‘foreign’ people. Following the path of M. Bettini’s book Elogio del Politeismo (Bologna 2014), I try to highlight the open-mindedness of Herodotus in contrast with the fanaticism of the modern times. The Greeks, that were very bellicose, would never have thought to impose their gods to other people by force of arms. Religious motivations seem to be only some of the many reasons given in some historical periods to justify the conflict with ‘the others’, whereas these very conflicts actually conceal also causes that have nothing to do with religion. 

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La Democratizzazione della Conoscenza Riflessioni su archivi e musei digitali

 

Diffusione della conoscenza e conservazione della memoria collettiva sono da sempre obiettivi di Archivi, Musei e Biblioteche, ma l’avvento di nuove tecnologie e dei sistemi relazionali e sociali basati su reti di comunicazione impongono a chi si occupa di Patrimonio Culturale una doverosa riflessione sulle strategie di accesso alla conoscenza e all’informazione nonché alle progettazione di prodotti culturali originali. Se da una parte, dunque, abbiamo l’esigenza di conservare la “memoria collettiva”, con i suoi formati in continuo cambiamento, dall’altra è necessario riconoscere le differenti esigenze e opportunità di accesso e partecipazione dei fruitori (che essi siano semplicemente appassionati o studiosi/ricercatori) alle forme del patrimonio culturale. Nel clima di forte spinta all’innovazione tecnologica, sociale e culturale, l’ibridazione tra settori apparentemente lontani come quelli dell’Informatica, del Design e delle Scienze Umanistiche risulta essere indispensabile “per una rifondazione delle discipline del documento e dei loro supporti al fine di garantire una valida e ‘culturalmente sostenibile’ trasmissione del sapere” (Fiormonte 2008). Archivi mediali digitali, open data e open access possono divenire le “parole chiave” per la produzione intellettuale del sapere che possa avere importanti conseguenza anche nell’ambito della comunicazione, della didattica, della ricerca. L’articolo proposto espone, inoltre, una piccola sperimentazione in atto presso l’Università degli Studi di Catania sui documenti di un archivio contemporaneo che custodisce la memoria del recupero del Monastero dei Benedettini. 

 

 

The spread of knowledge and the preservation of memory have always been the main objectives of Archives, Museums and Libraries, but the arrival of new technologies and of relational and social systems based on communications networks necessarily raises a reflection for those who deal with Cultural Heritage. This reflection concerns strategies allowing access to knowledge and information as well as planning original cultural products. If on the one hand, there is the need of preserving “collective memory” with its changing formats, on the other one, it is necessary to recognize different exigencies and opportunities of access and participation of users (both enthusiasts or scholars/ researchers) to cultural heritage forms. In such a context of technological, social and cultural innovation, the hybridization of fields, which may look deeply different at first glance, such as Technology, Design and Humanities proves to be indispensable “for a refounding of documents and their supports in order to assure a valid and “culturally sustainable” transmission of knowledge. Media digital archives, open data and open access may become the keywords for the intellectual production of knowledge with significant consequences also in the field of communication, didactics and research. This article, moreover, presents a little experimentation currently taking place at University of Catania concerning documents of a contemporary archive shielding the memory of the Monastery of Benedictines’ recovery. 

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Oratio cohaereat sibi (Quint. Inst. Orat. 7 pr. 3) – Alcune riflessioni su linguistica testuale e didattica delle lingue antiche

 

Apprendere le lingue classiche permette di comprendere come funziona un testo, sul piano semantico (coerenza) e morfosintattico (coesione). Questo apprendimento mira alla formazione della competenza testuale, che è una procedura per leggere, interpretare e riformulare i fenomeni. In tal senso, è possibile per esempio studiare induttivamente le lingue antiche attraverso un percorso traduttivo ispirato alla linguistica testuale. Oltre la competenza testuale, si colloca la competenza interpretativa, che riguarda soprattutto i testi letterari. Per favorire la motivazione degli allievi, l’insegnamento delle lingue classiche andrebbe sempre affiancato a quello della letteratura, così che la comprensione dei testi non ne perda di vista lo spessore concettuale ed artistico. Al Latino e al Greco Antico spetta la finalità di rafforzare la competenza metalinguistica e testuale, oltre che di arricchire le competenze lessicali e la consapevolezza dell’eredità classica nella moderna cultura europea. In tale direzione guardano oggi le diverse forme (italiane ed europee) per certificare le competenze in lingua latina. 

 

 

Textual competences are central in modern teaching/learning processes, aimed to read, understand and re-express phenomena. Ancient Greek and Latin may enhance these competences, by showing how a text works both on a semantic (coherence) and on a morphosyntactical (cohaesion) level: textual rules help us to see the structure and the meaning of texts and direct the translation procedure. Beyond the textual competence, the interpretative competence (regarding especially literary texts) is a way to mold adult and well-integrated personalities. These aims can be reached if linguistic remarks are never separated from cultural remarks: grammar and literature have rather to converge and encourage pupils’ motivation. Ancient Greek and Latin can reinforce metalinguistic and textual competences, expand lexical background and highlight the classical heritage in modern European culture. Modern forms to certificate the competence level in Latin (both in Italian and in European Schools) focus on these issues. 

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«Dall’Antologia palatina» di Salvatore Quasimodo: tra labor limae e affinità poetica

 

L’articolo propone uno studio sulle traduzioni di Salvatore Quasimodo dall’Antologia Palatina, a partire dall’analisi delle carte inedite dell’autore conservate al “Centro di ricerca della tradizione manoscritta di autori moderni e contemporanei” dell’Università di Pavia. Annotate le differenze tra le due edizioni quasimodiane della silloge alessandrina, e tenuto conto della cospicua documentazione conservata al Fondo pavese, ci si sofferma su alcune varianti manoscritte e dattiloscritte delle carte di lavoro che testimoniano un profondo lavorio sui testi della selezione quasimodiana, in vista anche di una efficace resa metrica degli epigrammi. Infine, esemplificati alcuni stilemi tipici di tali versioni di Quasimodo, si tenta di far luce sul modus operandi del poeta di Modica, concentrandosi sul raffinato gioco letterario di rimandi interni ed esterni tra queste traduzioni e la sua produzione poetica originale. 

 

 

The article proposes a study of the translations of Salvatore Quasimodo by the Palatine Anthology, starting from the analysis of the author’s unpublished papers held at the “Centro di ricerca della tradizione manoscritta di autori moderni e contemporanei” of the University of Pavia. Having highlighted the differences between the two editions of the Alexandrian anthology by Quasimodo, and considering the rich documentation preserved at Pavia Fund, we focus on some handwritten and typewritten versions of the working papers that prove a deep crafting the texts of Quasimodo’s selection, aiming at an effective rendering of the metric epigrams. Finally, after exemplifying some typical stylistic features of these versions of Quasimodo, we try to shed light on the modus operandi of the Sicilian poet, focusing on the sophisticated literary game of internal and external references between these translations and his original poetry. 

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Leopardi revisited – Il poeta personaggio tra biografie narrative e invenzioni romanzesche

 

Il saggio prende in esame alcuni testi che vedono protagonista la figura di Giacomo Leopardi e che trasformano il poeta in un personaggio letterario, ai confini tra vero storico e invenzione romanzesca. Le rivisitazioni affondano le proprie radici nella vita e nell’opera leopardiana, che diventano punto di partenza di biografie narrative e fiction letterarie. La figura di Leopardi si rivela dunque permeabile alle più svariate possibilità di ricezione che fanno del poeta un personaggio da cui biografi e scrittori possono attingere di volta in volta spunti per rielaborazioni sempre nuove, in base alle proprie scelte di interpretazione e di metodo. Leopardi si offre così all’immaginario contemporaneo, facendosi terreno di riscrittura e sperimentazione. 

 

 

This paper analyses works in which Giacomo Leopardi is transformed into a literary character on the border of history and fiction. The interpretation of the life and work of Leopardi becomes the starting point of literary fiction and narrative biography. The reception of the figure of Leopardi is susceptible to subjectivity; biographers and writers can draw inspiration for novel manifestations of the poet, based on the way they choose to represent him and tell his story. Therefore, Leopardi becomes a rewriting and testing ground for the contemporary literary imagination. 

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