Passa al contenuto principale
ClassicoContemporaneo.eu
ClassicoContemporaneo.eu

Autore: Vincenzo Patricolo (a cura di)

Imparare dai peggiori: il modello dei tiranni senecani nei Punica di Silio Italico

Abstract

L’obiettivo del presente lavoro è quella di indagare la fortuna del personaggio del tiranno, tipico della tragedia senecana, nei Punica di Silio Italico, con particolare attenzione al tema della consapevolezza dell’agire del tiranno. Come, infatti, personaggi quali Lico, Atreo ed Egisto mostrano, in Seneca, di essere intenzionalmente crudeli nei confronti dei loro avversari, e arrivano a teorizzare apertamente il principio per cui uccidere il proprio nemico sarebbe, paradossalmente, atto di clemenza – mentre il vero esercizio di potere consiste nel prolungare indefinitamente la sua sofferenza –, così anche Annibale nel poema siliano arriva a teorizzare che il massimo artificio della crudeltà consista nel risparmiare la vita del proprio oppositore per riservarlo a pene ancora maggiori, in una sorta di ‘condanna a vita’ che supera persino la condanna a morte. 


The purpose of the present paper is to investigate the reception of the ‘tyrant’ character, typical of Senecan tragedy, in Silius Italicus’ Punica, with particular attention to the theme of the tyrant’s self-awareness. In Seneca, characters such as Lycus, Atreus, and Aegisthus are intentionally cruel to their opponents, and go so far as to openly theorize the principle that killing one’s enemy would, paradoxically, be an act of mercy – while the real exercise of power consists in indefinitely prolonging their suffering; in the same way, Hannibal in the Punica decides to spare the life of his opponents in order to impose on them a greater punishment, in a kind of ‘life sentence’ that even exceeds the death sentence.

… 

Scarica l'articolo completo

Fai sul pulsante in basso per scaricare l'articolo completo in formato Acrobat PDF.

Articolo completo

Part. 139-140: l’epilogo delle Partitiones oratoriae di Cicerone tra retorica e filosofia

Abstract

Il presente contributo si propone di analizzare il rapporto tra retorica e filosofia all’interno delle Partitiones oratoriae di Cicerone. Dopo una breve introduzione dedicata all’inquadramento generale dell’opera, la ricerca si concentrerà sui paragrafi 139-140, che costituiscono l’epilogo e che serviranno come testo di riferimento per mostrare in che modo la decifrazione del rapporto tra retorica e filosofia possa rappresentare una valida chiave di lettura per l’operazione didattica e culturale messa in atto da Cicerone nelle Partitiones oratoriae. In particolare, l’analisi dell’accostamento intenzionale di dialettica (Part. 139) ed etica (Part. 140) offrirà l’occasione per rilevare alcuni paralleli – finora passati inosservati – con altri trattati ciceroniani, specialmente con l’Orator e il De officiis, mostrando in che modo Cicerone intendesse donare a Marco, destinatario dell’opera e simbolo della gioventù romana, una summa della propria riflessione retorica e filosofica. 


This paper aims to analyze the relationship between rhetoric and philosophy within Cicero’s Partitiones oratoriae. After a brief introduction devoted to the general framework of the work, the research will focus on paragraphs 139-140. These paragraphs constitute the epilogue of the work and will serve as a reference text to show how the relationship between rhetoric and philosophy could represent a valid key to interpret the didactic and cultural operation developed by Cicero in Partitiones oratoriae. In particular, the analysis of the juxtaposition of dialectic (Part. 139) and ethics (Part. 140) will provide an opportunity to point out some parallels – hitherto gone unnoticed – with other Ciceronian treatises, especially with the Orator and the De officiis, showing how Cicero intended to give Marcus, the recipient of the work and the symbol of the Roman youth, a summa of his own rhetorical and philosophical thought.

… 

Scarica l'articolo completo

Fai sul pulsante in basso per scaricare l'articolo completo in formato Acrobat PDF.

Articolo completo

Due letture della defectio di Taranto: Livio (25, 7-11) e Polibio (8, 24-31)

Il contributo conduce un’analisi comparata della versione liviana della defectio di Taranto (Liv. 25, 7-11) e della corrispondente versione di Polyb. (8, 24-34). Le somiglianze fra i due testi a livello di impostazione narrativa e di scelta degli argomenti confermano l’uso di Polibio come fonte primaria, ma anche specificano le caratteristiche della tecnica compositiva liviana e il rapporto con il modello greco. Si tratta di un rapporto complesso, che va dalla semplice aderenza alla rielaborazione personale fino al manifesto adattamento a una prospettiva romanocentrica. Tale operazione si concretizza nell’omissione di dati, in silenzi eloquenti e in indulgenze ad un tipo di storiografia “drammatica”, più congeniale di quella polibiana al pubblico di età augustea. Ciò che non si incontra mai nella rielaborazione liviana della fonte sono falsificazioni e stravolgimenti, anzi il modello viene sempre trattato con integrità intellettuale e rispetto della storia.


The article conducts a comparison of the account of the defectio of Tarentum in Livy (25, 7-11) and in Polybius (8, 24-34). The similarities between the two texts in terms of narrative framework and choice of the arguments confirm Livy’s use of Polybius as a direct source for these events, but also clarify the characteristics of Livy’s tecniques and the relationship with the Greek model. It is a complex relationship, ranging from simple adherence to personal reworking up to the manifest adaptation to a Roman perspective. This operation takes the form of the omission of data, eloquent silences and indulgences to a type of “dramatic” historiography, more congenial than the Polybian Histories to the readers of the Augustan age. What is never encountered in Livian’s reworking of the source are falsifications and distortions; indeed, the model is always treated with intellectual integrity and respect for history.

… 

Scarica l'articolo completo

Fai sul pulsante in basso per scaricare l'articolo completo in formato Acrobat PDF.

Articolo completo

Teoria e pratica dell’adulazione in Seneca: Marco Antonio nella Consolatio ad Polybium

Questo articolo intende dimostrare un duplice livello di lettura nella Consolatio ad Polybium. Nella parte conclusiva della consolatio, Seneca affida a Claudio il ruolo di consolator e nella selezione attribuita al princeps degli exempla di uomini illustri, che seppero affrontare cum magno animo il dolore in seguito alla morte di un fratello, figura anche Marco Antonio. La presenza dell’ex triumviro in questo catalogo sembrerebbe l’ennesimo tentativo di blandire il princeps. Tuttavia, in aggiunta ad un primo livello di lettura, in cui Seneca sembra omaggiare l’imperatore, se ne potrebbe individuare un secondo, in cui, attraverso le parole dello stesso Claudio, il filosofo alluderebbe alle contraddizioni insite all’interno della dinastia giulio-claudia e particolarmente evidenti nella figura di Marco Antonio. Il discorso di Claudio nella Consolatio ad Polybium si rivela quindi un coacervo di allusioni politiche.


This paper analyses the conclusion of the Consolatio ad Polybium, when Seneca assigns Claudius to take the role of the consolator. In the speech attributed to the princeps by Seneca, among the exempla of men who successfully dealt with grief, Claudius also mentions Mark Antony. At first sight, the presence of Mark Antony in this gallery of viri illustres seems to comply with Seneca’s desire to ingratiate himself with the favour of the princeps. Nevertheless, two different levels of reading coexist: on the first level, Seneca praises the emperor, but on the second level, through Claudius’ speech, he flushes out all contradictions and conflicts inside the Julio-Claudian dynasty. These contradictions are particularly evident in the historical character of Mark Antony. We should, therefore, read Claudius’ speech in the consolation also like a mix of political allusions which have particular relevance considering Claudius’ biography.

… 

Scarica l'articolo completo

Fai sul pulsante in basso per scaricare l'articolo completo in formato Acrobat PDF.

Articolo completo

Togatae nostrae. Sulle tracce della Togata

Scopo di questo contributo è provare a riflettere sulle tante questioni aperte che rendono per noi problematica la comprensione dell’esperienza teatrale nota come togata, della quale grammatici e lessicografi hanno tramandato nomi – Titinio, Afranio e Atta (vissuti presumibilmente tra la fine del terzo e gli inizi del primo secolo a.C., sebbene non sia possibile stabilire date certe a riguardo, tranne che per la morte di Atta nel 77 a.C.) – e versi (186, 434 e 24 rispettivamente). Le fonti antiche conservano poi notizia di altri possibili autori di togata, quali ad esempio Gaio Melisso, che avrebbe composto un nuovo genere di togata, chiamata trabeata, di cui nessun verso è dato leggere (Suet. Gram. 21.5), alla pari di Elio Lamia, Antonio Rufo e Pomponio che avrebbero scritto praetextae e togatae (Pseudo-Acrone, ad Hor. Ars 288). Attraverso una esegesi delle testimonianze note, l’articolo farà luce sulla polisemia del termine togata, che deve essere inteso non solo in quanto commedia romana in abito romano, ma anche come fabula e quasi una sorta di ‘ibrido’ di commedia e tragedia.


The main aim of this article is to reflect on the problematic question related to the term togata. Grammarians and lexicographers transmitted the names of its authors, that is to say, Titinius, Afranius, and Atta (who presumably lived between the end of the third century and the very early first century BCE; sadly, Atta’s date of death aside – 77 BCE – no certain date can be provided), and surviving lines (i.e. 186, 434, and 24 respectively). Ancient sources also testify to other possible togata authors, as for instance Gaius Melissus, who would have composed a kind of new genre of togata, called trabeata, of which we cannot read anything (Suet. Gram. 21.5), to the same extent as Elius Lamia, Antonius Rufus, and Pomponius, writers of praetextae and togatae (Pseudo-Acro, ad Hor. Ars 288). By investigating a set of ancient sources, the article will highlight the multi-semantic nature of the term togata, thus far taken for granted as Roman comedy in Roman dress, which may also mean fabula, and ‘hybrid’ between comedy and tragedy.

… 

Scarica l'articolo completo

Fai sul pulsante in basso per scaricare l'articolo completo in formato Acrobat PDF.

Articolo completo

Ancora su Truc. 266: nuove riflessioni paleografiche

Il 266 è, tra i versi del Truculentus plautino, uno dei più vessati dalla critica antica e moderna: tramandato da entrambi i rami della tradizione, in uno (A) presenta problemi metrico-prosodici, nell’altro (P) stilistico-contenutistici. Una restitutio affidabile del verso non sembra perciò conseguibile e, dopo aver tentato di ricostruire i processi di corruttela nelle lezioni dei Palatini e di supportare, paleograficamente, una recente ipotesi di emendatio, in vista di una nuova edizione del testo plautino si ritiene più prudente individuare l’intero stichos come locus desperatus.


Pl. Truc. 266 is one of the most tormented verses of this comedy, both by ancient and modern scholarship. The verse, handed down by both branches of tradition, features metrical and prosodical issues in the former (A) and stylistic problems in the latter (P). After attempting at a reconstruction of the corrupting process in the Palatine manuscripts (mostly from a palaeographical point of view) in order to support a new emendation, the verse is concluded to be a locus desperatus.

… 

Scarica l'articolo completo

Fai sul pulsante in basso per scaricare l'articolo completo in formato Acrobat PDF.

Articolo completo

Frammenti di storia e di poesia: la fortuna di Marco Antonio nella poesia latina in frammenti

This paper aims to analyse the different phases of imperial propaganda against Mark Anthony, starting from Augustus’s only surviving epigram, written in the crucial years following the Battle of Philippi, and continuing until at least Tiberius’s era, thanks to a number of poetical fragments from Varius Rufus, Cornelius Severus and Rabirius. The study of minor poetry will prove to be particularly useful for our understanding of the cultural, social and literary context of this era. The fragments will allow us reconstruct the evolution of an enduring clash with a wide range of nuances, from indirect attacks to personal, ethical and political ones, which will lead to a progressive reduction of Mark Antony’s status to simple rhetorical topos, before finally resulting in a posthumous re-evaluation, even if only partial.


Il presente contributo si propone di ripercorrere le diverse fasi della propaganda imperiale contro Marco Antonio, a partire dall’unico epigramma superstite della produzione letteraria di Augusto, composto negli anni cruciali che seguirono la battaglia di Filippi, e proseguendo almeno fino all’età tiberiana, attraverso i frammenti poetici di Vario Rufo, Cornelio Severo e Rabirio. Lo studio della poesia minore si rivela in questo caso particolarmente significativo e capace di arricchire la nostra conoscenza del panorama culturale, storico e letterario di quest’epoca. I frammenti ci restituiscono, infatti, alcuni importanti momenti di un conflitto che si protrasse a lungo e attraversò fasi alterne, dall’attacco indiretto a quello personale, etico, politico, per giungere a una progressiva riduzione di Marco Antonio a puro topos retorico, e concludendo con una, almeno parziale, rivalutazione postuma.

… 

Scarica l'articolo completo

Fai sul pulsante in basso per scaricare l'articolo completo in formato Acrobat PDF.

Articolo completo

Le incertezze del maestro: strategie di un proemio in Ovidio, Fasti 5, 1-9

Il contributo prende in esame il proemio al quinto libro dei Fasti (5, 1-9), che avvia la disputa erudita delle Muse sull’etimologia del mese di maggio. Attraverso un’analisi intertestuale condotta su alcuni predecessori elegiaci (Properzio) e didascalici (Lucrezio, Virgilio), cercherò di mostrare come Ovidio, in questo proemio, voglia attivare un modello di poesia aperta a “verità” molteplici, destinato a trovare un’immediata applicazione proprio nella dissensio delle Muse. Non è un caso che questa impostazione sia accentuata proprio quando inizia a emergere in modo preponderante il problema dell’onomastica del mese, che viene trattato in due ampi dibattiti negli ultimi due libri. Il problema erudito è destinato ad assumere una sfumatura politica man mano che ci si avvicina ai due mesi recentemente ribattezzati da Cesare e Augusto. La nuova poetica “inclusiva” di Ovidio si mostra disponibile ad assorbire nuove realtà culturali (anche nuove divinità) all’interno di un genere poetico dai tratti fortemente tradizionali, senza però sacrificare la libertà e l’autonomia del poeta.


The paper deals with the proem of the fifth book of the Fasti (5, 1-9), which introduces the learned discussion of the Muses on the etymology of the month of May. Through an intertextual research, carried out on the predecessors, both elegiac (Propertius) and didactic (Lucretius and Vergil), I shall demonstrate that Ovid, in this proem, wants to activate a model of a poetry open to multiple “truths”, which finds a sample in the dissensio of the Muses. It is not by chance that this conception is stressed when the problem of the name of the months becomes predominant in the poem (it is dealt with through the wide debates of the last two books). The learned problem is going to acquire a political nuance as the poem approaches the months recently renamed after Cesar and Augustus. Ovid’s new “inclusive” poetics prove available to absorb new cultural actors (even new divinities) within a poetic genre based on highly traditional contents, without setting aside poet’s freedom and autonomy.

… 

Scarica l'articolo completo

Fai sul pulsante in basso per scaricare l'articolo completo in formato Acrobat PDF.

Articolo completo

I Graeca nella redazione Δ delle Institutiones di Cassiodoro

La redazione Δ delle Institutiones saeculares di Cassiodoro si segnala per la presenza costante di brevi interpolazioni ellenizzanti, in massima parte costituite da Graeca (singoli termini isolati, oppure traditi all’interno di diagrammi o di più ampie note in latino). L’analisi puntuale di queste interpolazioni, condotta al contempo sul piano filologico e contenutistico, consente di delineare un quadro coerente di riferimenti, contribuendo a definire la natura della stessa redazione e il contesto culturale entro il quale è stata realizzata.


One of the interpolated recensions of Cassiodorus’ Institutiones saeculares, commonly known as Δ, displays a good number of additions referring to Greek textuality. Greek terms commonly appear in the form of isolated references; in other cases, they are transmitted within diagrams or more extended Latin quotations. A careful analysis of this material – regarding the Greek notes’ sources and content, but also their philological value – gives a coherent picture of the interpolator’s culture and context, therefore conveying relevant information to the critical editor.

… 

Scarica l'articolo completo

Fai sul pulsante in basso per scaricare l'articolo completo in formato Acrobat PDF.

Articolo completo

Quale Antonio? Analisi di un “ritratto paradossale” nei Facta et dicta memorabilia di Valerio Massimo

Abstract

L’articolo si concentra sulla rappresentazione ambigua di Marco Antonio nella raccolta di exempla Facta et dicta memorabilia di Valerio Massimo (ca 31 d.C.). La prima parte è incentrata sulla descrizione negativa di Antonio che raggiunge l’apice nel nono libro, dove egli è presentato come un tiranno. La seconda parte si sofferma invece sul ritratto sorprendentemente celebrativo che emerge dall’exemplum 5, 1, 11, nel capitolo intitolato de humanitate et clementia, in cui Antonio è descritto come portavoce delle virtù del capitolo. La disposizione strategica del materiale relativo ad Antonio, un personaggio che ha avuto un ruolo importante nel momento di transizione tra sistema repubblicano e autocratico, rivela la presenza di ansie e contraddizioni in un testo normalmente ritenuto inequivocabilmente in linea con l’ideologia augustea. Il contributo ipotizza che, attraverso il ritratto di Antonio, Valerio voglia invece far riflettere il lettore sulle fratture tra i due sistemi e su temi potenzialmente problematici come la perdita di alcuni valori durante gli anni di violenza delle guerre civili. 


The article is focused on Marcus Antonius’ ambiguous representation in the collection of exempla Facta et dicta memorabilia by Valerius Maximus (ca AD 31). The first part revolves around the negative portrayal of Antonius which reaches a climactic peak in book 9, where he is described as a tyrant. The second part investigates his surprisingly celebratory portrayal that emerges from exemplum 5.1.11 in the chapter titled de humanitate et clementia, where Antonius is the spokesman of the chapter’s virtues. Valerius’ strategic disposition of the material about Antonius, a key figure in the process of transition between Republic and Principate, reveals the presence of anxieties and contradictions in a text normally regarded as in alignment with Augustan ideology. The article argues that, through the portrayal of Antonius, Valerius interrogates the reader about the fractures between the two political systems and about potentially problematic topics, such as the loss of some values during the civil wars.

… 

Scarica l'articolo completo

Fai sul pulsante in basso per scaricare l'articolo completo in formato Acrobat PDF.

Articolo completo