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ClassicoContemporaneo.eu
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Autore: Vincenzo Patricolo (a cura di)

La formazione del perfetto nella grammatica di Diomede: sondaggi preliminari sulle fonti

Abstract

Le discussioni che nella sua Ars il grammatico Diomede dedica alla formazione del tempo perfetto e ai verbi con lacune nella flessione (GL I 364, 9-381, 9) sono particolarmente interessanti dal punto di vista delle fonti che presuppongono. Nel presente contributo si offrirà una panoramica generale sulla sezione in questione e sui materiali che, in essa contenuti, sono stati riconosciuti come provenienti dall’uno o dall’altro autore cui Diomede sembra attingere. Contestualmente, soprattutto nella parte conclusiva, si approfondiranno alcuni punti che si ritengono significativi per meglio comprendere il modo in cui il nostro grammatico lavorava e ipotizzare possibili percorsi attraverso cui alcune informazioni giunsero fino a lui.


In Diomedes’ Ars grammatica discussions about perfect tense and defective verbs (GL I 364, 9-381, 9) are very interesting because of the underlying sources. In this paper we will try to provide a general outline about this section and to identify issues derived from one or the other author Diomedes seems to have drawn from. At the same time, especially in the last part, the article will explore some passages we deem particularly significant to understand how our grammarian worked and to make hypotheses about possible paths trough which some information reached him.

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Part. 139-140: l’epilogo delle Partitiones oratoriae di Cicerone tra retorica e filosofia

Abstract

Il presente contributo si propone di analizzare il rapporto tra retorica e filosofia all’interno delle Partitiones oratoriae di Cicerone. Dopo una breve introduzione dedicata all’inquadramento generale dell’opera, la ricerca si concentrerà sui paragrafi 139-140, che costituiscono l’epilogo e che serviranno come testo di riferimento per mostrare in che modo la decifrazione del rapporto tra retorica e filosofia possa rappresentare una valida chiave di lettura per l’operazione didattica e culturale messa in atto da Cicerone nelle Partitiones oratoriae. In particolare, l’analisi dell’accostamento intenzionale di dialettica (Part. 139) ed etica (Part. 140) offrirà l’occasione per rilevare alcuni paralleli – finora passati inosservati – con altri trattati ciceroniani, specialmente con l’Orator e il De officiis, mostrando in che modo Cicerone intendesse donare a Marco, destinatario dell’opera e simbolo della gioventù romana, una summa della propria riflessione retorica e filosofica. 


This paper aims to analyze the relationship between rhetoric and philosophy within Cicero’s Partitiones oratoriae. After a brief introduction devoted to the general framework of the work, the research will focus on paragraphs 139-140. These paragraphs constitute the epilogue of the work and will serve as a reference text to show how the relationship between rhetoric and philosophy could represent a valid key to interpret the didactic and cultural operation developed by Cicero in Partitiones oratoriae. In particular, the analysis of the juxtaposition of dialectic (Part. 139) and ethics (Part. 140) will provide an opportunity to point out some parallels – hitherto gone unnoticed – with other Ciceronian treatises, especially with the Orator and the De officiis, showing how Cicero intended to give Marcus, the recipient of the work and the symbol of the Roman youth, a summa of his own rhetorical and philosophical thought.

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Note a Ov. epist. 6: a scuola di ethopoeia

Abstract

Nelle Epistulae Heroidum, Ovidio immagina che cosa e secondo quali modalità un’eroina del mito, sedotta e abbandonata e, in generale, lontana dal proprio partner, sia in grado di scrivere a costui, per esortarlo a ricambiare il sentimento d’amore, approfittando dell’occasione per raccontare la propria verità dei fatti, senza che questa sia filtrata dal sistema di valori dell’universo maschile. L’ipotesi è che alla base delle Heroides ci sia l’etopea, un praeexercitamen che, secondo la manualistica in lingua greca, nel genere epistolare trova terreno fertile, in quanto la lettera è lo strumento più idoneo all’espressione dell’ethos e degli adfectus dell’individuo, che si riversano nella scrittura. Nel tentativo di cogliere i dettagli della plausibile presenza dell’ethopoeia, si indagherà non solo la produzione ovidiana, ma anche la precettistica in lingua greca e latina, prendendo in esame, nello specifico, le parole di Ipsipile (Ov. epist. 6), la quale non si limita a persuadere il suo amato (suasoria), ma finisce per tratteggiare il suo ethos (ethopoeia), un ethos che inevitabilmente condiziona il modo in cui ella si rivolge a Giasone. 


 In Epistulae Heroidum, Ovid imagines what and how a heroine of myth, seduced and abandoned, and, in general, away from her partner, is able to write to him, in order to urge him to return love, taking the opportunity to tell her own version of the story, without it being filtered by the value system of the male universe. The hypothesis is that, at the core of Heroides, there is the ethopoeia, a praeexercitamen that, according to Greek manuals, finds fertile ground in the epistolary genre, because the letter is the most suitable tool for expression of ethos and adfectus of the individual, which converge into the writing. In an effort to grasp the details of the plausible presence of ethopoeia, we will investigate not only the Ovidian production, but also the Greek and Latin precepts, by examining, in particular, the words of Hypsipyle (Ov. epist. 6), who does not merely persuade her beloved (suasoria), but ends up describing her ethos (ethopoeia), an ethos which inevitably conditions the way she addresses Jason.

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Metamorfosi semantiche di Scilla tra fonti classiche e riprese mediolatine

Abstract

Il recupero delle Metamorfosi di Ovidio in età medievale ha suscitato grande interesse presso gli studiosi di tutti i tempi. Nel Medioevo i miti classici furono oggetto di un’interpretazione morale, perciò vennero redatti numerosi commenti allegorici funzionali a illustrare il significato degli episodi narrati nelle Metamorfosi. Focalizzandosi sulla vicenda di Scilla, che era una bellissima ninfa e fu trasformata in un orribile mostro, il presente contributo intende delineare alcuni esempi di ripresa di tale mito (imitazione, esegesi, riscrittura), al fine di comprendere quale rapporto intercorre tra la produzione di tipo mitografico e allegorico e le fonti antiche. Da una parte, ci si propone di mostrare in che modo gli autori medievali ampliano e modificano i miti classici a scopo didattico. Dall’altra, l’analisi cercherà di mettere in luce alcuni tratti distintivi della letteratura mediolatina, come la mescolanza linguistica di forme greche e latine, il frequente ricorso a citazioni dotte e l’alto numero di spiegazioni etimologiche e grammaticali. 


The medieval recovery of Ovid’s Metamorphoses has always aroused interest among scholars. In the Middle Ages the classical myths received a moral interpretation, so a lot of allegorical commentaries were composed to explain the tales told in the Metamorphoses. Focusing on the myth of Scylla, who was a beautiful nymph and became a terrible monster, this paper aims to show some examples of medieval recovery of this tale (imitation, exegesis, reformulation), in order to understand the relationship between the mythographic and allegorical tradition and the ancient sources. On the one hand, the article will explain how the medieval writers amplified and modified the classical myth to didactic purposes. On the other hand, the analysis will shed light on some distinctive traits of the Medieval Latin literature, such as the presence of Greek and Latin words, the use of many citations from classical works and the large number of etymological and grammatical formulae.

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@latino. Digitale per il latino e latino per il digitale

Abstract

L’articolo tratta degli strumenti elettronici che possono essere utili per affiancare e aiutare l’insegnamento del latino nelle scuole e nell’università e insieme mette in luce come l’insegnamento del latino possa divenire una via per incrementare le competenze digitali degli studenti, spesso limitate all’uso di internet e dei social. A questo scopo illustra le caratteristiche di affidabilità delle principali banche dati che danno accesso ai testi latini, soffermandosi in particolare sulla Biblioteca digitale digilibLT. Fa poi un esempio di come l’uso degli strumenti digitali possa servire a venire incontro agli interessi degli studenti e anche a suscitarli quando non siano immediatamente consapevoli e espressi: attraverso la Biblioteca digitale digilibLT si mostra una ricerca del termine pestilentia, analizzandone i risultati circa la Peste Antonina e mettendola in relazione con la recente esperienza del contagio da Covid.


The article deals with the electronic tools that can support and help the teaching of Latin language and culture both in high schools and universities and highlights how the teaching of Latin can become a way to increase the digital skills of students, often limited to a low level use of the internet and social networks, and an introduction to the philological method. For a purpose of general introduction, both for scholarly and educational use, it illustrates the reliability characteristics of the main databases that give access to Latin texts, focusing in particular on the digital library digilibLT. Then an example is given of how the use of digital tools can serve to meet the interests of students and also to arouse them when they are not immediately aware and expressed: through the digital library digilibLT a search is done for the term pestilentia, analyzing the results about the Plague Antonina, putting it in relation with the recent Covid experience.

 

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Introduzione

Da tempo è in corso, in America e quindi in Europa, un acceso dibattito sul valore formativo della lingua e della civiltà latina, il cui studio era già stato messo in discussione dall’innovazione dei processi produttivi e dalla rivoluzione degli strumenti di comunicazione. Tra le correnti di pensiero coinvolte, la cosiddetta cancel culture, di cui Alice Borgna ha recentemente offerto un’equilibrata presentazione in tutte le sue implicazioni sociali, politiche e culturali, è solo l’ultimo e certo radicale esito di un più vasto e progressivo processo di marginalizzazione degli studi classici nella cultura generale e nei sistemi scolastici dei Paesi occidentali. Salvatore Settis ne scorgeva lucidamente le avvisaglie già all’inizio del millennio, invitando a non ignorare il fenomeno, in cui individuava il risvolto di un profondo mutamento della società, avviata sulle strade della globalizzazione e della tecnocrazia.

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Cosa resterà del latino dopo il Covid? Prospettive e orizzonti di insegnamento e ricerca

Abstract

Dopo un breve esame di alcuni documenti ministeriali e una serie di riflessioni concernenti la DAD e la DDI, questo lavoro si propone di offrire qualche suggerimento in vista di un ripensamento della didattica delle lingue, letterature e culture classiche dopo la pandemia.


My paper aims to discuss some didactic problems concerning the teaching of Latin and Greek, which arose after the pandemic and are due to the unavoidable use of what we call in Italy DAD (Didattica a Distanza). After the examination of some documents issued by the Italian Government, the last part of this contribution suggests some possible ideas for the improvement of teaching in an era that requires the joint appeal to traditional and digital methods.

 

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Progetto di edizione commentata della prima decade del De rebus Siculis di Tommaso Fazello

Abstract

 L’articolo presenta i caratteri e gli obiettivi di un’edizione, completa di traduzione e commento, del secondo e terzo libro della prima decade del De rebus Siculis di Tommaso Fazello (1498-1570). L’opera, apparsa per la prima volta a Palermo nel 1558, offre una completa e dettagliata descrizione geografica della Sicilia, supportata da un accurato esame autoptico e da un’attenta lettura delle fonti classiche, con particolare interesse per l’antichità. L’obiettivo generale dell’edizione è offrire uno strumento sicuro e aggiornato per l’utilizzo di quest’opera. Nel commento, in particolare, è stato affrontato il problema del metodo di Fazello e del suo debito nei confronti della ricerca antichistica precedente. Il suo testo, infatti, è stato finora quasi sempre considerato, acriticamente, il risultato di un’indagine esclusivamente autoptica. Al termine dell’articolo, viene discusso un passo del De rebus Siculis di controversa interpretazione, in cui il termine obsitus sembra avere l’insolito significato di ‘incolto’. 


 The article presents the characters and objectives of an edition, complete with translation and commentary, of the second and third books of the first decade of >De rebus Siculis by Tommaso Fazello (1498-1570). The work, which first appeared in Palermo in 1558, offers a complete and detailed geographical description of Sicily, supported by an accurate autoptic examination and a careful reading of the ancient written sources, with particular interest in classical antiquities. The overall aim of the edition is to offer a safe and up-to-date tool for the use of this work. The commentary, in particular, addresses the problem of Fazello’s method and his debt to the antiquarian research that preceded him. His text, in fact, has until now almost always been considered, uncritically, the result of an exclusively autoptic investigation. At the end of the article, a passage from De rebus Siculis of controversial interpretation is discussed, in which the term obsitus seems to have the unusual meaning of ‘uncultivated’.  

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Quale Antonio? Analisi di un “ritratto paradossale” nei Facta et dicta memorabilia di Valerio Massimo

Abstract

L’articolo si concentra sulla rappresentazione ambigua di Marco Antonio nella raccolta di exempla Facta et dicta memorabilia di Valerio Massimo (ca 31 d.C.). La prima parte è incentrata sulla descrizione negativa di Antonio che raggiunge l’apice nel nono libro, dove egli è presentato come un tiranno. La seconda parte si sofferma invece sul ritratto sorprendentemente celebrativo che emerge dall’exemplum 5, 1, 11, nel capitolo intitolato de humanitate et clementia, in cui Antonio è descritto come portavoce delle virtù del capitolo. La disposizione strategica del materiale relativo ad Antonio, un personaggio che ha avuto un ruolo importante nel momento di transizione tra sistema repubblicano e autocratico, rivela la presenza di ansie e contraddizioni in un testo normalmente ritenuto inequivocabilmente in linea con l’ideologia augustea. Il contributo ipotizza che, attraverso il ritratto di Antonio, Valerio voglia invece far riflettere il lettore sulle fratture tra i due sistemi e su temi potenzialmente problematici come la perdita di alcuni valori durante gli anni di violenza delle guerre civili. 


The article is focused on Marcus Antonius’ ambiguous representation in the collection of exempla Facta et dicta memorabilia by Valerius Maximus (ca AD 31). The first part revolves around the negative portrayal of Antonius which reaches a climactic peak in book 9, where he is described as a tyrant. The second part investigates his surprisingly celebratory portrayal that emerges from exemplum 5.1.11 in the chapter titled de humanitate et clementia, where Antonius is the spokesman of the chapter’s virtues. Valerius’ strategic disposition of the material about Antonius, a key figure in the process of transition between Republic and Principate, reveals the presence of anxieties and contradictions in a text normally regarded as in alignment with Augustan ideology. The article argues that, through the portrayal of Antonius, Valerius interrogates the reader about the fractures between the two political systems and about potentially problematic topics, such as the loss of some values during the civil wars.

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Sulla ricezione di Virgilio bucolico: il caso dell’ Ecl. 4 di Calpurnio Siculo

Abstract

Lo studio della ricezione delle Bucoliche di Virgilio deve tenere conto di dinamiche complesse, determinate dall’eterogeneità che caratterizza il genere pastorale fin dalle sue origini. Questo intervento elabora una lettura della quarta ecloga di Calpurnio Siculo, proponendo di indagarne le linee di continuità, più che le deviazioni, rispetto al modello delle Bucoliche Il misterioso silenzio di Coridone nell’incipit dell’ecloga (vv.1-4), la dolcezza attribuita al suo canto (vv. 9), l’elogio del patrono Melibeo (vv. 29-42), i temi della succession e poetica (vv. 58-63) e del potere orfico del canto (vv. 64-69), il ricorso all’onomastica tradizionale dei pastori (con annessa allusione al “passato bucolico” dei personaggi) sono esaminati nella loro interazione con l’intertesto virgiliano. Lo scopo è d i mettere in luce le strategie con cui Calpurnio Siculo fa uso degli strumenti espressivi e tematici messi a disposizione dal modello di Virgilio per sviluppare un discorso politico, senza rinnegare l’appartenenza della propria poesia al genere pastorale. 


Reception studies on Virgil’s Eclogues must take into account complex dynamics, determined by the heterogeneity that characterizes the pastoral genre from its origins.
This paper offers a reading of Calpurnius Siculus’ 4th Eclogue, proposing an investigation of its lines of continuity, rather than deviations, from the model of Virgil’s Eclogues. The mysterious silence of Corydon in the Eclogue’s incipit (vv. 1-4), the sweetness attributed to his song (v. 9), the praise of his patron Meliboeus (vv. 29-42), the themes of poetic succession (vv. 58-63) and of the Orphic power of song (vv. 64-69), the use of the shepherds’ traditional names (with an allusion to the characters’ ‘bucolic past’) are examined in their interaction with the Virgilian intertext. This analysis aims to highlight Calpurnius Siculusability to exploit the expressive and thematic tools provided by Virgil’s model and develop a political discourse without denying that his own poetry belongs to the pastoral genre.

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