Il Centro di Studi sulla Fortuna dell’Antico “Emanuele Narducci”, in collaborazione col Liceo “Marconi-Delpino” di Chiavari, organizza presso la sede di “MediaTerraneo S.R.L.” (Convento dell’Annunziata, Baia del Silenzio, via Portobello 14, Sestri Levante – GE), per l’intera giornata di venerdì 15 marzo 2019, la Sedicesima Giornata di Studi dal titolo ‘Aspetti della Fortuna dell’Antico nella Cultura Europea’ .
Convento dell’Annunziata – via Portobello – Sestri Levante
Il problema della valutazione della ricerca scientifica è da tempo oggetto di un ampio dibattito in Italia, tanto maggiore quanto maggiore è stato il ritardo di una diffusione della cultura della valutazione nel nostro Paese. Questo ritardo nella costruzione di un modello di valutazione, se da un lato poteva avere il vantaggio di poter prendere in considerazione esperienze già maturate e discusse nelle comunità scientifiche di altri Paesi, si è dovuto dall’altro misurare con le specificità della ricerca scientifica italiana e con le complesse regole, spesso non scritte, del sistema accademico italiano. Ne è derivato un dibattito ampio e variegato che ha stentato a trovare sbocchi costruttivi, forse per l’assenza di un linguaggio comune fra i suoi partecipanti, divisi fra chi rimaneva legato ai meccanismi non codificati ma comunque forti di un consenso della comunità scientifica non basato su procedimenti definiti e descrivibili, e chi invece cercava di individuare criteri, procedure, indicatori fortemente codificati e “oggettivi” che limitassero gli elementi di discrezionalità nella attività valutativa.
Questa discrasia si è rivelata ancora più ampia nel settore delle discipline umanistiche: se infatti le “scienze dure” si sono orientate sui meccanismi “bibliometrici”, che avevano il vantaggio di fare riferimento e di utilizzare strumenti già predisposti e diffusi a livello internazionale, che sono stati quindi adoperati con una certa condivisione, pur in presenza di un dibattito sulla loro efficacia nella attività valutativa, per le discipline umanistiche si è invece dovuto procedere a individuare strumenti adatti, con diversi gradi di approssimazione che hanno suscitato e ancora suscitano reazioni negative di vasta portata. Di questo compito si è fatta carico l’Agenzia per la Valutazione dell’Università e della Ricerca, che ha proceduto in una terra largamente incognita, circondata da un disinteresse iniziale che si è poi velocemente trasformato in frequente disapprovazione e protesta per le soluzioni adottate.
Il presente volume, che nasce da un Convegno organizzato presso l’Università Roma Tre dalla Consulta Universitaria di Studi Latini (La valutazione della ricerca umanistica: modelli e prospettive, Roma, 8 giugno 2018) intende fornire un contributo a questo dibattito, in corso ormai da molti anni, ospitando voci diverse di esperti di valutazione della ricerca umanistica, in una chiave essenzialmente propositiva, cercando di individuare quali potrebbero essere i criteri, le metodologie, gli approcci che possono garantire una forma di valutazione della ricerca di ambito umanistica basata sulla trasparenza degli strumenti adottati e su un alto grado di attendibilità, senza però abbandonare alcuni dei punti di forza che hanno reso e ancora rendono la ricerca scientifica italiana di area umanistica una delle più apprezzate al mondo.
Gli interventi qui raccolti non vogliono quindi dare una risposta definitiva a una questione così complessa, ma fornire un contributo di idee ed esperienze che possa favorire la definizione di un sistema valutativo sempre più efficace e condiviso.
La redazione Δ delle Institutiones saeculares di Cassiodoro si segnala per la presenza costante di brevi interpolazioni ellenizzanti, in massima parte costituite da Graeca (singoli termini isolati, oppure traditi all’interno di diagrammi o di più ampie note in latino). L’analisi puntuale di queste interpolazioni, condotta al contempo sul piano filologico e contenutistico, consente di delineare un quadro coerente di riferimenti, contribuendo a definire la natura della stessa redazione e il contesto culturale entro il quale è stata realizzata.
One of the interpolated recensions of Cassiodorus’ Institutiones saeculares, commonly known as Δ, displays a good number of additions referring to Greek textuality. Greek terms commonly appear in the form of isolated references; in other cases, they are transmitted within diagrams or more extended Latin quotations. A careful analysis of this material – regarding the Greek notes’ sources and content, but also their philological value – gives a coherent picture of the interpolator’s culture and context, therefore conveying relevant information to the critical editor.
…
Scarica l'articolo completo
Fai sul pulsante in basso per scaricare l'articolo completo in formato Acrobat PDF.
Scopo di questo contributo è provare a riflettere sulle tante questioni aperte che rendono per noi problematica la comprensione dell’esperienza teatrale nota come togata, della quale grammatici e lessicografi hanno tramandato nomi – Titinio, Afranio e Atta (vissuti presumibilmente tra la fine del terzo e gli inizi del primo secolo a.C., sebbene non sia possibile stabilire date certe a riguardo, tranne che per la morte di Atta nel 77 a.C.) – e versi (186, 434 e 24 rispettivamente). Le fonti antiche conservano poi notizia di altri possibili autori di togata, quali ad esempio Gaio Melisso, che avrebbe composto un nuovo genere di togata, chiamata trabeata, di cui nessun verso è dato leggere (Suet. Gram. 21.5), alla pari di Elio Lamia, Antonio Rufo e Pomponio che avrebbero scritto praetextae e togatae (Pseudo-Acrone, ad Hor. Ars 288). Attraverso una esegesi delle testimonianze note, l’articolo farà luce sulla polisemia del termine togata, che deve essere inteso non solo in quanto commedia romana in abito romano, ma anche come fabula e quasi una sorta di ‘ibrido’ di commedia e tragedia.
The main aim of this article is to reflect on the problematic question related to the term togata. Grammarians and lexicographers transmitted the names of its authors, that is to say, Titinius, Afranius, and Atta (who presumably lived between the end of the third century and the very early first century BCE; sadly, Atta’s date of death aside – 77 BCE – no certain date can be provided), and surviving lines (i.e. 186, 434, and 24 respectively). Ancient sources also testify to other possible togata authors, as for instance Gaius Melissus, who would have composed a kind of new genre of togata, called trabeata, of which we cannot read anything (Suet. Gram. 21.5), to the same extent as Elius Lamia, Antonius Rufus, and Pomponius, writers of praetextae and togatae (Pseudo-Acro, ad Hor. Ars 288). By investigating a set of ancient sources, the article will highlight the multi-semantic nature of the term togata, thus far taken for granted as Roman comedy in Roman dress, which may also mean fabula, and ‘hybrid’ between comedy and tragedy.
…
Scarica l'articolo completo
Fai sul pulsante in basso per scaricare l'articolo completo in formato Acrobat PDF.
Il 266 è, tra i versi del Truculentus plautino, uno dei più vessati dalla critica antica e moderna: tramandato da entrambi i rami della tradizione, in uno (A) presenta problemi metrico-prosodici, nell’altro (P) stilistico-contenutistici. Una restitutio affidabile del verso non sembra perciò conseguibile e, dopo aver tentato di ricostruire i processi di corruttela nelle lezioni dei Palatini e di supportare, paleograficamente, una recente ipotesi di emendatio, in vista di una nuova edizione del testo plautino si ritiene più prudente individuare l’intero stichos come locus desperatus.
Pl. Truc. 266 is one of the most tormented verses of this comedy, both by ancient and modern scholarship. The verse, handed down by both branches of tradition, features metrical and prosodical issues in the former (A) and stylistic problems in the latter (P). After attempting at a reconstruction of the corrupting process in the Palatine manuscripts (mostly from a palaeographical point of view) in order to support a new emendation, the verse is concluded to be a locus desperatus.
…
Scarica l'articolo completo
Fai sul pulsante in basso per scaricare l'articolo completo in formato Acrobat PDF.
This paper aims to analyse the different phases of imperial propaganda against Mark Anthony, starting from Augustus’s only surviving epigram, written in the crucial years following the Battle of Philippi, and continuing until at least Tiberius’s era, thanks to a number of poetical fragments from Varius Rufus, Cornelius Severus and Rabirius. The study of minor poetry will prove to be particularly useful for our understanding of the cultural, social and literary context of this era. The fragments will allow us reconstruct the evolution of an enduring clash with a wide range of nuances, from indirect attacks to personal, ethical and political ones, which will lead to a progressive reduction of Mark Antony’s status to simple rhetorical topos, before finally resulting in a posthumous re-evaluation, even if only partial.
Il presente contributo si propone di ripercorrere le diverse fasi della propaganda imperiale contro Marco Antonio, a partire dall’unico epigramma superstite della produzione letteraria di Augusto, composto negli anni cruciali che seguirono la battaglia di Filippi, e proseguendo almeno fino all’età tiberiana, attraverso i frammenti poetici di Vario Rufo, Cornelio Severo e Rabirio. Lo studio della poesia minore si rivela in questo caso particolarmente significativo e capace di arricchire la nostra conoscenza del panorama culturale, storico e letterario di quest’epoca. I frammenti ci restituiscono, infatti, alcuni importanti momenti di un conflitto che si protrasse a lungo e attraversò fasi alterne, dall’attacco indiretto a quello personale, etico, politico, per giungere a una progressiva riduzione di Marco Antonio a puro topos retorico, e concludendo con una, almeno parziale, rivalutazione postuma.
…
Scarica l'articolo completo
Fai sul pulsante in basso per scaricare l'articolo completo in formato Acrobat PDF.
Da tempo è in corso, in America e quindi in Europa, un acceso dibattito sul valore formativo della lingua e della civiltà latina, il cui studio era già stato messo in discussione dall’innovazione dei processi produttivi e dalla rivoluzione degli strumenti di comunicazione. Tra le correnti di pensiero coinvolte, la cosiddetta cancel culture, di cui Alice Borgna ha recentemente offerto un’equilibrata presentazione in tutte le sue implicazioni sociali, politiche e culturali, è solo l’ultimo e certo radicale esito di un più vasto e progressivo processo di marginalizzazione degli studi classici nella cultura generale e nei sistemi scolastici dei Paesi occidentali. Salvatore Settis ne scorgeva lucidamente le avvisaglie già all’inizio del millennio, invitando a non ignorare il fenomeno, in cui individuava il risvolto di un profondo mutamento della società, avviata sulle strade della globalizzazione e della tecnocrazia.
…
Scarica l'articolo completo
Fai sul pulsante in basso per scaricare l'articolo completo in formato Acrobat PDF.
L’Ars Riuipullensis è un commento di età carolingia all’Ars grammatica di Donato incentrato sullo studio delle partes orationis. L’articolo si compone di due sezioni: nella prima vengono analizzati i testimoni dell’opera e se ne stabiliscono i rapporti di parentela da un punto di vista testuale e storico; nella seconda, invece, attraverso l’esame di alcuni passi e il confronto con le fonti dell’anonimo autore e con i testi che può aver avuto a sua disposizione, vengono formulate alcune ipotesi a proposito dell’epoca e del luogo di composizione del manuale.
Ars Riuipullensis is a comment dating back to the Carolingian Age on the Ars grammatica by Donatus, focusing on the study of partes orationis. The article is made of two sections: on the one hand, the first part includes the analysis of the work’s witnesses and the acknowledgement of their relationships from a textual and historical point of view; on the other hand, the second part envisages, thanks to the examination of some passages and the comparison with the sources of the anonymous author and with the texts that he might have had available, the formulation of some hypotheses about the time and place of composition of the textbook.
…
Scarica l'articolo completo
Fai sul pulsante in basso per scaricare l'articolo completo in formato Acrobat PDF.
Questo articolo intende contribuire allo studio dei paesaggi inameni della letteratura latina fino al II sec. d.C. mediante una nuova proposta di sistemazione di una categoria ancora sostanzialmente inesplorata e che gode di minore successo rispetto al più celebre topos letterario del locus amoenus. Gli studi apparsi negli anni che si sono occupati della natura descritta in termini negativi, alcuni dei quali di carattere antropologico, non hanno offerto una visione d’insieme del tema e hanno moltiplicato i riferimenti terminologici (paesaggio dionisiaco, locus horridus, locus terribilis, locus horribilis, etc.), senza definire con esattezza i caratteri e gli elementi delle diverse tipologie dell’inameno. Per cercare di chiarire i confini interni tra le varie tipologie, si è resa necessaria un’analisi dei testi, finora a mio parere trascurati, utile per riconoscere gli usi lessicali ricorrenti in ogni singola manifestazione dell’inamoenus: lo studio degli aggettivi, senza sottovalutare la funzione che la descriptio svolge all’interno dell’opera, ci permettono di assegnare un’ἔκφρασις a un tipo di paesaggio invece che a un altro. Nel presente contributo, che costituisce la presentazione generale e sintetica di un lavoro di ricerca più ampio, un’attenzione particolare è dedicata allo status quaestionis e ad alcuni loca horrida con evidenti affinità di ordine tematico e stilistico.
My paper aims at contributing to the evaluation of the “unpleasant” landscapes in Latin literature up to the II century A.D. through a new classification proposal for a category which is yet unexplored and less famous than the literary topos of the locus amoenus. The studies that hitherto have dealt with nature described in negative terms (some of which are anthropological) have not provided an overview of the theme and have multiplied terminological references (Dionysiac landscape, locus horridus, locus terribilis, locus horribilis, etc.), without exactly defining the characteristics and elements of the different “unpleasant” places typologies. In order to clarify the boundaries between these typologies, a textual analysis of the passages, in my opinion not fully estimated till now, has become necessary. Such analysis is useful for identifying the most frequent lexical uses in each manifestation of the inamoenus: a study of adjectives, without ignoring the role of descriptio within the work, allows us to assign a ἔκφρασις to one type of landscape rather than another. In this contribution, which constitutes the general and concise presentation of a broader research work, particular attention is paid to the status quaestionis and to some loca horrida with similar thematic and stylistic features.
…
Scarica l'articolo completo
Fai sul pulsante in basso per scaricare l'articolo completo in formato Acrobat PDF.
Il presente contributo si configura come un’introduzione alla figura e all’opera di Ottavio Ferrari, dagli anni Trenta agli anni Settanta del XVII secolo professore di lettere umane nell’Ateneo di Padova. Muovendo dal profilo delineato da NARDO 1997 si offriranno in particolar modo alcuni insight sul suo rapporto con il pubblico dei mecenati e degli studenti, nonché sul suo metodo esegetico, impostato all’erudizione antiquaria. Nel far questo si indicherà anche l’importanza che ancora oggi riveste l’indagine delle molte fonti inedite che riguardano l’autore in questione.
The paper focuses on Ottavio Ferrari, from 1634 up to 1682 «primo umanista» in Padua University, i. e. professor of (Classical) literature. Moving from the analysis of NARDO 1997 we will offer an overwiew about two main topics: on the one hand the relationship that occurred between O. Ferrari and both his patrons and students; on the other we will focus on his very method, which appears to be mainly shaped on the antiquarian tradition. Specific insights on the importance of his unpublished sources will also be offered.
…
Scarica l'articolo completo
Fai sul pulsante in basso per scaricare l'articolo completo in formato Acrobat PDF.
Per fornire le migliori esperienze, utilizziamo tecnologie come i cookie per memorizzare e/o accedere alle informazioni del dispositivo. Il consenso a queste tecnologie ci permetterà di elaborare dati come il comportamento di navigazione o ID unici su questo sito. Non acconsentire o ritirare il consenso può influire negativamente su alcune caratteristiche e funzioni.
Funzionale
Sempre attivo
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono strettamente necessari al fine legittimo di consentire l'uso di un servizio specifico esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente, o al solo scopo di effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica.
Preferenze
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per lo scopo legittimo di memorizzare le preferenze che non sono richieste dall'abbonato o dall'utente.
Statistiche
L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici.L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici anonimi. Senza un mandato di comparizione, una conformità volontaria da parte del vostro Fornitore di Servizi Internet, o ulteriori registrazioni da parte di terzi, le informazioni memorizzate o recuperate per questo scopo da sole non possono di solito essere utilizzate per l'identificazione.
Marketing
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per creare profili di utenti per inviare pubblicità, o per tracciare l'utente su un sito web o su diversi siti web per scopi di marketing simili.