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ClassicoContemporaneo.eu
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Autore: Vincenzo Patricolo (a cura di)

Per la genesi dell’Ars Riuipullensis, un commento inedito al De partibus orationis di Donato

L’Ars Riuipullensis è un commento di età carolingia all’Ars grammatica di Donato incentrato sullo studio delle partes orationis. L’articolo si compone di due sezioni: nella prima vengono analizzati i testimoni dell’opera e se ne stabiliscono i rapporti di parentela da un punto di vista testuale e storico; nella seconda, invece, attraverso l’esame di alcuni passi e il confronto con le fonti dell’anonimo autore e con i testi che può aver avuto a sua disposizione, vengono formulate alcune ipotesi a proposito dell’epoca e del luogo di composizione del manuale.


Ars Riuipullensis is a comment dating back to the Carolingian Age on the Ars grammatica by Donatus, focusing on the study of partes orationis. The article is made of two sections: on the one hand, the first part includes the analysis of the work’s witnesses and the acknowledgement of their relationships from a textual and historical point of view; on the other hand, the second part envisages, thanks to the examination of some passages and the comparison with the sources of the anonymous author and with the texts that he might have had available, the formulation of some hypotheses about the time and place of composition of the textbook.

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Fraus annibalica (e scipionica?) all’opera: Sil. 7, 282-380 e la declinazione perversa della Dolonia

In Sil. 7, 282-380 è raccontato lo stratagemma annibalico che permette all’esercito punico di forzare il blocco romano: una notte i Cartaginesi legano fascine infuocate alle corna di duemila buoi lasciati liberi di correre e le sentinelle romane fuggono impaurite. In questa sequenza narrativa Silio si confronta con la catena di risvegli dei capi achei nella Dolonia iliadica. Questi ultimi, però, sono sostituiti da perfidi comandanti punici, i quali, solo apparentemente iper-epici, fanno mostra di una virtus degradata, distruttiva e fraudolenta: la virtù notturna della Dolonia, diversa da quella convenzionale dell’aristia bellica, non disprezzata nell’Iliade ma già problematizzata in Virgilio, si presenta nella sua declinazione peggiore. Anche Scipione in terra africana, nel racconto degli storici, inganna e devasta, incendiando di notte gli accampamenti di Siface e Asdrubale Giscone; Silio, però, depura il suo eroe da ogni macchia di frode, trasferendo semmai alcuni elementi di questa vicenda nella scena del libro settimo in modo da porre enfasi sulla degradazione della virtus dei comandanti punici.


In Sil. 7, 282-380 Hannibal devises an astute plan to free his army from encirclement by the Romans: at night, the Punic warriors set fire to brushwood tied around the horns of 2,000 plough oxen and, as a consequence, the Roman sentinels flee away. In this narrative sequence Silius draws inspiration from Iliad 10, when the Argive leaders wake up before Odysseus and Diomedes’ night mission begins. Nevertheless, the Argive leaders are replaced by treacherous Punic warriors, who at first glance seem “hyper-epic” characters but then show how cruel and morally base their virtus is. The nocturnal virtue, albeit different from the conventional virtue of the aristeia, is not despised in the Iliad, while in the Punica (and, beforehand, in Virgil’s Aeneid) is highly problematized. The second part of the article focuses on Scipio, who according to the historians treacherously sets fires and destroys at night Syphax’ and Hasdrubal Gisco’s military camps. It is argued that Silius cleans up Scipio’s portrait and uses elements of this episode in the narrative sequence of the seventh book in order to put emphasis on the degradation of Punic leaders’ virtus.

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@latino. Digitale per il latino e latino per il digitale

Abstract

L’articolo tratta degli strumenti elettronici che possono essere utili per affiancare e aiutare l’insegnamento del latino nelle scuole e nell’università e insieme mette in luce come l’insegnamento del latino possa divenire una via per incrementare le competenze digitali degli studenti, spesso limitate all’uso di internet e dei social. A questo scopo illustra le caratteristiche di affidabilità delle principali banche dati che danno accesso ai testi latini, soffermandosi in particolare sulla Biblioteca digitale digilibLT. Fa poi un esempio di come l’uso degli strumenti digitali possa servire a venire incontro agli interessi degli studenti e anche a suscitarli quando non siano immediatamente consapevoli e espressi: attraverso la Biblioteca digitale digilibLT si mostra una ricerca del termine pestilentia, analizzandone i risultati circa la Peste Antonina e mettendola in relazione con la recente esperienza del contagio da Covid.


The article deals with the electronic tools that can support and help the teaching of Latin language and culture both in high schools and universities and highlights how the teaching of Latin can become a way to increase the digital skills of students, often limited to a low level use of the internet and social networks, and an introduction to the philological method. For a purpose of general introduction, both for scholarly and educational use, it illustrates the reliability characteristics of the main databases that give access to Latin texts, focusing in particular on the digital library digilibLT. Then an example is given of how the use of digital tools can serve to meet the interests of students and also to arouse them when they are not immediately aware and expressed: through the digital library digilibLT a search is done for the term pestilentia, analyzing the results about the Plague Antonina, putting it in relation with the recent Covid experience.

 

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Lo European Research Council per il latino (in Italia): quali approdi?

Abstract

I finanziamenti dello European Research Council hanno rappresentato, negli anni più recenti, un’occasione importante per la ricerca. Nel caso della ricerca umanistica si tratta di un’opportunità quanto mai preziosa, non fosse altro perché i fondi stanziati dall’ERC sono di gran lunga superiori, per ragioni più o meno ovvie, rispetto a quelli della maggior parte delle Istituzioni che supportano finanziariamente (e dunque scientificamente!) i progetti di quest’area. 
Quali gli indirizzi del latino nella politica di finanziamento dello ERC? Quali gli approdi possibili delle ricerche supportate dall’ERC? 
Il contributo consiste in una breve riflessione fondata sull’esperienza di gestione di un progetto ERC in ‘Lingua e Letteratura Latina’.


 

 

Since the last decades, fundings from the European Research Council have represented an important chance for research. As far as it concerns humanities, it is even a more precious opportunity, given that fundings coming from the ERC usually are more consistent than those coming from other Institutions which support (economically and, thus, scientifically) research in such an area. 
Which are the areas of interest of the ERC as far as it concerns researches in the domain of Latin language and literature? Which are the possibly results arising from projects supported by the ERC? 
This paper consists in a brief reflection based on the personal experience as a Principal Investigator of an ERC project in Latin.

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Più latino per tutti

L’emergenza sanitaria e il relativo lockdown, con il rallentamento e la sospensione della vita sociale e delle attività ad essa connesse, hanno prevedibilmente intralciato non poco i lavori della Commissione “Società”, che ho l’onore e il piacere di coordinare all’interno della Consulta degli Studi Latini: tuttavia, ancorché ‘a distanza’, i nostri incontri sono stati frequenti e sempre pieni di interesse, ricchi di discussioni vivaci e stimolanti.

 

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Cosa resterà del latino dopo il Covid? Prospettive e orizzonti di insegnamento e ricerca

Abstract

Dopo un breve esame di alcuni documenti ministeriali e una serie di riflessioni concernenti la DAD e la DDI, questo lavoro si propone di offrire qualche suggerimento in vista di un ripensamento della didattica delle lingue, letterature e culture classiche dopo la pandemia.


My paper aims to discuss some didactic problems concerning the teaching of Latin and Greek, which arose after the pandemic and are due to the unavoidable use of what we call in Italy DAD (Didattica a Distanza). After the examination of some documents issued by the Italian Government, the last part of this contribution suggests some possible ideas for the improvement of teaching in an era that requires the joint appeal to traditional and digital methods.

 

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Latino e social: limiti e vantaggi di un’opportunità

Abstract

L’articolo propone una riflessione sulla diffusione nel social (in particolare su Facebook) dell’interesse verso la lingua e la cultura latina. L’interesse è sicuramente generalizzato, e ciò contribuisce indubbiamente a un’apertura anche oltre la cerchia ristretta degli specialisti, ma l’assenza di un controllo scientifico crea indubbi problemi sulla qualità dei contenuti diffusi. Accanto ai social si tiene anche in conto della ricezione della cultura latina all’interno di fictions apprezzate soprattutto da un pubblico giovane e giovanissimo. Simili canali forniscono spesso informazioni sulla civiltà antica che costituiscono un patrimonio di conoscenze spesso alternativo o complementare rispetto al tradizionale percorso scolastico.


This article offers a reflection on the interest in social media (particularly on Facebook) in the Latin language and culture. This interest undoubtedly favours an openness even beyond the restricted circle of specialists, but the absence of scientific control creates many problems on the quality of the content. Alongside social media, the reception of Latin culture is also taken into account in numerous fictions, especially appreciated by a young and very young audience. Such channels often provide information on Classical World which constitute a wealth of knowledge that is often alternative or complementary to the traditional school path.

 

 

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Introduzione

Da tempo è in corso, in America e quindi in Europa, un acceso dibattito sul valore formativo della lingua e della civiltà latina, il cui studio era già stato messo in discussione dall’innovazione dei processi produttivi e dalla rivoluzione degli strumenti di comunicazione. Tra le correnti di pensiero coinvolte, la cosiddetta cancel culture, di cui Alice Borgna ha recentemente offerto un’equilibrata presentazione in tutte le sue implicazioni sociali, politiche e culturali, è solo l’ultimo e certo radicale esito di un più vasto e progressivo processo di marginalizzazione degli studi classici nella cultura generale e nei sistemi scolastici dei Paesi occidentali. Salvatore Settis ne scorgeva lucidamente le avvisaglie già all’inizio del millennio, invitando a non ignorare il fenomeno, in cui individuava il risvolto di un profondo mutamento della società, avviata sulle strade della globalizzazione e della tecnocrazia.

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Le incertezze del maestro: strategie di un proemio in Ovidio, Fasti 5, 1-9

Il contributo prende in esame il proemio al quinto libro dei Fasti (5, 1-9), che avvia la disputa erudita delle Muse sull’etimologia del mese di maggio. Attraverso un’analisi intertestuale condotta su alcuni predecessori elegiaci (Properzio) e didascalici (Lucrezio, Virgilio), cercherò di mostrare come Ovidio, in questo proemio, voglia attivare un modello di poesia aperta a “verità” molteplici, destinato a trovare un’immediata applicazione proprio nella dissensio delle Muse. Non è un caso che questa impostazione sia accentuata proprio quando inizia a emergere in modo preponderante il problema dell’onomastica del mese, che viene trattato in due ampi dibattiti negli ultimi due libri. Il problema erudito è destinato ad assumere una sfumatura politica man mano che ci si avvicina ai due mesi recentemente ribattezzati da Cesare e Augusto. La nuova poetica “inclusiva” di Ovidio si mostra disponibile ad assorbire nuove realtà culturali (anche nuove divinità) all’interno di un genere poetico dai tratti fortemente tradizionali, senza però sacrificare la libertà e l’autonomia del poeta.


The paper deals with the proem of the fifth book of the Fasti (5, 1-9), which introduces the learned discussion of the Muses on the etymology of the month of May. Through an intertextual research, carried out on the predecessors, both elegiac (Propertius) and didactic (Lucretius and Vergil), I shall demonstrate that Ovid, in this proem, wants to activate a model of a poetry open to multiple “truths”, which finds a sample in the dissensio of the Muses. It is not by chance that this conception is stressed when the problem of the name of the months becomes predominant in the poem (it is dealt with through the wide debates of the last two books). The learned problem is going to acquire a political nuance as the poem approaches the months recently renamed after Cesar and Augustus. Ovid’s new “inclusive” poetics prove available to absorb new cultural actors (even new divinities) within a poetic genre based on highly traditional contents, without setting aside poet’s freedom and autonomy.

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Ricordare o dimenticare? La memoria della nobilitas al bivio e il suo uso nelle orazioni di Cicerone

L’articolo cerca di enucleare ed esemplificare tre direzioni nelle quali lo slogan della nobilitas viene declinato e manipolato da Cicerone: quando l’oratore deve difendere il proprio assistito, il legame privilegiato e diretto tra costui e l’illustre passato della famiglia da cui proviene è dato per scontato e riconosciuto; quando deve convincere un interlocutore, il criterio della nobilitas è impiegato come strumento di stimolo, affinché il personaggio chiamato in causa, spinto a recuperare i propri legami con la sua tradizione familiare, possa finalmente dimostrarsi all’altezza degli antenati che lo hanno preceduto; infine, quando l’obiettivo è la critica o la derisione dell’avversario, Cicerone si serve di vari procedimenti argomentativi per rimarcare la degenerazione e l’allontanamento del discendente rispetto all’illustre esempio rappresentato dai suoi antenati. In conclusione si mostra come quest’ultima strategia preluda alla radicale messa in discussione del criterio della nobilitas in quanto tale e alla negazione della sua funzione di riconoscibilità pubblica e di legittimazione politica.


In this paper, the perusal of some excerpts of Cicero’s political and forensic speeches shows that Cicero uses the rhetorical and ideological device of the slogan of nobilitas in three different ways. In some cases, Cicero takes for granted and he highlights the family relations linking the great protagonists of Roman history and the people he defends. In other cases, he casts doubt on these relations even when they are potentially still ongoing. In the remaining cases, he tries to prove that these relations are irreversibly broken and he treats the living person against whom he is addressing his invective as being totally unrelated to the gens they belong to. Finally, the paper focuses on the third strategy adopted by Cicero and it shows how this strategy can be used to debate whether nobilitas is a valid argument per se and whether it contributes to public popularity and to political validation.

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