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ClassicoContemporaneo.eu
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Autore: Vincenzo Patricolo (a cura di)

L’eccidio dei Ciloniani ad Atene. “Debolezze”e paradossi dell’asilo politico greco

Abstract

L’articolo analizza un episodio di storia ateniese di VII secolo a.C.: i seguaci dell’aristocratico Cilone, che aspirava alla tirannide, si rifugiarono come supplici nel tempio di Atena, ma, invitati a uscire dal tempio, furono massacrati. Del massacro era ritenuta colpevole la famiglia degli Alcmeonidi, che fu condannata per sacrilegio e perseguitata per lungo tempo. L’articolo prende in esame particolarmente il racconto di Plutarco e lo considera, diversamente dalla communis opinio, una difesa degli Alcmeonidi: avevano ucciso legittimamente un gruppo che voleva imporre la tirannide, la dea Atena non aveva riconosciuto i Ciloniani come supplici regolari, loro avevano rispettato tutte le regole dell’asilo politico e non meritavano l’accusa di sacrilegio. L’articolo mette in evidenza come anche l’episodio dei Ciloniani dimostri la difficile condizione dei supplici e dei rifugiati nella Grecia antica, considerata solitamente la patria del moderno asilo politico.


The article analyzes an episode of Athenian history from the 7th century BC: the followers of the aristocrat Kylon, who aspired to tyranny, took refuge as supplicants in the temple of Athena, but, invited to leave the temple, were massacred. The Alkmaeonid family was considered guilty of the massacre and was condemned for sacrilege and persecuted for a long time. The article examines Plutarch’s story and considers it, unlike the communis opinio, a defense of the Alkmaeonids: they had legitimately killed a group that wanted to impose tyranny, the goddess Athena had not recognized the Kylonians as regular suppliants, they had respected all the rules of political asylum and did not deserve the accusation of sacrilege. The article highlights how the episode of the Kylonians also demonstrates the difficult condition of supplicants and refugees in ancient Greece, usually considered the homeland of modern political asylum.

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Protezione dei perseguitati e dei deboli nella cultura occidentale – Introduzione

Protezione dei perseguitati e dei deboli nella cultura occidentale. Interrelazioni tra pratica storica e letteratura di modelli antico-pagani e cristiani.

Le ragioni del progetto

Garantire protezione ai perseguitati e ai deboli è una delle costanti della storia della convivenza umana: la tradizione letteraria ci ha riportato spesso le ragioni della richiesta di asilo, e talvolta anche gli atteggiamenti e le motivazioni di coloro che garantiscono (o rifiutano) questa protezione, e che tramite la loro scelta manifestano una posizione di potere: concedere (o negare) asilo è sia un “fatto” storico che un motivo letterario. Non solo cercare protezione, ma anche fornire protezione rimanda a un processo che è sia politico sia carico sul piano valoriale ed emotivo: si reagisce a una situazione di emergenza individuale o sociale, a una possibile ambivalenza tra minaccia, da parte di chi cerca protezione, ed espressione di pietà per lui (o in nome di un obbligo etico nei suoi confronti), mentre, attraverso la concessione o il rifiuto, il potere politico si manifesta.

Questi processi reali si riflettono nelle narrazioni sociali o letterarie, come nell’immaginario di un’epoca e di una comunità. E queste narrazioni a loro volta influenzano le decisioni politiche.

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A partire dalla Forma Urbis: quando Roma era una città di horti e di vigne. Nuove mappe per un immaginario urbano contemporaneo

 Abstract 

Gabriella De Marco propone una riflessione sull’immaginario urbano contemporaneo, e in particolare, sulla città di Roma.

Ciò partire dalla restituzione al pubblico e alla cittadinanza, della Forma Urbis allestita nel Museo, sito nel Parco Archeologico del Celio, dedicato alla pianta marmorea dell’età di Settimio Severo. Un panorama unico, oggi, del paesaggio urbano di quel tempo e uno dei più rari documenti, secondo gli archeologici, che l’antichità romana ci abbia restituito che sollecita, nell’ incontro tra l’antico e la contemporaneità, nuove mappe immaginifiche. Nuovi percorsi storici e mentali fondati sul rapporto tra archeologia e città contemporanea osservati attraverso il fluire del tempo.

Il saggio è in coerenza, e in continuità, con studi precedenti dell’autrice centrati sulle trasformazioni urbanistiche, anche imponenti, che configurarono il nuovo volto dell’Urbe avviate dall’Unità d’Italia sino agli anni della seconda guerra mondiale. Contributi disponibili nella banca dati dell’Ateneo di Palermo IRIS (https://iris.unipa.it, De Marco 2012; De Marco 2015; De Marco 2017; De Marco 2019; De Marco 2023; De Marco 2024).

 

Gabriella De Marco presents an exploration on the contemporary urban imagery, focusing specifically on the city of Rome.

This exploration starts with the return to the public and citizens of the Forma Urbis, as displayed in the Museum dedicated to the marble map of the city from the time of Septimius Severus, located in the Archaeological Park of the Caelian Hill. This unique panorama offers a rare view of the urban landscape of that era and is regarded by archaeologists as one of the most extraordinary documents preserved from ancient Rome. It inspires, through the interplay between ancient and modern elements, the creation of innovative imaginative maps. These are new historical and conceptual pathways based on the connection between archaeology and the contemporary city, viewed through the lens of time’s passage.

The essay aligns with and continues the author’s previous studies on the significant urban transformations that reshaped the landscape of Rome, starting from the Unification of Italy through the years of the Second World War. These contributions are also accessible through the University of Palermo’s IRIS database (https://iris.unipa.it; De Marco 2012; De Marco 2015; De Marco 2017; De Marco 2019; De Marco 2023; De Marco 2024).

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L’ora di greco, tra cinema e letteratura

 Abstract 

Il contributo prende in esame tre recenti e significative opere: i film L’ordine del tempo, di Liliana Cavani (2023), e L’orto americano di Pupi Avati (2024), e il romanzo L’ora di greco, della scrittrice sud-coreana Han Kang, insignita nel 2024 del premio Nobel per la Letteratura. Queste opere, diverse nei registri espressivi e nelle tematiche, rivelano una imprevista, rinnovata attenzione per antiche parole, come l’espressione “ora di greco”, e documentano un interesse dei media verso una prassi didattica e un sapere che sembrano relegati a una condizione di marginalità.

The paper examines three recent and significant works: the movies L’ordine del tempo, by Liliana Cavani (2023), and L’orto americano by Pupi Avati (2024), and the novel L’ora di greco, by the South Korean writer Han Kang, Nobel Prize for Literature in 2024. These works, different in their languages and themes, reveal an unexpected, renewed attention to ancient words, such as the term “Greek lesson”, and testify an interest of the media towards a teaching practice and a knowledge that elsewhere seem consigned to marginality.

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IL NEMICO. La costruzione di un modello culturale – Convegno

Mai come oggi appare incombente la minaccia di un nuovo – e ultimo – conflitto globale, esito dei tanti conflitti locali in atto a tutte le latitudini del nostro pianeta, vera e propria terza guerra mondiale ‘a pezzi’ già in corso, per riprendere le gravi parole di papa Francesco; mai come oggi comunità, nazioni, popoli appaiono segnati al loro interno da irriducibili contrapposizioni radicali: non può dunque stupire che in questo fosco scenario il discorso pubblico sia costantemente dominato dalla figura ideologica del nemico.

Il Convegno “Il nemico. La costruzione di un modello culturale”, promosso da CIDI di Palermo, Centro d’Ateneo Migrare dell’Università di Palermo e Editore Palumbo, si è proposto di mettere a confronto in ottica comparatista rappresentazioni e attribuzioni di questa figura culturale nell’antichità grecolatina e nella contemporaneità; la tavola rotonda conclusiva ha spostato il focus sulla ‘costruzione’ del nemico e sui diritti dei vinti, oggi sempre più ignorati e conculcati.

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Per Virgilio Savona, musicista e latinista

Abstract …

The paper reconstructs, thanks to unpublished documents, the birth of the LP Sexus et politica (1970), in which Giorgio Gaber interprets songs composed by Virgilio Savona and based on Latin texts.

L’articolo ricostruisce, grazie a documenti inediti, la nascita del LP Sexus et politica (1970), in cui Giorgio Gaber interpreta canzoni composte da Virgilio Savona e basate su testi latini.

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Medioevo scostumato

Abstract

In questo articolo si discute un recentissimo libro dedicato al regesto e all’analisi di una serie di pellicole comico-grottesche di argomento medievale prodotte tra gli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso. Si tratta, questa, della prima ricerca che indaga un genere cinematografico sinora trascurato e l’autore del volume utilizza qui strumenti adeguati alla comprensione del pubblico di questi film ricuperando criteri propri delle discipline storico-sociologiche. Attraverso una serrata indagine di tutta la documentazione l’autore riesce a proporre una nuova ampiezza cronologica contestualizzare un significativo fenomeno culturale, sociale e storico.

This article discusses a recently published book that delves into a collection of comic-grotesque films with a medieval theme produced between the 1960s and 1970s. It represents the first research effort to explore a previously overlooked film genre. The author of the book employs appropriate tools to comprehend the audience’s reception of these films, recovering criteria inherent to historical-sociological disciplines; through meticulous examination of all available documentation, the author successfully introduces a new chronological perspective, contextualizing a significant cultural, social, and historical phenomenon.

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Colori dei Romani. I mosaici dalle Collezioni Capitoline. Riflessioni a partire da una mostra romana alla Centrale Montemartini, la città contemporanea e un testo di Paul Ricoeur

«Una città, nello stesso spazio», ha scritto il filosofo francese Paul Ricoeur, «mette a confronto epoche differenti che offrono allo sguardo una storia sedimentata dei gusti e delle forme culturali. La città si dà a vedere e a leggere, a un tempo. Il tempo raccontato e lo spazio abitato vi sono più strettamente associati che nell’edificio isolato (…)»1. Il tempo raccontato e lo spazio abitato, la città e lo spazio non solo misurabile di cui scrive Ricoeur, mi sono tornati in mente in occasione dell’esposizione romana Colori dei romani. I mosaici dalle Collezioni Capitoline per le cure di Claudio Parisi Presicce, Nadia Agnoli, Serena Guglielmi2

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Tipologia e stilistica della composizione nominale latina

 Abstract 

La composizione nominale latina è un aspetto della linguistica che, nel corso dei secoli, è stato affrontato secondo paradigmi assai diversi allo scopo di comprendere i principi che vi sono sottesi e quali risvolti essa abbia avuto dal punto di vista stilistico-filologico. Sin dal IV secolo a.C. Platone e Aristotele si sono interrogati circa la forma e il valore dei composti nominali, ma è solo con Dionisio Trace che si giunge a una prima classificazione formale delle tipologie di nomi: in ambito romano, con l’eccezione di Varrone, il modello dionisiano è applicato anche alla lingua latina senza sostanziali modifiche concettuali. Solo con la conoscenza della grammatica antico-indiana muta la comprensione del fenomeno grazie all’introduzione di un principio di natura sintattica: il modello paniniano è così applicato anche al latino per approfondire la classificazione dei composti nominali. Nel XX secolo, prima lo strutturalismo e poi la grammatica generativa ridefiniscono l’intera questione: in particolare, grazie alla construction grammar è possibile non solo individuare il rapporto tra la forma del composto e il suo significato ma anche istituire un legame tra la tipologia composizionale e il suo valore stilistico.

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Il gioco dei composti Petronio e Marziale

 Abstract 

Il fenomeno linguistico delle parole composte non ha attirato soltanto l’interesse dei grammatici, dato che le potenzialità insite nell’incontro e nella saldatura in un unicum fra parole diverse sono state esplorate anche letterariamente: giocando sull’ambiguità e per così dire sulla doppiezza congenita di queste forme, capaci quindi di andare nella direzione dell’enigma, del doppio senso e dell’effetto-sorpresa. Si esamineranno qui dei casi emblematici nel passo petroniano degli apophoreta a Sat. 56, e in diversi epigrammi di Marziale: in entrambi i casi, anche se in modo diverso, l’uso letterario dei composti e i giochi di parole che vi sono collegati non sembrano estranei a un influsso diretto della tradizione grammaticale.

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