Passa al contenuto principale
ClassicoContemporaneo.eu
ClassicoContemporaneo.eu

Autore: Vincenzo Patricolo (a cura di)

Vel Platone dicente vel Tullio. Sulle citazioni tradotte da Platone nel corpus ciceroniano

Abstract 

Il contributo è dedicato alle citazioni dai dialoghi platonici rintracciabili nel corpus di Cicerone e ha lo scopo di illustrare con alcuni esempi le principali direttive in cui può svilupparsi l’analisi su questo oggetto di indagine. Dopo una breve sezione introduttiva, dedicata a inquadrare l’influenza di Platone sull’opera dell’Arpinate e le coordinate del progetto di creazione di una filosofia in lingua latina, sono presentati tre casi di studio: il ruolo della traduzione latina nel processo di constitutio textus dell’ipotesto greco; l’utilizzo dell’usus vertendi come criterio di selezione tra varianti adiafore; l’esistenza di duplici versioni di un medesimo brano inserite in luoghi diversi dallo stesso autore.


The paper examines direct quotations from Plato’s dialogues in Cicero’s corpus. It aims to illustrate, through selected examples, the main avenues of analysis for this subject. Following a brief introductory section that outlines Plato’s influence on Cicero’s work and situates his project to create a Latin-language philosophy, three case studies are presented. These include the role of Latin translation in constituting the Greek text, the use of “usus vertendi” as a criterion for selecting among textual variants, and the existence of multiple versions of the same passage placed in different contexts by the author himself.

 

 

Scarica l'articolo completo

Fai sul pulsante in basso per scaricare l'articolo completo in formato Acrobat PDF.

Articolo completo

La ricezione dell’antico nel De apparatu Patauini hastiludii di Lodovico Lazzarelli

Abstract 

Il presente studio si prefigge l’obiettivo di avanzare un primo bilancio sulla ricezione dei modelli antichi nel De apparatu Patauini hastiludii di Lodovico Lazzarelli (San Severino Marche, 1447-1500), poema epico composto in occasione di un torneo a tema mitologico che l’Università dei giuristi di Padova organizzò nel 1467. Dopo una breve contestualizzazione dell’autore e dell’opera, l’analisi di alcuni passi significativi stimolerà la riflessione sull’attualizzazione umanistica del genere epico e sulla rielaborazione originale delle fonti, spesso contaminate, dissimulate e risemantizzate. Il poemetto esametrico si apre con un proemio in distici elegiaci, probabile imitazione di alcune praefationes tardoantiche, in particolare claudianee; l’uso del distico nell’epilogo, invece, è motivato dalla presenza del compianto funebre di un personaggio eminente e, verosimilmente, dal modello di Catull. 65. Altri versi presi in esame, infine, individuano quale ipotesto primario del De apparatu le Metamorfosi di Ovidio, spesso “frazionate” da Lazzarelli in loci diversi e contaminate con altre fonti, prima fra tutte l’Eneide di Virgilio.


The aim of this study is to provide an initial assessment of the reception of ancient models in De apparatu Patauini hastiludii, an epic poem written by Lodovico Lazzarelli (San Severino Marche, 1447-1500) for a mythological-themed tournament of armed riders organized by the University of Law of Padua in 1467. After a brief contextualization of the author and the work, the examination of some significant passages will clarify the humanistic adaptation of the epic genre and the original reworking of the sources, often contaminated, disguised, and used with a new meaning. This hexametric poem starts with a proem in elegiac couplets, probably an imitation of some Late Antique praefationes, particularly Claudian’s ones; the epilogue, instead, is written in elegiac couplets because of the presence of the funeral oration of a prominent character and, possibly, of Catull. 65 as model. Finally, the analysis of other verses confirms that the main hypotext of De apparatu was Ovid’s Metamorphoses, often “fragmented” by Lazzarelli into different loci and contaminated with other sources, especially Virgil’s Aeneid.

 

 

Scarica l'articolo completo

Fai sul pulsante in basso per scaricare l'articolo completo in formato Acrobat PDF.

Articolo completo

Chi dice donna…

 Abstract 

In questo articolo si discute il recentissimo libro frutto del Convegno Internazionale Le tenebrose. Figure di femme fatale nel cinema e nei media europei fra mito e contemporaneità (dicembre 2022), il cui scopo si sostanziava nell’indagine su di una figura femminile che accompagna la storia del cinema dagli inizi fino ai giorni nostri. La donna tenebrosa, la femme fatale, colei che grazie al proprio fascino sapientemente dispiegato sa ammaliare e manipolare gli uomini per raggiungere i propri fini. In particolare, nel volume l’analisi è diretta a comprendere le varie rappresentazione di questa figura fornite dalle differenti culture sociali e cinematografiche europee. Il noir statunitense con le sue dark ladies ha, generalmente, catturato ogni attenzione della critica e sino a poco tempo fa le ricerche riservate alla loro controparte europea erano molto rare. Una tale ingiustificata assenza ha sollecitato ora due colleghe ad aprire un nuovo cantiere di studi e a impegnarsi, appunto, nell’esplorazione della configurazione europea e italiana di questo figure femminili definite tenebrose proprio per valorizzare l’autonomia e la specificità della tipologia qui indagata.

This article discusses the very recent book resulting from the International Conference Le tenebrose. Figure di femme fatale nel cinema e nei media europei fra mito e contemporaneità (December 2022), the aim of which was to investigate a female figure that accompanies the history of cinema from its beginnings to the present day. The «Tenebrosa», the femme fatale, she who thanks to her skilfully deployed charm knows how to bewitch and manipulate men to achieve her own ends. In particular, in this volume, the analysis is directed towards understanding the various representations of this figure provided by the different European social and film cultures. American noir with its dark ladies has, generally speaking, captured all critical attention and until recently, research devoted to their European counterpart was very rare. Such an unjustified absence has now prompted two colleagues to open up a new field of study and to engage in the exploration of the European and Italian configuration of these female figures defined as «Tenebrose» precisely in order to enhance the autonomy and specificity of the typology investigated here.

… 

Scarica l'articolo completo

Fai sul pulsante in basso per scaricare l'articolo completo in formato Acrobat PDF.

Articolo completo

L’eccidio dei Ciloniani ad Atene. “Debolezze”e paradossi dell’asilo politico greco

Abstract

L’articolo analizza un episodio di storia ateniese di VII secolo a.C.: i seguaci dell’aristocratico Cilone, che aspirava alla tirannide, si rifugiarono come supplici nel tempio di Atena, ma, invitati a uscire dal tempio, furono massacrati. Del massacro era ritenuta colpevole la famiglia degli Alcmeonidi, che fu condannata per sacrilegio e perseguitata per lungo tempo. L’articolo prende in esame particolarmente il racconto di Plutarco e lo considera, diversamente dalla communis opinio, una difesa degli Alcmeonidi: avevano ucciso legittimamente un gruppo che voleva imporre la tirannide, la dea Atena non aveva riconosciuto i Ciloniani come supplici regolari, loro avevano rispettato tutte le regole dell’asilo politico e non meritavano l’accusa di sacrilegio. L’articolo mette in evidenza come anche l’episodio dei Ciloniani dimostri la difficile condizione dei supplici e dei rifugiati nella Grecia antica, considerata solitamente la patria del moderno asilo politico.


The article analyzes an episode of Athenian history from the 7th century BC: the followers of the aristocrat Kylon, who aspired to tyranny, took refuge as supplicants in the temple of Athena, but, invited to leave the temple, were massacred. The Alkmaeonid family was considered guilty of the massacre and was condemned for sacrilege and persecuted for a long time. The article examines Plutarch’s story and considers it, unlike the communis opinio, a defense of the Alkmaeonids: they had legitimately killed a group that wanted to impose tyranny, the goddess Athena had not recognized the Kylonians as regular suppliants, they had respected all the rules of political asylum and did not deserve the accusation of sacrilege. The article highlights how the episode of the Kylonians also demonstrates the difficult condition of supplicants and refugees in ancient Greece, usually considered the homeland of modern political asylum.

… 

Scarica l'articolo completo

Fai sul pulsante in basso per scaricare l'articolo completo in formato Acrobat PDF.

Articolo completo

Protezione dei perseguitati e dei deboli nella cultura occidentale – Introduzione

Protezione dei perseguitati e dei deboli nella cultura occidentale. Interrelazioni tra pratica storica e letteratura di modelli antico-pagani e cristiani.

Le ragioni del progetto

Garantire protezione ai perseguitati e ai deboli è una delle costanti della storia della convivenza umana: la tradizione letteraria ci ha riportato spesso le ragioni della richiesta di asilo, e talvolta anche gli atteggiamenti e le motivazioni di coloro che garantiscono (o rifiutano) questa protezione, e che tramite la loro scelta manifestano una posizione di potere: concedere (o negare) asilo è sia un “fatto” storico che un motivo letterario. Non solo cercare protezione, ma anche fornire protezione rimanda a un processo che è sia politico sia carico sul piano valoriale ed emotivo: si reagisce a una situazione di emergenza individuale o sociale, a una possibile ambivalenza tra minaccia, da parte di chi cerca protezione, ed espressione di pietà per lui (o in nome di un obbligo etico nei suoi confronti), mentre, attraverso la concessione o il rifiuto, il potere politico si manifesta.

Questi processi reali si riflettono nelle narrazioni sociali o letterarie, come nell’immaginario di un’epoca e di una comunità. E queste narrazioni a loro volta influenzano le decisioni politiche.

… 

Scarica l'articolo completo

Fai sul pulsante in basso per scaricare l'articolo completo in formato Acrobat PDF.

Articolo completo

Riflessi letterari dell’esilio come categoria dello spirito nella produzione dei profughi greci in Occidente dopo la caduta di Costantinopoli (1453): Rallo e Marullo

Abstract

Manilio Cabacio Rallo (Mistrà 1447-Roma 1523) in seguito alla caduta di Costantinopoli del 1453 affrontò giovanissimo la sorte dell’esilio. Trasferitosi in Italia, si stabilì a Roma facendosi apprezzare nella cerchia degli intellettuali ivi attivi ed ottenendo una posizione di indiscusso prestigio ed un cospicuo benessere economico. Divenne noto tra gli umanisti come raffinato poeta con una fortunata raccolta di carmi, che egli diede alle stampe poco prima della sua morte (Manilii Cabacii Rhalli Iuveniles ingenii lusus, Napoli 1520). Tra i motivi presenti nella sua poesia (l’amore, l’amicizia, l’invettiva, etc.) quello dell’esilio ritorna insistente in una forma che assurge quasi ad un livello archetipico, come espressione di una condizione disperata di esclusione non tanto dalla patria, quanto da sé stesso, e vissuta come impossibilità di attingere la felicità. Il saggio si propone di mettere in luce questo aspetto nella cornice di un raffinato riuso delle fonti classiche e di individuare anche i termini di un dialogo letterario sul tema dell’esilio, intrecciato con Michele Marullo Tarcaniota, anch’egli esule ed attivo in Italia come assai fine poeta in lingua latina.


Manilio Cabacio Rallo (Mistrà 1447-Rome 1523) faced the fate of exile at a very young age after the fall of Constantinople in 1453. Having moved to Italy, he settled in Rome, making himself appreciated in the circle of intellectuals active there and obtaining a position of undisputed prestige and considerable economic well-being. He became known among humanists as a refined poet with a successful collection of poems, which he published shortly before his death (Manilii Cabacii Rhalli Iuveniles ingenii lusus, Naples 1520). Among the motifs present in his poetry (love, friendship, invective, etc.) that of exile returns insistently in a form that almost rises to an archetypal level, as an expression of a desperate condition of exclusion not so much from the homeland, as well as from oneself, and experienced as the impossibility of achieving happiness. The essay aims to highlight this aspect in the framework of a refined reuse of classical sources and to also identify the terms of a literary dialogue on the theme of exile, intertwined with Michele Marullo Tarcaniota, also an exile and active in Italy as a very fine poet in Latin.

… 

Scarica l'articolo completo

Fai sul pulsante in basso per scaricare l'articolo completo in formato Acrobat PDF.

Articolo completo

Regards sur la pauvreté dans la Gaule du Ve siècle

Abstract

Le fonti letterarie dell’Antichità, considerati i loro autori e i loro lettori, sono da inquadrare in un milieu abbiente. Per questo motivo, anche lungo l’epoca cristiana, quando povertà e carità si trovano al centro di molte discussioni, i poveri vengono spesso ritratti secondo modelli topici, tratti soprattutto dall’universo biblico. Le riflessioni sulla povertà restano, in un certo senso, riflessioni relative ad un’alterità non proprio conosciuta e si soffermano, in effetti, proprio sulla relazione fra coloro che hanno e coloro che non hanno: trova soprattutto spazio il prototipo del ricco patrono dei poveri (o il suo contrario, il ricco persecutore). Sulla base di queste premesse, il presente studio vuole esporre la varietà di prospettive degli autori cristiani della Gallia di quinto secolo riguardo ciò che chiamano “povertà”. In prima analisi, si passano in rassegna le opere di Salviano, in cui poveri e mendicanti vengono continuamente menzionati, ma dove queste menzioni designano in realtà quasi sempre dei mendicanti metaforici – quale il ricco nell’aldilà – oppure proprietari terrieri impoveriti. Risulta evidente che la questione sociale è evocata da Salviano a fini retorici e teologici. In un secondo tempo, analizzeremo come Valeriano di Cimiez utilizzi il personaggio topico del povero non senza effetti patetici: lo scopo è infatti quello di denunciare i comportamenti del suo ricco uditorio e incoraggiare il fedele verso una carità interessata, basata su quanto invece si può guadagnare nell’aldilà. Finalmente, grazie all’analisi di alcuni discorsi encomiastici, mostreremo come e con quali mezzi il vescovo gallico si erga a protettore dei poveri, a patronus del suo gregge.


Due to their authors and readers, literary sources of Antiquity are strongly rooted in wealthy environments. That’s why, even during Christian period, when poverty and charity are at the core of many discourses, the poor is mainly portrayed in stereotyped ways, particularly through biblical language. Reflections on poverty remain then reflections about not very well-known others and are, in fact, mainly focused on the relationship between the wealthy ones and the poor ones, or even only on the ideal figure of the rich protector of the poor (or his opposite, the rich persecutor). Based on these first observations, our study shows different outlooks given by Christian authors of Vth century Gaul on what they call “poverty”. Firstly, we analyze the works of Salvian, where poor people and beggars are continuously brought up, but where these appellations designate in fact most of the time metaphorical beggars – the rich in the hereafter – or impoverished landowners. It appears clearly that the social question is handled by Salvian for rhetorical and theological purposes. Then we study how Valerian of Cimiez uses the pathetic stereotyped figure of the poor to blame the moral behaviours of his wealthy audience and to lead Christians to a self-interested charity, based on the profit which can be made in the hereafter. Finally, through various encomiastic discourses, we show how and by which means the gallic bishop is expected to stand as a protector of the poor, as a patronus of his flock.

… 

Scarica l'articolo completo

Fai sul pulsante in basso per scaricare l'articolo completo in formato Acrobat PDF.

Articolo completo

A partire dalla Forma Urbis: quando Roma era una città di horti e di vigne. Nuove mappe per un immaginario urbano contemporaneo

 Abstract 

Gabriella De Marco propone una riflessione sull’immaginario urbano contemporaneo, e in particolare, sulla città di Roma.

Ciò partire dalla restituzione al pubblico e alla cittadinanza, della Forma Urbis allestita nel Museo, sito nel Parco Archeologico del Celio, dedicato alla pianta marmorea dell’età di Settimio Severo. Un panorama unico, oggi, del paesaggio urbano di quel tempo e uno dei più rari documenti, secondo gli archeologici, che l’antichità romana ci abbia restituito che sollecita, nell’ incontro tra l’antico e la contemporaneità, nuove mappe immaginifiche. Nuovi percorsi storici e mentali fondati sul rapporto tra archeologia e città contemporanea osservati attraverso il fluire del tempo.

Il saggio è in coerenza, e in continuità, con studi precedenti dell’autrice centrati sulle trasformazioni urbanistiche, anche imponenti, che configurarono il nuovo volto dell’Urbe avviate dall’Unità d’Italia sino agli anni della seconda guerra mondiale. Contributi disponibili nella banca dati dell’Ateneo di Palermo IRIS (https://iris.unipa.it, De Marco 2012; De Marco 2015; De Marco 2017; De Marco 2019; De Marco 2023; De Marco 2024).

 

Gabriella De Marco presents an exploration on the contemporary urban imagery, focusing specifically on the city of Rome.

This exploration starts with the return to the public and citizens of the Forma Urbis, as displayed in the Museum dedicated to the marble map of the city from the time of Septimius Severus, located in the Archaeological Park of the Caelian Hill. This unique panorama offers a rare view of the urban landscape of that era and is regarded by archaeologists as one of the most extraordinary documents preserved from ancient Rome. It inspires, through the interplay between ancient and modern elements, the creation of innovative imaginative maps. These are new historical and conceptual pathways based on the connection between archaeology and the contemporary city, viewed through the lens of time’s passage.

The essay aligns with and continues the author’s previous studies on the significant urban transformations that reshaped the landscape of Rome, starting from the Unification of Italy through the years of the Second World War. These contributions are also accessible through the University of Palermo’s IRIS database (https://iris.unipa.it; De Marco 2012; De Marco 2015; De Marco 2017; De Marco 2019; De Marco 2023; De Marco 2024).

… 

Scarica l'articolo completo

Fai sul pulsante in basso per scaricare l'articolo completo in formato Acrobat PDF.

Articolo completo

L’ora di greco, tra cinema e letteratura

 Abstract 

Il contributo prende in esame tre recenti e significative opere: i film L’ordine del tempo, di Liliana Cavani (2023), e L’orto americano di Pupi Avati (2024), e il romanzo L’ora di greco, della scrittrice sud-coreana Han Kang, insignita nel 2024 del premio Nobel per la Letteratura. Queste opere, diverse nei registri espressivi e nelle tematiche, rivelano una imprevista, rinnovata attenzione per antiche parole, come l’espressione “ora di greco”, e documentano un interesse dei media verso una prassi didattica e un sapere che sembrano relegati a una condizione di marginalità.

The paper examines three recent and significant works: the movies L’ordine del tempo, by Liliana Cavani (2023), and L’orto americano by Pupi Avati (2024), and the novel L’ora di greco, by the South Korean writer Han Kang, Nobel Prize for Literature in 2024. These works, different in their languages and themes, reveal an unexpected, renewed attention to ancient words, such as the term “Greek lesson”, and testify an interest of the media towards a teaching practice and a knowledge that elsewhere seem consigned to marginality.

… 

Scarica l'articolo completo

Fai sul pulsante in basso per scaricare l'articolo completo in formato Acrobat PDF.

Articolo completo

IL NEMICO. La costruzione di un modello culturale – Convegno

Mai come oggi appare incombente la minaccia di un nuovo – e ultimo – conflitto globale, esito dei tanti conflitti locali in atto a tutte le latitudini del nostro pianeta, vera e propria terza guerra mondiale ‘a pezzi’ già in corso, per riprendere le gravi parole di papa Francesco; mai come oggi comunità, nazioni, popoli appaiono segnati al loro interno da irriducibili contrapposizioni radicali: non può dunque stupire che in questo fosco scenario il discorso pubblico sia costantemente dominato dalla figura ideologica del nemico.

Il Convegno “Il nemico. La costruzione di un modello culturale”, promosso da CIDI di Palermo, Centro d’Ateneo Migrare dell’Università di Palermo e Editore Palumbo, si è proposto di mettere a confronto in ottica comparatista rappresentazioni e attribuzioni di questa figura culturale nell’antichità grecolatina e nella contemporaneità; la tavola rotonda conclusiva ha spostato il focus sulla ‘costruzione’ del nemico e sui diritti dei vinti, oggi sempre più ignorati e conculcati.

Continua a leggere